Mine vaganti

Minevaganti Tommaso torna a Lecce e confida al fratello Antonio che durante un’importante cena familiare rivelera’ di non aver studiato Economia e Commercio, come credono i genitori, ma di essersi laureato in Lettere e di voler fare il romanziere e di essere gay, ma durante la cena Antonio ruba la scena al fratello per fare a sua volta coming out..

Peccato che Ozpetek non sappia trovare un equilibrio ta i toni grotteschi e quelli piu’ malinconici di questa commedia familiare il cui incipit con il fratello che ruba la scena all’altro per proclamarsi gay e’ decisamente divertente, come la caratterizzazione della famiglia borghese omofoba, piu’ che altro timorosa del giudizio della mentalita’ bigotta della citta’ di provincia.
Troppe caratterizzazioni affollano la pellicola, alcune perfette come l’alcolizzata zia Luciana, mai piu’ ripresasi da una fuga in gioventu’ in quel di Londra, interpretata molto bene da una Elena Sofia Ricci imbruttita a puntino. Risultano un po’ meno comprensibili le due figure femminili legate all’amore impossibile, la nonna e Alba, la ricca socia del pastificio che si innamora di Tommaso.
Nel complesso comunque una commedia che riesce a divertire e che, se non altro, conferma l’abilita’ di Ozpetek nel dirigere gli attori.

I vicere’

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Italia 2007, 
con Alessandro Preziosi, Lando Buzzanca, Cristiana Capotondi, Guido Caprino, Lucia Bosè,  
regia di Roberto Faenza. 

Mentre si reca all’inaugurazione della sede del Parlamento italiano a Roma, il parlamentare Consalvo Uzeda rievoca la sua vita, l’infanzia nella Sicilia degli ultimi anni dell’era borbonica e la giovinezza segnata dagli ideali garibaldini ma sempre sotto il segno del feroce scontro con il dispotico padre, il Principe Giacomo.. 

La versione televisiva in due puntate dell’opera di Faenza, liberamente ispirata al romanzo di Federico De Roberto, conferma gli stessi difetti della versione della pellicola per il grande schermo, stando alla recensione di MYmovies
Allo sfarzo della scenografia e dei costumi non corrisponde una solidita’ del racconto: se e’ interessante la rappresentazione delle grande famiglie nobiliari borboniche, soprattutto attraverso lo sguardo di un bambino, il curioso Consalvo che ci guida attraverso buchi della serratura e altri pertugi a sbirciare tra gli splendori e le miserie della sua famiglia, la figura stessa del Consalvo adulto rimane sempre ambigua e tutto sommato meschina, incapace di incarnare le grandi passioni che rendono paradossalmente piu’ simpatici i suoi familiari su cui spicca l’avido e tirannico genitore interpretato magistralmente da Lando Buzzanca. 
La parabola esistenziale di Consalvo sembra costruita apposta per dimostrare nella maniera piu’ demagogica e pedissequa le grandi massime che segnano cinicamente la nascita della nostra nazione “cambiare tutto perche’ nulla cambi” e “Abbiamo fatto l’italia. Ora si tratta di fare gli Italiani” quest’ultima battuta finale della pellicola leggermente trasformata in “chissa’ quando faremo gli italiani”.

La squadra

Lasquadra

Stasera alle 21.00 su Rai3 ricomincia La Squadra.

Per fortuna dico, dopo aver dato un’occhiata alle fiction
poliziesche che hanno tenuto banco dall’inizio dell’anno. Tacendo
dell’amorfo Il capitano che puntava sui continui travestimenti di Alessandro Preziosi che avrebbero dovuto dimostrare le sue qualita’ attoriali, anche R.I.S., delitti imperfetti ha sofferto delle solite limitazioni delle fiction Mediaset: colori saturi di splendide giornate di inizio estate, (in una fiction Mediaset e’ sempre bel tempo e i protagonisti sono sempre bellissimi!) interni palesemente finti, ma il limite peggiore sta nel plot: ogni puntata e’ perennemente divisa in due episodi: storielline brevi appena abbozzate che fanno da sfondo ai sicuri amorazzi tra colleghi, in R.I.S.
hanno tentato di allungare l’episodio trasmettendone uno e mezzo per puntata pero’ incrociando due casi, quindi alla fine la vicenda e’ ancora piu’ stringata.
La Squadra, fiction di lunga serialita’ che dura tra alti e bassi da almeno quattro o cinque anni ha raggiungo un certo livello di qualita’ che la fa distinguere in questo piatto mondo della fiction italiana per lo spessore delle storie, che a volte si sviluppano in diverse puntate e talvolta non si concludono con il lieto fine di prammatica e lasciano l’amaro in bocca. La qualita’ della recitazione e’ di una spanna superiore a qualsiasi prodotto televisivo in circolazione, soprattutto con gli ultimi personaggi entrati, come non citare l’ambizioso commissario Pettenella interpretato da un bravissimo
Massimo Wertmuller, in grado di stemperare l’ambiguita’ del suo personaggio con una forte dose di ironia, poi c’e’ la Veneziani, la dottoressa della scientifica, gattara e rompiscatole (perche’ tutto cio’ mi suona cosi’ famigliare? vabbe’..) e l’ultima entrata e’ quella di uno strepitoso Tony Sperandeo, che il cinema ha sempre relegato alle caratterizzazioni mafiose e che qui interpreta un geniale poliziotto siciliano innamorato della cucina e soprattutto dell’Orlando Furioso che non perde occasione di declamare.
Se dovessi fare un paragone con la grande stagione degli sceneggiati TV, il referente sarebbe sicuramente Qui squadra Mobile, del 1973 con l’indimenticato Luigi Vannucchi per la regia di Anton Giulio Majano.