La vita da grandi

Italia 2025
con Matilda De Angelis, Yuri Tuci, Maria Amelia Monti, Paolo Hendel, Adriano Pantaleo, Christian Ginepro, Ariella Reggio, Lorenzo Gioielli
regia di Greta Scarano

La trentenne Irene Nanni ha una vita avviata a Roma: un buon lavoro e un fidanzato con cui sta cercando casa; quando deve tornare a Rimini per occuparsi del fratello autistico perché i genitori devono assentarsi per alcuni accertamenti di salute, tutto il mondo di Irene sembra andare in crisi…

Promosso a pieni voti il debutto alla regia dell’attrice Greta Scarano.
L’opera è liberamente tratta dal libro autobiografico Mia sorella mi rompe le balle. Una storia di autismo normale di Damiano e Margherita Tercon.

Si tratta di una commedia agrodolce ispirata alle commedie indie USA che hanno al centro le famiglie disfunzionali (alla Little Miss Sunshine per intenderci) ma anche nella ricostruzione degli ambienti, nella composizione del nucleo familiare è possibile riconoscere un tocco originale: la villetta in periferia con arredi anni ’90, le zie un po’ svanite succubi di Un Posto al Sole (omaggio della regista alla soap in cui ha debuttato).

L’ambientazione in una Rimini fuori stagione con i colori grigi dell’inverno contribuisce a creare l’atmosfera del film sottolineata anche dalle scelte di cast: agli ottimi protagonisti si aggiunge il ritorno a un ruolo di spessore di Adriano Papaleo, protagonista bambino di Io speriamo che me la cavo e la scelta due comici come Maria Amelia Monti e Paolo Hendel in ruoli insolitamente seri -direi rassegnati- dei due genitori iperprotettivi nei confronti di Omar.

La vita da grandi non è solo un film sull’autismo ma indaga anche “la vita da grande” di Irene. Davanti alla logica implacabile del fratello che vorrebbe aiutare ad uscire dalla gabbia iperprotettiva costruita dalla madre, Irene si accorge che anche lei, nella sua normalità, ha fatto scelte per ottemperare alle esigenze della vita adulta che l’hanno allontanata dai suoi sogni tanto che il suo compagno non ha mai saputo nulla delle sue velleità artistiche.
Coronare il sogno di Omar di partecipare a un talent show diventa l’occasione per Irene per ritrovare una parte di sé che aveva accantonato.

Zoran, il mio nipote scemo

Zoranlocandina Italia / Slovenia 2013
con Giuseppe Battiston, Rok Prašnikar, Robero Citran, Marjuta Slamič, Teco Celio
regia di Matteo Oleotto

Paolo Bressan è un alcolista bugiardo che il fallimento sentimentale e lavorativo ha incattivito. Un giorno riceve una richiesta d’appuntamento da un notaio sloveno in seguito alla morte di una zia. Convinto di ricevere un’eredità, Paolo si ritrova a dover accudire per alcuni giorni il nipote sedicenne Zoran che non ha altri parenti in vita oltre lui. Scoperta l’abilità del ragazzino con le freccette, Paolo decide di sfruttarlo e per poterlo fare chiede l’affido di Zoran..

Opera prima di Matteo Oleotto intrisa di alcol (la tagline era “una commedia ad alto tasso alcolico”) e di provincia friulana al confine con la Slovenia, dove scorrono ancora sotterranee le tensioni razziali (Paolo ad esempio rifiuta di parlare la lingua slovena e di partecipare al coro che recupera il dialetto); Zoran il mio nipote scemo è una commedia di chiara derivazione dalla commedia indie americana, quella che esce dal Sundance per interderci: il racconto radicato nel territorio, i protagonisti disadattati: se Paolo è cattivo Zoran è di un’ingenuità e di una timidezza disarmante resa ancora più buffa dal linguaggio arcaico imparato su due romanzi d’amore della nonna che risalgono all’inizio del secolo scorso.
Se i topos della commedia indie americana sono oramai diventati mainstream, vedi Little Miss Sunshine, Zoran conserva una certa originalità anche nel lieto fine con un sottile ribaltamento dei ruoli che imbriglierà Paolo in una nuova occasione di rinascita (suo malgrado, dimostrando che spesso, chi urla è più debole di chi sembra scemo).
Un film divertente e ben girato: mi ha colpito la fotografia di Ferran Paredes Rubio; Zoran il mio nipote scemo regala inoltre un’altra grande prova di Giuseppe Battiston.
Sylvain Chomet, l’autore di Appuntamento a Belleville e L’illusionista è il Guru delle freccette.

Zoran

Little Miss Sunshine

Littlemisssunshine Un’opera piu’ furba che graffiante, che dipinge un bislacco ritratto di famiglia americana, gli Hoover, i cui componenti si aggrappano, ciascuno a proprio modo, al sogno americano, finendo per incarnare tutti i cliche’ delle commedie “alternative”: Richard, il capofamiglia ha investito tutti i suoi soldi in un suo progetto motivazionale ed e’ estremamente concentrato sul lavoro, Dwayne il figlio adolescente e’ in piena fase nietzchiana e ha fatto voto di silenzio per riuscire a diventare un pilota di jet, mentre la piccola Olive sogna di diventare una miss; la madre, Sheryl, cerca di tenere insieme il nucleo famigliare di cui fanno parte anche il suocero, che in vecchiaia ha scoperto i piaceri dell’eroina e dell’eros e il di lei fratello Frank, reduce da un tentativo di suicidio non per un amore non corrisposto ma perche’ il rivale in amore, oltre ad avergli soffiato il fidanzato (ovviamente non poteva mancare un gay!) gli ha fregato anche una borsa di studio declassandolo al rango di secondo studioso americano di Proust. Quando Olive viene ripescata da un precedente concorso e invitata a partecipare a Little Miss Sunshine in California, per una serie di motivi tutta la famiglia e’ costretta ad accompagnarla su un anacronistico pulmino anni ’70: ovviamente durante il viaggio i protagonisti riscopriranno i veri valori della vita.
La coppia di registi tenta tutte le carte per far decollare la pellicola, anche quella assolutamente fallita della commedia nera (il trafugamento della salma e’ forse il momento piu’ basso) ma il lavoro rimane solo a tratti divertente, senza avere mai la forza di andare oltre un’apparente cattiveria, scelta che comunque ha pagato perche’ premi, anche importanti, sono arrivati.
L’unica cosa davvero inquietante e ridicola del film erano le piccole miss con cui la normalissima Olive doveva gareggiare.