I tre moschettieri – D’Artagnan / Milady

Les Trois Mousquetaires: D’Artagnan / Milady
Francia 2023
con François Civil, Eva Green, Vincent Cassel, Romain Duris, Pio Marmaï, Alexis Michalik,Eric Ruf, Patrick Mille, Louis Garrel, Vicky Krieps, Lyna Khoudri, Marc Barbé, Jacob Fortune-Lloyd, Ivan Frane
regia di Martin Bourboulon

Speravo che quest’ultima versione de I tre moschettieri fosse un dittico ma invece pare che sia niente meno che l’inizio di un Dumas cinematic universe con serie tv sul passato di Milady e la trasposizione cinematografica anche degli altri romanzi Vent’anni dopo e Il Visconte di Bragelonne

L’idea non è malvagia visto che i romanzi storici di Dumas sono divisi per cicli introducendo già l’idea di sequel;  è poi tipicamente francese rispondere al multiverso dei cinecomics americani attingendo ai capisaldi più popolari della cultura francese, riappropriandosi di una saga che imperversa al cinema fin dai tempi del muto: la prima versione del 1909 è italiana diretta da Mario Caserini.

Il progetto di rinascita dell’universo Dumas è enunciato già in apertura del primo film: D’Artagnan viene seppellito vivo e riemerge dalla tomba  con il più classico braccio che sbuca dal terreno. 

Altra caratteristica che colpisce nel primo capitolo è il naturalismo della messa in scena: I tre moschettieri sono l’emblema del cinema di cappa e spada e la versione migliore, quella del ’48 con Gene Kelly, è anche il trionfo del technicolor più sgargiante quindi le cavalcate nel brumoso Nord della Francia mi hanno molto colpito. I tre moschettieri – D’Artagnan è  stato nominato ai Cesar per diversi premi tecnici e  l’ambientazione nei castelli più scenografici di Francia è stata giustamente premiata.

Anche la divisione in due capitoli, il primo dedicato al quarto moschettiere e il secondo alla perfida Milady, segue l’andamento del romanzo che prima introduce il giovane guascone e nella seconda parte si concentra sulle malefatte e la punizione di Milady de Winter.

Il secondo capitolo cinematografico però si allontana dal romanzo soprattutto nel finale dove a sorpresa un cliffhanger riguardante un personaggio apocrifo (il figlio di Athos e Milady) spiana la via a un terzo episodio.

Protagonista indiscussa del secondo film è Milady uno dei più bei vilain della storia del cinema e della letteratura e questa trasposizione ha il merito di approfondirne la psicologia anche se poi le fa compiere un gesto di rara crudeltà per salvarsi. Su quanto Eva Green abbia il talento e il magnetismo per interpretarla è già stato detto tutto. 

Può colpire piuttosto che ad interpretare il protagonista di tutta la saga, D’Artagnan, ci sia un attore la cui fama travalica poco i confini nazionali mentre alle star più celebri sono riservati ruoli secondari: Louis Garrel è Luigi XIIIl e Vincent Cassel Athos, tormentato (ex) marito di Milady.

Dogman

Italia 2018
con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli, Alida Calabria, Gianluca Gobbi
regia di Matteo Garrone


Dogman


Marcello è un uomo mite, che vive nella periferia degradata di una grande città dove esercita con passione la sua professione di toelettatore per cani e ha un forte legame con la figlia.
E’ legato anche da un forte senso di amicizia verso Simone, un muscoloso bellimbusto sfatto dalla droga che sta diventando sempre più violento con le persone del quartiere, tanto che Francesco, il barista a cui Simone ha spaccato la slot machine, dopo l’ennesimo gesto di violenza gratuito, propone agli altri commercianti vessati di pagare qualcuno per farlo fuori.
Intanto Simone si accorge che una parete del locale di Marcello, contigua a quella del compro oro può essere facilmente abbattuta e costringe Marcello a lasciargli le chiavi per fare il colpo. Marcello si rifiuta ma non può opporsi alla soverchiante forza fisica di Simone che non è molto abile nel mascherare l’intrusione così Marcello si fa un anno di prigione e quando esce è malvisto da tutta la comunità. Cerca di farsi dare una parte della refurtiva da Simone ma questo si rifiuta e quando Marcello gli sfascia la moto lo pesta brutalmente, esasperato Marcello ricorre all’astuzia per vendicarsi dell’uomo che gli ha rovinato la vita, pensando anche di fare il bene della comunità.



Dogman


Ispirandosi a un cruento fatto di cronaca di 30 anni fa, il delitto del Canaro della Magliana, Garrone costruisce una parabola amara della nostra società dove il degrado e la violenza sporcano tutto, anche un omino sensibile che vive per la figlia e i cani, riuscendo ad addolcire gli animali più aggressivi. La stessa mitezza e disponibilità che Marcello ha usato anche per convivere più o meno pacificamente con Simone, improvvisamente non funziona più e l’impossibilità di competere fisicamente con il nemico portano Marcello a giocare d’astuzia: non è difficile vedere nel degrado ambientale e morale la parabola della società italiana dove gli equilibri sociali sembrano sempre più precari e sostituibili solo dalla frustrazione e dalla rabbia che sfociano nella violenza che può nascere anche nelle persone più inermi, quelle apparentemente rassegnate al loro destino di sopraffazione.



Dogman-


Per essendo un film stilisticamente molto differente, Dogman ha molto in comune con il precedente lavoro di Garrone, il fantastico Il Racconto dei Racconti, si tratta in fondo di due film horror, benché la dimensione perturbante sia raccontata in due modi completamente diversi, quasi opposti: il realismo di Dogman diventa complementare al fantastico de Il Racconto dei Racconti.
Dogman diventa spaventoso non tanto per la storia drammatica o la metafora di una nazione arrabbiata, a inquietare è il rovesciamento di certi stilemi del cinema comico: c’è qualcosa di chapliniano in certe riprese di Marcello in giro con il suo cagnetto, si sorride nel vedere cani sovradimensionati e aggressivi lavati col mocio, situazioni che sarebbero congeniali a Charlot ed è proprio nel partire da questo retaggio infantile e gioioso per terminare in un delirio cruento che sta la dimensione perturbante del film, sottolineata da una luce livida, molto da serie tv e infondo anche Il racconto dei racconti era la risposta autoriale al successo del fantasy seriale de Il trono di spade e proprio recuperando Dogman su un canale streaming dedicato alle serie tv (Amazon Prime) ho capito il mio disamoramento dalla dimensione seriale: se cinque o sei anni fa la serie tv era la risposta a un cinema molto omolagato, ricordiamo le parole di Spike Lee, ora è la dimensione seriale, salvo casi eccezionali, ad essere prevedibile con le sue tappe obbligate, ad esempio l’eterno cliffhanger a fine puntata e il cinema autoriale riguadagna il ruolo di spazio per la creatività libera.

Dracula Untold

DraculaUntoldloc Usa 2014 Universal
Luke Evans, Dominic Cooper, Sarah Gadon, Charles Dance
regia di Gary Shore

Alla metà del XV secolo la Transilvania è un protettorato dell’impero ottomano, governata dal principe Vlad. Quando il sultano richiede mille ragazzini per rimpinguare i suoi Giannizzeri, Vlad, che nell’adolescenza è stato un miliziano per i turchi, si rifiuta di pagare il tributo e per cercare di sconfiggere lo sterminato esercito turco non esita a chiedere aiuto a una mostruosa presenza che abita sulla montagna..

Pensavo che dietro il richiamo storico alla figura di storica di Vlad Tepes l’impalatore si celasse una retorica contro l’Islam e l’Oriente invece il film procede in una direzione completamente diversa diventando il primo crossover tra il genere fantasy e quello dei supereroi. Dal fantasy arrivano il cotè pseudo storico, le battaglie e soprattutto i protagonisti: Luke Evans che nella trilogia de Lo Hobbit era Bard di Pontelagolungo e Charles Dance caratterista che ha raggiunto al notorietà con Il trono di Spade dove interpretava Tywin Lannister, il padre senza scrupoli ucciso da Tyrion il folletto.
Dal mondo dei supereroi proviene l’immancabile scena dove il protagonista si barcamena cercando di padroneggiare i poteri appena acquisiti, il costume che in questo caso è l’armatura con le insegne dei Dracul e soprattutto il senso di responsabilità verso gli altri e l’impegno spinto oltre misura per mantenere le promesse fatte.
La commistione tra generi funziona e il film è godibilissimo, molto curato nei dettagli, scenografie e costumi, fantasioso negli effetti e soprattutto con una citazione molto alta, l’incontro tra Vlad e il Maestro Vampiro si ispira niente meno che a Il settimo sigillo: mentre il vampiro originario ringiovanisce passando i poteri a Vlad si nota che il suo look è chiaramente ispirato a quello della Morte nella pellicola di Bergman e anche la contrattazione tra il non morto e il principe transilvano richiama i dialoghi del film.

Draculauntold

Finale più che aperto, vero e proprio cliffhanger per un sequel che pare sia già in lavorazione almeno a livello di scrittura per quello che negli intenti del regista dovrebbe essere il secondo capitolo di una trilogia.

Touch

Touch Jake è un ragazzino undicenne autistico che non ha mai detto una parola in vita sua. Si prende cura di lui il padre, Martin Bohm, ex giornalista di successo ora ridotto a fare lavori di bassa manovalanza, la madre è rimasta vittima nell’attentato alle Torri Gemelle. Jake ha una bizzarra propensione per i cellulari e ama scappare per rifugiarsi su un ripetitore telefonico, il che causa il suo ricovero in una struttura specializzata ma proprio a quel punto il padre capisce che le ossessioni numeriche di Jake sono in realtà dei messaggi che in un qualche modo prevedono il futuro…

Chissà qual’è il mio reale problema con Kiefer Sutherland: ho abbandonato 24 perché troppo violento e dopo due puntate fuggo da Touch perchè troppo melenso: il messaggio di base per ora è che apparentemente connessi da tanta tecnologia siamo in realtà tutti profondamente soli.
Il trailer del serial mi aveva intrigato per il riferimento ai numeri e siccome la mia fissazione per i numeri primi è peggiorata speravo di poter trovare in Touch qualcosa di intrigante invece non si è andati oltre la serie di Fibonacci che da quando fa bella mostra di sè sulla Mole Antonelliana per noi piemontesi è pane quotidiano.
Idiosincrasie personali a parte, quello che manca in realtà a Touch è la trama orizzontale, quella che lega tutti gli episodi di una serie: la ricerca di un serial killer, la scoperta di un segreto ecc.. ecc..
Nel primo episodio, già un po’ lento, si introduce la storia di Jake e di suo padre e si nutre un qualche interesse per le vicende dei vari protagonisti sparsi per il mondo legati dal filo rosso della leggenda orientale raccontata con voce off da Jake. Il secondo episodio ripete fedelmente lo stesso gioco dei protagonisti apparentemente lontani tra loro che però si potranno salvare solo insieme ma a questo punto è ormai scontato che l’hostess in questione è la figlia dell’uomo malato di cancro con cui non parla da tempo; per giunta l‘episodio si chiude senza un cliffhanger, il colpo di scena tipico della trama orizzontale che lega l’episodio a quello successivo invogliando lo spettatore a seguire la serie.