Persepolis

Persepolis_2 Marjane Satrapi racchiude in un lungometraggio i quattro volumi a fumetti che raccontano la sua esperienza di bambina iraniana cresciuta negli anni della rivoluzione komehinista, giovanissima esule in un’Europa insensibile ai problemi dei rifugiati, che le riserva alcune drammaticissime esperienze. Marjane decide allora di far ritorno in patria, ma dopo gli studi e un matrimonio fallito prendera’ definitivamente la via dell’esilio in Francia.

Per chi ha amato Leggere Lolita a Teheran, questo e’ un film da non perdere, dove ritrovare tutta la vitalita’ mai sopita del popolo iraniano, anche sotto il gioco terrible della tirannia teocratica.
Pochissimi i colori della pellicola, riservati al presente francese concluso nell’aeroporto, mentre tutto il passato di Marjane e’ rivissuto in un drammatico bianco e nero dove il nero diventa dominante nei momenti drammatici, raccontati sempre per ellissi, scelta che non ammorbidisce certo il tono, ma diventa un pietoso distogliere lo sguardo.
Ma la Satrapi non rievoca solo il dolore delle sue esperienze, la sua arguzia sa mettere comicamente alla berlina il potere iraniano come nella scenetta dello spaccio di musica rock, e poi ce’ il personaggio delizioso della nonna a cui e’ dedicata la dolce pioggia di gelsomini dei titoli di coda e quella rappresentazione di Allah barbuto che veleggia sulle nuvole, identica all’immagine del Dio cristiano.
Il racconto pero’ non e’ solo lo spaccato di un popolo che cerca di sopravvivere alla tirannia, Marjane Satrapi rivela anche una sensibilita’ prettamente femminile nel raccontare la storia di una crescita personale in cui diventa facile identificarsi.

Incomprensibile ai miei occhi la scelta dell’Academy di preferire a Persepolis la pantegana cuoca.

Nuovomondo agli Oscar

Nuovomondoloca E’ ufficale, Nuovomondo e’ stato scelto come come rappresentante della cinematografia italiana agli Oscar.
Da una parte sono molto contenta, perche’ e’ un film che amo molto, sicuramente degno di rappresentarci al meglio, soprattutto se si pensa alle sceneggiate ridicole dello scorso anno, con la prima scelta, Private, rifiutata perche’ non recitata in italiano (dopo quell’increscioso caso la regola dovrebbe essere stata modificata) e il ripiegamento su un film decisamente mediocre, La bestia nel cuore
Durante la visione di Nuovomondo, mi chiedevo come sarebbe stato accolto in America questo film: Crialese ha una formazione americana e negli USA Respiro ebbe un grandissimo successo, piu’ che in Italia; pero’ mi chiedo, senza fare le solite allusioni al nuovo corso neocon degli States, una nazione stressata da anni di guerra, dal barcollare del suo status di “piu’ grande democrazia del mondo”, come accettera’ un film che crea un parallelo neppure troppo latente tra la selezione razziale degli emigrati e la filosofia nazista, analogia lampante nella scena delle donne alle docce?
Quest’anno l’Italia aveva buoni film da proporre all’Academy, oltre al film di Crialese (che ribadisco, a mio giudizio e’ il migliore): Romanzo criminale e Il Caimano, pellicole che sarebbero sicuramente piaciute agli americani che mi pare siano soliti selezionare e premiare i lavori che rimandano all’idea spesso folcloristica che hanno dello stato straniero, ad esempio non ho dubbi che sara’ selezionato e avra’ buone probabilita’ di vittoria Volver con quel richiamo al cinema degli anni cinquanta e l’omaggio alla Loren.
Io non so molto di come funzionino queste meccaniche ma quel che mi chiedo e’: se una statuetta puo’ aiutare ad attirare l’attenzione (o denari) sul nostro cinema che viene definito perennemente in crisi e’ piu’ giusto inviare il film migliore o seguire una strategia “d’interesse” e scegliere il lavoro (sempre piu’ che dignitoso!) che poteva piacere alla commissione?
E’ solo un dubbio: se Crialese vincera’ saro’ la prima a gioirne.

O’scar-rafone: Sideways

Sideways Sono piuttosto concorde con la scelta fatta dall’ Academy Awards per gli Oscar 2005: sicuramente l’opera di Eastwood meritava i riconoscimenti ricevuti e Scorsese e’ degno di entrare a far parte di quella cerchia di grandissimi registi che verranno premiati solo con unoscar alla carriera (l’esempio piu’ eclatante e’ sempre quello di Sir Alfred Hitchcock).
La nota stonata e’ stata quella di Sideways, un film che mi ha letteralmente disgustata e che e’ riuscito a portare a casa la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale.
Il film racconta la storia di due sfigati, un cazzone belloccio, attore mediocre, che pensa solo alle donne e il suo amico bruttino ergo ancor piu’ sfigato: scrittore fallito con annessa depressione per un rapporto d’amore finito da anni. Prima del viaggio di nozze dell’attorucolo si concedono una settimana all’insegna dell’enoturismo tra i vigneti della California e ovviamente troveranno l’amore, cioe’ solo il supersfigato lo trovera’ (e il lieto fine e’ lampante almeno mezz’ora prima del finale, stupidamente lasciato aperto) perche’ accettera’ le proprie paure e non si nascondera’ piu’ dietro le bugie: credo che una storia piu’ banale e politically-correct non si possatrovare! Ma il film e’ piaciuto perche’ probabilmente scatta un processo di identificazione con uno dei due personaggi oppure si e’ colti da un sentimento nostalgico: chi non ha vissuto una vacanzarocambolesca ma che lo ha segnato, soprattutto quando aveva 20 anni? purtroppo questi ne hanno 40, ma che fa..
Difetto principale del film e’ la mancanza di ritmo, fondamentale in una commedia: non basta qualche gag gettata a caso (l’unica veramente divertente e’ quella della macchina che non centra l’albero) in un mare di momenti depressi e deprimenti per far ridere.
A Payne va il merito (?) di aver inventato un nuovo genere: l’ on the road turistico, sponsorizzato ai piu’ famosi vigneti della California e del mondo che dopo il film hanno visto salire notevolmente il loro utile, non per nulla l’unico vino italiano citato e’ il Sassicaia, la “marca” piu’ elaborata ma piu’ cool del nostro mercato vinicolo.
Un film totalmente inutile, a meno che non siate nel business enologico americano.

I filmoni degli Oscar 2005: Neverland

Vabbe’ il centenario di Peter Pan.. vabbe’ che Johnny Depp e’ in debito almeno di un Oscar, ma inserire Neverland tra i migliori film dell’anno mi pare una scelta decisamente azzardata.

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Nel 1904 il commediografo James M. Barrie, reduce da un insuccesso teatrale, conosce nei giardini di Kensington la famiglia Llewelyn Davies, composta dalla giovane madre vedova e dai suoi quattro figli maschi. Lo scrittore instaurera’ uno stretto rapporto di amicizia con i ragazzi, prendendo a ben volere soprattutto Peter, il terzogenito, che non si e’ ancora ripreso dalla morte del padre. Questo legame, e l’ amore platonico per la madre, ispirera’ la celeberrima commedia Peter Pan.





Nel centenario della nascita del personaggio di Peter Pan, esce questa pellicola che romanza il periodo che porto’ alla genesi della famosa fiaba e che si aggiudica sette candidature agli Oscar 2005.
E’ sicuramente un progetto ambizioso, che pero’ non riesce ad andare al di la’ del prodotto ben confezionato, estremamente patinato, con una fedele ricostruzione storica che ha conquistato una meritatissima nomination per i costumi.
Benche’ il referente a cui il regista si ispiri sia chiaramente Tim Burton, richiamato anche dal suo attore feticcio Johnny Depp, la magia della fiaba non riesce mai a trasparire, l’unico momento un po’ piu’ sentito e’ quello della rappresentazione della commedia a casa Davies, quando Sylvia entra nella scenografia dell’isola che non c’e’ allestita nel giardino e la scena diventa la metafora della sua imminente scomparsa.
La vicenda non riesce mai a toccare in profondita’ i temi che sfiora: Sylvia madre sola di quattro figli e’ un personaggio estremamente moderno e anche nell’insofferenza ai rapporti di coppia precostituiti (la moglie di Barrie lo lascia per un altro uomo mentre lui passa sempre piu’ tempoa casa Davies, incurante delle malignita’ che gli vengono rivolte) c’e’ il sentore di una modernita’ che e’ ormai alle porte.
Il tema della finzione che diventa realta’, il teatro, la scrittura come elaborazione del lutto, avrebbero potuto portare a conclusioni molto interessanti, se tutto non fosse stato schiacciato da una messa in scena sfarzosa, ma banale, senza emozioni.
Johnny Depp e’ al solito un ottimo attore ma in questa pellicola non da certo una prova memorabile: a volte ricorda un Ed Wood meno esaltato e piu’ bamboleggiante, interessante invece l’interpretazione di Kate Winslet, misurata e dignitosa in un ruolo che facilmente poteva andare sopra le righe.
Nell’insieme un film discreto, con bambini che riescono ad accattivarsi le simpatie del pubblico e la tragedia sempre incombente: miscela perfetta per piacere all’Academy Awards.