Incantesimo

Holiday
USA 1938, Columbia
con Katharine Hepburn, Cary Grant, Doris Nolan, Lew Ayres, Henry Kolker, Edward Everett Horton, Jean Dixon, Binnie Barnes, Henry Daniell
regia di George Cukor



Incantesimo


Johnny Case s’innamora durante una vacanza della bella Julia Seton senza sospettare che è la figlia di un ricchissimo banchiere. Anche Johnny ha una solida posizione raggiunga partendo dal nulla ma non vorrebbe diventare schiavo del denaro, piuttosto sfruttare il capitale che ha guadagnato per capire il vero scopo della vita. La notizia smorza l’amore di Julia mentre affascina la sorella, l’anticonformista Linda che se ne andrà con lui.



Holiday


Remake dell’omonimo film del 1930 diretto da Edward H. Griffith e tratto da una commedia del 1928. Il film avrebbe dovuto bissare il successo de L’Orribile Verità riproponendo la coppia Cary Grant – Irene Dunne ma il provino fatto alla Hepburn, ancora tacciata di essere il veleno dei botteghini, fece scegliere la seconda attrice.
Il film è uno dei capisaldi della commedia romantica anche se abbandona le battute e le gag della screwball comedy in favore di un tono più malinconico.



Holiday


I tre fratelli Seton sono molto uniti anche se con caratteri molto diversi: la primogenita Linda, volitiva ma insoddisfatta, vive nel ricordo della madre che mal si era adattata allo stile dell’alta società e si rifugia nella vecchia stanza dei giochi, l’unico ambiente caldo e informale nell’enorme palazzo di rappresentanza in cui vive la famiglia, Ned non ha la forza di ribellarsi al padre e seguire la passione per la musica e per questo è dedito all’alcol ma è abbastanza lucido per capire che Julia è l’unica ad amare lo stile di vita che conduce, per questo rimane inorridita quando scopre che il fidanzato non ha intenzione di diventare un magnate della finanza pur avendone le capacità.



Incantesimo


Johnny Case è un self made man che viene accettato dai ricconi proprio per la sua capacità di essersi riscattato nella vita ma Case è rimasto un ragazzo scanzonato e un po’ folle, non del tutto piegato alla necessità di fare soldi,cosa che affascina Linda mentre risulta incomprensibile alla fidanzata.
Il tema risultò ostico anche al pubblico visto che il film non fu campione d’incassi: probabilmente la Grande Depressione aveva reso poco appetibile la figura di un ricco che rinuncia a guadagnare milioni per cercare sé stesso.



Incantesimo


Nel cast figura anche Edward Everett Horton che ricopre lo stesso ruolo della versione precedente, quello del professore Nick Potter, amico fraterno di Johnny ed è proprio al seguito di Nick e la moglie Susan che Johnny vorrebbe partire per il lungo viaggio che lo porta a rompere il fidanzamento con Julia e scoprirsi innamorato di Linda.
Notevoli i costumi disegnati da Robert Kalloch.

Argento Vivo

Bombshell
USA 1933 MGM
con Jean Harlow, Lee Tracy, Frank Morgan, Pat O’Brien, Franchot Tone, Una Merkel, Louise Beavers, Leonard Carey, Mary Forbes, C. Aubrey Smith, Ted Healy, Ivan Lebedeff, Isabel Jewell
regia di Victor Fleming
rieditato come
Blonde Bombshell


Argentovivo


Lola Burns è la star più desiderata dallo star-system ma la sua vita non è tutta rosa e fiori: sveglia all’alba per prepararsi alle scene del giorno, suscettibili di essere modificate all’ultimo minuto, un entourage di scrocconi, dai parenti all’assistente fino agli amanti e come se non bastasse un press agent disposto a tutto pur far comparire la diva su tutti i giornali; quando le macchinazioni di Space Hanlon mandano a monte il tentativo di adozione di Lola, l’attrice decide di abbandonare le scene e incontra un facoltoso rampollo bostoniano che la chiede in moglie salvo poi lasciarla quando i genitori rifiutano di far entrare un ex attrice in famiglia: ancora una volta era tutta una macchinazione dell’agente per far tornare Lola sullo schermo.

BombshellScrewball comedy profondamente metacinematografica al punto che il regista Jim Brogan (Pat O’Brien) è lo stesso Victor Fleming visto che la scena che la Harlow deve girare è quella famosa del bagno nella tinozza del film Lo schiaffo girato l’anno precedente dallo stesso regista con la Harlow e Clark Gable che viene citatonella lettura dello script
Alla berlina vengono messi tutti i vizi e i vezzi della Hollywood dell’epoca a partire dalla vita della stessa Jean Harlow che manteneva un codazzo di parenti nullafacenti, mentre altre dive n avevano relazioni con nobili europei spesso decaduti nel film parodiati da Ivan Lebedeff, nei panni del marchese pisano.



Bombshell


Se nel pieno della Grande Depressione il cinema rappresentava il sogno d’evasione più a buon mercato e la speranza di ogni bella ragazza di cambiare vita, Argento vivo mette in scena le difficoltà dietro l’attività cinematografica: Jean Harlow appare bianca e scarmigliata tra le lenzuola di satin, un sogno ma sono le sei del mattino e la stessa diva si lamenta con la cameriera di non aver voluto far l’attrice per alzarsi alla stessa ora di un lattaio.



Bombshell


Fleming si diverte a smontare tutto il circo mediatico attorno al divismo hollywoodiano: le spiate ai fotografi, le storie costruite a tavolino e Space Hanlon è davvero un maestro nel suo campo non solo arriva ad assoldare tre attori generici perché impersonino la ricca e snob famiglia bostoniana ma quando finalmente le baruffe continue tra Space e Lola sembrano finire e lasciar spazio all’amore l’attrice scopre che il pazzoide che la stalkerizza da mesi dicendo di essere suo marito è in realtà l’ennesimo personaggio sul libro paga di Hanlon per tenere alta l’attenzione su di lei.


Argento vivo


Brillante e corrosivo, il film si avvale di una recitazione molto energica e come sempre, quando mi capita di rivedere un film con Jean Harlow,resto colpita più sua verve comica che dalla sua innegabile sensualità che è restata nelle foto, se non fosse scomparsa prematuramente l’attrice ci avrebbe potuto deliziare a lungo con il suo talento.

Carnage

Un litigio ta ragazzini degenera in violenza e uno perde due denti per la bastonata dell’altro. I quattro genitori si incontrano per cercare di risolvere civilmente il problema ma ben presto anche il loro tentativo di rappacificazione degenera..

Carnage

Partiamo dalla fine, che vede il criceto Culetto (!) riuscire a sopravvivere nei parchi di New York e i ragazzini tornare amici come prima. La vita continua a discapito delle sovrastrutture mentali dei quattro genitori che non sanno piu’ riconoscere il giusto peso di una rissa tra ragazzini e scaricano su questo incontro chiarificatore tutte le loro ansie e frustrazioni personali. Se la conversazione era stata elevata ad arte nel tardo settecento e aveva imperato per i due secoli successivi facendo grande la cultura occidentale oggi ne constatiamo il tragico e definitivo declino: l’impossibilita’ di comunicare perche’ il dialogo e’ sempre interrotto da una telefonata al cellulare, il pregiudizio verso l’altro che cataloghiamo sempre in base a definizioni di censo o politiche: chi non si e’ schierato ad inizio pellicola per la coppia che gli era piu’ congeniale, quella piu’ liberal o quella apparentemente piu’ progressista, prima di scoprire la mediocrita’ di entrambe?
Il quadro che Polanski fa della borghesia medio alta e’ impietoso e ne mette alla berlina tutti i difetti grazie a un quartetto di attori in stato di grazia e utilizzando due generi cinematografici classici, la claustrofobia del kammerspiel in cui il regista e’ indubbio maestro e i toni grotteschi e graffianti della screwball comedy: quant’e perfida ed emblematica la scena in cui il personaggio di Kate Winslet, dopo aver vomitato nel salotto dei Longstreet si pulisce le mani con l’igenizzante immediatamente dopo essere uscita dal loro bagno in cui e’ andata a pulirsi?

I Can’t Give You Anything but Love, Baby

Non era possibile salutare la grande diva del cinema senza ricordarla mentre canta sguaiatamente “Non posso darti altro che l’amore” a un leopardo nella piu’ bella screwball comedy della storia del cinema, Susanna!, ripresa poi eccentricamente in Who’s that girl? con Madonna.
SummertimeLa sua biografia e la sua filmografia in questi giorni vi rincorrera’ sui giornali, anche se la sua morte non ha suscitato il clamore di Gregory Peck, forse a causa del nostro eterno provincialismo che ha dato uno spazio maggiore al divo di Vacanze Romane; eppure anche la Hepburn nel 1955 giro’ in Italia un delicato film per la regia di David Lean: Tempo d’estate, la storia di un’attempata zitella americana in vacanza a Venezia dove incontrera’ l’amore nei panni di un distinto antiquario, (purtroppo sposato) interpretato da Rossano Brazzi.
Il film e’ a tratti didascalico , con vedute da cartoline di Venezia, ma il tuffo della Hepburn nei canali e’ imperdibile.

summmertime
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