Incantesimo

Holiday
USA 1938, Columbia
con Katharine Hepburn, Cary Grant, Doris Nolan, Lew Ayres, Henry Kolker, Edward Everett Horton, Jean Dixon, Binnie Barnes, Henry Daniell
regia di George Cukor



Incantesimo


Johnny Case s’innamora durante una vacanza della bella Julia Seton senza sospettare che è la figlia di un ricchissimo banchiere. Anche Johnny ha una solida posizione raggiunga partendo dal nulla ma non vorrebbe diventare schiavo del denaro, piuttosto sfruttare il capitale che ha guadagnato per capire il vero scopo della vita. La notizia smorza l’amore di Julia mentre affascina la sorella, l’anticonformista Linda che se ne andrà con lui.



Holiday


Remake dell’omonimo film del 1930 diretto da Edward H. Griffith e tratto da una commedia del 1928. Il film avrebbe dovuto bissare il successo de L’Orribile Verità riproponendo la coppia Cary Grant – Irene Dunne ma il provino fatto alla Hepburn, ancora tacciata di essere il veleno dei botteghini, fece scegliere la seconda attrice.
Il film è uno dei capisaldi della commedia romantica anche se abbandona le battute e le gag della screwball comedy in favore di un tono più malinconico.



Holiday


I tre fratelli Seton sono molto uniti anche se con caratteri molto diversi: la primogenita Linda, volitiva ma insoddisfatta, vive nel ricordo della madre che mal si era adattata allo stile dell’alta società e si rifugia nella vecchia stanza dei giochi, l’unico ambiente caldo e informale nell’enorme palazzo di rappresentanza in cui vive la famiglia, Ned non ha la forza di ribellarsi al padre e seguire la passione per la musica e per questo è dedito all’alcol ma è abbastanza lucido per capire che Julia è l’unica ad amare lo stile di vita che conduce, per questo rimane inorridita quando scopre che il fidanzato non ha intenzione di diventare un magnate della finanza pur avendone le capacità.



Incantesimo


Johnny Case è un self made man che viene accettato dai ricconi proprio per la sua capacità di essersi riscattato nella vita ma Case è rimasto un ragazzo scanzonato e un po’ folle, non del tutto piegato alla necessità di fare soldi,cosa che affascina Linda mentre risulta incomprensibile alla fidanzata.
Il tema risultò ostico anche al pubblico visto che il film non fu campione d’incassi: probabilmente la Grande Depressione aveva reso poco appetibile la figura di un ricco che rinuncia a guadagnare milioni per cercare sé stesso.



Incantesimo


Nel cast figura anche Edward Everett Horton che ricopre lo stesso ruolo della versione precedente, quello del professore Nick Potter, amico fraterno di Johnny ed è proprio al seguito di Nick e la moglie Susan che Johnny vorrebbe partire per il lungo viaggio che lo porta a rompere il fidanzamento con Julia e scoprirsi innamorato di Linda.
Notevoli i costumi disegnati da Robert Kalloch.

Totò e Carolina

Italia 1955
con Totò, Anna Maria Ferrero, Gianni Cavalieri, Maurizio Arena, Arnoldo Foà, Mario Castellani, Enzo Garinei, Tina Pica, Luigi Moneta
regia di Mario Monicelli



TotòeCarolina

Durante una retata a Villa Borghese, l’agente Antonio Caccavallo, autista di automezzo, arresta Carolina, una ragazza con intenti suicidi. Il commissario Ascella, per evitare che la stampa si scateni contro la polizia, ordina a Caccavallo di riportare la ragazza al paese natio e affidarla a qualche “fesso” con la raccomandazione di fare in modo che a Carolina non succeda nulla, almeno fino a quando è sotto la custodia della polizia…



TotòECarolina

Il film più censurato della carriera di Totò, che pure si esibiva durante il ventennio fascista, è degli intransigenti anni ’50 del governo Scelba. Già in fase di scrittura Monicelli si vide costretto a revisionare il testo e anche in fase di montaggio i tagli furono spietati.
Per fortuna oggi si trova molto facilmente la versione restaurata nel 1999 che ricostruisce il montaggio originale di 93 minuti a fronte di quello censurato da 80 minuti e in ogni caso è facile trovare in rete alcune delle scene tagliate o modificate nel sonoro per farsi un’idea di quanto fosse “sovversivo” il film con esiti al solito ridicoli visto che ai comunisti sul camion che cantavano Bandiera rossa Totò suggeriva di buttarsi a destra; il problema con la divertente scena della confessione era che non si doverebbe sentire nulla da un confessionale mentre il monologo sul suicidio che solo i ricchi si possono permettere risulta oggi molto toccante visto come il regista ha deciso di finire la sua vita.



Totò e Carolina

Nonostante la curiosità per l’accanimento della censura, Totò è Carolina non fu un successo di pubblico probabilmente perché l’agente Caccavallo ha un certo spessore che non sempre si ritrova nelle tante pellicole girate dal comico: burbero (molti suoi rimbrotti finiscono in un abbaio) ma dal cuore d’oro è “il fesso” che alla fine si prende in casa Carolina e il bambino che aspetta, aggiungendola al nucleo famigliare del vecchio padre e del figlioletto; certo l’aver sistemato la ragazza gli fa guadagnare la sospirata promozione con novemila lire in più al mese: Monicelli non ci risparmia mai il tocco cinico.



Totò&Carolina

Il film è anche l’occasione per vedere in camei spassosi una serie di attori noti a partire da Tina Pica, la paziente d’ospedale che gioca al lotto la sorte di Carolina, Arnoldo Foà è il commissario timoroso delle critiche dei giornali, Enzo Garinei è il medico che salva la vita a Carolina, c’è anche Mario Castellani storica spalla di Totò e infine il giovane Maurizio Arena, non ancora reso celebre da Poveri ma belli, è il ladro a cui Caccavallo cerca di rifilare la ragazza, ultimo tentativo prima di rassegnarsi a tenersela.

La notte brava del soldato Jonathan

The Beguiled
Universal – Malpaso 1971
con Clint Eastwood, Geraldine Page, Elizabeth Hartman, Jo Ann Harris, Mae Mercer, Pamelyn Ferdin, Darleen Carr
regia di Don Siegel


TheBeguiled


Amy, ragazzina tredicenne di un collegio femminile, trova nel bosco un soldato nordista gravemente ferito e lo porta al convitto. Inizialmente la direttrice, Miss  Farnsworth vorrebbe consegnarlo immediatamente alle pattuglie sudiste ma decide di curarlo prima di lasciarlo all’esercito confederato. In brevissimo tempo il fascinoso caporale nordista riesce a instaurare legami molto stretti con gran parte delle donne ma la situazione gli sfuggirà di mano e la vendetta delle donne sarà terribile…



Lanotte brava del soldato jonathan


Un capolavoro dimenticato di Don Siegel riportato in auge dal remake (a quanto dicono dimenticabile) di Sofia Coppola. Il regista sa costruire un film gotico, un horror d’atmosfera dove la tensione sessuale è sempre latente per sfociare in gesti di violenza inaudita sul soldato oggetto delle attenzioni femminili, l’ingannato del titolo che si crede in grado di gestire le complicate dinamiche di un collegio femminile e che pagherà molto caro il suo errore di valutazione.



Thebeguilded


La sessualità è declinata in diversi aspetti, dall’incesto a sfiorare la pedofilia, passando per le fantasie morbose con venature blasfeme: un rapporto a tre che si conclude come la Pietà a cui è devota Miss Farnsworth, sequenza che probabilmente è lo spunto per il titolo italiano dagli intenti pruriginosi.



The beguiled


Quello che il caporale McBee considera un rifugio dalla furia della guerra è in realtà un covo di vipere o meglio di mantidi che non esitano a sacrificare il maschio a maggior ragione se non si piega ai loro scopi: la direttrice Martha Farnsworth vive ancora nel ricordo dell’incestuoso amore per il fratello scomparso, forse ucciso dalla schiava Hallie, come lascia intuire un veloce flashback; la lolita Carol fa di tutto per sedurre l’aitante soldato, riuscendoci e scatenando l’ira della virginale insegnante Edwina che gettando McBee giù dalle scale lo consegna alla vendetta ancor più crudele della direttrice che si era a sua volta offerta al soldato.



La notte brava delsoldato jonathan


L’atmosfera di calma apparente è resa con perizia tecnica dal regista con l’uso di immagini simboliche e anticipatrici (il corvo legato) e soprattutto nell’uso della macchina da presa a partire dal vorticoso movimento di macchina della soggettiva di McBee davanti al cancello del convitto, all’uso di dissolvenze; i flash back e la voce off rivelano le bugie, l’odio e il rancore covati dai diversi personaggi e quando il soldato per vendicarsi dell’amputazione svela i segreti delle donne con cui si è relazionato, la direttrice ne decreta la morte manipolando la piccola Amy, anche lei sedotta da un bacio che il soldato le aveva dato nel bosco per zittirla al passaggio della pattuglia sudista.

Delitto sulla spiaggia

Female on the Beach
USA 1955 Universal
con Jeff Chandler, Joan Crawford, Jan Sterling, Cecil Kellaway, Judith Evelyn, Charles Drake, Natalie Schafer, Marjorie Bennett
regia di Joseph Pevney



Delittosullaspiaggia

La ricca vedova Lynn Markham prende possesso della villa sul mare del marito che fino a poco prima era affittata a una donna morta in circostanze misteriose. Il principale indiziato è Drummond Hall un aitante quanto spiantato giovanotto che fa il mantenuto con la complicità di un’anziana coppia che si spaccia per suoi parenti ma si limita a sfruttarlo per imbrogliare a carte l’innamorata di turno.
Anche Lynn s’innamora, ricambiata, di Drummond ma dopo le nozze inizia a sospettare del marito…



Femaleonthebeach

La trama è piuttosto scontata e pellicole di ben altro spessore raccontano di mogliettine che subito dopo il matrimonio iniziano a temere che il coniuge le voglia eliminare ma Joan Crawford non è certo un’ingenua e a funzionare in questo film indubbiamente minore, è proprio la grinta della protagonista, un ex ballerina che ha sposato per interesse un uomo molto più anziano di lei, la comprensione per la vita del belloccio da spiaggia è quindi immediata e tra i due nasce un vero amore sorretto da una forte passione.



Delitto sulla spiaggia

La cinquantunenne diva riesce a dimostrare di tenere ancora testa ad attrici di quindici anni più giovani sfoggiando due gambe da urlo e seducendo Jeff Chandler brizzolato beefcake degli anni ’50 scomparso a poco più di 40 anni.



Delittosulla spiaggia

La trama rasenta talvolta il limite della credibilità: Lynn arriva la mattina dopo la morte di Eloise Crandall e le si vorrebbe credere che l’inquilina sia andata via da qualche giorno, però il regista riesce a creare un atmosfera ambigua perfetta per descrivere un sottobosco di lestofanti che cerca di vivere alle spalle di ricche signore sole e mette subito in chiaro il carattere battagliero della protagonista.

Il brigante di Tacca del Lupo

Italia 1952 Lux
con Amedeo Nazzari, Cosetta Greco, Saro Urzì, Fausto Tozzi, Aldo Bufi Landi, Vincenzo Musolino
regia di Pietro Germi



Il brigante di taccadellupo

Dopo l’ennesimo saccheggio di Melfi da parte del brigante Raffa Raffa, il capitano Giordani viene incaricato di sgominare i briganti. Arrivato sul posto Giordani trova i bersaglieri vittima del lassismo e i maggiorenti del paese piuttosto servili nei confronti dei banditi. Il militare decide di usare il pugno di ferro anche se  il commissario Siceli lo invita alla pazienza. Mentre i bersaglieri partono per rastrellare i paesi vicini, Siceli seguendo una donna che è riuscita a sfuggire ai briganti che l’avevano rapita e stuprata, scopre il nascondiglio del brigante e sollecita l’intervento dell’esercito riuscendo a sgominare la sua banda.



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Uno dei primi film a raccontare la valenza politica del brigantaggio meridionale post unitario: i contadini meridionali s’illudevano che il nuovo re li liberasse dalla loro secolare condizione di povertà e ignoranza ma i Savoia non fanno alcuna riforma a favore del popolo imponendo nuove tasse e gabelle; nasce una ribellione organizzata anche dai fuoriusciti dell’esercito borbonico, nostalgici del vecchio ordinamento.


Il brigante di tacca del lupo

Se le motivazioni politiche sono valide, i briganti sono mostrati come gente senza scrupoli che mettono a ferro e fuoco i paesi razziando e stuprando; anche i bersaglieri però non sono stinchi di santo e nella pattuglia ce n’è uno che trasforma le perquisizioni alle case in occasioni per rubare i pochi ori dei contadini.


Il brigante di tacca del lupo

Per lo stile Germi si affida a John Ford, anche grazie allo scabro paesaggio della Basilicata, trasformando il romanzo di Riccardo Bacchelli in un perfetto episodio di guerra di frontiera:
Ilbriganteditaccadellupocome nei più classici film fordiani i nemici sono quasi assenti, c’è qualche lontano filo di fumo che ne segnala la presenza, le tracce violente del loro passaggio irrompono a turbare la marcia che riserva momenti di umanità e dramma (l’amputazione della mano con l’anello nuziale raccolto da Giordani).
Il capitano è un soldato retto e severo costretto a richiamare all’ordine un plotone quasi allo sbando ma non siamo negli States e il rigore non basta; a risolvere il caso saranno i mezzi trasversali del commissario: quando Zitamaria torna a casa si mette sulle tracce di Carmine, il marito che dal giorno del rapimento della moglie ha giurato di vendicarsi di Raffa Raffa. Trovato il covo dei briganti, Siceli manda proprio Carmine ad avvisare i bersaglieri; temendo una trappola, Giordani va a controllare di persona con cinque volontari, rischiando la vita ma come nella migliore tradizione western all’ultimo minuto arrivano i rinforzi a capovolgere la situazione.

Amadeus

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USA 1984
con F. Murray Abraham, Tom Hulce, Elizabeth Berridge, Simon Callow, Roy Dotrice, Christine Ebersole, Jeffrey Jones, Charles Kay, Kenny Baker, Lisabeth Bartlett, Barbara Bryne, Cynthia Nixon
regia di Milos Forman

Il vecchio Antonio Salieri tenta il suicidio e viene internato in manicomio, al prete che va a confortarlo racconta il suo legame morboso con Mozart, il misto d’invidia e ammirazione ha condotto l’ormai dimenticato compositore alla convinzione di aver ucciso l’incomparabile rivale.

Tratto dall’omonima opera teatrale di Peter Shaffer  che s’ispira alla leggenda del tutto infondata dell’invidia di Salieri tanto da avvelenare il suo rivale, il racconto indiretto della vita del celebre musicista ha il merito di diventare una riflessione sulla creatività e i suoi molteplici aspetti: tanto Mozart ha facilità nel comporre musica limitandosi a trascrivere su carta, senza bisogno di correzioni, la musica già perfettamente formata nella sua testa, così la carriera di Salieri è frutto di sacrificio e fatica, anche solo per convincere il padre ad introdurlo allo studio della musica. Per realizzare il proprio desiderio Salieri scende a patti con Dio a cui offre la propria castità, per Mozart la musica è il linguaggio naturale per esprimersi: l’infanzia da “scimmia ammaestrata” di bambino prodigio il cui talento veniva esibito in tutte le corti d’Europa, lo hanno reso un uomo infantile, dalla risata isterica, legato da un rapporto conflittuale al padre e che trova nella volgarità uno sfogo alla perfezione formale dell’infanzia che il genitore gli ha imposto.



Amadeus


Quando Salieri incontra Mozart, il compositore che più ammira al mondo, rimane sconvolto che un essere così volgare possa essere toccato dalla grazia divina di appartenere totalmente alla musica, il compositore di corte è conscio della propria mediocrità musicale si ritiene però una figura più adatta a rappresentare la grandezza della musica che invece appartiene a una persona che non sembra curarsi della fortuna che ha avuto.



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Il rapporto che Forman mette in scena è molto più complesso e conflittuale della semplice invidia tra due musicisti, infatti culmina con Salieri che aiuta Mozart nell’ultima notte della sua vita, a scrivere la Messa da Requiem che egli stesso gli aveva commissionato dopo la morte di Leopold Mozart giocando sul senso di colpa del figlio e fantasticando di uccidere Amadeus e di far passare la Messa da Requiem come opera propria.



Amadeus


Si è sempre detto che se Mozart fosse vissuto ai nostri tempi avrebbe fatto del rock e Forman ammanta la breve vita del compositore dell’aura maledetta del rocker: le sue parrucche esulano da quelle filologicamente corrette degli altri personaggi e hanno un misto di punk o di glam rock, Mozart suona il piano come avrebbe fatto Elton John o  Jerry Lee Lewis, è sguaiato come  Johnny Rotten e la sua parabola discendente nell’alcol e la povertà ricorda le discese negli inferi della droga di tanti cantanti rock.



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Anche l’amore con Constanze è di quelli morbosi e malati di tante rockstar; nella versione director cut uscita nel 2002 viene aggiunta la scena in cui la donna va a perorare la causa di Mozart proprio da Salieri e questi la invita nuovamente facendole intendere che dovrà ricambiare con favori sessuali ma scacciandola freddamente quando Constanze gli si offre.



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Nella cameriera che Salieri introduce come spia a casa Mozart si può riconoscere una giovanissima Cynthia Nixon, la Miranda di Sex and the city.

Notte di nozze

The Wedding Night
USA 1935
con Anna Sten, Gary Cooper, Helen Vinson, Sig Ruman, Ralph Bellamy, Eleanor Wesselhoeft, Leonid Snegoff, Milla Davenport, Agnes Anderson, Walter Brennan, Esther Dale
regia di King Vidor



Notte di nozze


Tony Barrett, scrittore di successo dedito alla bella vita, si vede rifiutato il suo terzo romanzo: per sfuggire ai debiti e cercare ispirazione, si trasferisce con la bella moglie Dora nella casa di famiglia del Connecticut. I nuovi vicini polacchi si presentano e chiedono di poter acquistare un appezzamento di terreno che i Barrett non usano. Mente la moglie Dora si annoia, Tony si appassiona alla vita tradizionale della comunità polacca che mette al centro del suo nuovo romanzo e quando la moglie torna in città lega moltissimo con Manya, la figlia del vicino. Nel paese iniziano le chiacchiere sui due e quando una tormenta di neve blocca Manya a casa di Tony, il padre di lei anticipa le nozze della figlia con Fredrik Sobieski. Intanto è tornata anche Dora che viene subito messa al corrente dei pettegolezzi ma sarà la lettura del romanzo a farle capire la portata del sentimento del marito per Manya ma, decisa a non rinunciare all’uomo che ama, lo informa delle nozze della ragazza solo mentre queste si stanno svolgendo; Tony si presenta lo stesso alla festa e balla con la sposa per poi andarsene ma il neo sposo geloso e ubriaco lo rincorre per aggredirlo, Manya corre ad avvisare Tony di mettersi in salvo ma durante la colluttazione sulle scale cade e muore battendo la testa.



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Notte di nozze  fece vincere a King Vidor il premio per la miglior regia al Festival di Venezia del 1935. E’ un film piuttosto bizzarro che parte come una commedia brillante soprattutto la parte iniziale incentrata sulla vita newyorkese dei Barrett è scoppiettante e ricorda le vicende di Francis Scott Fitzgerald, almeno come sono raccontate nella serie televisiva di Amazon Prime, Zelda.
Da commedia si passa lentamente al dramma con i toni frizzanti che si spengono piano piano per terminare in un finale drammatico degno dei melodrammi che il regista firmerà un decennio dopo con Jennifer Jones come protagonista.
Senza avere la grinta delle eroine future Manya non è poi troppo diversa da Ruby Gentry o la Pearl di Duello al sole: una donna che fa parte di una comunità chiusa, destinata a un ruolo per cui non è tagliata, in questo caso non per ambizione ma per sensibilità, anche Tony Barrett non è mosso da bassi istinti come nei film futuri ma trova in Manya lo sprone per rimettersi a lavorare che aveva perso con Dora, la moglie superficiale attratta dalla bella vita che il marito di successo le garantisce.
Tutti ostacolano l’amore tra Tony e Manya per le differenze sociali ma tra i due protagonisti c’è un’innegabile affinità elettiva che li attrae al punto che Manya, la sua notte di nozze, fugge dalla festa di matrimonio pur di avvisare Tony dell’aggressione di Frederick e rimettendoci la vita.



Nottedinozze


Il cast è ottimo, notevole soprattutto Helen Vinson nel ruolo della moglie apparentemente frivola ma in fondo davvero innamorata del marito, ben interpretato da Gary Cooper. Manya è l’attrice russa Anna Sten, al terzo film americano: l’aveva notata Samuel Goldwyn in alcuni film girati in Germania e l’aveva voluta in America nell’ennesimo tentativo (come sempre fallito) di trovare una nuova Garbo.

Paura nella città dei morti viventi

Paura nella città dei morti viventi

Italia 1980
con Christopher George, Catriona MacColl, Carlo De Mejo, Antonella Interlenghi, Giovanni Lombardo Radice, Luca Paismer, Michele Soavi, Venantino Venantini, Fabrizio Jovine, Luciano Rossi, Janet Agren, Adelaide Aste, Daniela Doria
regia di Lucio Fulci

Nello sperduto paesino di Dunwich un prete si suicida impiccandosi in un cimitero e a New York una ragazza che partecipa a una seduta spiritica visualizza la scena e cade morta. Il giornalista Peter Bell che indaga sulla strana morte della fanciulla si reca al cimitero appena in tempo per salvare Mary che era stata sepolta viva. La medium che aveva organizzato la seduta spirita spiega loro che gli avvenimenti erano già stati previsti dal Libro di Enoch, vecchio di quattromila anni e invita Mary e Peter a recarsi Dunwich, costruita sulle rovine della antica Salem per richiudere le porte dell’inferno. Intanto a Dunwich iniziano strani fenomeni: Emily viene trovata morta di paura e il fratellino dice di vedere il suo cadavere alla finestra, Sandra, una pittrice in analisi, trova il cadavere di un’anziana signora nel suo soggiorno e Bob, il capro espiatorio del paese, finisce per essere ucciso in modo orribile da Mr Ross.
Quando Mary e Peter arrivano a Dunwych incontrano Jerry, lo psichiatra e con il suo aiuto decidono di aprire la tomba di famiglia di Padre Thomas, scoprendo che la cripta è un passaggio verso gli inferi; solo la definitiva eliminazione del prete può fermare il risveglio degli inferi… forse.



Pauranellacittàdeimortiviventi


Primo capitolo della “trilogia della morte” a cui seguono  …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà e Quella villa accanto al cimitero, l’horror splatter di Fulci si sarebbe dovuto intitolare La paura poi, le solite ragioni economiche della casa di produzione aggiunsero il riferimento ai morti viventi per sfruttare il successo del precedente Zombi 2, ma come sottolinea il titolo iniziale, a Fulci interessa mostrare i procedimenti della paura a discapito della trama estremamente frammentata e con troppi personaggi, quasi un inanellamento di una serie di brevissimi episodi costruiti attorno a un avvenimento spaventoso collegati da un senso logico a volte davvero esile.



Pauranellacittàdeimortiviventi


Tra zombi che strappano la calotta cranica a mani nude e tempeste di vermi, la scena più cruenta non ha nulla a che fare con il fantastico, mi riferisco alla morte di Bob, il ragazzo strano della città tenuto a distanza da tutti per alcuni misteriosi fatti che riguardano la sua famiglia, solo Emily sembra volerlo aiutare ma la sua morte improvvisa a casa di Bob peggiora la situazione del ragazzo così quando Mr Ross lo trova insieme alla figlia pensa che la stia molestando e lo uccide trapanandogli la testa: gli esseri umani sono i veri mostri e non c’è bisogno di andare a cercare l’orrore nei meandri dell’inferno.
La cinica lezione di Fulci mescolata alla compiaciuta per non dire divertita insistenza dello splatter fa di Paura nella città dei morti viventi uno dei film preferiti di Tarantino che lo cita esplicitamente in Kill Bill nel risveglio dentro la tomba della Sposa e nella morte di Gogo i cui occhi lacrimano sangue come le vittime del film.



Paura nella cittàdeimorti viventi


Finale aperto e molto bello: Gerry e Mary tornano vittoriosi dalla lotta contro gli inferi e corre loro incontro John-John, il fratellino di Emily che era stato affidato a una pattuglia di poliziotti, il sorriso dei due sopravvissuti si trasforma in una maschera di terrore staccando su un fermo immagine del bambino mentre l’obbiettivo si crepa e ricominciano le urla: il bambino è uno zombie? Oppure sono i poliziotti alle sue spalle a fare qualcosa di orrendo? La paura sta soprattutto nel non esplicitato.

L’amaro tè del generale Yen

The Bitter Tea of General Yen
USA 1933 Columbia Pictures
con Barbara Stanwyck, Nils Asther, Toshia Mori, Walter Connolly, Gavin Gordon, Richard Loo
regia di Frank Capra


L'amarotedel generaleYen


In una Shangai sconvolta dalla guerra civile si dovrebbe finalmente celebrare il matrimonio tra il dottor Robert Strike e Megan Davis; i fidanzati non si incontrano da tre anni e Strike si vede costretto a posticipare ulteriormente le nozze per andare a salvare gli orfani di una missione in una località dove infuria la battaglia. Megan, che condivide lo spirito cristiano del promesso sposo, decide di accompagnarlo ma durante la fuga dall’orfanatrofio sviene a causa di una ferita. Si risveglia su un treno, salvata dal generale Yen e accudita dalla sua concubina Mah-Li. Il generale vuole sedurre la donna e per questo la tiene prigioniera (i giornali hanno dato la notizia della sua morte). Megan respinge ogni avances fino a quando Mah-Li viene condannata a morte per aver tradito il generale, allora supplica Yen di salvare la donna garantendo con la vita sulla sua futura fedeltà, il generale cede ma la concubina fugge con il capitano Li derubando l’ingente capitale che avrebbe sovvenzionato la guerra di Yen. Quando Megan scopre di esser stata usata per ingannare Yen, capisce che il generale non chiede la sua vita in cambio di quella della traditrice perché la ama, è disposta a cedere all’attrazione che ha sempre provato per l’uomo ma il generale si suicida tra le sue braccia.



L'amaro tè del generale Yen


Un melodramma precode che fu un flop al botteghino per le scene di amore interrazziale: a dare particolarmente scandalo fu la morte del generale cinese con la donna bianca, vestita come una concubina, accoccolata ai sui piedi che gli bacia la mano. Il film oggi non è molto amato perché i ruoli da protagonisti sono affidati a occidentali: ad interpretare il generale c’è l’attore svedese Nils Asther, definito la Garbo maschile per il suo fascino, purtroppo il forte accento ne limitò la carriera con l’avvento del sonoro.


Lamaro te del generale Yen


Visivamente ci sono alcuni debiti verso Shanghai Express di  Josef von Sternberg, grande successo dell’anno precedente e il ruolo di Mah-Li inizialmente doveva essere affidato a Anna May Wong; probabilmente nella speranza di bissare il successo orientaleggiante, L’amaro tè del generale Yen fu il primo film proiettato al Radio City Music Hall appena inaugurato.


Lamarotedelgeneraleyen


La sensualità esplicita delle pellicole pre code trova la sua ragion d’essere in una meravigliosa sequenza onirica sotto la luna piena in cui Megan sogna di essere salvata dal predatorio generale Yen, quasi vampirico, dall’arrivo di un altro uomo mascherato che quando si toglie la maschera si rivela come la versione gentile e appassionata dello stesso generale.



L'amaro te del generale Yen


Capra costruisce uno scontro dialettico tra mondo occidentale e quello orientale, un tema che riprende e amplia in Orizzonte Perduto (tra l’altro le scene di massa iniziali della popolazione in fuga sembrano le stesse) e anche il film del 1937 fu un flop.
Lo scontro tra fatalismo orientale e pragmatismo occidentale si riconcilia nell’amore, quell’amore cristiano, il perdono che Megan chiede per Mah-Li, lo ottiene per sé stessa e il generale Yen rifiuta l’amore della donna che voleva concupire morendo comunque sereno sapendosi amato.

Blue Steel – Bersaglio mortale

USA 1990 Lionsgate
con Jamie Lee Curtis, Ron Silver, Clancy Brown, Elizabeth Peña, Louise Fletcher, Richard Jenkins, Philip Bosco
regia di Kathryn Bigelow



Bluesteel


L’agente Megan Turner, appena arruolata nella polizia newyorkese, si accorge di una rapina in un market dall’altra parte della strada e interviene senza aspettare il collega, uccide il bandito ma per lei iniziano i guai: la pistola che secondo la poliziotta era in mano al rapinatore non si trova quindi viene sospesa. A far sparire la pistola è un agente di borsa che era casualmente coinvolto nella rapina, l’occasione scatena la sua psicopatia trasformandolo in killer ossessionato dalla poliziotta così decisa nell’uso delle armi, inizia un gioco di seduzione e anche quando Megan capisce che l’uomo è il killer che sta cercando, non sarà facile dimostrare la sua colpevolezza…



Blue steel


Quello che colpisce oggi di Blue Steel è la modernità di ripresa un uso all’epoca poco convenzionale del bokeh, l’effetto sfocatura per tutto ciò che non è in primo piano e a Katherine Bigelow in questo film interessano molto i dettagli, come testimonia la vestizione rituale che precede il conseguimento del diploma.



Bluesteel


La scelta di messa a fuoco corrisponde anche alla scelta delle inquadrature: i personaggi sono quasi sempre soli in scena a rappresentare la loro solitudine: Megan Turner (notevolmente interpretata dall’androgina Jamie Lee Curtis) è un ragazza problematica che sceglie di diventare poliziotta per sfuggire alla situazione famigliare dove il padre è solito picchiare sua madre.



Bluesteel


Nick Mann è il classico detective troppo dedito al lavoro e abbandonato dalla moglie mentre Eugene Hunt è un uomo di successo, uno yuppie, la cui psicopatia latente esplode con il fortuito “incontro”con la pistola: il primo omicidio sarà casuale ma basterà a trasformare Eugene in un killer seriale convinto di aver trovato in Megan la donna ideale che non si fa scrupoli nell’uccidere. Quando si accorge che la deduzione è sbagliata Hunt cerca di vendicarsi della poliziotta: le uccide l’amica, si fa invitare a cena dai genitori di lei, si intrufola in casa sua e ferisce Mann con cui ora Megan ha una storia e riesce sempre a farla franca quindi alla donna non resta che abbandonare le regole e avere uno scontro diretto con il killer; in fondo, trasportato nella metropoli notturna, Blue Steel è un western, schematico nello stile, solitario nelle inquadrature.