Just say no

Orso_bruno_jj1_ Dopo il no referendario grido il mio no di sdegno per l’uccisione dell’orso “Bruno”, ammazzato per aver sconfinato in Baviera; benche’ apprezzi l’autocritica del presidente dell’Associazione tedesca per la difesa della natura, Hubert Weinzierl, ho gia’ preso provvedimenti partendo con il mio personale embargo ai mondiali di calcio: quei crucchi che come 60 anni fa vogliono la pelle di un orso italiano per qualche pecora tedesca (per altro l’orso era SOLO sospettato degli attacchi alle pecore) non fomenteranno i loro guadagni col mio televisore!

Verso il Sud

VersoilsudHaiti, fine anni ‘70: mentre il paese e’ vittima degli orrori della dittatura, un albergo di lusso e’ un paradiso per agiate ed agee’ signore americane che possono contare sulla piacevole compagnia di aitanti giovanotti locali, ma il piu’ ricercato di tutti e’ il bellissimo Legba…

Forse troppa carne al fuoco per questo film che affronta un tema pruriginoso come quello del turismo sessuale femminile, raccontato attraverso le parole di queste donne che sfuggono alla noia, al perbenismo della civilta’ occidentale per concedersi una vacanza di pura evasione alla ricerca del piacere, dimenticando la bellezza che svanisce, la difficolta’ di instaurare un rapporto concreto con un uomo. Parole piene di un inconscio razzismo per cui i neri dell’America del Nord non verrebbero mai presi in considerazione, mentre in questi bellissimi giovani di colore, le signore trovano un qualcosa in piu’, che dovrebbe nascere dal rapporto con una natura incontaminata, completamente dimentiche del potere del denaro, anche quando giocano a fare le “donne moderne” che non si vergognano a pagare, come ostenta Ellen.
Con uno stile molto distaccato e quasi documentaristico il regista Laurent Cantet spalanca una finestra sulla psicologia di queste donne, facendole raccontare la loro storia mentre guardano direttamente in macchina, Charlotte Rampling (Ellen) ci regala col suo monologo un pezzo di bravura assoluta, quando, gli occhi persi nel vuoto, esprime il suo punto di vista, con parole che, senza volerlo, scoprono abissi di solitudine nella sua vita a Boston, forse lasciando intuire anche un passato violento.
Il film mostra dei cedimenti quando vuol illustrarci anche l’altro alto della medaglia, la vita degli haitiani e in particolare di Legba, la sua indifferente indolenza che lo fa amare da tutte le donne straniere, la sua vicenda sara’ molto drammatica ma i motivi resteranno imperscrutabili: se questo alone di mistero doveva squarciarsi improvvisamente sia per lo spettatore che per le sue clienti dell’albergo, allora alcuni episodi che lo riguardano andavano tagliati, altrimenti la sua figura andava approfondita, concedendo anche a lui, come ad Albert, il direttore dell’albergo, un monologo che raccontasse la sua vita e le sue scelte.

Billy Wilder

100 anni fa nasceva a Sucha, cittadina della Galizia, uno dei piu’ grandi registi della storia del cinema, per lui possono ancora parlare i suoi film imprescindibili:

Lafiammadelpeccato_1

La fiamma del peccato 1944

Giorniperduti_1

Giorni perduti 1945

Vialedeltramonto_1

Viale del tramonto 1950

Assonellamanica

Asso nella manica 1951

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Sabrina 1954

Quandolamoglieinvacanza

Quando la moglie e’ in vacanza 1955

Aqualcunopiacecaldojpg

A qualcuno piace caldo 1959

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L’appartamento 1960

Irmaladolce

Irma la dolce 1963

Baciamistupido

Baciami stupido 1964

Primapagina

Prima pagina 1974

Leningrad Cowboys: Zombie Paradise

ZombieparadiseQuando alcuni mesi fa la Vodafone mi mando’ un sms in cui mi invitava sul sito per scoprire tutto sulla nuova canzone del loro spot, sorrisi e avrei voluto rispondere: “Abbbelli! Ho riconosciuto subito i Leningrad Cowboys e la loro versione di Happy Together: c’ho pure il disco, comprato alla Virgin di Amsterdam nel 1998 o giu’ di li’!”.
Ora che il laif is nao di Totti e’ stato sostituito da Silvio “zeppola” Muccino e al posto di The final countdown degli Europe c’e una non meglio identificata lagna di Ligabue, l’unica soddisfazione e’ quella di poter trovare anche in Italia il nuovo cd dei Leningrad Cowboys, Zombie Paradise.
Dopo sei anni di silenzio i surreali musicisti finlandesi dal lunghissimo ciuffo sono tornati e sono diventati cattivi, come dimostra anche la copertina del cd: uno scheletro dal lungo ciuffo che beve benzina da una tanica.
Abbandonate le divertenti rivisitazioni a suon di balalaike e cori dell’Armata Russa, in questo disco i Leningrad Cowboys rivedono alcuni classici americani in chiave hard rock, con venature punk: Goldfinger e’ arricchita da svisate di chitarre elettriche, che inacidiscono anche la malinconia di Perfect Day, mentre Puttin’on the Ritz, Manic Monday sono stravolte da un punk irriverente e Ring of fire (proprio quella scritta da June Carter!) ricorda un po’ lo stile in cui Marilyn Manson fece sua Sweet dreams degli Eurythmics, in piu’ ci sono le trombe campionate che sono un inquietante fantasma dei fiati dell’originale.
Potete farvi un’idea del loro nuovo stile guardando il loro nuovo video dove non manca una simpatica resurrezione come ai tempi di Leningrad Cowboys go America.

Un po’ per caso, un po’ per desiderio

Seguendo l’esempio della nonna che amando il lusso ma non potendoselo permettere, aveva deciso di viverci in mezzo facendo la cameriera al Ritz, Jessica lascia Macon per tentare la sorte a Parigi: trovera’ lavoro al Bar des Theatres, luogo d’incontro per artisti e magnati nella prestigiosa Avenue Montaigne..




Unpo'percasounpo'perdesiderio


Come sia venuto in mente ai distributori italiani di trasformare Fauteuils d’orchestre (poltrone d’orchesta) nel chilometrico titolo italiano e’ un discorso a parte, resta il fatto che questa commedia corale e’ un vero gioiellino di leggerezza, capace di gettare uno sguardo originalissimo sul bel mondo, sfuggendo ai cliche’ in cui di solito cadono i film che hanno i ricchi come protagonisti.
Leggerezza che offre anche risvolti filosofici mettendo a confronto la vita ossessiva di chi ha un grande talento, il celebre pianista, l’attrice di grido, ma rischia di farsi stritolare l’esistenza dai meccanismi che il successo comporta, e la serenita’ di chi si accontenta di godere della vicinanza con la grandezza, come la vecchia direttrice del teatro, Claudie, che il giorno della pensione confessa di aver sempre voluto essere un’artista ma non avendo talento si e’ limitata a vivere nel mondo dello spettacolo ed e’ stata felice.
Un po per caso un po' per desiderioOttimo e variegato il cast: da menzionare Valérie Lemercier, divertentissima nel ruolo di Catherine Versen, l’attrice imprigionata dal successo di una soap opera; ma soprattutto Cecile De France, nei panni di Jessica, personaggio in bilico tra Cenerentola e Candido; l’attrice che nel 2003 era stata una credibile psicopatica in Alta tensione, in questa pellicola ha la freschezza sbarazzina che un tempo avrebbe potuto avere Audrey Hepburn.
Altre armi su cui puo’ contare il film sono la buona sceneggiatura che non ha quasi mai cedimenti, i dialoghi frizzanti, una sapiente colonna sonora, uno spruzzo di romance, una punta di malinconia, Parigi.. et voila’! un film delizioso!

Il segreto di Grande Ourse

GrandeourseHo visto le prime due puntate del serial canadese Il segreto di Grande Ourse e non mi e’ piaciuto per nulla, a conferma che anche sul satellite l’estate diventa l’occasione per raschiare il fondo del barile, soprattutto in concomitanza con grossi eventi sportivi.
Nonostante il chiaro rimando, anche iconografico, a Twin Peaks la trama si segue a fatica risultando molto confusa: siamo di fronte alla classica, pittoresca cittadina spersa tra le foreste dove accadono sconvolgenti fatti sovrannaturali, nello specifico ad improvvisi scompensi nella ricezione televisiva iniziano a seguire fatti sanguinosi; probabilmente gli intrecci troveranno un loro equilibrio nei prossimi episodi, ma sono stata infastidita anche dalla pessima delineazione dei personaggi, tutti estremamente sopra le righe, caricaturali, a cui si mettono in bocca di tanto in tanto delle battute sceme per cercare di smorzare la tensione (che per altro non si crea mai).
Come se non bastasse anche la scenografia lascia a desiderare: tra macchine d’antan e abbigliamenti bizzarri non si riesce a capire in quale periodo la vicenda sia ambientata: se 10, 20 anni fa oppure al giorno d’oggi.

Avanti Savoia!

Premetto che non mi interessa esprimere giudizi o condanne sulla vicenda che vede coinvolto Vittorio Emanuele, pero’ e’ certamente interessante notare le differenze con cui sono state stilate le schede biografiche dell’ultimo erede di casa Savoia dai diversi telegiornali Rai nelle piu’ importanti edizioni pomeridiane: per il TG2 il figlio del Re di Maggio fu uno sventurato fanciullo che rischio’ di ereditare l’Italia ed invece si vide costretto ad iniziare a lavorare a soli nove anni, diventando nel tempo un esponente dell’alta finanza, al limite un po’ spregiudicato, ma che si e’ sempre adoperato per creare ponti tra l’Europa e l’Oriente; in questa scheda non si menziona nemmeno lo scandalo piu’ famoso che ebbe per protagonista Vittorio Emanuele, l’incidente di Cavallo del 1978.
Il TG1 dipinge il principe come un personaggio non proprio limpido, si sottolinea la rottura con le sorelle che non condividono i suoi modi di gestire il patrimonio di famiglia, si menziona di sfuggita l’episodio di Cavallo e si ricorda l’iscrizione di Vittorio Emanuele alle liste della P2.
TGRPiemonte chiede lumi all’aristocrazia torinese, ma non nasconde il passato dell’esponente di Casa Savoia, mentre il TG3 apre con l’immagine di Vittorio Emanuele in manette per la sparatoria di Cavallo, riassumendo brevemente l’episodio che porto’ alla morte del giovane tedesco ma omette di menzionare i legami con la P2.

Dialogo nel buio

Logodnb Ieri sono andata all’Istituto dei Ciechi di Milano per sperimentare Dialogo nel buio : si tratta di un percorso nel buio piu’ totale attraverso ambienti che simulano luoghi all’aperto, naturali od urbani oppure spazi chiusi.
E’ un’esperienza davvero emozionante che consiglio a tutti; non e’ una simulazione della cecita’, ma un mettersi in gioco sperimentando la realta’ da un altro punto di vista, i gruppi sono piccoli, non piu’ di otto persone e ben presto si crea un rapporto di fiducia, soprattutto con la guida: e’ molto interessante sperimentare rapporti umani che escludano completamente il fattore giudicante della vista: bello/brutto giovane/vecchio; ancora piu’ soddisfacente scoprire l’abilita’ innata di riconoscere gli oggetti attraverso il tatto o l’olfatto, ma se e’ facile riconoscere il cammello su un quadro seguendo le linee delle gobbe, quanto e’ complicato aprire un pacchetto di patatine al bar: si ha il terrore che ti svolazzino da tutte le parti!
Oltre che come esperienza dii confronto, Dialogo nel buio e’ interessantissimo anche per capire meglio come funziona il proprio cervellino balzano: personalmente mi trovavo a mio agio nell’oscurita’ piu’ totale, mentre altre persone hanno avvertito un certo disagio, ma la cosa che piu’ mi ha colpito e’ che, talmente abituata a guardare, visualizzavo le cose per cui nella penombra scorgevo le sagome di quelle che immaginavo fossero le mie compagne di avventure (eravamo tutte ragazze, per la gioia della nostra simpaticissima guida) ma quando allungavo la mano, brancolavo nel buio.

Radio America

Prairieloc Un capolavoro di melanconia ed ironia, l’ultima fatica di Robert Altman.
Traendo ispirazione da un vero programma radiofonico, che da oltre trent’anni sotto la guida di Garrison Keillor (che nel film interpreta se’ stesso) miete grandi successi in America ed e’ trasmesso anche in gran parte del mondo, la pellicola narra l’ipotetico ultimo giorno di messa in onda della trasmissione, cancellata dai palinsesti per l’imminente demolizione dei teatro in cui viene registrata dal vivo, sulle cui ceneri sorgera’ un parcheggio.
Molto bello l’incipit del film: i titoli scorrono su un’inquadratura fissa che rappresenta la tipica immagine rurale del Midwest: l’antenna della radio e un serbatoio dell’acqua in legno, poi quest’immagine trascolora nelle luci riflesse di una pozzanghera davanti ad un locale che pare uscito dal pennello di Edward Hopper (geniale interprete di un’ “altra” America metafisica e solitaria) mentre Guy Noir, il surreale detective dello spettacolo, interpretato da un ottimo Kevin Kline inizia ad introdurci nella storia.
Altri elementi surreali verranno a sottolineare gli aspetti melanconici del film come il personaggio fantastico della Donna Pericolosa, che solo con la sua presenza riesce a creare una dimensione irreale.
Come in molti suoi film, ma il rimando principale e’ Nashville Altman costruisce un film corale dove le storie dei molti protagonisti (tra tutti spicca una svampita Meryl Streep) si intrecciano, rispettando le unita’ aristoteliche di tempo: il film rispecchia la durata della trasmissione radiofonica; e di luogo: tutto e’ girato sul medesimo set, il teatro in cui si realizza il programma, a parte la scena iniziale e quella finale che sono ambientate del bar hopperiano.
Un grande atto d’amore verso un mondo destinato a scomparire, sostituito dalla tecnologia digitale ed il momento in cui tutta la passione di Altman emerge e’ la scena in cui si perde il foglio con lo spot dello sponsor , un nastro adesivo, e gli artisti sul palco si ingegnano ad improvvisare delle storie che esaltino l’utilita’ dell’oggetto, supportati dal rumorista che dev’essere pronto a simulare i suoni piu’ disparati.

Roma: Antonello da Messina

Gatto4_1 Sabato scorso era il mio compleanno, ed ho deciso di regalarmi un finesettimana a Roma per vedere la mostra dedicata ad Antonello da Messina .
Effettivamente ero stata nella Citta’ Eterna durante una gita con le suore, di cui ricordo poco o niente. Cosi’ si potrebbe dire che questa e’ stata la mia iniziazione romana e la prima cosa che mi ha colpito e’ la luce meravigliosa che avvolge la citta’ (ovvio che si spostasse l’industria cinematografica da Torino a Roma!) poi i gatti, padroni incostastati delle zone archeologiche o tranquilli inquilini di Trastevere, ma sempre grossi e scazzati.
Anche la cucina romana e’ squisita: io che non ho mai mangiato un carciofo in vita mia mi sarei strafogata di carciofi alla giudia!
Poi ci sono i monumenti: dalle vestigia romane ai ghiribizzi barocchi, dagli scorci pittoreschi che sbucano fuori inapettatamente anche nel piu’ terribile caos cittadino.. devo proprio ammettere che mi sono innamorata di Roma, ma che dire di Antonello?
Era gia’ il mio pittore preferito, pero’ avevo avuto la fortuna di vedere dal vero solo il San Girolamo nello studio; trovarmi faccia a faccia con la sua quasi completa produzione e’ stato piu’ che emozionante, infatti mi e’ scappata pure qualche lacrimuccia di commozione.

Ritrattiantonello A colpire piu’ ancora che la perfezione stilistica e anatomica e’ la bellezza dei volti: Madonne non trasfigurate dalla grazia, ma pure leggiadrie virginali dai tratti tipicamente mediterranei; la finezza piscologica dei ritratti maschili che visti da vicino stregano: la leggenda vuole che il sardonico Ritratto di ignoto marinaio abbia fatto per anni da decorazione ad uno sportello di una farmacia siciliana e che la figlia dello speziale un giorno abbia tirato un oggetto contro il quadro, stanca di dover sopportare quello sguardo beffardo: guardando da vicino, in questo ritratto come negli altri, si nota un contrasto tra l’espressione degli occhi e quello della bocca: qui gli occhi sono maligni e il sorriso strafottente, nel Ritratto Trivulzio, il cipiglio e’ sussiegoso ma la piega della bocca molto triste e poi c’e il Ritratto d’uomo della Galleria Borghese, chiaramente un venditore, dall’aria furbastra: non comprerei mai un’auto da quell’individuo!
E infine il capolavoro assoluto de L’Annunziata, perfetto nel rigore geometrico e nell’introspezione psicologica, trovarsi davanti a quella mano che pare respingere le profferte dell’angelo mentre la sinistra si stringe il velo alla gola mi ha fatto pensare che sublime regista sarebbe stato Antonello se fosse vissuto nel nostro tempo!

Annunziataantonella