Addio ad Arthur Miller

ArthurmillerSi è spento il 10 febbraio, quasi alla soglia dei novant’anni (li avrebbe compiuti il 17 ottobre), Arthur Miller, uno dei piu’ importanti drammaturghi americani, tra le sue opere fondamentali ricordiamo Morte di un commesso viaggiatore e Il crogiolo.

Celeberrimo anche per esser stato l’ultimo marito di Marilyn Monroe, dal 1956 al 1960. Per la diva sceneggiò uno dei suoi film piu’ belli, Gli spostati che fu, purtroppo,l’ultimo lavoro dell’attrice.

Da menzionare anche Uno sguardo dal ponte portato sugli
schermi nel 1961 da Sidney Lumet con Raf Vallone come protagonista. La piece, che narra un dramma di immigrati italiani, è in tournée nel corso di questa stagione teatrale.

Gli album di Marco Paolini

Marco_paolini E meno male che e’ tornato Marco Paolini in
televisione, per provare l’ebbrezza di restare incollata al video
durante un programma in prima serata, mentre la sua arte affabulatoria
racconta le schegge impazzite della storia che nel passato recente sono
venute a scorticare la patina tranquilla della paciosa provincia
italiana.

Ieri Aprile ‘74-’75, due ore per raccontare l’adolescenza
tra politica e campi di rugby, primi amori e prese di coscienza, mentre
sullo sfondo riecheggia lo scoppio delle bombe di Brescia sulla piazza
del paese un ragazzo finisce in coma durante uno scontro con i
celerini.

Appuntamento a giovedi’ prossimo, ma in seconda serata.

Il giorno del ricordo

Oggi e’ il giorno del ricordo  per le vittima delle foibe e gli esuli delle terre dalmate e istriane.

Vittime che hanno diritto a non essere dimenticate, questo va puntualizzato.

Visto che lo slogan di questa giornata e’ Ricordare per capire
la prima domanda che mi pongo e’ perche’ e’ stata scelta questa data
cosi’ a ridosso al giorno della memoria per le vittime dell’olocausto
nazista, che potrebbe sembrare quasi una provocazione dividendo ancora
una volta i morti di “una parte” da quelli “dell’altra”. Mi sono
documentata su questo sito e ho scoperto che la data cade nel giorno del il Trattato di Pace
firmato a Parigi nel 1947, che cedeva parte dei territori italiani alla
Jugoslavia e alla Francia, e che fu causa principalmente dell’esodo
delle popolazioni. E di quell’esodo tragico ho avuto sentore
nell’infanzia, mi ricordo la voce bassa, tra il rammarico e
l’imbarazzo, con cui si sussurrava di qualche famiglia profuga
dall’Istria, non avevo certo capacita’ di approfondire l’argomento
all’epoca, come del resto non mi era ben chiara tutta la situazione
della seconda guerra mondiale con le diverse alleanze a cui si presto’
l’Italia.
Non e’ stata certo la scuola a chiarirmi le idee: non so voi, ma
ai miei tempi , nell’anno della maturita’, svolgere il programma di
storia fino all’attentato di Sarajevo, aveva del miracoloso, ragion per
cui sono stufa di sentir dire che delle foibe non si fa menzione sui
libri di testo, fin che non si istituira’ come materia a parte la
storia contemporanea dubito sulla capacita’ didattica della scuola
italiana. Come sempre sara’ la curiosita’ di ognuno che lo portera’ a
voler ricostruire la storia che abbiamo alle spalle, inutile dirlo, ma
nel mio caso motore di questa spinta e’ stato il cinema, soprattutto
con la scuola neorealista: com’e’ che a scuola mi insegnavano che
eravamo entrati in guerra a fianco dei tedeschi e poi pellicole come Paisa’ raccontavano di una guerra contro i nazisti? Da li’ la scoperta dell’ 8 settembre e tutto quel che e’ seguito.

Questo per spiegare la mia disponibilita’ a sensibilizzarmi su una
storia dolorosa finora taciuta per ragioni di stato, paradossalmente
piu’ democristiane che comuniste.

Vogliamo vivere!

Vogliamovivere! To be or not to be
Usa 1942
con Carole Lombard, Jack Benny, Robert Stack
regia di Ernst Lubitch

Era da tanto che non ridevo cosi’ per un film, ma del resto era una vita che non vedevo un fim di Lubitsch!
Stranamente non avevo mai considerato molto Vogliamo vivere!, quindi e’ stato con vero piacere che ho ritrovato le avventure di Maria e Joseph Tura, coppia di attori polacchi, sposati nella vita, la cui commedia Gestapo viene censurata perche’ nel 1939 i rapporti con la vicina Germania stanno precipitando vertiginosamente. La compagnia ripiega sull’Amleto di Shakespeare e il monologo di “essere o non essere” offre l’adito a Maria Tura per incontrare il suo spasimante, il pilota Sobinski; sarà proprio l’aviatore a scoprire, dalla sua base in Inghilterra, una spia nazista che si sta recando a Varsavia per sgominare la Resistenza proprio dal fatto che non conosce la fama della bella Maria.
Tornato in patria, Sobinski riuscira’ a salvare i partigiani dai nazisti grazie all’aiuto della compagnia dei Tura che utilizzano i loro costumi di scena di Gestapo per fingersi  gerarchi in una girandola di equivoci e colpi di scena.

Carolelombardtobeornotobe


Una commedia divertentissima che se la gioca, a livello qualitativo, con Il grande dittatore di Chaplin: geniale soprattutto l’inizio quando una scena in un ufficio militare tedesco si rivela essere solo una prova teatrale, creando una distorsione della realta’ che pone su un livello surreale le graffianti battute che caratterizzano il film evitando che risultino solamente ciniche.


Vogliamovivere


La tragedia della follia nazista e’ sempre ben presente sullo sfondo e Lubitsch ce la mostra con brevi dettagli, quasi delle pennellate impressioniste, del resto per me l’immagine che meglio rappresenta l’assurdita’ della guerra e’ proprio in un’opera del grande regista tedesco, in un film minore L’uomo che  ho ucciso (Broken Lullaby, 1932) che inizia con una carrellata su un plotone di dragoni inginocchiati in una chiesa ognuno con la propria affilata lama la fianco: il contrasto tra le spade in primo piano e la spiritualita’ della liturgia e’ molto significativo.
To be or not to be e’ stato l’ultimo lavoro di Carole Lombard, scomparsa in un incidente aereo durante una campagna di raccolta fondi per le truppe americane, la sua tragica morte segno’ il declino della carriera del marito: “the king” Clark Gable.


Tobeornottobe


Ho pensato che la bellezza della pellicola valesse senza alcun dubbio l’acquisto di un dvd, invece che tenere la copia un po’ rovinata ( anche se v.o.s.) trasmessa da FuoriOrario, ma una breve ricerca tra i piu grandi rivenditori di DVD in rete ha dimostrato che non esiste nessuna versione restaurata o con extra significativi di questo film, un vero peccato.

Tokyo godfathers

Tokyogodfathers

La notte di Natale tre barboni trovano una neonata tra i rifiuti, se ne
prendono cura e decidono di ritrovarne i genitori. Le peripezie che
attraverseranno metteranno a nudo le loro vere storie: Jin, ubriacone e
giocatore ha abbandonato la famiglia, Hana e’ un transessuale finito
sulla strada dopo la morte per AIDS del suo compagno e Miyuki e’ una
ragazzina fuggita di casa dopo aver ferito il padre in una
violentissima lite.

Un cartone giapponese diverso dai soliti che sbarcano in Occidente, anche nel tratto: piu’ realista e dai colori meno accesi.

Un’opera dai chiari risvolti cinefili: titolo e trama fanno immediatamente pensare a In nome di Dio di John Ford, del 1948, titolo originale 3 Godfathers,
dove tre banditi si prendono cura di un neonato a cui sono morti i
genitori, poi diverse battute richiamano grandi film del passato: la
proposta di chiamare la neonata John Doe o la cagnetta che si chiama
Dorothy.

La pellicola affronta temi toccanti con mano leggera e
affastellando situazioni sempre piu’ surreali: il capo yakuza trovato
sotto la macchina, il matrimonio di sua figlia con annessa sparatoria,
la famiglia sudamericana dell’assassino, la falsa madre incline al
suicidio..

I personaggi sono ben delineati nella loro psicologia, e fra tutti
spicca quello di Hana, forse perche’ il suo essere spudoratamente
checca esprime al meglio il miscuglio di melodramma e allegria che
caratterizza il film.

Tokyo sotto la neve, che i protagonisti attraversano in lungo e in
largo, e’ lo sfondo sfolgorante ed indifferente alle avventure di
questa umanita’ che si arrabatta e c’e’ un contrasto stridente tra i
cartelloni pubblicitari che propugnano simboli di felicita’ e ricchezza
e la vita di simpatici, folli poveracci, quasi di stampo zavattiniano.

Per la solita miopia degli esercenti, per i quali cartoon uguale
infanti, il film e’ nelle sale solamente al pomeriggio, almeno in
provincia, ma forse c’e’ da ringraziare per il solo fatto che abbia
trovato una distribuzione.

I filmoni degli Oscar 2005: Neverland

Vabbe’ il centenario di Peter Pan.. vabbe’ che Johnny Depp e’ in debito almeno di un Oscar, ma inserire Neverland tra i migliori film dell’anno mi pare una scelta decisamente azzardata.

Neverland5

Nel 1904 il commediografo James M. Barrie, reduce da un insuccesso teatrale, conosce nei giardini di Kensington la famiglia Llewelyn Davies, composta dalla giovane madre vedova e dai suoi quattro figli maschi. Lo scrittore instaurera’ uno stretto rapporto di amicizia con i ragazzi, prendendo a ben volere soprattutto Peter, il terzogenito, che non si e’ ancora ripreso dalla morte del padre. Questo legame, e l’ amore platonico per la madre, ispirera’ la celeberrima commedia Peter Pan.





Nel centenario della nascita del personaggio di Peter Pan, esce questa pellicola che romanza il periodo che porto’ alla genesi della famosa fiaba e che si aggiudica sette candidature agli Oscar 2005.
E’ sicuramente un progetto ambizioso, che pero’ non riesce ad andare al di la’ del prodotto ben confezionato, estremamente patinato, con una fedele ricostruzione storica che ha conquistato una meritatissima nomination per i costumi.
Benche’ il referente a cui il regista si ispiri sia chiaramente Tim Burton, richiamato anche dal suo attore feticcio Johnny Depp, la magia della fiaba non riesce mai a trasparire, l’unico momento un po’ piu’ sentito e’ quello della rappresentazione della commedia a casa Davies, quando Sylvia entra nella scenografia dell’isola che non c’e’ allestita nel giardino e la scena diventa la metafora della sua imminente scomparsa.
La vicenda non riesce mai a toccare in profondita’ i temi che sfiora: Sylvia madre sola di quattro figli e’ un personaggio estremamente moderno e anche nell’insofferenza ai rapporti di coppia precostituiti (la moglie di Barrie lo lascia per un altro uomo mentre lui passa sempre piu’ tempoa casa Davies, incurante delle malignita’ che gli vengono rivolte) c’e’ il sentore di una modernita’ che e’ ormai alle porte.
Il tema della finzione che diventa realta’, il teatro, la scrittura come elaborazione del lutto, avrebbero potuto portare a conclusioni molto interessanti, se tutto non fosse stato schiacciato da una messa in scena sfarzosa, ma banale, senza emozioni.
Johnny Depp e’ al solito un ottimo attore ma in questa pellicola non da certo una prova memorabile: a volte ricorda un Ed Wood meno esaltato e piu’ bamboleggiante, interessante invece l’interpretazione di Kate Winslet, misurata e dignitosa in un ruolo che facilmente poteva andare sopra le righe.
Nell’insieme un film discreto, con bambini che riescono ad accattivarsi le simpatie del pubblico e la tragedia sempre incombente: miscela perfetta per piacere all’Academy Awards.

Charlotte Rampling

Bella ed intensa, con un fascino ambiguo che l’ha resa la perfetta interprete di film scandalosi come La caduta degli dei di Luchino Visconti, il film che la lancio’ definitivamente nel 1969, ma soprattutto per Portiere di notte
girato nel 1974 per la regia di Liliana Cavani. Attrice di caratura
internazionale ha spaziato dal cinema europeo (molti i suoi film in
Italia) a quello mondiale, da Stardust Memories di Woody Allen del 1980 a Max amore mio (1986) di Nagisha Oshima.

Dopo un periodo di lontananza dal cinema e’ tornata prepotentemente
sugli schermi in questi ultimi anni chiamata da François Ozon per Sotto la sabbia del 2000 e la commovente interpretazione ne Le chiavi di casa di Gianni Amelio.

Auguri per i suoi sessant’anni di fascino e classe  fuori dal comune.

I Fratelli Dinamite

Ifratellidinamite

Le avventure di tre fratelli terribili, detti per l’appunto Dinamite, raccontata da zia Cloe, che si e’ presa cura di loro dopo il naufragio della nave del padre, un capitano ubriacone. La zia li ritrova su un’isola deserta dove sono stati allevati dagli animali; riportati al mondo civile, i tre fratelli si dimostrano refrattari all’ordine precostituito, bigiando la scuola e finendo nelle mani del diavolo che riescono a mettere nel sacco. Scoperta la passione per la musica i nostri eroi arrivano a Venezia dove, con l’inganno, vengono eletti re del Carnevale, ma i tre rinunciano a tutto, anche alla vita, pur di aiutare una bambina.

Nonostante il finale edificante, il primo cartoon italiano a colori (siamo nel 1949) si segnala per la vena anarchica che non viene mai meno tanto che il leif motiv del film , cantato in falsetto sullo stile del Trio Lescano, dice piu o meno: “siamo i tre fratelli Dinamite… non riconosciamo alcuna autorita’… vogliamo strappare la barba a tutti i parrucconi…”.
Eccezionale anche l’inventiva dimostrata dai Fratelli Pagot nella realizzazione della pellicola: la creativita’ e’ dirompente, con una continua trasformazione delle immagini in qualcosa altro: alcune fatine bianco vestite che danzano intorno ad un pozzo si rivelano essere i denti e l’ugola di un cantante.
C’e’ una netta prevalenza dei toni grotteschi e del macabri: il magro ronzino che conduce i bambini che hanno saltato la scuola dal Diavolo, ricorda le danze macabre e ben presto si trasforma in uno scheletro infuocato, ed anche l’arpa nell’episodio del concerto a teatro diventa una sagoma scheletrica. Di certo c’e’ una grande attenzione all’arte figurativa, oltre al gia’ citato motivo della danza macabra, tutte le scene di confusione che seguono puntualmente l’ingresso dei fratelli Dinamite, sembrano una scusa per trasformare il film in un’esplosione di arte astratta.
Altro referente e’ il cinema come dimostra una scena di passaggio nell’episodio del teatro: l’immagine copia la ripresa di un dolly, piazzato nel fondo di un palco, con gli spettatori in primo piano che sembrano parlare direttamente in macchina indicando quello che sta
avvenendo sul palcoscenico sottostante.

Restaurata  nel 2004   e presentata alla Mostra Cinematografica di Venezia, la pellicola e’ stata  trasmessa da FuoriOrario nel periodo natalizio; I fratelli Dinamite si rivela essere una piacevolissima scoperta nella storia discontinua del film d’animazione italiano.

La foresta dei pugnali volanti

Durante il declino della dinastia Tang nasce la setta dei Pugnali Volanti, un’affiliazione ribelle che vuole opporsi alla corruzione dello stato; due ufficiali della guardia imperiali si interessano a una giovane e bellissima danzatrice cieca, probabile membro dei Coltelli Volanti, per smascherare il nuovo capo dell’organizzazione: uno dei due, l’affascinate Jin si finge un cavaliere errante disposto ad aiutarla con lo scopo recondito di carpire la fiducia della ragazza, ma nulla sarà come sembra…



Houseofflyingdaggers


Zhang Yimou, dopo il successo di Hero dichiara di  esser ormai padrone di tutti i segreti della wuxia e ci propina questo melodrammone noioso ed inconsistente.

Fatta salva la perfezione cromatica delle immagini, l’unica innovazione che il regista apporta è la manierizzazione degli
spettacolari momenti d’azione caratteristici del cappa e spada cinese, dilatando i tempi e rendendo le coreografie cosi’ lunghe e ridondanti da perdere tutto il loro fascino, lo si capisce gia’ nel momento del balletto alla Casa delle Peonie, che pure resta il segmento piu’valido del film, quando il passo dell’eco danzante e’ ripetuto all’infinito in un continuo crescendo di difficolta’ e il regista, preso dal virtuosismo si dimentica di celare la presenza della controfigura (ottima, per carità!) che sostituisce la bella Zhang Ziyi.



Forestapugnalivolanti


Sulla storia d’amore, presunto cardine del film sarebbe meglio calare un velo pietoso: a parte i dialoghi che farebbero indignare anche gli sceneggiatori di Beautiful, non e’ possibile che il terzo elemento di un triangolo amoroso si scopra ben oltre la meta’ del film: quei dieci minuti di colpi di scena che anticipano il sotto finale e che illudono lo spettatore che il film si riprenda con un colpo di coda sono buttati li’ a casaccio.
LaforestadeipugnalivolantiLa parte conclusiva e’ veramente allucinante: il combattimento si vena di sfumature gore con improvvisi fiotti di sangue che schizzano sulla neve ma l’apoteosi arriva quando la ballerina ferita al cuore da qualche ora (giace al suolo ricoperta da almeno trenta centimetri di neve!) si rialza per la disperazione del pubblico in sala che non aspettava altro che la morte dei due contendenti e ora si ritrova tra i piedi un’ altra ingombrante protagonista che si sperava fosse schiattata da tempo, se non altro di ipotermia!
Un’esperienza veramente deludente, soprattutto per chi era restato ammaliato dalla purezza formale e cromatica di Hero