Aquaman

USA 2018 Warner Bros
con Jason Momoa, Amber Heard, Patrick Wilson, Willem Dafoe, Nicole Kidman, Dolph Lundgren, Temuera Morrison, Yahya Abdul-Mateen II, Michael Beach
regia di James Wan



Aquaman


Maine, 1985: durante una tempesta il guardiano del faro Thomas Curry trova il corpo di una donna riverso sugli scogli: si tratta di Atlanna regina di Atlantide. I due s’innamorano e hanno un figlio, Arthur ma dopo qualche anno gli atlantidei attaccano il faro per reclamare il ritorno di Atlanna. Anche se dovrà sposare Barox, il promesso sposo da cui era fuggita, la regina torna nel suo regno per salvare la sua famiglia terrestre. Arthur viene istruito sul mondo atlantideo da Vulko, un dignitario di corte fedele ad Atlanna. Grazie ai suoi poteri marini che sfrutta a fin di bene, Arthur diventa l’eroe chiamato Aquaman e durante una delle sue imprese lascia che un vecchio pirata muoia dopo aver assaltato un sottomarino, il figlio di Jesse Kane diventerà l’acerrimo nemico di Aquaman, Black Manta.
Mentre il fratellastro atlantideo vuole riunire tutti gli antichi regni e diventare Ocean Master, la principessa Mera chiede ad Arthur di reclamare il regno per evitare lo scontro con i terrestri ma Aquaman rifiuta fino a quando non vede i primi effetti sulle terre emerse degli attacchi di Orm. Arthur sfida il fratello ma viene battuto per conquistare il regno e il popolo di Atlantide dovrà recuperare il Tridente Sacro di Re Atlan, nella ricerca lo accompagna Mera. Oltre al Tridente Arthur riporta ad Atlantide la madre Atlanna creduta morta da anni. La regina favorisce la riconciliazione tra i due figli ma Black Manta sta organizzando la sua vendetta…



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Ho abbandonato i cinecomics da tempo e l’unico motivo per vedere Aquaman era il protagonista, il bel Jason Momoa. Senza nessuna aspettativa mi sono trovata coinvolta nell’inizio di questa nuova saga (la vendetta di Black Manta sarà il motore del secondo capitolo).
Quello che ho apprezzato è il tono epico: Aquaman non eredita i suoi poteri per un caso fortuito o un esperimento scientifico, gli provengono dalla sua origine atlantidea e la ricerca del tridente scomparso nel regno sepolto sotto il Sahara e la parentesi in Sicilia restituiscono, seppur nella lettura superficiale da blockbuster americano, il sapore della quest, della ricerca tipico di tanto cinema anni’80 da Indiana Jones a Alla ricerca della pietra verde, pellicole da cui Aquaman recupera anche il giocoso scontro tra i sessi che le pellicole anni ’80 mutuavano dalle commedie anni ’30.



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Un altro referente molto presente è sicuramente il Trono di Spade: un bastardo che si scontra con il fratello legittimo per la conquista dei Sette Regni, e guarda caso il protagonista del film si è fatto notare proprio nelle prime stagione della serie nel ruolo di Khal Drogo.
La regina Atlanna ha un’acconciatura con le trecce, sdoganate da Il Signore degli Anelli, sono diventate un must proprio con il Trono di Spade.



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Il difetto più grande che posso imputare al film è proprio quello di non aver sviluppato un immaginario proprio: Orm sembra un elfo cattivo, i fondali di Atlantide hanno i colori fosforescenti di Avatar, l’unica idea interessante è quella degli ippocampi usati come destrieri per i cavalieri di re Nereus interpretato da Dolph “ti spiezzo in due” Lundgren.



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Il cast infatti è di grande richiamo: Nicole Kidman nel ruolo di Atlanna, Willem Dafoe nei panni del consigliere Vulko, e su tutti Jason Momoa che gioca ironicamente con il suo incontestabile fascino truzzo e ammiccante.

David di Donatello 2006

Il_caimano Il caimano e’ il miglior film dell’anno e si porta a casa anche la statuetta per la miglior regia e il miglior attore protagonista, mentre Romanzo criminale riceve ben 8 statuette e la Golino si conferma la miglior interprete femminile per La guerra di Mario: sembrerebbe un buon risultato che testimonia il lieve miglioramento dello stato del cinema italiano che nel 2005 si e’ dimostrato in ripresa, almeno a livelli di botteghino, ma la triste cerimonia di premiazione conferma che nulla si muove nelle stagnanti acque del nostro cinema.
Collocata in seconda serata, la cerimonia ha avuto inizio alle 00.45 per terminare alle 02,20, presentata da una Veronica Pivetti in versione vigile urbano: ha passato la maggior parte del tempo a indirizzare i premiati verso l’uscita o a chiamarli sul palco cercando di stringere al massimo i tempi; la affiancava Fabio Volo, latitante per tre quarti di spettacolo, non che se ne sentisse la mancanza (scusate, ma personalmente non capisco il senso dell’esistenza di quell’uomo) soprattutto quando ha “allietato” gli ultimi venti minuti di premiazione con il suo repertorio di battute da ragazzo normale che si trova li’ per caso.
L’ospite straniero era uno stranito Dolph Lundgren, ormai ridotto a un terzo del colossale Ivan Drago, che ha detto la battuta che l’ha consegnato alla storia del cinema, “Ti spiezzo in due” e se n’e’ andato; a parte questo, era inquietante assistere all’ingresso delle varie star premianti accompagnate da celebri colonne sonore: per un po’ ho cercato di cogliere il nesso tra il personaggio e la musica ma quando e’ entrata la Martinez sulle note di Fratello sole, sorella luna, ho desistito.
RomanzocriminaleL’omaggio ai tre grandi registi di cui nel 2006 cade il centenario (Rossellini, Soldati, Visconti) e’ stato altrettanto pietoso: spezzoni scelti a caso senza nemmeno una didascalia che ne identificasse il titolo: per Rossellini e’ stato scelto Germania anno zero e la Pivetti e’ riuscita a parlarne per qualche minuto con Lizzani senza che ne venisse mai pronunciato il titolo; ma il peggio del peggio si e’ toccato con i David del cinquantenario essendo giunti alla cinquantesima edizione del piu’ prestigioso premio del cinema italiano sono stati premiati illustri rappresentanti delle varie categorie cinematografiche: sono saliti sul palco personaggi del calibro di Ennio Morricone, Peppino Rotunno, Francesco Rosi, glorie del nostro cinema che sono state premiate da illustri figli d’arte (te pareva..): Jacopo Gassman presentato come attore (?) e regista (???) non e’ neppure arrivato a premiare Suso Cecchi d’ Amico per cui Silvio Orlando ha fatto partire una standing ovation (cosa che l’ha reso ancor piu’ meritevole del premio ricevuto).
Vabbe’, ma di che mi stupisco? nella manifestazione che consegna otto statuette a Romanzo Criminale, tra i premiatori c’era pure Giulio Andreotti!

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