Dogman

Italia 2018
con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli, Alida Calabria, Gianluca Gobbi
regia di Matteo Garrone


Dogman


Marcello è un uomo mite, che vive nella periferia degradata di una grande città dove esercita con passione la sua professione di toelettatore per cani e ha un forte legame con la figlia.
E’ legato anche da un forte senso di amicizia verso Simone, un muscoloso bellimbusto sfatto dalla droga che sta diventando sempre più violento con le persone del quartiere, tanto che Francesco, il barista a cui Simone ha spaccato la slot machine, dopo l’ennesimo gesto di violenza gratuito, propone agli altri commercianti vessati di pagare qualcuno per farlo fuori.
Intanto Simone si accorge che una parete del locale di Marcello, contigua a quella del compro oro può essere facilmente abbattuta e costringe Marcello a lasciargli le chiavi per fare il colpo. Marcello si rifiuta ma non può opporsi alla soverchiante forza fisica di Simone che non è molto abile nel mascherare l’intrusione così Marcello si fa un anno di prigione e quando esce è malvisto da tutta la comunità. Cerca di farsi dare una parte della refurtiva da Simone ma questo si rifiuta e quando Marcello gli sfascia la moto lo pesta brutalmente, esasperato Marcello ricorre all’astuzia per vendicarsi dell’uomo che gli ha rovinato la vita, pensando anche di fare il bene della comunità.



Dogman


Ispirandosi a un cruento fatto di cronaca di 30 anni fa, il delitto del Canaro della Magliana, Garrone costruisce una parabola amara della nostra società dove il degrado e la violenza sporcano tutto, anche un omino sensibile che vive per la figlia e i cani, riuscendo ad addolcire gli animali più aggressivi. La stessa mitezza e disponibilità che Marcello ha usato anche per convivere più o meno pacificamente con Simone, improvvisamente non funziona più e l’impossibilità di competere fisicamente con il nemico portano Marcello a giocare d’astuzia: non è difficile vedere nel degrado ambientale e morale la parabola della società italiana dove gli equilibri sociali sembrano sempre più precari e sostituibili solo dalla frustrazione e dalla rabbia che sfociano nella violenza che può nascere anche nelle persone più inermi, quelle apparentemente rassegnate al loro destino di sopraffazione.



Dogman-


Per essendo un film stilisticamente molto differente, Dogman ha molto in comune con il precedente lavoro di Garrone, il fantastico Il Racconto dei Racconti, si tratta in fondo di due film horror, benché la dimensione perturbante sia raccontata in due modi completamente diversi, quasi opposti: il realismo di Dogman diventa complementare al fantastico de Il Racconto dei Racconti.
Dogman diventa spaventoso non tanto per la storia drammatica o la metafora di una nazione arrabbiata, a inquietare è il rovesciamento di certi stilemi del cinema comico: c’è qualcosa di chapliniano in certe riprese di Marcello in giro con il suo cagnetto, si sorride nel vedere cani sovradimensionati e aggressivi lavati col mocio, situazioni che sarebbero congeniali a Charlot ed è proprio nel partire da questo retaggio infantile e gioioso per terminare in un delirio cruento che sta la dimensione perturbante del film, sottolineata da una luce livida, molto da serie tv e infondo anche Il racconto dei racconti era la risposta autoriale al successo del fantasy seriale de Il trono di spade e proprio recuperando Dogman su un canale streaming dedicato alle serie tv (Amazon Prime) ho capito il mio disamoramento dalla dimensione seriale: se cinque o sei anni fa la serie tv era la risposta a un cinema molto omolagato, ricordiamo le parole di Spike Lee, ora è la dimensione seriale, salvo casi eccezionali, ad essere prevedibile con le sue tappe obbligate, ad esempio l’eterno cliffhanger a fine puntata e il cinema autoriale riguadagna il ruolo di spazio per la creatività libera.

Zootropolis

ZootropolisZootopia
USA 2016 Walt Disney Animation Studios
regia di Byron Howard e Rich Moore

Judy Hopps fin dall’infanzia è decisa a diventare una poliziotta della megalopoli di Zootropolis e non si lascia blandire dai genitori che vorrebbero che restasse in campagna lontana dai pericoli della grande città né si lascia intimorire dal duro corso di addestramento studiato per animali molto più robusti di lei. Coronato il sogno, Judy si deve scontrare con la realtà: il capo che la relega a semplice ausiliaria del traffico, la sua ingenuità che la fa cadere vittima della volpe Nick Wilde che vive di espedienti. Con Nick, Judy sviluppa un rapporto di amicizia ee è proprio la volpe ad aiutarla a ritrovare i 14 animali, tutti predatori, scomparsi dalla città . Quello che però dovrebbe essere il momento di gloria di Judy si trasforma nel momento più basso della sua esistenza perché anche la coniglietta convinta che nulla è impossibile, si scopre a ragionare secondo pregiudizi..

Metropolis continua il modello di Frozen: far scontrare il sogno fiabesco con gli inconvenienti della realtà per cui il sogno si concretizza solo grazie al lavoro su sé stessi, se in Frozen il meccanismo funzionava perfettamente, in Zootropolis la storia fatica ad ingranare per il bisogno di spiegare, anche troppo dettagliatamente, la realtà della metropoli e la natura di Judy: si arriva alla sequenza dei bradipi stremati come la protagonista, poi dall’introduzione del personaggio di Mr.Big fortunatamente il film si mette a funzionare e non solo per l’omaggio a Il Padrino ma perché iniziano a raccordarsi gli episodi precedenti e la pellicola prende un ritmo rapido che forse toglie un po’ di spazio all’approfondimento della figura del responsabile della macchinazione ai danni della convivenza pacifica tra animali di Zootropolis (molto più significativo il titolo originale Zootopia ma non si perde il vizio di modificarli in peggio).


Zootopia

Se la trama ha qualche cedimento la macchina Disney funziona perfettamente nel gioco citazionista, persino di Breaking Bad, sdoganando il citazionismo seriale e ironizzando su se stessa: la donnola che vende film e cd illegalmente vanta prodotti non ancora usciti al cinema e sul suo banco compare il dvd di Meowana, riferimento a Moana l’ultimo lavoro Disney attualmente in sala con il titolo italiano di Oceania.

Il sesso nelle serie tv (fino all’obbrobrio di Outlander)

Cesareborgia Sono passati “solo” 9 anni da quando Roma, tipico period drama della HBO approdava su Rai2 e Giacobbo giustificava il perché e il per come certe scene forti fossero state rigirate per la televisione italiana, qualche anno dopo su Canale5 sbarcarono I Tudors e non ci fu più nessuna remora nel mostrare le disinibite avventure sessuali di Enrico VIII, almeno fino a Il Trono di Spade per cui si è formato un movimento d’opinione, soprattutto in America per l’uso piuttosto forte fatto del corpo femminile: molte scene di sesso e violenza hanno solo un valore di contorno e lo stupro di Samsa da parte di Ramsay Bolton (per altro non inquadrato ma solo suggerito) nei romanzi di George R. R. Martin non è presente. Personalmente ho avuto l’impressione che l’uso del sesso sia diminuito in quest’ultima stagione di GoT ma non sono mai stata particolarmente infastidita dalle scene esplicite delle serie citate o in quelle de I Borgia o anche Deadwood: mi sono sempre parse molto contestualizzate, racconti di un passato storico fatto di soprusi e ovvie collusioni sesso potere ancora presenti nell’epoca contemporanea.
Ho trovato invece infelice l’uso del sesso in Outlander, serie di grande successo che narra le avventure di un’infermiera della seconda guerra mondiale che toccando la pietra di un cerchio magico si ritrova catapultata nella Scozia del XVIII secolo tra mille (dis)avventure e l’incontro con il grande amore. La nostra eroina si ritrova sempre sull’orlo dello stupro, salvata all’ultimo minuto il più delle volte dal suo aitante Jamie Fraser e per quanto due o tre puntate di seguito si siano chiuse sulle sue gonne alzate con un certo fremito di noia da parte mia, ci potevo ancora stare, anzi quando era divisa tra l’amore per Jamie e il marito del XX secolo, avevo scomodato addirittura un parallelo con la serie di Angelica dove l’indomita eroina la dava praticamente a tutti pur di ritrovare il suo grande amore, il Conte di Peyrac.
Outlander Nelle ultime due puntate però Outlander è completamente sfuggito di mano ai suoi autori (non so quanto siano fedeli ai romanzi che credo non leggerò mai) Claire passa in secondo piano e il vero oggetto delle perverse attenzioni sessuali del perfido “Black Jack” Randall si scopre essere il povero Jamie, a cui vengono inflitte ogni sorta di torture: due mazzate (non martellate ma mazzate) su una mano che poi verrà pure inchiodata al tavolo e nel mezzo di queste schifezze gratuite il buon Randall pretende pure che il ragazzo si goda le gioie del sesso invece di subirle! Per quanto le scene di sesso avessero un tono molto patinato da film ammiccante anni ’80 il mio pensiero andava solo a quella povera mano martoriata e all’ambientazione perché nonostante la profusioni di raffinati chiaroscuri di luce, la notte d’amore (???) avviene sempre in una lercia cella di prigione con dei topi di fogna di mezzo metro che si smangiucchiavano l’aiutante di Randall ammazzato da Fraser e gettato in un angolo e se il richiamo voleva esser barocco direi che è fallito completamente, pare che invece i più apprezzino la composizione da Pietà (qualcuno scomoda addirittura Michelangelo!) della scena in foto.
Nelle ultime due puntate di Outlander, a parte l’incazzatura di un improvviso cambio di storyline (io pensavo che Claire tornasse nel suo tempo e Jamie la seguisse, del resto è lui l’uomo dell’identikit accusato di averla rapita a inizio stagione) mi è toccato sopportare il continuo altalenarsi di fastidio per la violenza troppo esplicita e inutile ai fini della vicenda e di risate per il ridicolo involontario in cui spesso scadeva questo eccesso. Ciliegina sulla torta la chiusa in cui il povero Jamie confessa di voler morire per aver provato piacere durante l’amplesso e lieto fine posticcio con Claire che si scopre incinta pur avendo sempre pensato di essere sterile, quindi si ribadisce l’inutilità delle scene di cui sopra perché non servono neppure a sdoganare l’omosessualità anzi il machismo latente è disgustoso: guarda che fine fa un uomo buono e comprensivo anche sessualmente con la compagna, meno male che alla fine la mette incinta!
Outlander sembra essere il frutto della tendenza sado maso sdoganata da 50 sfumature di grigio, che a quanto pare può provocare più danni di quanti si potesse immaginare, fosse solo in fatto di buon gusto. Io sbadiglio e continuo ad aspettare che il sesso venga raccontato solo come manifestazione gioiosa della vita, cosa che in Outlander c’è stata, senza poi doverla scontare con le pene dell’inferno, soprattutto per gli spettatori.

Orfani

Orfani Chi ha subito un danno e’ pericoloso:
Sopporta tutto

Bluvertigo, Troppe Emozioni

Non seguivo un cartoon in televisione dai tempi di Alexander su MTV e devo dire che anche questo prodotto italiano, collaborazione tra la casa editrice Bonelli e la Rai è davvero molto avvincente. Si tratta di un motion comics, una tecnica dove ci sono pochi movimenti, quasi una trasposizione delle tavole del fumetto. La scelta nasce da una necessità di limitare i costi ma dato che Orfani ha una trama d’azione il contrasto con la staticità delle immagini crea un contrasto positivo, molto interessante.
Altrettanto attuale è la tematica degli orfani trasformati in soldati che fa pensare ai bambini soldati delle guerre africane.
La vicenda è ambientata in un futuro apocalittico, dove una civiltà aliena scatena un attacco nucleare sulla Terra, uccidendo un sesto della popolazione mondiale. L’esercito raccoglie gli orfani sopravvissuti all’Apocalisse e li recluta forzatamente per trasformarli in futuri soldati grazie a un tremendo addestramento senza scrupoli e a un potenziamento fisico fatto di sperimentazioni anche mortali.
Il racconto della formazione della futura squadra militare è inframmezzato da flashforward nel futuro in cui si vedono gli esiti dell’addestramento, se sarà il futuro effettivo o solo un sogno lo dirà (forse) solo la fine della serie di dieci episodi.
I capi del campo di addestramento di Dorsoduro la dottoressa Jsana Juric  e il comandante Nakamura sono così perfidi da far sospettare che gli alieni possano essere una creazione stessa dell’esercito, visto la trasformazione a cui è andato incontro Ray, il ragazzo che non è stato in grado di inserirsi nella squadra formata da Juno, Jonas, Ringo e la piccola inquietante Sam gruppo di spagnoli a cui si aggiunge Raul, l’unico sopravvissuto degli orfani italiani.

La serie è in onda su Rai4 dal 6 dicembre

Biancaneve nella foresta nera

Biancanevenellaforestanera

Snow White: A Tale of Terror
USA 1997
con Sigourney Weaver, Sam Neill, Monica Keena
regia di Michael Cohn

Venuta al mondo dopo un incidente in carrozza che è costato la vita alla madre, Liliana, detta Lilly, cresce col padre, Lord Friedrich Hoffman. Quando l’uomo si risposa, la piccola Lilly si dimostra gelosa della matrigna Claudia. Morto il primogenito, Claudia impazzisce e ingiunge al fratello di uccidere Lilly che scappa trovando un rifugio non proprio sereno presso un gruppo di minatori. Dopo aver tentato più volte di eliminare la ragazza, Claudia cerca di uccidere il marito per riportare in vita il figlioletto…

Dopo un’iniziale distribuzione sulla tv via cavo americana, il film è diventato a suo modo un cult anche se stroncato dalla critica ufficiale.
Si tratta di una rilettura in chiave gotica della favola di Bianca Neve esplicitata dal titolo inglese mentre quello italiano gioca tra il contrasto di bianco e nero, tra la caratterizzazione cupa della foresta e il richiamo geografico, visto che la vicenda è ambientata in un post medioevo germanico che alterna ambientazioni e costumi filologicamente corretti (le domestiche indossano copricapi ispirati alla pittura tedesca del XV secolo) agli abiti più fantasiosi dei protagonisti.


Snowwhite

La pellicola si inserisce quindi nel solco della ricostruzione storica dei grandi romanzi gotici tipica degli anni ’90 come Dracula di Bram Stoker (1992) e Frankenstein di Mary Shelley del ’94, cercando di dare una giustificazione psicologica alla trama: è la piccola Lilly ad essere avversa alla matrigna che, pur avendo con sè il magico specchio, non sembra nutrire intenti malvagi; il parto prematuro di Claudia sembra una conseguenza di un gesto di ribellione della ragazza che a una festa indossa un abito della madre rubando la scena (e soprattutto l’attenzione di Friedrich) alla matrigna che persa la ragione (o dimostrata la propria vera natura) scatena la tragedia. Questo passaggio dell’inconsapevole colpa di Biancaneve che provoca la rabbiosa reazione della matrigna, è ripreso nella serie tv di successo Once Upon a Time (C’era una volta), giunta alla soglia della quarta stagione.
La foresta, nera nel senso di pericolosa è rappresentata dai sette minatori (di cui uno solo nano) in cui Lily incappa nella sua fuga: uno viene allontanato dopo aver cercato di violentarla, due muoiono durante i tentativi di Claudia di liberarsi dell’odiata figliastra e dei quattro sopravvissuti uno diventerà lo sposo della nostra eroina dopo la resa dei conti di Lilly con la ormai manifesta strega-matrigna.
Un film che si perde nella seconda parte ma che ha un inizio interessante mettendo al centro le conflittualità madre/figlia: anche Claudia sembra manipolata da una figura materna (?) rinchiusa nello specchio.
Ogni paragone con il cartone animato della Disney è ovviamente fuori luogo mentre è più interessate cercare in Biancaneve nella Foresta Nera i semi delle versioni seguenti della fiaba dei Grimm, sia sul grande schermo che nelle serie tv.

Maleficent

Maleficent Malefica è la fata che difende il regno magico della brughiera dalle mire espansionistiche del re del vicino regno umano. Sconfitto in battaglia, Re Enrico promette figlia e regno a chi eliminerà la creatura magica. L’ambizioso Stefano, che nell’infanzia è stato legato a Malefica, le ruba le ali con l’inganno trasformando la fata nella strega vendicativa che alla nascita di sua figlia Aurora scaglierà la ben nota maledizione che la trasformerà la principessina nella Bella Addormentata..

La Disney continua a rileggere le fiabe classiche dal punto di vista dei personaggi cattivi come in Biancaneve o nel nel centone di fiabe alla base della serie Once Upon a Time (C’era una volta).
La Bella Addormentata nel bosco viene riletta in chiave tutta femminile e non è difficile sposare la teoria che gli uomini siano tutti degli imbecilli con personaggi infingardi come Re Stefano.
Scagliata la maledizione sulla neonata che viene mandata a vivere nel bosco con le tre fate buone, Malefica continua a seguire da lontano la crescita di quella che lei chiama bestiolina finendo per affezionarsi alla ragazza al punto da voler ritirare il maleficio, cosa che si rivela impossibile. Quando il fato si compie, Malefica, a rischio della vita, farà di tutto per salvare la principessa, anche trovarle il principe che la baci ma bacio salvatore non sarà quello del principino infatuato.
Se la rilettura potrebbe essere interessante soprattutto per il furto delle ali che equivale a uno stupro e il recupero delle stesse dopo un percorso di vendetta e perdono, i 95 minuti del film risultano a tratti noiosi per la mancanza totale dell’aspetto gotico della vicenda e la melensaggine della vita nella brughiera con personaggini magici leziosi e soprattutto già visti.
Il notevole carisma di Angelina Jolie che regge tutto il film da sola purtroppo non può valere il prezzo del biglietto.

La Venere d’Ille

Italia 1979, RAI
con Daria Nicolodi, Marc Porel, Fausto Di Bella, Mario Maranzana, Adriana Innocenti
regia di Mario e Lamberto Bava




LaVenereD'Ille


Lo studioso di antichità parigino Matthieu viene invitato a Ille da un piccolo possidente terriero, patito di antichità che ha trovato una Venere di bronzo nei sui terreni. Mentre la statua viene recuperata un contadino resta zoppo e la statua da subito si vela di fama malevola. Mentre Matthieu è ospite de De Peyrehorade si celebra il matrimonio del figlio Alfonso, il giovane rozzo e vigoroso non resiste dal partecipare a una partita di pallacorda prima delle nozze e appoggia sbadatamente gli abiti sulla statua infilandole al dito l’anello nuziale. La notte delle nozze la Venere verrà a riscuotere il suo diritto d’amore…



La venere d'ille


Secondo capitolo della serie tv I giochi del diavolo che si ispirava a classici del soprannaturale in questo caso all’omonimo racconto di Prosper Mérimée; il film di 60 minuti è l’ultima pellicola diretta da Mario Bava con l’assistenza del figlio Lamberto tanto che nei titoli di testa figurano entrambi coregisti.



La venere d'Ille


Il film è un crescendo di atmosfere “sospese tra il sovrannaturale e la psicopatologia” come dice Il Mereghetti dove tutto punterebbe a una sovrapposizione della figura della Venere e dell’ambigua Clara, la ricca promessa sposa di Alfonso che da subito attira l’attenzione del parigino: tanto lo sposo è rozzo e carnale, tanto la fidanzata sembra sensibile e raffinata.



Laveneredille


Se tre quarti del film sono composti da una narrazione che procede senza scosse, nel finale riemerge tutto lo spirito gotico del vecchio maestro: la musica si fa inquietante, una soggettiva dall’esterno alla camera degli sposi scandita da colpi metallici fa intuire l’ingresso in casa della statua che scaccia Clara dal letto per aspettare il ritorno di Alfonso e consumare una letale notte di nozze che non vediamo ma il cui orrore percepiamo dai primo piano terrorizzato di Clara sottoposto a giochi di luci psichedelici.

Surface

SurfaceMisteriosi fenomeni colpiscono gli oceani che circondano l’America: un sottomarino scomparso dai radar viene ritrovato a chilometri di distanza integro ma completamente privo d’equipaggio, strane piogge di meteoriti illuminano le notti sul mare, ma e’ il ritrovamento di un immenso vertebrato marino spiaggiato sulle coste della Louisiana ad attirare l’attenzione della biologa marina Laura Daugherty che in un immersione per studiare una fonte geotermica sottomarina aveva assistito a strani fenomeni luminosi ed ascensionali ed ad interessare un sub, Richard, che aveva perso il fratello, trascinato nelle profondita’ degli abissi da un enorme pesce arpionato durante una battuta di pesca subacquea; nel frattempo Miles, un ragazzino che ha visto strane creature mentre faceva sci nautico di notte nella baia vicino casa, torna sul luogo e si porta a casa un bizzarro uovo che si schiudera’ in maniera devastante nell’acquario del salotto..
Questi sono alcuni degli elementi della prima puntata del nuovo serial di genere fantascientifico/sovrannaturale che e’ iniziato martedi’ 11 aprile su Fox, forte del grande seguito avuto in America durante l’inverno appena trascorso.
Prodotto dalla NBC il telefilm ha come referente l’immaginario spilberghiano: il ragazzino instaurera’ un rapporto alla E.T. con l’ospite alieno (?) che si e’ portato in casa e la scena di Miles e il fido amico che in notturna vanno in bici a setacciare la baia e’ costruita come la mitica fuga in bici del suddetto capolavoro di Spielberg; anche le piogge di meteoriti che generano fulmini sul mare ripropone il modello visivo dell’ultima Guerra dei mondi.
Surface, si propone come un buon prodotto medio televisivo che si installa sulla scia di serial di successo come Lost o 4400: io mi sono molto divertita con questa prima puntata, perche’ gli autori hanno avuto l’accortezza di ripescare un topos dimenticato ma molto in voga negli anni ‘70, quello dello studio delle profondita’ degli abissi con i loro misteri e le potenzialita’ di sviluppare una civilta’ sottomarina.

Spazio 1999

13 settembre 1999: la Luna, in seguito ad un’esplosione atomica, viene scagliata fuori dall’orbita terrestre e inizia a vagare nello spazio portando con se gli abitanti della base lunare Alpha.



Spazio1999


E nella notte tra il 13 e 14 settembre FuoriOrario riproponela mitica serie televisiva: chissa’ se il buon Ghezzi avra’ fatto in modo che torni sugli schermi Rai il famigerato undicesimo episodiodella prima serie L’ultimo tramonto, che la Rai perdette dopo la prima proiezione..