Black rabbit

miniserie tv USA, 2025, Netflix
con Jude Law, Jason Bateman, Forrest Weber, Cleopatra Coleman, Sope Dirisu, Amaka Okafor, Troy Kotsur, Robin de Jesús, Chris Coy

Jake gestisce un locale di successo a New York, il Black rabbit, e potrebbe trasformarlo in un franchising riaprendo un ristorante di fama dentro al Four Season ma l’improvviso ritorno del fratello Vince, perenne scapestrato, manda all’aria tutti i piani…

Scomodo le parole del maestro Orson Welles che sosteneva che il lieto fine di un film dipende dal punto in cui chiudi la storia per questa mini serie molto intrigante che per buona parte degli episodi riesce a rinverdire i fasti del noir metropolitano affastellando un crescendo di situazioni sempre più complicate da cui i fratelli Friedkin escono regolarmente per il rotto della cuffia infilandosi sempre più nella tana del coniglio… nero di malavita e illegalità, non sempre gli snodi della trama sono solidi ma il tutto è avvincente almeno fino all’ultimo episodio.

Penso che la storia si sarebbe dovuta concludere con il suicidio di Vince
Vince è un raro caso di homme fatale, che distrugge tutto quello che tocca ed è interessante non farlo agire a livello sentimentale ma vederlo in azione nell’ambito familiare indagando un rapporto di fratellanza segnato da una infanzia difficile.


Mi sarei risparmiata i minuti finali di Jake rappacificato col mondo solo perché ha deciso di rallentare e gestire un bar. Questa teoria che il piano B meno frenetico sia la soluzione dei mali del mondoha un po’ stufato: il nostro protagonista ha morti, frodi e quant’altro sulla coscienza e basta servire caffè con calma per tornare ad essere felici? Grazie a dio c’è ancora in giro il vecchio Clint a ridare senso morale alla giustizia più imperfetta con Giurato n2

La famiglia Fang

The Family Fang
USA 2015
con Jason Bateman, Nicole Kidman, Christopher Walken, Marin Ireland, Linda Emond
regia di Jason Bateman




Lafamigliafang


Annie e Baxter Fang sono figli di due artisti molto discussi per la qualità delle loro perfomance sempre in bilico tra genialità e stupidaggine. Nell’infanzia e nell’adolescenza i due fratelli erano coinvolti attivamente nell’attività artistica dei loro genitori, esperienza che li ha segnati profondamente: Annie è un’attricetta dedita all’alcol mentre Baxter è uno scrittore in crisi che deve affrontare il terzo romanzo dopo un secondo piuttosto deludente. La famiglia si riunisce per un incidente occorso a Baxter e inizia ad affrontare i nodi del proprio passato ma un giorno i genitori spariscono nel nulla e sulla loro auto, abbandonata in una zona dove sono accaduti rapimenti ed omicidi, vengono trovate tracce di colluttazione: si tratta dell’ennesima performance estrema o di un vero delitto?




La famiglia Fang


Tratto dall’omonimo romanzo di  Kevin Wilson, la seconda regia dell’attore Jason Bateman è una commedia dolce amara che riesce a farsi amare nonostante le sue imperfezioni.
Siamo di fronte a una delle famiglie più disfunzionali che si siano viste al cinema, vittima del narcisimo del padre (un ottimo Christopher Walken) che ha messo tutta la famiglia al servizio della sua idea di arte, una moglie troppo innamorata che ha rinunciato alle proprie ambizioni artistiche per seguire il marito e per non perderlo ha permesso che anche i figli entrassero nelle loro provocatorie performance.
Con queste premesse ovviamente i due fratelli non possono che essere degli adulti irrisolti e soprattutto
Annie s’illude che scoprendo il bluff della scomparsa dei genitori i rapporti familiari si normalizeranno, Il viaggio sulle tracce di Camille e Caleb invece rivelerà una verità ancora più complessa e dolorosa che avrà però il merito di unire ancora di più i due fratelli e darà a Baxter la forza per ultimare il suo terzo libro.




La famiglia fang


Nonostante l’ambientazione nel mondo dell’arte, dal cinema alla letteratura, alle bizzarre performance dei Fang, non è certo questo il tema principale del film: l’arte rimane solo uno sfondo inusuale per una storia che indaga legami famigliari in cui si può riconoscere un pubblico ben più vasto di quello interessato all’arte contemporanea, nicchia che forse avrebbe gradito una maggior attenzione a quel gioco tra finzione e realtà sbandierato anche nella locandina.



FamigliaFang


Anche lo stile cinematografico mi ha lasciato delle perplessità: belle le ricostruzioni delle performance che hanno scandito l’infanzia e l’adolescenza dei Fang, un po’ meno chiaro, almeno per la sottoscritta, l’uso del controluce e i colori acidi nella narrazione del presente anche se alcune riprese denotano il talento di Bateman nella costruzione dell’immagine.