Ispirato ai romanzi autobiografici di J.T. Leroy, la vicenda di
Geremia, bambino dato in affido che all’improvviso si vede costretto a
tornare a vivere con la madre naturale, Sarah. Inizia cosi’ una discesa
agli inferi tra droga, vita di strada, violenza e pedofilia.
Qualche buona intuizione c’e’ in questa seconda opera di Asia
Argento, soprattutto nella prima parte del film con la macchina da
presa che rimanda lo sguardo smarrito del bambino e colpisce anche il
tenero pudore nel modo di raccontare i momenti piu’ crudi del film:
molto belle le sequenze oniriche dei corvi rossi. Sarebbe stato molto
interessante se la Argento avesse spinto di piu’ i toni grotteschi
trasformando il film in una fiaba psichedelica senza redenzione con
Sarah nei panni della strega cattiva, come pare vederla il figlio
all’inizio del loro contorto rapporto.
Invece la bad girl del cinema italiano si perde nel secondo tempo
seguendo pedissequamente gli stilemi del cinema alternativo americano:
citazioni di Gus Van Sant (in un cameo anche il biondino in maglia
gialla di Elephant) e un retrogusto di Vincent Gallo, vecchio
amico di Asia. Oltre gli attori (Winona Ryder o l’immancabile Michael
Pitt, se si vuole fare un film di tendenza) altri feticci della contro
cultura americana come il reverendo Manson che senza il suo pesante
trucco non e’ altro che un uomo insignificante con un bizzarro taglio
di capelli.
Questi i limiti peggiori di un film che ha del potenziale e purtroppo scade nel manierismo.