Cinderella man

Cinderellaman Questo film e’ l’esatto prototipo del cinema che non amo: buoni sentimenti in una confezione leccata.
Non so se si possa neppure parlare di veridicità storica e verosimiglianza dato che dubito che gia’ nei primi anni ‘30 l’Everlast ponesse il suo bel marchione sui guanti e i pantaloncini dei boxeur, e mi sembra alquanto strano che un pugile se ne torni regolarmente a casa dopo incontri massacranti con appena due punti sopra l’occhio.
Ma il difetto peggiore che imputo alla regia di Ron Howard e’ quello di ragionare per topos: la stamberga dove vive la famiglia Braddock non e’ per nulla dissimile da quella in cui vive la famiglia del Charlie de La fabbrica di cioccolato: sostituite tre pargoletti al quartetto di nonni e il gioco e’ fatto, le stesse atmosfere, le stesse brodaglie allungate con l’acqua, peccato che il film di Burton sia una fiaba e questo la biografia di un eroe della Grande Depressione!
Il film procede cosi’, in maniera del tutto olografica, per luoghi comuni: esempi di estrema onesta’ e dedizione alla famiglia che pero’ non riescono a far amare i protagonisti di questa vicenda.
La boxe e’ lo sport del riscatto per antonomasia, fatto di sudore e polvere ma in questa pellicola il sudore e il sangue mancano, addirittura Russel Crowe, attore molto fisico e sanguigno viene quasi sublimato nella sua aureola di sacrificio.
Le scene di pugilato sono poi il peggio che si sia mai visto sugli schermi per questo sport: gia’ in partenza si sa che Braddock vince (altrimenti non si sarebbe fatto il film) quindi manca la suspance, se poi ogni pugno viene fermato in un rallenti, in una radiografia del colpo subito, la noia regna sovrana grazie anche al peggior esempio di montaggio parallelo mai visto: mezza scena sul ring, stacco sulla moglie fremente, o sulla chiesa orante o sul pubblico esultante.. da rimpiangere il quindicesimo sequel di Rocky!

Carnivale


Carnivale

La serie tv tanto attesa, prodotta dalla HBO e vincitrice di 5 Emmy, si e’ dimostrata all’altezza delle aspettative.
La fusione tra il mondo di Linch e quello di Burton per ora e’ piu’ visibile nei
personaggi: a guidare la tribu’ di freak di Carnivale c’e Michael J.
Anderson, il nano di Twin Peaks  e nel circo vivono due sorelle siamesi ed un gigante interpretato dallo stesso attore di Big Fish.

Come ci racconta Anderson nel prologo in ogni generazione nasce un
figlio della luce ed uno delle tenebre fino a quando un falso sole non
brillera’ sulla trinita’ facendo finire questa epoca terribile ed epica
introducendo l’era della ragione.
Chi sara’ il figlio della luce e e quello delle tenebre tra il
fuggitivo Ben che si unisce alla carovana dei freaks con il dono di
sanare i malati e resuscitare i morti, e padre Justin dalle visioni
apocalittiche e la capacita’ di redimere i peccatori? Per ora sono solo
i loro terribili sogni a legarli.

La vicenda e’ ambientata negli anni della grande depressione ed
oltre ai bizzarri personaggi del circo, ci viene mostrata un’umanita’
disperata e miserevole lungo le strade dell’ultima grande migrazione
americana verso la California

Di grande effetto la sigla, con un mazzo di tarocchi sparpagliato
e la macchina da presa che penetra dentro il mondo dipinto sulle carte
per trasformarlo in immagini di repertorio del secolo appena passato.

Per chi avesse perso il primo episodio trasmesso domenica scorsa,
niente paura, la puntata e’ in replica gia’ da stasera alle 22.45 e
quasi tutti i giorni su canaljimmy