Cortesie per gli ospiti

The Comfort of Strangers
UK 1990
con Christopher Walken, Rupert Everett, Natasha Richardson, Helen Mirren, Manfredi Aliquò, Giancarlo Previati
regia di Paul Schrader

Colin e Mary sono una coppia inglese tornata a Venezia per decidere del proprio futuro amoroso. Una sera si perdono nelle calli mentre cercano un locale e vengono abbordati da un elegante signore che li invita in un bar. Storditi dal troppo vino e dalle chiacchiere un po’ inquietanti di Robert, Colin e Mary finiscono per addormentarsi per strada. Il giorno dopo incontrano di nuovo Robert che, saputa la disavventura, li invita nel suo palazzo a ristorarsi. Qui la coppia conosce anche Caroline, la moglie di Robert. Dopo qualche giorno Colin e Mary si ritrovano casualmente di nuovo davanti al palazzo di Robert, Caroline li vede e li invita ad entrare per un ultimo saluto dato che lei e il marito sono in partenza…

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Paul Schrader dirige una storia torbida ed inquietante sceneggiata da Harold Pinter in maniera piuttosto fedele all’omonimo romanzo di Ian McEwan sostenuta da un quartetto di attori di grande livello.

La bellezza di Colin, interpretato da un Rupert Everett al culmine del suo fascino attira inconsapevolmente le attenzioni della folle coppia sadomasochista.


Seguendo la tendenza tipica del periodo a cavallo tra anni ’80 e ’90, è un film molto patinato: i costumi sono di Giorgio Armani e in alcuni momenti sembra di vedere una sua campagna pubblicitaria, ma in Cortesie per gli ospiti funziona il contrasto tra la vicenda perversa e lo stile elegante e pacato di Armani.


Il punto di forza del film è l’ambientazione veneziana: anche se i luoghi scelti per girare sono tra i più turistici e quindi riconoscibilissimi, la fotografia di Dante Spinotti sa esaltare il lato decadente della città rendendola misteriosa ed esotica tanto da ricordarmi l’Algeria del coevo Il té nel deserto di Bertolucci con la fotografia di Storaro

Gosford Park

USA 2001
con Michael Gambon, Maggie Smith, Kristin Scott Thomas, Camilla Rutherford, Charles Dance, Geraldine Somerville, Tom Hollander, Natasha Wightman, Jeremy Northam, Bob Balaban, James Wilby, Claudie Blakley, Laurence Fox, Trent Ford, Ryan Phillippe, Stephen Fry, Ron Webster, Kelly Macdonald, Clive Owen, Helen Mirren, Eileen Atkins, Emily Watson, Alan Bates, Richard E. Grant, Derek Jacobi, Sophie Thompson
regia di Robert Altman

Sir William McCordle organizza una battuta di caccia nella sua tenuta di Gosford Park a cui partecipano diversi familiari e un produttore di Hollywood venuto con Ivor Novello, star cinematografica inglese di nobili origini. Gran parte degli ospiti sono accompagnati dai loro camerieri personali che vengono coordinati dal maggiordomo e da Mrs. Wilson, governante della magione. Ben presto l’annuale battuta di caccia si rivela diversa dalle precedenti: un proiettile vagante sfiora l’orecchio di Sir William, a cena una cameriera si permette di prendere le difese del lord mentre la moglie lo punzecchia e poco dopo la cena il padrone di casa viene ritrovato cadavere. L’arrivo di uno svagato ispettore di polizia non porterà alla soluzione del caso ma si scoprirà che il valletto del produttore è in realtà un attore che stava studiando il comportamento della servitù e che Sir William è stato ucciso non una ma ben due volte…

Gosford Park è un film che inseguo da tempo e recupero solo ora, con la morte di Maggie Smith per cui la prima cosa a colpirmi è la similitudine con Downton Abbey: già nei titoli di coda si distinguono gli attori che interpretano i personaggi downstair (del piano di sotto) dai nobili.
Addirittura Downton Abbey fu scelta come location cinematografica e per alcune puntate del period drama si è vissuta una situazione metacinematografica, con una troupe a sconvolgere ritmi e abitudini della casa, situazione ovviamente ben lontana da quella sottilissima del film di Altman.
Anche l’adorabile Lady Violet è una derivazione di Lady Constance che Maggie Smith interpreta in Gosford Park.

Di certo il caustico regista americano non avrebbe amato la serie televisiva inglese: il suo film è uno spietato gioco al massacro in punta di fioretto dove il confine tra le classi sociali è invalicabile, addirittura all’Interno delle stesse la perfidia non manca, mentre Downton Abbey rappresenta lo zeitgeist dei nostri tempi dove lo scontro di classe viene dissolto in una bella fiaba utopistica dove  tutti remano insieme per il benessere comune.

Se l’arguta Lady Violet in fondo non è snob, la tremenda. lady Costance, che come tutta la sua famiglia vive della rendita che gli concede l’odiato Sir William, è un personaggio di uno snobismo insopportabile non solo verso la servitù ma anche verso i parenti e gli amici che reputa inferiori. I suoi strali si concentrano soprattutto su Ivor Novello, personaggio reale, il protagonista de Il pensionante, uno dei più bei film muti di Hitchcock di cui Costance storpia il titolo (in italiano l’arrotino per l’inquilino).
Mentre la star cinematografica è idolatrata dai valletti e dalle cameriere che si fermano incantati ad ascoltarlo quando canta, i nobili mostrano un evidente disprezzo per le sue canzonette. Uno snobismo culturale che sottolinea l’imminente crollo di una classe sociale che scomparirà con la seconda guerra mondiale, lasciando spazio alla borghesia rampante del dopoguerra anche nella regale Inghilterra.

Se Ivor Novello è l’elemento estraneo del piano nobile, il disprezzo della servitù si concentra su Henry Denton quando si scopre che il presunto valletto è in realtà un aspirante attore sotto mentite spoglie: la passione per il cinematografo viene dimenticata quando i servitori credono sbeffeggiato il loro lavoro anche se soggetto a regole assurde: essere chiamati con il nome del nobile che servono e sedersi a tavola secondo l’importanza del grado nobiliare dei loro padroni: un retaggio quasi medievale ma del resto che -soprattutto Sir William- creda che la sua posizione e il suo denaro gli concedano tutto è ben chiaro dalla seconda parte della storia che rivela chi è l’autore del secondo omicidio (quindi non colpevole): il gioco al massacro in punta di fioretto si trasforma nel finale in una tragedia indicibile di sopraffazione che ha spezzato vite e famiglie.

Altman solleva la patina dorata del bel mondo e non si fa scrupolo di denunciare l’orrore che nasconde e anche se a Sir William concede le simpatie di Elsie, la cameriera che prende le sue difese durante la cena formale rivelando un legame che non dovrebbe esistere, è solo per sottolineare la distanza sociale: la rottura del rapporto di classe implica il licenziamento senza bisogno di comunicarlo e neppure il potere di Sir William può infrangere la regola. 

Il vero assassino non viene scoperto, si può solo supporlo, siamo nel lontani dal giallo alla Agata Christie spesso evocato per commentare Gosford Park, che ad Altman interessi più giocare con Hitchcock è evidente non solo dalla presenza di Ivor Novello ma anche dal bicchiere di latte che Henry Denton porta a Lady Sylvia, sardonico omaggio a Il Sospetto

La vedova Winchester

Winchester
USA/Australia 2018
con Helen Mirren, Jason Clarke, Sarah Snook, Angus Sampson, Laura Brent, Eamon Farren
regia di Michael e Peter Spierig



Lavedovawinchester


Il dottor Eric Price viene ingaggiato dalla Compagnia Winchester per scrivere una relazione sulla sanità mentale della vedova Winchester, che dopo la morte del marito e della figlioletta si è rinchiusa in una grande casa continuando ad ampliarla senza sosta.
Arrivato a San Jose, il dottor Price rimane sorpreso dalla stranezza della magione e dei suoi abitanti, la nipote della vedova e suo figlio che sembra soffrire di sonnambulismo, ma presto il dottore dovrà confrontarsi anche con i propri fantasmi…



Lavedovawinchester


Il film è ispirato a fatti veri perché realmente Sarah Pardee Winchester rimase vedova e perse la figlioletta, lutti in seguito ai quali si fece costruire Winchester House ampliandola continuamente senza svelarne il motivo.
Su questa magione leggendaria e visitabile, i fratelli Spierig costruiscono una gosth story che inanella una serie di occasioni perdute, si salva solo la perfetta ricostruzione della casa firmata dallo scenografo Matthew Putland.



La vedova winchester


Il dottor Price è schiavo dell’alcol e del laudano dopo il suicidio della moglie, accetta l’offerta della compagnia Winchester per l’ottima retribuzione ma quando arriva a casa Winchester scopre che la vedova sa tutto di lui ed è lei stessa ad averlo scelto come consulente del proprio stato mentale: un inganno ordito dalla stessa Sarah Winchester che ha visto nel dottor Price un aiuto nella sua guerra contro i fantasmi? Poteva essere un gioco delle parti interessante ma il film non lo approfondisce, come non sfrutta la stranezza della casa: le inquadrature sono banali non vengono sfruttate per comunicare angoscia o claustrofobia. Anche il lavoro incessante di ampliamento che continua anche di notte poteva essere l’occasione per creare un sottofondo sonoro ossessivo ma neppure questa strada è stata sviluppata.



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Lo scontro dialettico tra paziente e dottore si risolve senza sorprese quando anche Price si accorge che la casa è davvero un ricettacolo per fantasmi e inizia la lotta senza quartiere verso lo spirito più cattivo che si è impossessato del piccolo Henry Marriott per vendicarsi dei Winchester.
Anche il tema della maledizione della famiglia causata dall’invenzione del fucile a ripetizione non viene sfruttata per una denuncia dell'(ab)uso attuale delle armi.
Spiace dirlo, dato che il potenziale c’era, ma le nomination ai Razzies 2019 sono davvero meritate.

Excalibur

ExcaliburGB 1981 Orion
con Nigel Terry, Nicol Williamson, Cherie Lunghi, Helen Mirren, Liam Neeson, Nicholas Clay, Gabriel Byrne
regia di John Boorman

La parabola dell’esistenza e del mito di Re Artù, dalla nascita illecita alla conquista della spada nella roccia dovendo dimostrare ai suoi vassalli di esserne degno, la pacificazione del regno e il matrimonio con Ginevra, la scoperta del tradimento della moglie e del migliore amico, la caduta del regno e la ricerca del Graal, la nascita ancora una volta con l’inganno, di Mordred e la morte di Artù.

In meno di tre ore John Boorman sa condensare la parabola del mito arturiano arricchendola di elementi ancor più leggendari. Excalibur è “la spina dorsale del drago” la rappresentazione delle energie telluriche che uniscono l’uomo alla natura.
Merlino uno degli ultimi maghi a praticare le antiche arti magiche cerca un re degno della spada, Uther Pendragon si rivela troppo schiavo dei suoi desideri per essere all’altezza del ruolo: appena pacificato il regno non esita a scatenare un’altra battaglia per conquistare Igrayne, la bella moglie del Duca di Cornovaglia. Merlino lo aiuta donandogli magicamente le sembianze del Duca al fine di far generare un bambino che crescerà sotto il suo controllo e sarà un re migliore di suo padre.
Pur tra mille difficoltà Artù cerca di essere degno della spada e il suo regno raggiunge finalmente la pace e la prosperità ma la sorellastra Morgana, figlia del Duca, trama la vendetta del padre morto nella battaglia scatenata da Uther: prima convince il cavaliere della tavola rotonda Galvano a insinuare pubblicamente il dubbio sull’onore della regina, portando Lancillotto e Ginevra a cedere alla passione che avevano sempre controllato. Piantando la spada tra i due amanti, Artù distrugge l’equilibrio naturale che si era creato e la carestia si abbatte sul regno. Non contenta Morgana, con lo stesso trucco usato da Uther con sua madre, giace con Artù avendo l’aspetto di Ginevra, nasce così Mordred, allevato nell’odio del padre a cui appena in età, va a reclamare il regno. Nel frattempo Perseval ha trovato il Graal e ristabilito il contatto tra il re e la natura, con questa nuova forza Artù scende in battaglia dopo aver perdonato Ginevra e Lancillotto affrontando serenamente la morte.




Excalibur


Oltre alle Chanson de geste, nell’opera riecheggiano altri classici da Omero a Il signore degli Anelli, ricordiamo che Boorman fu coinvolto nella sceneggiatura che portò cartone di Ralph Bakshie, quando abbandonò il progetto riversò molte delle idee nella realizzazione di Excalibur.
Il tema fondamentale è quello classico della teoretica di Boorman l’uomo e il rapporto con la natura, in Excalibur l’essere umano è inserito nella ciclicità della natura, un continuo alternarsi di forze buone e cattive: il film ha inizio in un medioevo violento ed infuocato e si chiude di nuovo con l’avvento dell’oscurità ma racconta la gloria di una delle pagine più leggendarie dell’umanità che rimane come fulgido esempio nei secoli regalando la speranza che possa tornare nuovamente ad avverarsi.




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Anche dal punto di vista visivo il film è un pastiche di kitsch anni ’80 e reminescenze simboliste e preraffaellite del mondo medievale, creando una delle rappresentazioni più originali del età arturiana che mi pare essere d’ispirazione a Il trono di Spade.
Notissima la colonna sonora che ha riportato in auge i Carmina Burana




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Ottima la prova di Nicol Williamson, un Merlino motore degli eventi da cui però sa sempre tenere un distacco a volte anche ironico, Nel cast è possibile riconoscere alcuni attori che sono diventati delle vere e proprie star: Helen Mirren è la bellissima e infida Morgana mentre Liam Neeson è Sir Galvano che mette in dubbio l’onore di Ginevra e combatte con Lancillotto per dirimere la questione.

Red

Red-jpg Usa 2010
con Bruce Willis, John Malkovich, Mary-Louise Parker, Morgan Freeman, Helen Mirren
regia di Robert Schwentke

Frank Moses è un agente della CIA ormai in pensione che intrattiene una relazione telefonica con un’impiegata del servizio pensioni. Un giorno un commando attenta alla sua vita e Frank capisce che anche il suo amore platonico è in pericolo, decide così di rapire la ragazza e cercare rifugio da alcuni vecchi colleghi. Anche i suoi amici devono essere eliminati e quando le quattro spie capiscono che la loro morte dovrebbe coprire le malefatte del vice presidente che vuole correre per la presidenza, smetteranno di fuggire per passare all’attacco.

Le vecchie glorie degli action movie degli anni ’80 e ’90 non demordono e tornano a rivivere le vecchie avventure in chiave ironica, vedi I mercenari, Die Hard un buon giorno per morire. L’effetto nostalgia non è un fenomeno nuovo ed è sfruttato da tempo in diversi campi d’intrattenimento ma il valore aggiunto di Red al di là di coniugare l’action movie con la commedia sentimentale è di cavalcare il sentimento di rivalsa che molti over cinquanta pensionati o costretti ad uscire dal mercato del lavoro provano nell’entusiastico ritorno alle vecchie attività dei quattro inossidabili agenti segreti , più scafati dei novellini che li hanno sostituiti.
Il film è tratto dal fumetto omonimo della D.C.Comics ma preferisce dare un taglio più scanzonato e romantico alle avventure di Frank Moses che su carta sono molto cupe e ciniche.
Moltissime le citazioni dai classici moderni di Tarantino (ad esempio Ellen Mirren che si presenta come Mrs. Brown sulle musiche di Jackie Brown) ma il vero plus del film è l’interpretazione divertita del protagonisti che arriva diritta allo spettatore: come non adorare lo squinternato Marvin Boggs di Malkovich? Esplosivo connubio tra tenerezza e follia che ricorda il dottor Walter Bishop di Fringe.

Hitchcock

1959: il successo di Intrigo Internazionale corona una carriera ormai trentennale ma Hitchcock non pensa a ritirarsi, piuttosto a sperimentare. Decide di adattare al grande schermo il romanzo di Robert Bloch Psyco ispirato a fatti realmente accaduti. La scelta viene boicottata dalle major e dalla censura e l’incaponito Hitch decide di investire di tasca propria. Psyco sarà il più grande successo della sua carriera ma mette a rischio, oltre che le sue finanze, anche lo storico legame con la moglie Alma.

Hitchcock



Il film è racchiuso tra due parentesi raccontate da Alfred Hitchcock, esattamente come gli episodi della celeberrima serie televisiva Hitchcock presenta, introducendo da subito un tono ironico nella rilettura cinematografica di Come Hitchcock ha realizzato Psyco, volume scritto da Stephan Rebello.
Il film di Sasha Gervasi, infatti, è un biopic piuttosto sui generis che analizza meticolosamente un preciso periodo della vita del grande maestro del brivido, bastante però, a farci capire la complessa personalità del cineasta e soprattutto del suo rapporto viscerale con la moglie: forse non è ancora sufficientemente noto che Alma Reville fu un supporto fondamentale anche per l’attività creativa del marito di cui fu fedele braccio destro. Il legame è raccontato con un certo divertimento anche nella gelosia tra i due e il lieto fine (“tu sei l’unica vera bionda alla Hitchcock”) forse è un po’ posticcio ma comunque regge proprio nell’ordine di quell’economia filmica da subito introdotta come ironica.
Quando viene a mancare l’ironia il film funziona meno e cioè nei dialoghi fittizi tra Hitchcock e Ed Gein, il serial killer che sta alla base del personaggio di Norman Bates: in maniera forzosa si intende spiegare la capacità del re del brivido di raccontare i lati oscuri dell’umanità come sublimazione di sue perversioni latenti.
A Helen Mirren è concesso di interpretare il ruolo di Alma senza doversi troppo immedesimare fisicamente con il personaggio, mentre Anthony Hopkins deve recitare con un ingombrante trucco per calarsi (senza riuscire perfettamente nella mimesi) nel ruolo di un uomo complessato fisicamente ma che ha fatto della sua immagine il marchio dei propri film (del resto la pellicola svela anche le grandi capacità di marketing del regista britannico). Inaspettatamente l’immedesimazione fisica più riuscita è quella di Scarlett Johansson perfetta nei panni di Janet Leigh.