Il
film piu’ ambizioso di Ferzan Ozpetek non e’ sicuramente perfetto, ma certamente
molto interessante. Per la complessita’ della trama non ho potuto evitare di
fare spoiler nella recensione
.
Di questi giorni la notizia che il film era stato inserito nella rosa di
nove film approvati e finanziati dalla Sottocommissione Cinema del Ministero per
i Beni e le Attività culturali, ma il regista ha rinunciato ai finanziamenti
statali.
Le restanti otto pellicole riconosciute di interesse culturale sono
Le rose del deserto di Mario Monicelli, I giorni dell’abbandono di
Roberto Faenza, La strada di Levi di Davide Ferrario, Lezioni di
volo di Francesca Archibugi, Memorie di Adriano di John Boorman,
Un destino ridicolo di Antonio Luigi Maria Grimaldi, Arrivederci,
amore ciao di Michele Soavi e Sonata a Kreutzer di Maurizio
Sciarra.
Auguri ad Ornella Muti
Ornella Muti, al secolo Francesca Rivelli è nata a Roma nel 1955.
Star molto popolare ed anche unica diva da esportazione negli anni ‘80, quando ebbe una parte nel flop hollywoodiano Flash Gordon, l’attrice deve il suo successo piu’ alla sua indubbia bellezza che alle su capacita’ attoriali, anche se nel suo curriculum non mancano lavori firmati da registi del calibro di Damiano Damiani: La sposa piu’ bella il film del 1970 che la lancio’ a soli 15 anni, Mario Monicelli (Romanzo popolare del 1974) e soprattutto Marco Ferreri che la volle per L’ultima donna nel 1976, Storie di ordinaria follia nel 1981 e Il futuro è donna nel 1984.
La fama le arride soprattutto nelle commedie di Castellano e Pipolo accanto ad Adriano Celentano: Il bisbetico domato e Innamorato pazzo rispettivamente del 1980 e del 1981.
Attualmente e’ sugli schermi accanto ad Asia Argento in Ingannevole e’ il cuore piu’ di ogni cosa.
L’amaro caso di FuoriOrario
Finora ho cercato di mantenermi calma e di portare pazienza, ma
dopo aver visto che il nuovo numero di FilmTV liquida la programmazione
della prossima settimana di FuoriOrario con una laconica indicazione del
titolo inizio veramente ad innervosirmi!
Da sue settimane, da quando il Papa
e’ stato ricoverato, lo spazio notturno del venerdi’ sabato e domenica,
solitamente dedicato al cinema e’ stato eliminato per far posto a
Rainews24 perche’ la Rai non puo’ perdersi nemmeno un secondo della
possibile agonia del Papa.
Se e’ stupido il fatto che di tre canali
televisivi siano andati a toccare l’unico che ha una programmazione notturna
degna di questo nome, a differenza di quella delle altre due, fatta solo di
repliche , quanto e’ disgustoso appostarsi come un’avvoltoio ad aspettare la
morte di quello che e’ fondamentalmente un vecchio malato per essere
protagonisti di uno dei piu’ grandi eventi mediatici dei nostri tempi?
E
quanto sarebbe infingardo nascondersi dietro la scusa della malattia del Papa,
se c’e’ una volonta’ di chiudere il programma?
Mi presenti i tuoi?
Visto nel fine settimana per sopperire alla tristezza della
situazione politica e ad alcune paturnie personali, il film si e’ rivelato
divertente ed in grado di offrire una parentesi d’evasione senza troppo impegno.
Spassose le prove dei grandi attori coinvolti nella pellicola: Dustin
Hoffman e Barbra Streisand, nei panni dei genitori del surclassato Ben Stiller,
coppia liberal la cui vita gira intorno al sesso che si scontrano con il rigido
e bigotto padre della sposa conservatore interpretato da Robert de Niro, di cui
ho apprezzato la notevole ironia con cui presta le sue smorfie piu’ cattive al
duro Jack Byrnes.
Lo scontro tra le due facce dell’America e’ evidente,
anche se all’acqua di rose ma in questi giorni c’e’ da augurasi che gli Usa si
“fotterizzino” al piu’ presto.
Una lunga domenica di passioni
1920: Mathilde sta ancora aspettando il ritorno di Manech, il suo fidanzato
disperso in guerra, di cui non ha piu’ notizie dal 1917. Con la sua caparbieta’
riuscira’ a ricostruire la storia del suo amato: dichiarato colpevole di
automutilazione, assieme ad altri quattro compagni e’ stato condannato a morte.
La pena consiste nell’esser gettato fuori dalla trincea dell’avamposto francese
di Bingo Crepuscule per finire nella terra di nessuno davanti alla postazione
nemica ed attendere di essere colpito senza aver nessun riparo o modo di
difendersi. Mathilde spinta dalla sua incrollabile speranza cerca di ricostruire
anche le storie degli altri commilitoni..
Le peculiarita’ di questo film sono quelle che lo fanno amare
incondizionatamente oppure lo rendono insopportabile. Io ho trovato perfetto il
meccanismo di ricomposizione di questa vicenda corale attraverso l’analisi delle
varie tessere del mosaico, con episodi che rimangono apparentemente sospesi per
riannodarsi poi alla storia principale. Sono stata affascinata
dall’affabulazione di Jeunet, e dalla sua fotografia surreale che pone l’ampio
respiro del film quasi ad un livello mitologico. Un surrealismo che rimanda piu’
a Delicatessen che ad Amelie, senza pero’ assumere toni troppo
grotteschi ma ben evidenziando gli orrori e l’assurdita’ della guerra.
Molti
i rimandi cinefili: il postino ripropone fedelmente le gag di Giorno di
festa di Tati, e l’apparizione di Pina Lombardi, la prostituta corsa, al
colloquio in prigione con Mathilde ricorda La passione di Giovanna d’Arco
di Dreyer.
E’ uno dei film piu’ hitchcockiani degli ultimi anni: quando
Mathilde si alza dalla sedia a rotelle come non pensare all’apparizione di Hitch
in Topaz che fa la stessa cosa dopo esser stato spinto da un’infermiera
per tutto un corridoio e a Marnie, al famoso momento di suspense della
scarpa, rimanda il montaggio della sedia a rotelle mentre la ragazza cerca di
trafugare alcuni documenti secretati dal ministero della guerra.
Il sogno di
Mathilde bambina che rischia di cadere dal faro, trattenuta dalla mano di Manech
ha la stessa costruzione del prefinale di Intrigo internazionale con Eve
Marie Saint che pencola nel vuoto dal monte Rushmore, ma soprattutto Jeunet si
ispira alla migliore tradizione hitchcockiana quando nell’inquadratura
d’apertura del film racchiude la chiave che risolvera’ la vicenda.
Pluripremiata ai Cesar, la pellicola non ha potuto rappresentare la Francia
agli Oscar per una assurda questione burocratica: essendo stata prodotta con i
soldi della Warner, ha perso la paternita’ francese.
In ogni caso, a me il
film e’ piaciuto talmente che mi voglio comprare pure il romanzo di Sebastien
Japrisot da cui e’ stato tratto
Perche’ Sanremo e’ Sanremo!
Sulla
scalinata sberluccicante un musicista, con piglio onanistico, brandisce la sua
chitarra e dandoci dentro di distorsore esegue l’inno nazionale.. Purtroppo mi
sono persa le immagini di Wenders, e mi sono sorbita solo lo spirito
americaneggiante e nazionalista dell’apertura.
Scenografia alla polvere di
stelle e nessun tripudio di fiori sul palco: il festival di Sanremo senza fiori
e’ come Natale senza panettone! Mi si obiettera’ che il rinnovamento era
necessario, pero’ i fiori si potevano disegnare con il laser, farli cadere
dall’alto o che so io ..
L’unica innovazione che avrei sinceramente
apprezzato sarebbe stata l’uscita dal cliche’ delle due conduttrici: la strafiga
sempre perfetta e l’altra che la butta sull’ironia, i paragoni con le autostrade
erano imbarazzanti e la gag della discesa delle scale risale ai varieta’ degli
anni ‘70 con la strepitosa Mondaini, per un momento quando ho visto la Clerici
ferma sulle scale con quell’abito improponibile ho sperato che attacasse
Sentimental con tanto di boys: quanto mi piacerebbe che una volta tanto
fosse la bruttina a fare la vamp e la bellona facesse la svampita (ruolo che
alla Felini verrebbe naturale).
Come al solito non riesco ad andare oltre
alla prima esibizione, pago il mio debito con l’abitudine e la tradizione e poi
cambio canale.
Shark Tale
Due spuntoni di roccia e una polla di acqua blu, senza troppe sfumature, lo schermo non
mostra altro, eppure il senso di vertigine e’ nettissimo: siamo sull’orlo di un
abisso marino!
Non mi capacito che la sensazione sia data solo dalla
perfetta tridimensionalita’ del digitale, secondo me quelli della DreamWorks
hanno utilizzato anche un escamotage psicologico: il prologo del vermicello che
si risveglia legato all’amo e compie una parabola nel cielo prima di scendere
nelle profondita’ marine, la folle discesa (mi ha dato la nausea!) lungo la
barriera corallina:non e’ piu’ possibile distinguere tra illusione e tecnologia.
Basisco.
La recensione è qui
O’scar-rafone: Sideways
Sono piuttosto concorde con la scelta fatta dall’ Academy Awards per gli Oscar 2005: sicuramente l’opera di Eastwood meritava i riconoscimenti ricevuti e Scorsese e’ degno di entrare a far parte di quella cerchia di grandissimi registi che verranno premiati solo con unoscar alla carriera (l’esempio piu’ eclatante e’ sempre quello di Sir Alfred Hitchcock).
La nota stonata e’ stata quella di Sideways, un film che mi ha letteralmente disgustata e che e’ riuscito a portare a casa la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale.
Il film racconta la storia di due sfigati, un cazzone belloccio, attore mediocre, che pensa solo alle donne e il suo amico bruttino ergo ancor piu’ sfigato: scrittore fallito con annessa depressione per un rapporto d’amore finito da anni. Prima del viaggio di nozze dell’attorucolo si concedono una settimana all’insegna dell’enoturismo tra i vigneti della California e ovviamente troveranno l’amore, cioe’ solo il supersfigato lo trovera’ (e il lieto fine e’ lampante almeno mezz’ora prima del finale, stupidamente lasciato aperto) perche’ accettera’ le proprie paure e non si nascondera’ piu’ dietro le bugie: credo che una storia piu’ banale e politically-correct non si possatrovare! Ma il film e’ piaciuto perche’ probabilmente scatta un processo di identificazione con uno dei due personaggi oppure si e’ colti da un sentimento nostalgico: chi non ha vissuto una vacanzarocambolesca ma che lo ha segnato, soprattutto quando aveva 20 anni? purtroppo questi ne hanno 40, ma che fa..
Difetto principale del film e’ la mancanza di ritmo, fondamentale in una commedia: non basta qualche gag gettata a caso (l’unica veramente divertente e’ quella della macchina che non centra l’albero) in un mare di momenti depressi e deprimenti per far ridere.
A Payne va il merito (?) di aver inventato un nuovo genere: l’ on the road turistico, sponsorizzato ai piu’ famosi vigneti della California e del mondo che dopo il film hanno visto salire notevolmente il loro utile, non per nulla l’unico vino italiano citato e’ il Sassicaia, la “marca” piu’ elaborata ma piu’ cool del nostro mercato vinicolo.
Un film totalmente inutile, a meno che non siate nel business enologico americano.
Addio a Simone Simon

La notizia l’ho appresa oggi, guardando la breve scheggia di Fuoriorario
trasmessa nella notte, dove un tenerissimo Enrico Ghezzi si commuoveva
perche’ alcune foto della attrice rivelavano una somiglianza con la
madre.
La scomparsa e’ avvenuta il 23 febbraio ma la notizia
probabilmente si e’ smarrita nello sciacallaggio mediatico attorno alla
salute del Papa (motivo anche della sospensione delle nottate di Fuoriorario in questi giorni).
L’attrice si e’ spenta a Parigi all’eta’ di 94 anni. Francese, era nata a Marsiglia il 23 aprile 1910, è stata protagonista di diverse pellicole di richiamo: nel 1938 ne L’angelo del male di Renoir, ne La ronde (1950) e Il piacere (1952) di Max Ophüls ma a renderla celeberrima è stato Il bacio della Pantera di Jacques Tourneur del 1942 (compare anche nel sequel Il giardino delle streghe).
Sara’ sempre l’indimenticabile Irena, e allora valga la frase che HorrorMagazine le ha dedicato nel necrologio: C’è chi giura di aver visto, quel giorno, l’ombra di un grande gatto
nero, quasi una pantera, in giro per le vie della capitale…
Il remake de La casa dei nostri sogni

La notizia di un remake non e’ mai piacevole: solitamente la nuova
versione non aggiunge nulla di nuovo a quella precedente, anzi!
Quando poi e’ un rapper prestato al cinema, nella fattispecie Ice
Cube, a ricoprire il ruolo che fu di Cary Grant nel remake de La casa dei nostri sogni
le previsioni si fanno davvero fosche, soprattutto se l’operazione e’
diretta da Steve Carr, gia’ autore di un pessimo remake come Il dottor Dolittle con Eddie Murphy.
La versione del 1948 de La casa dei nostri sogni, che
vedeva Cary Grant affiancato dalla brava Myrna Loy, pur non essendo un
caposaldo della commedia sofisticata, e’ una pellicola molto godibile
ancora oggi, con la sua satira sulle aspirazioni piccolo borghesi di
una famiglia che sogna la villa fuori citta’ e rischia di rovinarsi pur
di realizzare questa ambizione.
Da vedere o regalare agli amici in procinto di imbarcarsi nella
terribile avventura che e’ la costruzione dell’abitazione ideale.