The skeleton key

Theskeletonkey

New Orleans, la venticinquenne Caroline, infermiera specializzata in malati terminali, viene assunta dalla famiglia Deveraux per occuparsi di Ben, un anziano signore colpito da  ictus, ma l’antica villa coloniale dei Deveraux sembra animata da strani segreti..

Emoziona, al di la’ dei meriti della pellicola, vedere New Orleans prima dell’uragano, come forse non la vedremo piu’, se non fra molto tempo: il quartiere francese, le baracche, le ville coloniali dai grandi parchi che si mescolano con le paludi del Mississippi ed improvvisamente ci si ricorda che la citta’ ha un passato di scenario cinematografico utilizzato soprattutto per opere dalle atmosfere morbose e peccaminose.
The skeleton key e’ un thriller psicologico dalla confezione di lusso: ottima fotografia fondamentale in un film che punta sulle  suggestioni evocate dai luoghi e dagli oggetti, grande cast in cui spicca Gena Rowlands che soprattutto in alcune scene inquieta con ambigue occhiate oblique da strega mentre John  Hurt si ritaglia il ruolo del vecchio paralizzato che recita soltanto attraverso lo sguardo.


Theskeletonkey

Sguardi, occhiate, specchi… come dimostra anche la locandina americana (?) lo sguardo, quello che si vede o si crede di vedere e’ uno dei temi portanti della pellicola.
Il plot e’ interessante (una volta tanto vince il male), e  confema le capacita’ di Ehren Kruger, gia’ sceneggiatore della versione americana di The ring: non avevo amato molto quel film mentre questo mi ha colpito perche’ la trama si basa su un postulato, se non credi alla magia questa non ti puo’ colpire, che e’ anche una riflessione sul genere thriller che per poter funzionare ha l’assoluto bisogno che lo spettatore si lasci suggestionare.

Carnivale


Carnivale

La serie tv tanto attesa, prodotta dalla HBO e vincitrice di 5 Emmy, si e’ dimostrata all’altezza delle aspettative.
La fusione tra il mondo di Linch e quello di Burton per ora e’ piu’ visibile nei
personaggi: a guidare la tribu’ di freak di Carnivale c’e Michael J.
Anderson, il nano di Twin Peaks  e nel circo vivono due sorelle siamesi ed un gigante interpretato dallo stesso attore di Big Fish.

Come ci racconta Anderson nel prologo in ogni generazione nasce un
figlio della luce ed uno delle tenebre fino a quando un falso sole non
brillera’ sulla trinita’ facendo finire questa epoca terribile ed epica
introducendo l’era della ragione.
Chi sara’ il figlio della luce e e quello delle tenebre tra il
fuggitivo Ben che si unisce alla carovana dei freaks con il dono di
sanare i malati e resuscitare i morti, e padre Justin dalle visioni
apocalittiche e la capacita’ di redimere i peccatori? Per ora sono solo
i loro terribili sogni a legarli.

La vicenda e’ ambientata negli anni della grande depressione ed
oltre ai bizzarri personaggi del circo, ci viene mostrata un’umanita’
disperata e miserevole lungo le strade dell’ultima grande migrazione
americana verso la California

Di grande effetto la sigla, con un mazzo di tarocchi sparpagliato
e la macchina da presa che penetra dentro il mondo dipinto sulle carte
per trasformarlo in immagini di repertorio del secolo appena passato.

Per chi avesse perso il primo episodio trasmesso domenica scorsa,
niente paura, la puntata e’ in replica gia’ da stasera alle 22.45 e
quasi tutti i giorni su canaljimmy

Bullet in the head

Bullet-in-the-head Die xue jie tou
Hong Kong 1990
con Tony Leung, Jacky Cheung, Waise Lee, Simon Yam, Fennie Yuen
regia di John Woo

Serata da videoregistratore quella su La7 per la messa in onda, per la prima volta su canali terrestri di Bullet in the head, la declinazione piu’ amara del tema dell’amicizia concepita da John Woo.
La storia iniza nel 1967 ad Hong Kong e narra le vicende di tre amici inseparabili che si vedono costretti a fuggire in Vietnam per un regolamento di conti tra bande. Il vicino paese in guerra sembra la meta piu’ adatta a Paul, quello dei tre che e’ divorato da un ‘immensa avidita’. L’esistenza a Saigon e’ molto piu’ difficile di quel che i giovani pensino e finiranno in mano ai Vietcong, in un campo di pringionia molto simile a quello che Cimino rappresenta ne Il Cacciatore, la citazione che Woo fa dei cruenti giochi dei soldati comunisti avra’ un epilogo molto piu’ tragico:infatti, per salvare il suo oro, Paul non esistera’ a sparare in testa a uno dei suoi migliori amici, Frank. L’epilogo si avra’ Hong Kong anni dopo, quando l’ultimo dei tre , Ben tornera’ insieme ai profughi nel paese natio, scoprira’ la vita da vegetale a cui Frank si e’ ridotto per la pallottola che porta ancora nel cranio e dopo aver posto fine alle sue sofferenze andra’ a chiedere la sua vendetta a Paul che nel frattempo e’ diventato un potente boss della triade.
Capolavoro indiscusso, al pari di The Killer, Bullet in the head e’ un film molto piu’ pessimista, dove la violenza appare piu’ cruda del solito registro stilistico di Woo. I motivi sono da trovare nel amareggiamento del regista per la rottura con Tsui Hark (le scene dell’arrivo a Saigon, sia di Marc in A better tomorrow III e quella dei tre amici in Bullet in the head sono molto simili) ma soprattutto per i fatti sconvolgenti di Tienanmen dell’estate ‘89: piu’ volte sullo sfondo della vicenda vediamo studenti manifestare e venire caricati dalle forze dell’ordine.
La costruizione del film e’ tutta su anticipazioni e rimandi sempre tesi a sottolineare il pessimismo: Frank nella sua prima apparizione viene colpito all testa dalla madre infuriata, anticipando cosi’ lo sparo alla testa da parte dell’ amico del cuore; Ben da l’addio alla sua giovane sposa prima di fuggire a Saigon e sulle loro parole senza speranza scorre a montaggio alternato il tentativo fallito di disinnescare una bomba da parte di un artificere che finisce smembrato.
Imperdibile.