Biancaneve nella foresta nera

Biancanevenellaforestanera

Snow White: A Tale of Terror
USA 1997
con Sigourney Weaver, Sam Neill, Monica Keena
regia di Michael Cohn

Venuta al mondo dopo un incidente in carrozza che è costato la vita alla madre, Liliana, detta Lilly, cresce col padre, Lord Friedrich Hoffman. Quando l’uomo si risposa, la piccola Lilly si dimostra gelosa della matrigna Claudia. Morto il primogenito, Claudia impazzisce e ingiunge al fratello di uccidere Lilly che scappa trovando un rifugio non proprio sereno presso un gruppo di minatori. Dopo aver tentato più volte di eliminare la ragazza, Claudia cerca di uccidere il marito per riportare in vita il figlioletto…

Dopo un’iniziale distribuzione sulla tv via cavo americana, il film è diventato a suo modo un cult anche se stroncato dalla critica ufficiale.
Si tratta di una rilettura in chiave gotica della favola di Bianca Neve esplicitata dal titolo inglese mentre quello italiano gioca tra il contrasto di bianco e nero, tra la caratterizzazione cupa della foresta e il richiamo geografico, visto che la vicenda è ambientata in un post medioevo germanico che alterna ambientazioni e costumi filologicamente corretti (le domestiche indossano copricapi ispirati alla pittura tedesca del XV secolo) agli abiti più fantasiosi dei protagonisti.


Snowwhite

La pellicola si inserisce quindi nel solco della ricostruzione storica dei grandi romanzi gotici tipica degli anni ’90 come Dracula di Bram Stoker (1992) e Frankenstein di Mary Shelley del ’94, cercando di dare una giustificazione psicologica alla trama: è la piccola Lilly ad essere avversa alla matrigna che, pur avendo con sè il magico specchio, non sembra nutrire intenti malvagi; il parto prematuro di Claudia sembra una conseguenza di un gesto di ribellione della ragazza che a una festa indossa un abito della madre rubando la scena (e soprattutto l’attenzione di Friedrich) alla matrigna che persa la ragione (o dimostrata la propria vera natura) scatena la tragedia. Questo passaggio dell’inconsapevole colpa di Biancaneve che provoca la rabbiosa reazione della matrigna, è ripreso nella serie tv di successo Once Upon a Time (C’era una volta), giunta alla soglia della quarta stagione.
La foresta, nera nel senso di pericolosa è rappresentata dai sette minatori (di cui uno solo nano) in cui Lily incappa nella sua fuga: uno viene allontanato dopo aver cercato di violentarla, due muoiono durante i tentativi di Claudia di liberarsi dell’odiata figliastra e dei quattro sopravvissuti uno diventerà lo sposo della nostra eroina dopo la resa dei conti di Lilly con la ormai manifesta strega-matrigna.
Un film che si perde nella seconda parte ma che ha un inizio interessante mettendo al centro le conflittualità madre/figlia: anche Claudia sembra manipolata da una figura materna (?) rinchiusa nello specchio.
Ogni paragone con il cartone animato della Disney è ovviamente fuori luogo mentre è più interessate cercare in Biancaneve nella Foresta Nera i semi delle versioni seguenti della fiaba dei Grimm, sia sul grande schermo che nelle serie tv.

Grimm

Grimm Nell’anno in cui si celebra il bicentenario della pubblicazione delle fiabe dei Fratelli Grimm arriva in Italia questa serie televisiva che ne stravolge il mito. I Grimm sono umani dotati della capacità di riconoscere gli esseri sovrannaturali che si celano tra noi e di combatterli. Nick Burkhardt, detective della omicidi di Portland, non sa di essere un Grimm, fino a quando la zia che lo ha allevato non glielo confida in punto di morte, lasciandogli tutto il materiale necessario per combattere gli esseri dotati di un lato oscuro.
Nick fa anche conoscenza con un Blutbad, Monroe, che con una dieta vegetariana e tanto pilates riesce a tenere a bada la sua natura mannara.
Monroe diventa il confidente di Nick rivelandosi un aiuto prezioso in molti casi.
La serie non mi esalta particolarmente perché trovo piuttosto debole il lato poliziesco della trama mentre è interessante l’omaggio che si fa alle fiabe dei Fratelli Grimm: ogni puntata si apre con una citazione dalla fiaba a cui ci si è ispirati (su Wikipedia è possibile trovare la citazione e la fiaba di riferimento per ciascun episodio).
Trovo molte attinenze con serie fantasy dei primi anni 2000: i testi raccolti da generazioni di Grimm mi ricordano Il libro delle ombre di Streghe o quello dei cambiamenti di Ghost Whisperer, c’è da domandarsi come mai esaurito il filone fantasy in questi ultimi anni sia così in auge quello legato alle fiabe sia sul grande schermo che in tv (vedi il successo di Once upon a time).
Pur non ritenendola eccelsa devo riconoscere la bravura nell’acchiappare l’attenzione degli spettatori: il pilot, ispirato a Cappuccetto Rosso, si apre su Sweet dreams cantata dagli Eurythmics e si chiude sulla cover gotica di Marilyn Manson a simboleggiare la cupa realtà che deve fronteggiare Nick. La trama orizzontale è un po’ nebulosa ma il finale di stagione si chiude con un colpo di scena: il ritorno della madre di Nick creduta morta e interpretata da Mary Elizabeth Mastrantonio, con questi presupposti mi toccherà vedere anche la seconda stagione!