Ingannevole e’ il cuore piu’ di ogni cosa

Heartisdeceitful

Ispirato ai romanzi autobiografici di J.T. Leroy, la vicenda di
Geremia, bambino dato in affido che all’improvviso si vede costretto a
tornare a vivere con la madre naturale, Sarah. Inizia cosi’ una discesa
agli inferi tra droga, vita di strada, violenza e pedofilia.

Qualche buona intuizione c’e’ in questa seconda opera di Asia
Argento, soprattutto nella prima parte del film con la macchina da
presa che rimanda lo sguardo smarrito del bambino e colpisce anche il
tenero pudore nel modo di raccontare i momenti piu’ crudi del film:
molto belle le sequenze oniriche dei corvi rossi. Sarebbe stato molto
interessante se la Argento avesse spinto di piu’ i toni grotteschi
trasformando il film in una fiaba psichedelica senza redenzione con
Sarah nei panni della strega cattiva, come pare vederla il figlio
all’inizio del loro contorto rapporto.

Invece la bad girl del cinema italiano si perde nel secondo tempo
seguendo pedissequamente gli stilemi del cinema alternativo americano:
citazioni di Gus Van Sant (in un cameo anche il biondino in maglia
gialla di Elephant) e un retrogusto di Vincent Gallo, vecchio
amico di Asia. Oltre gli attori (Winona Ryder o l’immancabile Michael
Pitt, se si vuole fare un film di tendenza) altri feticci della contro
cultura americana come il reverendo Manson che senza il suo pesante
trucco non e’ altro che un uomo insignificante con un bizzarro taglio
di capelli.
Questi i limiti peggiori di un film che ha del potenziale e purtroppo scade nel manierismo.

Carnivale


Carnivale

La serie tv tanto attesa, prodotta dalla HBO e vincitrice di 5 Emmy, si e’ dimostrata all’altezza delle aspettative.
La fusione tra il mondo di Linch e quello di Burton per ora e’ piu’ visibile nei
personaggi: a guidare la tribu’ di freak di Carnivale c’e Michael J.
Anderson, il nano di Twin Peaks  e nel circo vivono due sorelle siamesi ed un gigante interpretato dallo stesso attore di Big Fish.

Come ci racconta Anderson nel prologo in ogni generazione nasce un
figlio della luce ed uno delle tenebre fino a quando un falso sole non
brillera’ sulla trinita’ facendo finire questa epoca terribile ed epica
introducendo l’era della ragione.
Chi sara’ il figlio della luce e e quello delle tenebre tra il
fuggitivo Ben che si unisce alla carovana dei freaks con il dono di
sanare i malati e resuscitare i morti, e padre Justin dalle visioni
apocalittiche e la capacita’ di redimere i peccatori? Per ora sono solo
i loro terribili sogni a legarli.

La vicenda e’ ambientata negli anni della grande depressione ed
oltre ai bizzarri personaggi del circo, ci viene mostrata un’umanita’
disperata e miserevole lungo le strade dell’ultima grande migrazione
americana verso la California

Di grande effetto la sigla, con un mazzo di tarocchi sparpagliato
e la macchina da presa che penetra dentro il mondo dipinto sulle carte
per trasformarlo in immagini di repertorio del secolo appena passato.

Per chi avesse perso il primo episodio trasmesso domenica scorsa,
niente paura, la puntata e’ in replica gia’ da stasera alle 22.45 e
quasi tutti i giorni su canaljimmy

Million dollar baby

Million dollar baby

Ovviamente chi va a vedere questo film non crede che Clint Eastwood si sia limitato a girare un Rocky in gonnella (ed infatti la campionessa mondiale dei pesi welter, ex prostituta di Berlino Est se lo sarebbe mangiato in un boccone, il buon vecchio Ivan Drago!) ma nemmeno si aspetta di essere sistematicamente lavorato ai fianchi per finire al tappeto alla terza ripresa con un bel pugno nello stomaco.
Diavolo di un Clint, che riesci a farci sorridere e nel contempo a far si’ che nessuno lasci la sala senza avere gli occhi lucidi (…va bene, occhi lucidi e’ un chiaro eufemismo, se devo prestar fede ai sospiri, i colpi di tosse e le tirate su col naso che rompevano il religioso silenzio della sala, personalmente ho dovuto boccheggiare due volte per evitare di scoppiare in singhiozzi).

Mia recensione


*questo post e’ dedicato a Tarcisio*

Addio a Sandra Dee

Sandra dee E’ scomparsa ieri, a soli 62 anni, Sandra Dee, platinata fidanzatina d’America nel decennio a cavallo tra la seconda meta’ degli anni ‘50 e
i primi anni ‘60.
Oltre che di diverse commedie leggere e giovanilistiche (tra tutte ricordiamo Torna a Settembre accanto a Gina Lollobrigida e Rock Hudson) fu protagonista del peccaminoso Scandalo al sole, del 1959 di cui e’ celeberrima anche la colonna sonora e fu la figlia di Lana Turner ne Lo specchio della vita (ancora nel 1959) e Ritratto in nero del 1960.

Al festival di Berlino appena conclusosi e’ stato presentato il
film dedicato a suo marito, il cantante Bobby Darin, diretto da Kevin
Spacey: Beyond the sea.

Robert Altman

Estate ‘93, alla solita arena estiva, mettiamo pure che potessi esser fumantina per motivi miei, ma quella fu l’unica volta che abbandonai la visione di un film per manifesta irritazione per quel che vedevo; rivisto qualche tempo dopo in televisione America Oggi e’ divenuto un film che amo molto.
Thelongoodbye

Quindi auguri per gli ottant’anni dell’unico regista che è riuscito a farmi saltare i nervi, nonché autore di una delle più
belle scene gattofile della storia del cinema: Marlowe che al drugstore notturno non trova a marca preferita della sua gatta e per convincerla a mangiarla la versa in una vecchia scatoletta di suo gusto e gliela mostra.
Era il 1973, il film (magnifico a prescindere) era Il lungo addio.

++Il regista è scomparso il 20 novembre 2006++

La squadra

Lasquadra

Stasera alle 21.00 su Rai3 ricomincia La Squadra.

Per fortuna dico, dopo aver dato un’occhiata alle fiction
poliziesche che hanno tenuto banco dall’inizio dell’anno. Tacendo
dell’amorfo Il capitano che puntava sui continui travestimenti di Alessandro Preziosi che avrebbero dovuto dimostrare le sue qualita’ attoriali, anche R.I.S., delitti imperfetti ha sofferto delle solite limitazioni delle fiction Mediaset: colori saturi di splendide giornate di inizio estate, (in una fiction Mediaset e’ sempre bel tempo e i protagonisti sono sempre bellissimi!) interni palesemente finti, ma il limite peggiore sta nel plot: ogni puntata e’ perennemente divisa in due episodi: storielline brevi appena abbozzate che fanno da sfondo ai sicuri amorazzi tra colleghi, in R.I.S.
hanno tentato di allungare l’episodio trasmettendone uno e mezzo per puntata pero’ incrociando due casi, quindi alla fine la vicenda e’ ancora piu’ stringata.
La Squadra, fiction di lunga serialita’ che dura tra alti e bassi da almeno quattro o cinque anni ha raggiungo un certo livello di qualita’ che la fa distinguere in questo piatto mondo della fiction italiana per lo spessore delle storie, che a volte si sviluppano in diverse puntate e talvolta non si concludono con il lieto fine di prammatica e lasciano l’amaro in bocca. La qualita’ della recitazione e’ di una spanna superiore a qualsiasi prodotto televisivo in circolazione, soprattutto con gli ultimi personaggi entrati, come non citare l’ambizioso commissario Pettenella interpretato da un bravissimo
Massimo Wertmuller, in grado di stemperare l’ambiguita’ del suo personaggio con una forte dose di ironia, poi c’e’ la Veneziani, la dottoressa della scientifica, gattara e rompiscatole (perche’ tutto cio’ mi suona cosi’ famigliare? vabbe’..) e l’ultima entrata e’ quella di uno strepitoso Tony Sperandeo, che il cinema ha sempre relegato alle caratterizzazioni mafiose e che qui interpreta un geniale poliziotto siciliano innamorato della cucina e soprattutto dell’Orlando Furioso che non perde occasione di declamare.
Se dovessi fare un paragone con la grande stagione degli sceneggiati TV, il referente sarebbe sicuramente Qui squadra Mobile, del 1973 con l’indimenticato Luigi Vannucchi per la regia di Anton Giulio Majano.

Da che pulpito!


Ieri sera a Markette
Costantino Della Gherardesca ha chiesto a Dario Argento cosa pensa del
cinema cinema horror giapponese. Il maestro dell’orrore italiano dopo
aver tenuto a specificare che questo genere proviene anche dalla Corea
e Hong Kong, e che secondo lui e’ sempre molto simile, ha sostenuto che
il filone ha avuto successo grazie agli americani che si sono accorti
del loro potenziale di pubblico pur costando poco, mentre il cinema
americano produce sempre film molto costosi che nessuno va a vedere
“come The Aviator che e’ uno dei piu’ brutti film degli ultimi anni, con scenografie bruttissime dove tutto e’ falso” e Gangs of New York non era meglio.

De gustibus, per carita’! Ma qualcuno si ricorda per caso qual’e’ stato l’ultimo film decente di Dario Argento?

Saw -L’enigmista

Saw
Ero convinta di essermi ormai persa questa pellicola mediocre, quando sabato scorso a cena Mara ha detto che ci teneva ad andare a vederlo ecosi’ siamo finite al cinema in quattro donzelle.
Fortunatamente la compagnia era leggiadra e le risate hanno stemperato la sensazione di aver buttato via i soldi.
Del thriller cosa dovrei dire? Senza alcuna inventiva registica,una serie di campi e contro campi che accentuavano il senso di noia, dialoghi indegni ed il famigerato colpo di scena finale che, stringi stringi, non e’ altro che una ripresa dell’idea de Le Jene di Tarantino, accelerazioni visive e musica metallara che accentuavano in senso di dejavu ricordandomi in parte La casa dei 1000 corpi.
Nonostante nell’intervallo avessimo disquisito lungamente sul fatto che una persona non possa segarsi una caviglia senza svenire, l’odioso dottorino riesce nell’intento in una scena molto poco splatter (il regista stesso ha proceduto a molti tagli per evitare la censura).

Deludente e poco pauroso, anche se ehm.. la macchina poi l’ho lasciata davanti a casa, mica l’ho messa in garage!

The aviator

Indubbiamente il film mi e’ piaciuto, anche se mi ha lasciato un
po’ perplessa la parte dedicata ai rapporti di Hughes col mondo del
cinema, che era quella che mi interessava di piu’: Scorsese si e’ preso
troppe liberta’ rispetto alla vera storia d’amore tra Katharine Hepburn
e Howard Hughes, solo riflettendoci ho capito che il regista non aveva
altra scelta che portare sugli schermi la magia di quel cinema,
anziche’ i veri personaggi e allora ecco Kate e Howard diventare i
protagonisti di una commedia sofisticata, il che non toglie che avrei
preferito si parlasse piu’ chiaramente di Scandalo a Filadelfia anziche’ girare il pranzo a casa Hepburn come se fosse stata una scena del suddetto film, uffa!

Ho cercato comunque di essere obbiettiva nella recensione  su ImpattoSonoro ora recuperata qui