L’orgoglio degli Amberson

The Magnificent Ambersons
USA 1942 RKO
con Joseph Cotten, Dolores Costello, Anne Baxter, Tim Holt, Agnes Moorehead, Ray Collins, Erskine Sanford, Richard Bennett, Don Dillaway
regia di Orson Welles


Lorgogliodegliamberson


Isabel Amberson, la più ricca ragazza di Indianapolis, rifiuta il pretendente Eugene Morgan perché una sera, andando a farle la serenata un po’ alticcio, cade dentro lo strumento musicale provocando l’ilarità di tutta la cittadina. Per ripicca Isabel sposa Wilbur Minafer: la coppia ha un figlio, il viziatissimo George Minafer Amberson. Vent’anni dopo Eugene, inventore e imprenditore di successo, torna in città con la figlia Lucy di cui s’innamora George mentre tra Isabel e Eugene sembra rinascere il sentimento anche se George, che ha da subito preso in antipatia l’uomo, crede che sia innamorato della vecchia zia zitella Fanny. Quando Wilbur muore, Isabel e Eugene riprendono a frequentarsi ma George costringe la madre a seguirlo in Europa perché teme che si possa insinuare che questo legame sia nato prima della vedovanza della madre.
Madre e figlio tornano dall’Europa solo quando la madre è in fin di vita ma anche allora George le negherà un ultimo incontro con Eugene.
Intanto la città si è evoluta e con la morte del Maggiore Amberson la famiglia si ritrova sul lastrico e George con la vecchia zia a carico si trova costretto ad accettare lavori umili e pericolosi per sbarcare il lunario.



Themagnificentamberson


Seconda regia di Orson Welles dopo l’esordio fulminante di Quarto Potere, l’unico in cui il regista potè esprimere liberamente la sua poetica, con L’orgoglio degli Amberson inizia infatti il vero destino del regista con le opere perennemente rimaneggiate dalle case produttrici, qui i tagli furono davvero molto pesanti, il film venne rimontato tagliando circa un’ora di materiale. A Welles interessava raccontare l’avvento dell’era industriale, di come l’automobile modificò profondamente usi e costumi e anche il paesaggio urbano ma spaventati dall’esisto delle proiezioni test, i produttori della RKO limitarono l’azione al solo aspetto melò degli amori tra i Morgan e gli Amberson modificando anche il finale con un afflato patriottico nel lavorare per la rischiosa industria bellica.
Nonostante i pesanti rimaneggiamenti il film mantiene una grande potenza espressiva: Welles conferma di essere un maestro dell’ellissi temporale e della profondità di campo. Gli interni della magione degli Amberson ricordano la vuota monumentalità di Xanadu poi c’è quello scalone sempre sbarrato come se le persone comuni non potessero mai raggiungere l’olimpo delle stanze private degli Amberson salvo poi mostrare ambienti squallidi come una polverose soffitte quando Fanny e George devono svendere la casa.



L'orgoglio degli amberson


La fotografia fortemente contrastata spesso lascia in ombra i volti dei protagonisti che si muovono come ombre, a rimarcare l’insondabilità dell’animo umano già espressa in Quarto Potere e anche la morte del maggiore che fissa il fuoco pensando che nel sole abbia origine il senso della vita è speculare al mistero di Rosabella che Kane si porta nella tomba e noi vediamo scomparire nel fuoco.
Indubbiamente i due film sono molto legati, se il primo è incentrato sul ricordo e la ricostruzione di una vita attraverso i ricordi altrui, ne L’Orgoglio degli Amberson è la malinconia per la “gilded age” ad imperare, nascosta dietro i tocchi ironici della narrazione off di Welles, con il popolo che assume i compiti del coro greco prevedendo l’inevitabile caduta degli Amberson.



TheMagnificentAmbersons


E’ anche una delle poche volte che un titolo italiano è più azzeccato dell’originale e mi piace la doppia lettura: l’orgogliosa famiglia più importante della città oppure orgoglio degli Amberson riferito a George, ultimo virgulto e orgoglio dei parenti.

La favorita

Lafavorita

Abigail Hill, giovane nobildonna decaduta perché il padre si è giocato il patrimonio e anche l’onore della figlia, arriva a corte per chiedere aiuto alla potente cugina  Sarah Churchill, favorita della regina che ha in mano le sorti del regno, decidendo anche della costosa guerra con la Francia. Abigail viene mandata a lavorare nelle cucine ma ben presto riesce a farsi notare procurando un cataplasma per la gotta della regina e nonostante non apprezzi l’iniziativa, Lady Marlborough è costretta a fare della cugina la propria cameriera personale. Il ruolo mette Abigail al centro delle attenzioni della corte e il capo dell’opposizione, Robert Harley, le propone di diventare la sua spia, Abigail rifiuta e rivela a Lady Marlborough il tentativo di corruzione conquistando definitivamente la sua fiducia. Quando Abigail scopre che la regina e Sarah sono amanti, approfitta del fatto che la favorita è impegnata nelle questioni politiche per corteggiare la regina e continuare la propria scalata la potere. Anna, lusingata di tante attenzioni, alimenta gli scontri tra le due rivali e Abigail avvelena il tè di Sarah che cade rovinosamente da cavallo e resta incosciente e lontana da corte per alcuni giorni durante i quali Abigail riesce a ottenere il consenso regale per sposare un nobile, riconquistando la sua posizione sociale.
Quando Sarah torna a corte arriva fino al ricatto pur di far scacciare la rivale ma la regina non cede e quando Abigail insinua il dubbio che Lady Marlborough e il marito abbiano sottratto dei fondi alla corona, la sovrana si vede costretta a mandare in esilio l’ex favorita ma il trionfo di Abigail non sarà piacevole per nessuno.


Thefavourite


Il regista più amato del momento, Yorgos Lanthimos, dirige per la prima volta un film sceneggiato da altri autori, un biopic sugli ultimi anni della regina Anna di Gran Bretagna, l’ultima Stuart sul trono, una vita travagliata da una una ventina di gravidanze quasi mai andate a buon fine, e dei cinque figli nati nessuno sopravvissuto all’infanzia.
Lanthimos ce la mostra infantile, segnata dalla maternità fallita tanto da vivere con diciassette conigli, uno per ogni figlio perduto, piena di insicurezze e facilmente manipolabile dalla favorita: Sarah Churchill la comanda a bacchetta, facendo leva sulle sue insicurezze e di fatto è lei a governare la nazione: convinta sostenitrice della guerra contro la Francia, è disposta a dissanguare la nazione con le tasse pur di vincere il conflitto.



Lafavorita


A sconvolgere gli equilibri arriva Abigail, apparentemente dolce ma anche lei provata da un destino crudele, ben presto impara a farsi strada nel complicato mondo di corte e nel cuore della regina: se Sarah è inflessibile fino alla crudeltà, indifferente agli amati coniglietti di Anna, Abigail è dolce e comprensiva o per lo meno è quello che lo spettatore crede per tre quarti del film: nonostante Sarah abbia la possibilità di riprendere il proprio posto con il ricatto, brucia le lettere compromettenti prima di usarle, mentre Abigail, che già aveva dimostrato di cos’era capace avvelenando il tè della rivale, lascia che la regina si ingozzi di dolci fino a vomitare e una volta ottenuto il potere, la sua indifferenza verso la sorte della sovrana si trasforma in insofferenza arrivando a schiacciare uno degli amati coniglietti per pura crudeltà ma Anna, anche se rassegnata al suo destino d’invalida in mano alla favorita, le fa altrettanto duramente capire che a detenere il potere è sempre lei.


La favorita


Il film è un cinico apologo sul potere, un graffiante gioco di intrighi, non privo di una tagliente ironia; la ricerca stilistica del regista è sorretta da grandi interpretazioni con notevoli costumi e scenografie: nei BAFTA appena assegnati la pellicola ha fatto incetta anche di questi premi tecnici.

La vedova Winchester

Winchester
USA/Australia 2018
con Helen Mirren, Jason Clarke, Sarah Snook, Angus Sampson, Laura Brent, Eamon Farren
regia di Michael e Peter Spierig



Lavedovawinchester


Il dottor Eric Price viene ingaggiato dalla Compagnia Winchester per scrivere una relazione sulla sanità mentale della vedova Winchester, che dopo la morte del marito e della figlioletta si è rinchiusa in una grande casa continuando ad ampliarla senza sosta.
Arrivato a San Jose, il dottor Price rimane sorpreso dalla stranezza della magione e dei suoi abitanti, la nipote della vedova e suo figlio che sembra soffrire di sonnambulismo, ma presto il dottore dovrà confrontarsi anche con i propri fantasmi…



Lavedovawinchester


Il film è ispirato a fatti veri perché realmente Sarah Pardee Winchester rimase vedova e perse la figlioletta, lutti in seguito ai quali si fece costruire Winchester House ampliandola continuamente senza svelarne il motivo.
Su questa magione leggendaria e visitabile, i fratelli Spierig costruiscono una gosth story che inanella una serie di occasioni perdute, si salva solo la perfetta ricostruzione della casa firmata dallo scenografo Matthew Putland.



La vedova winchester


Il dottor Price è schiavo dell’alcol e del laudano dopo il suicidio della moglie, accetta l’offerta della compagnia Winchester per l’ottima retribuzione ma quando arriva a casa Winchester scopre che la vedova sa tutto di lui ed è lei stessa ad averlo scelto come consulente del proprio stato mentale: un inganno ordito dalla stessa Sarah Winchester che ha visto nel dottor Price un aiuto nella sua guerra contro i fantasmi? Poteva essere un gioco delle parti interessante ma il film non lo approfondisce, come non sfrutta la stranezza della casa: le inquadrature sono banali non vengono sfruttate per comunicare angoscia o claustrofobia. Anche il lavoro incessante di ampliamento che continua anche di notte poteva essere l’occasione per creare un sottofondo sonoro ossessivo ma neppure questa strada è stata sviluppata.



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Lo scontro dialettico tra paziente e dottore si risolve senza sorprese quando anche Price si accorge che la casa è davvero un ricettacolo per fantasmi e inizia la lotta senza quartiere verso lo spirito più cattivo che si è impossessato del piccolo Henry Marriott per vendicarsi dei Winchester.
Anche il tema della maledizione della famiglia causata dall’invenzione del fucile a ripetizione non viene sfruttata per una denuncia dell'(ab)uso attuale delle armi.
Spiace dirlo, dato che il potenziale c’era, ma le nomination ai Razzies 2019 sono davvero meritate.

Nata ieri

Born Yesterday
USA 1950 Columbia
con Judy Hollyday, Broderick Crawford, William Holden, Howard St. John, Frank Otto, Larry Oliver, Grandon Rhodes, Smoki Whitfield, Hekyn Eby Rock, Barbara Brown, Claire Carleton
regia di George Cukor



BornYesterday


Il “re degli stracci” Harry Brock arriva a Washington in pompa magna per manipolare il congresso e farsi fare una legge ad personam, al suo seguito c’è l’amante, l’ex ballerina Billie Dawn, un’oca giuliva che Brock e il suo avvocato Jim Devery usano come testa di legno intestandole molti dei beni di Brock.
Persino il rozzo re degli stracci si accorge che Billie è davvero troppo volgare per Washington e decide di farla istruire da Paul Verrall, un integro giornalista che lo ha intervistato. Tra Billie e Paul c’è una forte attrazione che il giornalista fatica a reprimere, dal canto suo la ragazza rimane affascinata dalla cultura, oltre che dal giovane, e scopre di essere intelligente e con l’aiuto dell’amato giornalista riesce a fermare gli imbrogli di Brock.



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Deliziosa commedia di George Cukor rifatta nel 1993 con Melanie Griffith, Don Johnson e John Goodman.
Tratta da una commedia di Garson Kanin che aveva come protagonista teatrale la stessa protagonista cinematografica, l’inarrivabile Judy Holliday che per questa prova vinse meritatamente l’oscar sbaragliando la Bette Davis di Eva Contro Eva e la Gloria Swanson di Viale del Tramonto diventando il prototipo della ragazza media americana e anche il modello meno noto di Madonna negli anni ’80 che nel capello corto biondo platino di True Blue riprende proprio il look dell’attrice oggi dimenticata anche per la morte prematura a soli 44 anni.



NataIeri


La bravura di Judy Holliday è apprezzabile anche in italiano dato che Lina Morelli fece un incredibile doppiaggio della voce querula e sguaiata di Billie, rendendo perfettamente il personaggio anche se a volte si fatica a capire cosa dice, una scelta coraggiosa e vincente che permette di comprendere tutte le sfumatere della svampita protagonista che può essere insicura davanti alla cultura e al sentimento, aggressiva o spaventata con il compagno violento, perennemente ubriaca per sopportare la noia e la volgarità del re degli stracci.



NataIeri


La morale della pellicola è alta ed è da apprezzare la capacità di evitare la retorica di Cukor pur scomodando il Capitolo e tutti i grandi della Patria ma soprattutto è una morale molto scomoda ai nostri giorni, con l’impegno e la fatica tutti possono farsi una cultura che permette loro di riscattarsi: Billie smette addirittura di accettare passivamente “i quattro schiaffi” che ogni tanto Brock le assesta e mi sembra un messaggio più importante e realistico che accorgersi di essere proprietaria di metà dei suoi beni e ricattarlo affinché non truffi il popolo americano comprando i senatori corrotti.

Il fantasma dell’Opera

The Phantom of the Opera
USA 1925, Universal
con Lon Chaney, Mary Philbin, Norman Kerry, Arthur Edmund Carewe, Gibson Gowland, John St. Polis, Snitz Edwards, Virginia Pearson, Anton Vaverka, Bernard Siegel, Edith Yorke
regia di Rupert Julian e -non accreditati – Edward Sedgwick, Lon Chaney, Ernst Laemmle



PhantomoftheOpera


Christine Daaé, riserva della prima cantante dell’Opera, riceve lezioni di canto da un misterioso maestro che le promette di farla diventare prim’attrice solo se lascerà il fidanzato, il visconte  Raoul de Chagny.
La ragazza accetta e iniziano ad arrivare lettere minatorie a Carlotta affinché rinunci alla parte da protagonista; quando la cantante non si piega ai voleri del Fantasma viene uccisa dal crollo del lampadario.
Dopo i successi sulla scena Christine viene invitata dal suo misterioso maestro a raggiungerla passando attraverso uno specchio che cela un passaggio segreto. Condotta nei sotterranei dell’Opera, Christine incontra un uomo mascherato che le promette amore e successo ma mentre suona la donna non resiste e gli toglie la maschera svelando un volto deturpato. Terrorizzata Christine promette di non frequentare più Raoul ma durante il ballo in maschera all’Opera lo incontra e gli racconta del mostro che la perseguita, i due progettano di rifugiarsi insieme a Londra ma il Fantasma si è accorto dei loro maneggi e rapisce nuovamente Christine, Rauol li segue nei sotterranei assieme al poliziotto Ledoux sulle tracce da tempo del pazzo omicida che si è rifugiato nell’Opera. I due finiscono in una camera delle torture e il Fantasma salva loro la vita soloquando la ragazza accetta di sposarlo ma anche gli operai dell’Opera, sono sulle tracce di Erik che ha ucciso un vecchio macchinista e riescono a raggiungerlo mentre è in fuga con Christine, linciandolo e buttandolo nella Senna mentre la ragazza viene salvata dall’amato.



Ilfantasmadell'opera


Celeberrima versione del romanzo omonimo di Gaston Leroux  e la più fedele al testo letterario, Il fantasma dell’Opera è il primo film di mostri della Universal, a decretarne la fama è la prova mirabile di Lon Chaney: forse la maschera del Fantasma dell’Opera è il suo travestimento più iconico.
Il film fu un’operazione costosissima soprattutto per la fedele ricostruzione dell’Opera nello Stage 28 della Universal, rimasto in uso fino al 2014, anno in cui fu demolito.
La pellicola fu un grandissimo successo al botteghino anche se la lavorazione fu travagliata: il regista  Rupert Julian  si licenziò per dissapori con Lon Chaney che diresse personalmente alcune sue scene,e fu sostituito da  Edward Sedgwick. Nel 1929 si rigirarono alcune scene per una versione sonorizzata. Esistono quindi diverse versioni del film nate dal montaggio di parti del film del 1925 e della seconda versione del 1929.



Il Fantasma dell'Opera


Nonostante questi problemi il film conserva ancora una grande potenza. La pellicola inizia con la vendita del teatro a due nuovi impresari e i vecchi, solo dopo aver convalidato la vendita accennano alla presenza del Fantasma, la cui leggenda affascina le ballerine e le maestranze del teatro che alimentano il mito con continui racconti e la descrizione del mostro senza naso, con la pelle tesa sugli zigomi come un teschio risulta abbastanza inquietante per la sua fedeltà a noi che ormai conosciamo bene il suo aspetto. Resta comunque memorabile la presentazione del mostro: Christine lo coglie di sorpresa alle spalle mentre suona e gli sfila la maschera, la faccia deturpata risulta ancora più impressionante per l’espressione di sorpresa con cui si mostra.



Ilfantasmadellopera


l film è memorabile anche per la ricostruzione dei sotterranei, un vero dedalo di volte gotiche che si riflettono sul lago artificiale che verrà svuotato nel finale quando la folla inferocita per la morte di Florine Papillon si riversa nelle catacombe.
Altra scena notevole è quella del ballo: il Fantasma appare mascherato da Morte Rossa e la sequenza fu girata in Technicolor a due colori (Process 2 Technicolor).



The PhantomoftheOpera


Un’altra scena che mi ha colpito molto è l’inseguimento finale: Christine giace a terra con la folla che corre nella sua direzione e solo l’intervento di Raoul impedisce che venga calpestata, in quei momenti la telecamera è posata a livello del terreno per mostrare il punto di vista della ragazza.

Cleopatra

USA 1934 Paramount
con Claudette Colbert, Warren William, Henry Wilcoxon, Irving Pichel, Joseph Schildkraut, Ian Keith, Gertrude Lawrence, C. Aubrey Smith
regia di Cecil B. DeMille



Cleopatra


48 A.C.: Giulio Cesare è in Egitto per decidere le sorti del regno egizio conteso da Cleopatra e il fratello Tolomeo; Potino, consigliere di Tolomeo, rapisce Cleopatra e il suo fedele Apollodoro e li abbandona nel deserto minacciandoli di morte se tornano ad Alessandria. Cleopatra torna e seduce Cesare seguendolo nel suo ritorno trionfale a Roma. Quando Cesare viene assassinato, la regina è costretta a fuggire. Marco Antonio la raggiunge a Tarso per riportarla in catene a Roma ma cade a sua volta vittima del fascino della donna mettendosi contro Ottaviano e venendo abbandonato dalle proprie legioni. Quando vede Cleopatra andare a parlamentare con Ottaviano, Marco Antonio pensa che lo stia tradendo e si suicida gettandosi sulla propria daga. Visto che ormai tutto è perduto, Cleopatra si suicida con l’aspide seduta sul suo trono, impressionando anche da morta i conquistatori della città.



Cleopatra_


La versione del 1934 della storia di Cleopatra firmata da DeMille,  è molto importante per diversi motivi, alcuni esulano la qualità stilistica , comunque buona, della pellicola.
Innanzitutto è chiaro il debito che Cleopatra del 1963, il film che fece fallire la Fox e simbolicamente lo star system delle major, ha verso la pellicola di DeMille: la scena del tappeto con cui Cleopatra s’introduce nella tenda di Cesare e l’ingresso di Cleopatra a Roma che trent’anni dopo diventerà una macchina davvero faraonica.



Cleopatra


La pellicola è il canto del cigno del pre-code, genere a cui Cecil B.DeMille diede molto negli anni precedenti con film d’ambientazione romana come Il segno della croce, anche se le maglie della censura si fanno sempre più strette, il cineasta riesce a rendere l’atmosfera di sensualità morbosa tipica del pre-code: il film si apre su un’ancella che sparge fiori e a prima vista la donna sembra a seno nudo mentre poi si capisce che è velata ma il gioco dell’immaginazione ormai ha avuto effetto.



Cleopatra


Pur nascondendo gli amplessi e le scene di violenza, la morte di Cesare avviene fuori campo nascosta da una colonna davanti alla quale si accalca la folla inferocita, si capisce perfettamente quali siano le armi che Cleopatra usa per sedurre i grandi condottieri romani, non paga del suo fascino li avvolge in atmosfere morbose di schiave sensuali che offrono ostriche e perle, balletti sensuali e in queste riprese corali DeMille eccelle in tutta la sua grandiosità, la sequenza in cui Cleopatra fa segno di velare il letto in cui giace con Marco Antonio e il carrello inizia lentamente ad indietreggiare mostrando l’interno dell’enorme imbarcazione in cui si è svolta la seduzione, lascia stupiti ancora oggi.
Il film passa alla storia anche per i costumi e le scenografie poco fedeli alla storia ma un vero trionfo dell’art deco tanto che alla mostra londinese del 2002 una sezione era dedicata al materiale di scena di Cleopatra.



Cleopatra_


Il cast è notevole e molto eterogeneo, i protagonisti sono star in auge nel periodo, Warren William (Giulio Cesare) era soprannominato the king of precode, Henry Wilcoxon fu lanciato dal ruolo di Marco Antonio e la sua carriera durò fino agli anni ’80, Claudette Colbert fasciata in memorabili costumi e copricapi scintillanti, spiana la strada alla fama che le darà nello stesso anno Accadde una notte, mentre nei ruoli secondari o di comparse si possono trovare molte future star o vecchie glorie del muto che De Mille non ha dimenticato.

Viale Flamingo

Flamingo Road
USA 1949 Warner Bors
con Joan Crawford, Zachary Scott, Sydney Greenstreet, David Brian, Gladys George, Virginia Huston, Fred Clark, Gertrude Michael, Alice White
regia di Michael Curtiz



Vialeflamingo


Il vice sceriffo Carlisle, incaricato del sequestro d un luna park insolvente, trova solo la ballerina Lane Bellamy che, stanca della vita raminga del circo, ha deciso di di restare nella cittadina di Bolton. Il vice sceriffo aiuta la donna a trovare lavoro e tra i due scatta la scintilla ma questo ostacola i piani dello sceriffo Semple che vuole che il suo aiutante faccia un buon matrimonio per poi dargli un seggio da senatore e trasformarlo nel suo uomo di paglia. Semple fa di tutto per scacciare Lane da Bolton, anche spedirla in galera ma la donna non cede e si sposa con Dan Reynolds un altro ricco intrallazzatore politico. Carlisle, infelice del matrimonio e capita la sua inutilità politica, si da all’alcol e finisce per suicidarsi a casa Reynolds quando capisce che Lane non si è sposata solo per interesse. Semple intanto ha deciso di diventare governatore ma la cricca che tira i fili della politica non lo appoggia nonostante lui li ricatti; per salvare il marito dalla prigione Lane non esita a minacciare con una pistola il suo acerrimo nemico.



Vialeflamingo


Un viale che rappresenta l’ascensore sociale: dai bassifondi della tavola calda e della taverna equivoca di Mrs.Sanders alle ville dell’alta società in un melodramma dalle venature noir su un inusuale sfondo politico dipinto con estremo cinismo e profondamente attuale: pochi uomini decidono i seggi da distribuire al senato perché, spiega Dan Reynolds, il giorno delle elezioni coincide con il giorno della partita e l’elettore medio mal tollera l’interferenza con lo svago preferito ritrovandosi poi la classe politica corrotta che si merita. Pur essendo un cinico che si è dovuto interessare alla politica per tutelare i propri affari, Reynolds in fondo ha una sua morale che riscopre proprio nell’amore per Lane, altra figura in cerca di redenzione.
Fielding Carlisle invece è solo un debole: figlio di uno stimato giudice non ha terminato gli studi e si è messo nelle mani del laido Titus Semple a cui non trova il coraggio di ribellarsi neppure per amore di Lane.



Flamingoroad


Il film colpisce per la scelta degli attori: la quarantacinquenne Joan Crawford non si fa scrupoli nell’amoreggiare con attori di dieci anni più giovani che fanno un po’ parte del suo entourage: il pavido Carlisle è interpretato da Zachary Scott, che aveva già recitato con l’attrice ne Il romanzo di Mildred nel ruolo di Monty Beragon mentre David Brian è al suo debutto con il ruolo di Reynolds e in seguito interpreterà altri due ruoli accanto alla maliarda Joan.



Flamingoroad


Il punto di forza del film è però lo scontro tra lo sceriffo Semple e Lane Bellamy una lotta anche fisica: prima Lane schiaffeggia lo sceriffo poi la colluttazione finale per il possesso della pistola, incarnata da due “bitches” per eccellenza del cinema hollywoodiano, la Crawford e il corpulento Sydney Greenstreet da sempre destinato ai ruoli di cattivo ma mai così crudelmente determinato.

Mezzogiorno di fuoco

High Noon
USA 1952
con Gary Cooper, Grace Kelly, Katy Jurado, Lloyd Bridges, Thomas Mitchell, Lee Van Cleef, Otto Kruger, Lon Chaney Jr., Ian MacDonald, Robert J. Wilke, Sheb Wooley, Harry Morgan, Harry Shannon, Morgan Farley, Eve McVeagh
regia di Fred Zinnemann



Highnoon


Willy Kane si è appena sposato con la bella quacchera Amy e sta per lasciare il suo ruolo di sceriffo quando arriva la notizia che con il treno di mezzogiorno tornerà in città Frank Miller, un pericoloso bandito arrestato da Kane qualche anno prima e che ha ricevuto la grazia. Ad aspettarlo in stazione sono già arrivati tre loschi individui della sua vecchia banda per cui è chiaro che Miller è in cerca di vendetta. Kane non avrebbe più responsabilità nei confronti della cittadinanza ma il suo senso del dovere gli impone di restare, causando il primo contrasto con la moglie, contraria alla violenza. Negli ottanta minuti che precedono l’arrivo del treno Kane cerca di raccogliere un gruppo di volontari che lo aiutino a fermare Miller ma si ritroverà solo, abbandonato anche dagli amici più fedeli…



HighNoon


Un capolavoro del cinema western, apologo amaro non solo sugli anni del maccartismo ma sulla condizione umana in generale: tutti accampano apparenti buoni motivi per evitare lo scontro con il bandito,dimenticando la riconoscenza verso l’uomo che li aveva aiutati a liberarsi dal suo giogo.
L’amarezza e la delusione del protagonista si fanno sempre più cocenti, a partire dal primo screzio con la moglie che essendo quacchera non appoggia il senso del dovere del marito, sarà Helen Ramirez, ex del bandito che ha avuto anche una storia con lo sceriffo di cui forse è ancora innamorata, a far capire ad Amy che il suo posto è accanto all’amato marito. Accanto alla statura morale del protagonista spicca proprio l’universo femminile: sono le donne le uniche a riconoscere la necessità di opporsi al bandito o di provare una manifesta vergogna nell’abbandonare l’amico in necessita (la signora Fuller).



Mezzogiornodifuoco


Il popolino che si era nascosto nel momento dello scontro torna a congraturarsi con il vincitore ma Kane li accoglie con uno sguardo di disprezzo e gettando nella polvere la stella da sceriffo, un gesto che suscitò molto scalpore e che in seguito è diventato un topos del cinema western.
Alla storia universale si unisce la maestria tecnica: la bellissima canzone Do not forsake me, oh my darling la cui incessante batteria ricorda il rumore del treno e scandisce ulteriormente il tempo. Il tempo è l’elemento principe del film: la durata della pellicola ricalca perfettamente i tempi filmici, l’ora e mezza in cui Kane deve decidere cosa fare della sua vita e viene a scoprire di esser stato abbandonato da tutti. Le continue inquadrature dell’orologio aumentano la tensione come l’inquadratura dei binari vuoti per cui il fischio del treno in avvicinamento risulta quasi liberatorio.



High noon


L”attesa dei tre ceffi alla stazione, tra cui spicca un giovane Lee Van Cleef, e omaggiata nell’inizio di C’era una volta il West.

La famiglia Fang

The Family Fang
USA 2015
con Jason Bateman, Nicole Kidman, Christopher Walken, Marin Ireland, Linda Emond
regia di Jason Bateman




Lafamigliafang


Annie e Baxter Fang sono figli di due artisti molto discussi per la qualità delle loro perfomance sempre in bilico tra genialità e stupidaggine. Nell’infanzia e nell’adolescenza i due fratelli erano coinvolti attivamente nell’attività artistica dei loro genitori, esperienza che li ha segnati profondamente: Annie è un’attricetta dedita all’alcol mentre Baxter è uno scrittore in crisi che deve affrontare il terzo romanzo dopo un secondo piuttosto deludente. La famiglia si riunisce per un incidente occorso a Baxter e inizia ad affrontare i nodi del proprio passato ma un giorno i genitori spariscono nel nulla e sulla loro auto, abbandonata in una zona dove sono accaduti rapimenti ed omicidi, vengono trovate tracce di colluttazione: si tratta dell’ennesima performance estrema o di un vero delitto?




La famiglia Fang


Tratto dall’omonimo romanzo di  Kevin Wilson, la seconda regia dell’attore Jason Bateman è una commedia dolce amara che riesce a farsi amare nonostante le sue imperfezioni.
Siamo di fronte a una delle famiglie più disfunzionali che si siano viste al cinema, vittima del narcisimo del padre (un ottimo Christopher Walken) che ha messo tutta la famiglia al servizio della sua idea di arte, una moglie troppo innamorata che ha rinunciato alle proprie ambizioni artistiche per seguire il marito e per non perderlo ha permesso che anche i figli entrassero nelle loro provocatorie performance.
Con queste premesse ovviamente i due fratelli non possono che essere degli adulti irrisolti e soprattutto
Annie s’illude che scoprendo il bluff della scomparsa dei genitori i rapporti familiari si normalizeranno, Il viaggio sulle tracce di Camille e Caleb invece rivelerà una verità ancora più complessa e dolorosa che avrà però il merito di unire ancora di più i due fratelli e darà a Baxter la forza per ultimare il suo terzo libro.




La famiglia fang


Nonostante l’ambientazione nel mondo dell’arte, dal cinema alla letteratura, alle bizzarre performance dei Fang, non è certo questo il tema principale del film: l’arte rimane solo uno sfondo inusuale per una storia che indaga legami famigliari in cui si può riconoscere un pubblico ben più vasto di quello interessato all’arte contemporanea, nicchia che forse avrebbe gradito una maggior attenzione a quel gioco tra finzione e realtà sbandierato anche nella locandina.



FamigliaFang


Anche lo stile cinematografico mi ha lasciato delle perplessità: belle le ricostruzioni delle performance che hanno scandito l’infanzia e l’adolescenza dei Fang, un po’ meno chiaro, almeno per la sottoscritta, l’uso del controluce e i colori acidi nella narrazione del presente anche se alcune riprese denotano il talento di Bateman nella costruzione dell’immagine.

Maria Stuarda, regina di Scozia

Mary, Queen of Scots
GB 1971 Universal
con Vanessa Redgrave, Glenda Jackson, Patrick McGoohan, Timothy Dalton, Nigel Davenport, Trevor Howard, Daniel Massey, Ian Holm
regia di Charles Jarrott



Maryqueenofscots


Alla morte del marito  Francesco II, re di Francia, Maria Stuarda viene rispedita in Scozia dalla suocera Caterina de’ Medici. Elisabetta I scorge subito il pericolo nel ritorno della regina cattolica e rifiuta il passaggio attraverso il suolo inglese. Maria sbarca quindi sulle coste scozzesi dove ad attenderla c’è il fratellastro Giacomo Stuart, protestante, che vorrebbe governare in vece della sorella lasciando alla regina un ruolo puramente simbolico. Mente i suoi fedeli consiglieri cattolici le cercano un marito cattolico che sappia difendere la sua causa, Elisabetta proprone alla cugina di sposare Robert Dudley, suo ex amante certa che Maria rifiuterà per cadere nelle braccia del giovane Lord Darnley come puntualmente accade. Il dissoluto Darnley non si accontenta del ruolo di principe consorte e fa assassinare Davide Rizzio, il consigliere papale della moglie ma poi tradisce anche i cospiratori protestanti finendo a sua volta ucciso. Nel frattempo Maria si è innamorata follemente del conte di Bothwell ma lo scontro con il fratellastro Giacomo non è favorevole alla coppia costretta all’esilio: Bothwell muore pazzo nelle prigioni danesi mentre Maria cerca rifugio da Elisabetta finendo sua prigioniera per un ventennio: la regina inglese rifiuta strenuamente l’idea di far giustiziare una regina consacrata ma Maria è un simbolo e per evitare la ribellione cattolica Elisabetta dovrà far giustiziare la cugina.



Maria stuarda reginadi scozia


Secondo film del regista inglese Charles Jarrott che aveva debuttato nel 1969 con un altro film storico dedicato ad Anna Bolena, Anna dai mille giorni.
Maria Stuarda, regina di Scozia non è molto attendibile dal punto di vista storico, preferendo giocare con gli aspetti sentimentali della vicenda legati ai due matrimoni di Maria Stuarda a salvare il film ci sono l’ottima prova degli artisti, in primis le due protagoniste e la bellezza dei costumi.



Mariastuardareginadiscozia


Mentre Maria Stuarda del 1936, diretto dall’irlandese John Ford (che pure abbandona il progetto prima del completamento della pellicola) pende più dalla parte della regina scozzese interpretata da Katharine Hepburn, il film di Jarrott sembra più orientato a una rilettura favorevole a Elisabetta I.



Maryqueenofscots


Maria è sicuramente una dama raffinata e bellissima ma non educata alla politica e infatti le ultime parole che Elisabetta le rivolge dicono “Se aveste tanta testa quanto cuore al vostro posto ci sarei io”: le due regine rappresentano un modo opposto di interpretare il potere femminile: mentre Maria vede nella maternità la possibilità di affermare la propria stirpe e nel matrimonio un modo per ottenere alleanze utili alla sua causa, Elisabetta mette le sue esigenze femminili al secondo posto, dopo l’essere monarca e Jarrott esprime molto bene la specularità tra le due donne nel montaggio alternato, soprattutto nella scena iniziale: Maria in Francia, sul fiume con il marito che viene preso da uno dei malori che lo porterà alla morte e poi Elisabetta sul fiume, con l’amante Robert Dudley a cui arriva la notizia della morte della moglie e viene sospettato di averla assassinata per poter sposare Elisabetta; matrimonio e figli sono le parole a cui la regina inglese è allergica e che la convincono a procedere sulla propria strada più dei consigli del fedele Sir William Cecil.



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Lo scontro epico tra le due regine è nuovamente in sala con Maria Regina di Scozia e ho notato una certa somiglianza tra la giovane Vanessa Redgrave e Saoirse Ronan, è interessante notare come sia il film del 971 che l’ultimo ruotino attorno agli incontri tra le due regine che nella realtà storica non si sono mai incontrate di persona.