Leonardo Da Vinci

Leonardoloc.jog La mostra dedicata a Leonardo da Vinci è certamente ambiziosa: cercare di portare all’attenzione dello spettatore tutte le attitudini del genio leonardesco, dalla pittura alle invenzioni, inserendole nel dibattito artistico del suo tempo. Non è un’esposizione che vuole illustrare nuovi studi sull’artista piuttosto l’intento è quello di eliminare tutta la patina fantastica che il successo del romanzo di Dan Brown ha ammantato sulla figura del geniale fiorentino, rincarata anche dalla serie Da Vinci’s Demons che confesso di seguire con molto divertimento.
Se la vostra passione per Ser Leonardo arriva da questi stimoli, la mostra probabilmente non fa per voi ma se siete pronti a immergervi nel contesto storico e scientifico in cui si muove l’artista potreste rimanere ancora più ammirati dalla poliedricità del suo ingegno.
Grazie proprio ai molteplici talenti di Leonardo, l’esposizione diventa uno spaccato storico dei fermenti culturali del secondo quattrocento fiorentino ed italiano in quanto le opere di Leonardo vengono confrontate con quelle dei suoi contemporanei: oltre i maestri e gli allievi in mostra ci sono, tra gli altri, Botticelli e Antonello da Messina; il confronto si allarga anche ad opere antiche a cui il Rinascimento si rifà esplicitamente. I disegni di macchine o di altri studi, che siano architettonici o anatomici vengono confrontati con le conoscenze del periodo, particolarmente con testi tradotti visto che Leonardo aveva una conoscenza approssimativa del latino.
Le opere pittoriche in mostra sono sei, tra queste spicca La Belle Ferronnière, da sempre la mia opera preferita di Leonardo. Anche questo quadro è un capolavoro di illusione pittorica che, grazie alle velature, cambia a seconda della distanza da cui si guarda il dipinto, come il celeberrimo sorriso della Gioconda, che si sperava potesse arrivare a Milano per l’occasione.
L’assenza dell’opera più famosa di Leonardo è sopperita dall’ultima sezione che ne ripropone il mito con tre Monna Lisa nude in mostra permanente a Vinci e reinterpretazioni di celebri artisti come la Gioconda in white di Warhol, la Mona Lisa di Enrico Baj, e ovviamente un ready-made di Duchamp.

Leonardo Da Vinci 1452-1519
Milano, Palazzo Reale, Piazza Duomo
dal 16 aprile al 19 luglio, 2015

Roma: Antonello da Messina

Gatto4_1 Sabato scorso era il mio compleanno, ed ho deciso di regalarmi un finesettimana a Roma per vedere la mostra dedicata ad Antonello da Messina .
Effettivamente ero stata nella Citta’ Eterna durante una gita con le suore, di cui ricordo poco o niente. Cosi’ si potrebbe dire che questa e’ stata la mia iniziazione romana e la prima cosa che mi ha colpito e’ la luce meravigliosa che avvolge la citta’ (ovvio che si spostasse l’industria cinematografica da Torino a Roma!) poi i gatti, padroni incostastati delle zone archeologiche o tranquilli inquilini di Trastevere, ma sempre grossi e scazzati.
Anche la cucina romana e’ squisita: io che non ho mai mangiato un carciofo in vita mia mi sarei strafogata di carciofi alla giudia!
Poi ci sono i monumenti: dalle vestigia romane ai ghiribizzi barocchi, dagli scorci pittoreschi che sbucano fuori inapettatamente anche nel piu’ terribile caos cittadino.. devo proprio ammettere che mi sono innamorata di Roma, ma che dire di Antonello?
Era gia’ il mio pittore preferito, pero’ avevo avuto la fortuna di vedere dal vero solo il San Girolamo nello studio; trovarmi faccia a faccia con la sua quasi completa produzione e’ stato piu’ che emozionante, infatti mi e’ scappata pure qualche lacrimuccia di commozione.

Ritrattiantonello A colpire piu’ ancora che la perfezione stilistica e anatomica e’ la bellezza dei volti: Madonne non trasfigurate dalla grazia, ma pure leggiadrie virginali dai tratti tipicamente mediterranei; la finezza piscologica dei ritratti maschili che visti da vicino stregano: la leggenda vuole che il sardonico Ritratto di ignoto marinaio abbia fatto per anni da decorazione ad uno sportello di una farmacia siciliana e che la figlia dello speziale un giorno abbia tirato un oggetto contro il quadro, stanca di dover sopportare quello sguardo beffardo: guardando da vicino, in questo ritratto come negli altri, si nota un contrasto tra l’espressione degli occhi e quello della bocca: qui gli occhi sono maligni e il sorriso strafottente, nel Ritratto Trivulzio, il cipiglio e’ sussiegoso ma la piega della bocca molto triste e poi c’e il Ritratto d’uomo della Galleria Borghese, chiaramente un venditore, dall’aria furbastra: non comprerei mai un’auto da quell’individuo!
E infine il capolavoro assoluto de L’Annunziata, perfetto nel rigore geometrico e nell’introspezione psicologica, trovarsi davanti a quella mano che pare respingere le profferte dell’angelo mentre la sinistra si stringe il velo alla gola mi ha fatto pensare che sublime regista sarebbe stato Antonello se fosse vissuto nel nostro tempo!

Annunziataantonella

Antonello da Messina

Nella prima meta’ degli anni ‘90 frequentavo un corso di antiquariato in quel di Torino ed e’ li’ che mi sono innamorata di Antonello da Messina: il professor Cottino (ora direttore del Museo Accorsi) inseri’ la prima diapositiva e poi si mise a parlare con alcuni studenti.
Restai dieci minuti buoni a fissare quel volto, smarrendomi nella malinconica tristezza di quegli occhi.
Da quel giorno Antonello da Messina divenne il mio pittore preferito: praticamente un colpo di fulmine che mi avrebbe riservato le meravigliose sorprese de L’annunciata ed il Ritratto Trivulzio che e’ praticamente identico a mio zio Giuseppe.



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E’ con una fitta al cuore che ho appreso leggendo la recensione di Exibart sull’importante mostra che Roma dedica ad Antonello che l’appuntamento con il mio primo amore e’ rimandato: il Salvator Mundi e’ tra le pochissime opere non esposte .

Antonello da Messina
Roma – Scuderie del Quirinale, via XXIV Maggio 16
Dal 18 marzo al 25 giugno 2006