Antiche creature del mare che un tempo consigliavano e guidavano gli uomini tentano di riprendere i contatti con l’umanita’: e’ la missione di Story una narf che si e’ rifugiata nella piscina di un condominio per incontrare uno scrittore di cui deve incentivare l’opera, ma esseri oscuri si celano nell’ombra per ucciderla ed impedirle di tornare al suo mondo, tocchera’ agli uomini proteggere la ninfa..
Il regista mette da parte i toni orrorifici per puntare su quelli piu’ lievi della fiaba in questo film che mi e’ piaciuto piu’ di The Village; il che non toglie che dopo l’exploit de Il sesto senso la teoretica shyamalaniana mi convinca sempre poco.
In quest’ultima fatica, il regista ritaglia per se’ il ruolo dello scrittore le cui parole cambieranno il mondo e gli costeranno la vita: quantomeno una visione un po’ presuntuosa del proprio compito! Non pago di incensarsi, l’unico abitante del condominio a cui fa fare una brutta fine e’ un critico cinematografico: che Shyamalan debba far pace con se stesso e il suo lavoro?
Conflitti esistenziali e qualche caduta di ritmo a parte, mi sono lasciata prendere dal gioco di capire quali fossero i ruoli i degli abitanti del condominio, su cui il critico aveva dato ovviamente indicazioni sbagliate, quando le attribuzioni erano in realta’ molto piu’ semplici(stiche) di quel che si potesse pensare.
La morale del film e’ altrettanto semplice: fiducia in se stessi e unita’ tra le genti (il condominio abitato da personaggi strani e di razze diverse e’ l’ovvia metafora del nostro mondo) per sconfiggere il male e la paura.
Fortunatamente tutta questa esilita’ e prevedibilita’ e’ sostenuta da grandi prove attoriali, in particolare Paul Giamatti conferma tutto il suo talento.