Miami Vice

Miamivice Non ho mai seguito la serie televisiva di Miami Vice, ma il film di Michael Mann mi e’ piaciuto molto per come ha saputo aggiornare la sgargiante Miami degli anni ‘80 alla cupa metropoli che ben riflette i periodi bui che stiamo attraversando.
La ricerca della talpa che informa i narco di Montoya e’ in fondo un mcguffin per raccontarci la vita da infiltrati di Sonny e Rico con le loro complicate vite sentimentali.
Lusso sfrenato, macchine supersportive, off-shore velocissimi ed aerei privati di ultima generazione, peccato che uno debba lottare con la morte e la legge solo per andare a farsi un mohito nel posto piu’ commerciale della terra: La boteghita del medio di hemingwayana memoria.

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Dell’idea

Prunetto Come mia pessima abitudine ho visitato ieri, ultimo giorno valido, il bellissimo percorso de la Via del sale: un cammino in Alta Langa che espone opere di artisti contemporanei in edifici millenari, pievi o castelli, dando vita a un colloquio artistico affascinante.
Il mio interesse era volto maggiormente alla scoperta delle strutture secolari che ospitavano la mostra e sono rimasta estasiata dalla bellezza del Castello degli Scarampi a Prunetto, un castello severo sviluppatosi nel XII attorno ad un’antica torre di avvistamento che ha subito pochi rimaneggiamenti nel corso dei secoli, solo le bifore sono del XII sec.
Bruciato durante la Seconda Guerra mondiale sia dai partigiani che dai tedeschi, per la sua eccezionale posizione strategica, adesso e’ di proprieta’ del comune che lo sta ristrutturando.
Tutte queste cose le ho scoperte parlando con il gentilissimo volontario che ieri stava all’ingresso e che ci ha mostrato anche parte degli oggetti del futuro museo etnografico.
Sconvolgente la scoperta delle antiche misure piemontesi in uso fino all’unificazione sotto il sistema metrico-decimale imposto da Napoleone: il cicinin non e’ solo un espressione dialettale ma un’unita’ di misura che corrisponde a circa 25 mm, divertente il decimot che corrisponde a 75 mm, ma quello che mi ha veramente toccato e’ stato scoprire che la misura esatta di 100 mm va sotto il nome di idea: sono sempre stata fervente assertrice della superiorita’ delle antiche culture contadine rispetto a questa nostra confusa era tecnologica ma vedere che una misura esatta richiama direttamente la perfezione di mondo iperuranico facendo suo il concetto di idea e’ per me di una commozione assoluta.

Addio a Gillo Pontecorvo

Gillopontecorvo E’ scomparso all’eta’ di 86 anni, Gillo Pontecorvo, eminente personaggio della cinematografia italiana: e’ stato, tra le altre cose, direttore per quattro anni (dal 1992 al ‘96) della Mostra del Cinema di Venezia.
Nato a a Pisa il 1919 da una famiglia di origine ebraica, si rifugia in Francia durante il periodo delle leggi razziali, combatte come partigiano con il nome di Barnaba e dopo la visione di Paisa’ decide di entrare attivamente nel mondo del cinema.
Le prime esperienze sono attoriali, nel film Il sole sorge ancora, del 1946 primo film finanziato dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani).
Diventa poi aiuto regista per Allegret, Steno e il Monicelli di Toto’ e Carolina (1955).
Dopo alcune esperienze da documentarista arriva il debutto con Giovanna nel film ad episodi La rosa dei venti.
Il primo lungometraggio e’ La grande strada azzurra (1957), storia di un imprendibile pescatore di frodo interpretato da Yves Montand, tratto dal romanzo Squarcio’ di Franco Solinas con cui Pontecorvo collabora strettamente e in memoria del quale istituisce nel 1986 il Premio Solinas per mettere in luce i giovani autori italiani.

Filmpontecorvo

Come regista non e’ prolifico, solo cinque lungometraggi caratterizzati tutti da un forte impegno civile, da menzionare sono sicuramente Kapo’ del 1960, che racconta il dramma di una deportata ebrea che per sopravvivere all’inferno dei lager accetta di diventare una kapo’, schierandosi di fatto con i suoi aguzzini e Queimada del 1969, che si avvale dell’interpretazione di Marlon Brando in un‘ opera che cerca di analizzare il fenomeno del colonialismo.
Il suo capolavoro e’ pero’ La battaglia d’Algeri del 1966 dove, con stile asciutto rievoca gli scontri tra i para’ francesi e i ribelli algerini asserragliati nella Casbah; grazie allo stile documentaristico il film riesce a fare luci sulle ragioni dei due fronti, francese ed algerino.
Il film vince il Leone d’oro a Venezia e ottiene una nomination agli Oscar, ma per lungo tempo sara’ vietato in Francia.

Scoop

Scoop Sondra, una svampita aspirante giornalista del Midwest americano, e’ a Londra ospite di amici. Un giorno assiste allo spettacolo di un mago da strapazzo, Splendini (al secolo Sid Waterman) che la invita sul palco; mentre si trova nello “smaterializzatore” Sondra viene contattata dallo spirito di un famoso giornalista appena scomparso che attraverso di lei vuole mettere a segno l’ultimo scoop della sua carriera: smascherare l’imprendibile killer dei tarocchi..

La trasferta londinese di Allen pare davvero fruttuosa, in breve tempo il maestro newyorchese ha sfornato due film molto belli: il melodrammatico Match Point dello scorso anno e questa nuova godibilissima commedia che lo vede tornare a recitare in un ruolo comico, dalle battute fulminanti come non gli riuscivano da tempo.
Scoop non sta certo tra i capolavori dell’autore, ma resta un divertissement notevole dove i protagonisti cercano di essere qualcun altro, in particolare la strana coppia Sandra/Splendini che si finge padre e figlia e ricchi magnati americani, pur di riuscire a trovare le prove di quanto il reporter scomparso comunica dall’aldila’. Con grande leggerezza il regista mischia citazioni dei suoi film e reminiscenze hitchcockiane anche se ho l’impressione che Allen sia affascinato dalla sopravvissuta distinzione in classi sociali che caratterizza Londra e che gli permette di confrontarsi con il romanzo di Dreiser Una tragedia americana: anche in questo film come in Match Point e’ possibile trovare dei riferimenti al film tratto dal libro nel ‘51 Un posto al sole, nel primo film l’omicidio dell’amante incinta era l’unica soluzione per non perdere i privilegi acquisiti, in Scoop c’e’ la diretta citazione dell’omicidio in barca previa spiegazione del perche’ si sta compiendo.
Molto azzeccato il cast, soprattutto maschile: distaccato ed ironico Allen, credibile e fascinoso Hugh Jackman senza unghioni e doppio ciuffo a banana di Wolverine e last but not least il cameo di Ian McShane nella parte di Joe Strombel il reporter capace di osare allungare anche una mancia alla morte e calarsi di soppiatto nelle acque dello Stige per portare a termine il suo scoop: solo il mitico Al Swearengen (il ruolo di McShane in Deadwood) poteva osare tanto!

Little Miss Sunshine

Littlemisssunshine Un’opera piu’ furba che graffiante, che dipinge un bislacco ritratto di famiglia americana, gli Hoover, i cui componenti si aggrappano, ciascuno a proprio modo, al sogno americano, finendo per incarnare tutti i cliche’ delle commedie “alternative”: Richard, il capofamiglia ha investito tutti i suoi soldi in un suo progetto motivazionale ed e’ estremamente concentrato sul lavoro, Dwayne il figlio adolescente e’ in piena fase nietzchiana e ha fatto voto di silenzio per riuscire a diventare un pilota di jet, mentre la piccola Olive sogna di diventare una miss; la madre, Sheryl, cerca di tenere insieme il nucleo famigliare di cui fanno parte anche il suocero, che in vecchiaia ha scoperto i piaceri dell’eroina e dell’eros e il di lei fratello Frank, reduce da un tentativo di suicidio non per un amore non corrisposto ma perche’ il rivale in amore, oltre ad avergli soffiato il fidanzato (ovviamente non poteva mancare un gay!) gli ha fregato anche una borsa di studio declassandolo al rango di secondo studioso americano di Proust. Quando Olive viene ripescata da un precedente concorso e invitata a partecipare a Little Miss Sunshine in California, per una serie di motivi tutta la famiglia e’ costretta ad accompagnarla su un anacronistico pulmino anni ’70: ovviamente durante il viaggio i protagonisti riscopriranno i veri valori della vita.
La coppia di registi tenta tutte le carte per far decollare la pellicola, anche quella assolutamente fallita della commedia nera (il trafugamento della salma e’ forse il momento piu’ basso) ma il lavoro rimane solo a tratti divertente, senza avere mai la forza di andare oltre un’apparente cattiveria, scelta che comunque ha pagato perche’ premi, anche importanti, sono arrivati.
L’unica cosa davvero inquietante e ridicola del film erano le piccole miss con cui la normalissima Olive doveva gareggiare.

Lady in the water

Ladyinthewater Antiche creature del mare che un tempo consigliavano e guidavano gli uomini tentano di riprendere i contatti con l’umanita’: e’ la missione di Story una narf che si e’ rifugiata nella piscina di un condominio per incontrare uno scrittore di cui deve incentivare l’opera, ma esseri oscuri si celano nell’ombra per ucciderla ed impedirle di tornare al suo mondo, tocchera’ agli uomini proteggere la ninfa..

Il regista mette da parte i toni orrorifici per puntare su quelli piu’ lievi della fiaba in questo film che mi e’ piaciuto piu’ di The Village; il che non toglie che dopo l’exploit de Il sesto senso la teoretica shyamalaniana mi convinca sempre poco.
In quest’ultima fatica, il regista ritaglia per se’ il ruolo dello scrittore le cui parole cambieranno il mondo e gli costeranno la vita: quantomeno una visione un po’ presuntuosa del proprio compito! Non pago di incensarsi, l’unico abitante del condominio a cui fa fare una brutta fine e’ un critico cinematografico: che Shyamalan debba far pace con se stesso e il suo lavoro?
Conflitti esistenziali e qualche caduta di ritmo a parte, mi sono lasciata prendere dal gioco di capire quali fossero i ruoli i degli abitanti del condominio, su cui il critico aveva dato ovviamente indicazioni sbagliate, quando le attribuzioni erano in realta’ molto piu’ semplici(stiche) di quel che si potesse pensare.
La morale del film e’ altrettanto semplice: fiducia in se stessi e unita’ tra le genti (il condominio abitato da personaggi strani e di razze diverse e’ l’ovvia metafora del nostro mondo) per sconfiggere il male e la paura.
Fortunatamente tutta questa esilita’ e prevedibilita’ e’ sostenuta da grandi prove attoriali, in particolare Paul Giamatti conferma tutto il suo talento.

The Black Dahlia

Theblackdahlia Il film e’ un capolavoro di tecnica e virtuosismo, che mi ha ammaliato con il dolly che introduce il cadavere della Dalia dietro la casa dove sono appostati di due poliziotti (un omaggio a L’infernale Quinlan visto che il movimento si sviluppa da una situazione manipolata da un poliziotto corrotto?) e la meravigliosa soggettiva del pranzo a casa Linscott; fatta questa doverosa premessa mi schiero dalla parte dei detrattori del film di De Palma che ho trovato deludente soprattutto dal punto di vista della delineazione dei caratteri e delle prove recitative.
Ho apprezzato la parte iniziale che introduce i rapporti tra Bucky e Blanchard, due volti della stessa sfrenata ambizione di far carriera nella polizia della corrotta Los Angeles della fine degli anni ’40.
Certamente l’irrompere nella trama di un delitto sconvolgente come quello della Dalia Nera comporta uno scarto totale nella costruzione dei personaggi, ma questo non spiega perche’ il coinvolgimento di Blanchard nel caso si trasformi in un’ossessione che frantuma il mondo che si e’ costruito: la fama professionale ed il legame con Kay e Bucky.
Anche l’epilogo della vicenda suona falso: Bucky trova delle prove a volte in modo del tutto fortuito e la complessa trama che ruota attorno alla famiglia Linscott perde i suoi contorni tragici per stemperarsi nel ridicolo.
La cosa che meno mi e’ piaciuta e’ l’uso che De Palma fa degli attori: non ho apprezzato la prova di Hilary Swank troppo sopra le righe ed anche fisicamente non l’ho reputata adatta per il ruolo della dark lady con la sua bellezza troppo moderna e spigolosa, in particolare quando si piazzava in testa quel mocio vileda per andare a gozzovigliare nei bassifondi.
Ho amato ancor meno la Kirshner nel personaggio che tutti salvano, quello della vittima: sembra ricalcare il suo ruolo in The L world, una sorta di Alice che riesce a mantenere la sua purezza anche nei mondi ambigui da cui e’ attirata e poi non sono mai riuscita a scorgere una qualsiasi somiglianza tra lei e Hilary Swank che avrebbero dovuto rappresentare il tema del doppio.
Paradossalmente mi e’ piaciuta Scarlett Johansson perche’ era quella che possedeva l’allure per un noir o un melo’ anni ‘50, le cui atmosfere erano egregiamente ricostruite da luci e scenografia: in alcune scene pareva davvero una Kim Novak rediviva.

Auguri a Susan Sarandon

Susansarandon La splendida e battagliera Susan Sarandon, al secolo Susan Abigail Tomalin, è nata a New York il 4 ottobre 1946, con radici italiane visto che uno dei suoi nonni era di originario di Ragusa, citta’ che ha dato all’attrice la cittadinanza onoraria.
Sposata con l’attore Chris Sarandon di cui manterra’ il cognome anche dopo la separazione, la giovane attrice si presenta nel 1970, assieme al marito, ai provini per il cast di La guerra privata del cittadino Joe di John G. Avildsen: il marito viene scartato mentre per lei il film sara’ il debutto di una lunga carriera.
Nel ‘72 ha un piccolo ruolo ne La mortadella di Monicelli e nel ‘74 interpreta la fidanzata di di Jack Lemmon in Prima pagina per la regia di Billy Wilder; ma sara’ il ruolo di un’altra fidanzatina a renderla una star: l’imbranata Janet Weiss che in una notte di tregenda trova rifugio nel castello del Dr. Frank-N-Furter in The Rocky Horror Picture Show, diretto da Jim Sharman.

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Nel 1980 e’ la protagonista del malinconico Atlantic City, USA di Louis Malle, che l’aveva gia’ diretta nel 1978 nel mediocre Pretty Baby.
Nel 1983 e’ la coprotagonista assieme a Catherine Deneuve e David Bowie del patinato horror Miriam si sveglia a mezzanotte di Tony Scott.
Nel 1987 e’ una delle tre streghe, (le altre sono Cher e Michelle Pfeiffer) che flirtano con il diavolo Jack Nicholson in Le streghe di Eastwick, un film di George Miller che all’epoca ebbe molto successo.

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L’anno seguente sul set di Bull Durham – un gioco a tre mani si innamora di Tim Robbins, con il quale forma una delle coppie piu’ impegnate di Hollywood: sara’ il marito a dirigerla nel film contro la pena di morte che e le ‘e valso l’unico oscar della sua carriera, Dead Man Walking – condannato a morte (1995) dove interpreta Suor Helen Prejean che accompagna fino alla pena capitale l’assassino Sean Penn.
Nel 1991 intanto, c’era stato il suo ruolo piu’ celebre: quello di Louise che insieme alla piu’ svagata Thelma (Geena Davis) da vita a una delle piu’ anticonvenzionali e a mio parere sopravvalutate coppie femminili del cinema in Thelma & Louise di Ridley Scott.

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Nella sua sempre intensa attivita’ c’e’ da segnalare nel 1998 l’inizio della collaborazione con John Turturro con Illuminata che e’ continuata con Romance e Cigarettes del 2005 dove la Sarandon offre una delle solite ineccepibili prove attoriali.

Nuovomondo agli Oscar

Nuovomondoloca E’ ufficale, Nuovomondo e’ stato scelto come come rappresentante della cinematografia italiana agli Oscar.
Da una parte sono molto contenta, perche’ e’ un film che amo molto, sicuramente degno di rappresentarci al meglio, soprattutto se si pensa alle sceneggiate ridicole dello scorso anno, con la prima scelta, Private, rifiutata perche’ non recitata in italiano (dopo quell’increscioso caso la regola dovrebbe essere stata modificata) e il ripiegamento su un film decisamente mediocre, La bestia nel cuore
Durante la visione di Nuovomondo, mi chiedevo come sarebbe stato accolto in America questo film: Crialese ha una formazione americana e negli USA Respiro ebbe un grandissimo successo, piu’ che in Italia; pero’ mi chiedo, senza fare le solite allusioni al nuovo corso neocon degli States, una nazione stressata da anni di guerra, dal barcollare del suo status di “piu’ grande democrazia del mondo”, come accettera’ un film che crea un parallelo neppure troppo latente tra la selezione razziale degli emigrati e la filosofia nazista, analogia lampante nella scena delle donne alle docce?
Quest’anno l’Italia aveva buoni film da proporre all’Academy, oltre al film di Crialese (che ribadisco, a mio giudizio e’ il migliore): Romanzo criminale e Il Caimano, pellicole che sarebbero sicuramente piaciute agli americani che mi pare siano soliti selezionare e premiare i lavori che rimandano all’idea spesso folcloristica che hanno dello stato straniero, ad esempio non ho dubbi che sara’ selezionato e avra’ buone probabilita’ di vittoria Volver con quel richiamo al cinema degli anni cinquanta e l’omaggio alla Loren.
Io non so molto di come funzionino queste meccaniche ma quel che mi chiedo e’: se una statuetta puo’ aiutare ad attirare l’attenzione (o denari) sul nostro cinema che viene definito perennemente in crisi e’ piu’ giusto inviare il film migliore o seguire una strategia “d’interesse” e scegliere il lavoro (sempre piu’ che dignitoso!) che poteva piacere alla commissione?
E’ solo un dubbio: se Crialese vincera’ saro’ la prima a gioirne.

Nuovomondo

Nuovomondo Le prime scene del film, che illustrano le tradizioni di un mondo arcaico ed immutabile mi hanno fatto pensare agli indiani di The new world di Malick, solo in secondo tempo ho collegato la similutidine tra i titoli; nell’opera di Crialese non c’e’ pero’ possibilita’ di contaminazione tra il vecchio mondo , fatto di fatica, credenze popolari e lunghi silenzi con il nuovo mondo che lusinga gli emigranti con i fotomontaggi di animal e verdure giganti (tutte foto rigorosamente originali) salvo poi fermarli alle porte della terra promessa e selezionare asetticamente le persone per accettare solo quelle sane e disposte a lavorare senza creare troppi problemi: un sistema che avrebbe preso piede qualche decennio dopo (il film e’ ambientato nel 1909) con le tinte fosche del nazismo.
La pellicola narra in maniera lineare il viaggio della famiglia Mancuso verso l’America, dove e’ gia’ emigrato un fratello: prima la vita agra dei contadini dell’entroterra siculo che non ha nulla di bucolico, poi le fasi che precedono la partenza con l’eterna frotta di profittatori che cercano di guadagnare qualcosa sulla pelle di chi sfida la sorte, vendendogli medicamenti portentosi, documenti falsi o fotografie improbabili. Il viaggio, che iniza con la bella scena di un unica folla lentamente divisa da una striscia di acqua scura che si allarga sempre piu’ mentre la nave si allontana dal molo, poi l’arrivo nella terra tanto agognata che non si vede, avvolta dalla nebbia ed infine l’ incomprensibile sosta ad Ellis Island dove gli emigranti vengono testati fisicamente ed intellettivamente.
NuovomondoNel viaggio le sorti della famiglia Mancuso, si intrecciano con quelle di Lucy, una donna inglese dal passato non chiaro che sulla nave e’ l’elemento estraneo tra le donne siciliane per la diversita’ dei suoi modi e dei suoi colori, poi diventa la “luce” che guidera’ i Mancuso alla scoperta nel nuovo mondo, prendendo il posto della vecchia matriarca: come in Respiro, Crialese dimostra una grande attenzione all’universo femminile dipingendo due atipici ritratti di donna, lontanissimi tra loro ma in grado di comunicarsi il passaggio di consegne guardandosi semplicemente negli occhi.
Tecnicamente, ho amato film per la sua capacita’ di mescolare il rigore della ricostruzione storica, la perfezione delle geometrie spaziali (su tutte spiccano le riprese delle scale degli edifici di Ellis Island) alle immagini surreali delle visioni del nuovomondo, creando un’atmosfera che trascende l’episodio storico e i riferimenti alle situazioni attuali in un afflato di delicata, sofferta ma dignitosa umanita’.