La ragazza nella nebbia

Italia 2017
con Toni Servillo, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy, Galatea Ranzi, Michela Cescon, Lucrezia Guidone, Daniela Piazza, Thierry Toscan, Jacopo Olmo Antinori, Antonio Gerardi, Greta Scacchi, Jean Reno
regia di Donato Carrisi



Laragazzanellanebbia


Il dottor Flores, psichiatra, viene svegliato di notte dalla polizia per un’urgenza: l’ispettore Vogel che aveva investigato su un recente fatto di cronaca accaduto in paese, è stato protagonista di un incidente in cui è morta la persona che aveva accusato e che poi è stata scagionata. L’ispettore dice di non ricordare nulla dell’accaduto e Flores inizia a farlo parlare del caso che lo ha portato ad Avechot: la scomparsa della sedicenne Anna Lou…



Laragazza nella nebbia


Non ho mai letto un romanzo di Donato Carrisi per cui sono stata piacevolmente sorpresa dalla profondità della trama: La ragazza nella nebbia non è il solito thriller che si conclude con la scoperta dell’assassino ma, ispirandosi a fatti di cronaca recente, il giallo diventa un pretesto per analizzare il coinvolgimento dei media nei casi di cronaca nera e il personaggio di Vogel è quello di un detective controverso che non esita a manipolare le prove per avvalorare la propria tesi accusatoria, già reduce da un clamoroso caso in cui la giustizia ha ordinato un cospicuo risarcimento alla persona che Vogel aveva portato in tribunale, l’ispettore non esita a ricorrere agli stessi mezzi per incastrare la persona che ritiene colpevole della scomparsa di Anna Lou e quando questa verrà scagionata arriverà ad ucciderla perché ha trovato una prova schiacciante della sua colpevolezza.
Teatrale e istrionico, come la recitazione di Tony Servillo, Vogel non esita a servirsi della stampa in particolare della spregiudicata giornalista Stella Honer che non si fa scrupoli nello scatenarsi contro l’ispettore quando i suoi impianti accusatori crollano.



Laragazza nellanebbia


Anna Lou è pochissimo presente in scena, come solitamente avviene sui social o nelle trasmissioni televisive dove il rispetto e la memoria della vittima passa in secondo piano per lasciare spazio agli umori della gente.
Se nessuno si salva, neppure chi rappresenta la giustizia, il cattivo dev’essere all’altezza di queste aspettative ed effettivamente le motivazioni che portano alla morte della ragazzina sono decisamente sconvolgenti nella assoluta “banalità del male”.



La ragazza nellanebbia


Purtroppo il romanzo ha una doppia trama e un doppio finale, che probabilmente nel libro funzionano ma nel film finiscono per appesantire una storia che aveva già molto da dire e lo diceva anche bene. Per cui certi personaggi, come quello della vecchia giornalista Beatrice Leman risultano posticci e il colpo di scena finale che svela l’identità del killer soprannominato l’uomo della nebbia, non aggiunge assolutamente nulla anzi risulta ridondante perché quell’aspetto della trama non è stato portato avanti nel corso del film.



Laragazzanellanebbia


Per quanto riguarda la messa in scena sono rimasta un po’ sconcertata dal fatto che il film sia stato girato in Trentino e in località molto note come il lago di Carezza quando il nome del paese, e la scelta di Jean Reno e Thierry Toscan (il protagonista de Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti) lasciano presupporre che Avechot sia un paese al confine con la Francia e sinceramente, benché siano sempre Alpi, quelle valdostane differiscono molto da quelle trentine. Sorvolando sui misteri delle Film Commission, Carrisi dimostra un certo gusto internazionale nella messa in scena, è un classico che l’esordiente cerchi di omaggiare i suoi referenti ma sono errori veniali che si perdonano volentieri.

La guerra lampo dei Fratelli Marx

Duck Soup
USA 1933 Paramount Pictures
con Groucho Marx, Harpo Marx, Chico Marx, Zeppo Marx, Margaret Dumont, Raquel Torres, Louis Calhern, Edgar Kennedy, Verna Hillie
regia di Leo McCarey


Duck soup


Quando il governo di Freedonia chiede l’ennesimo prestito alla ricca vedova Teasdale, la donna impone come nuovo capo del governo Rufus T. Firefly; l’ambasciatore di Sylvania vorrebbe impalmare la vedova per conquistare Freedonia ma la sua spia Vera Marcal gli confida che probabilmente la signora Teasdale è innamorata del bislacco Rufus. I rapporti tra le due nazioni si fanno sempre più tesi e alla fine scoppia la guerra vinta da Freedonia grazie al passaggio di Pinky e Chicolini, prima spie prezzolate da Trentino poi fedeli seguaci di Rufus.



Ducksoup


La parodia degli stati da operetta si trasforma ben presto in una surreale satira antimilitarista che rese il film poco apprezzato dal pubblico americano e censurato dall’Italia fascista e dalla Germania nazista.
Il film venne rivalutato pienamente solo negli anni ’60 sull’ondata antimilitarista della controcultura che apprezzò la folle ironia dei fratelli Marx che metteva alla berlina gli intrighi di potere: nelle scene finali della guerra, Groucho entra in scena sempre con una divisa diversa a sottolineare il perdurare dell’ideale bellico nei secoli e nelle diverse nazioni.


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La guerra lampo dei Fratelli Marx è celebre per la gag dello specchio, citata in molte altre pellicole: nel tentativo di trafugare i piani di guerra Chicolini e Pinky si travestono da Rufus e s’introducono nella camera di Mrs.Teasdale alla fine arriva anche Rufus che scendendo al piano di sotto sospetta che il grande specchio sia rotto dando vita alla celebre gag, capolavoro di filosofia cinematografica sul tema del doppio e dell’inganno della visione.


Ducksoup


Il film vanta anche altre gag di tutto rispetto come quella del gioco di cappelli con il venditore di limonata con Chico e Harpo e quella del sidecar dove, moto o carozzella a partire è sempre Pinky lasciando perennemente fermo Rufus.



La guerra lampo dei fratelli marx


E’ l’ultima pellicola in cui recita Zeppo Marx nel ruolo del segretario di Rufus: la sua parte di belloccio canterino è decisamente secondaria; con la fine dei Four Marx Brothers si conclude anche il rapporto con la Paramount e Groucho, Chico ed Harpo passano alla MGM con la fedele spalla femminile Margaret Dumont.

La donna di Parigi

A Woman of Paris
USA 1923 United Artist
con Edna Purviance, Adolphe Menjou, Carl Miller, Clarence Geldart, Lydia Knott, Charles K. French, Betty Morrissey, Malvina Polo
regia di Charlie Chaplin



Awomanofparis


Marie St.Clair progetta di lasciare la cittadina in cui è nata e trasferirsi a Parigi con il promesso sposo, Jean Millett aspirante artista ma i genitori dei due fidanzati si mettono di traverso e per un’incomprensione Marie parte da sola pensando di esser stata lasciata dall’amato.
Dopo un anno Marie è diventata una delle donne più desiderate di Parigi, amante del ricco scapolo Pierre Revel, una sera dovendo andare a una festa nel quartiere latino, Marie sbaglia indirizzo e si ritrova nello studio di Jean che è venuto a Parigi con l’anziana madre. Decide di fasi fare il ritratto dall’ex fidanzato che le chiede di sposarlo. Marie è tentata, anche perché Ravel sta per fare un matrimonio d’interesse; quando va da Jean per accettare la sua proposta lo sente discutere con la madre e dire che la dichiarazione non era stata fatta seriamente, delusa Marie torna tra le braccia di Pierre mentre Jean tenta di riconquistarla ma vedendosi deriso da lei e dal suo amante, il pittore si suicida. La madre vorrebbe vendicare il figlio ma finalmente comprende che le sue intromissioni sono la vera causa della sua morte e si ritira in campagna con Marie che ha deciso di dedicare la sua vita agli orfani.



A woman of paris


Capitolo a parte della cinematografia chapliniana perché è un dramma e il comico si limita alla sola regia limitandosi a un brevissimo cameo di un facchino, curiosamente molto simile a quello de La Contessa di Hong Kong ultimo film diretto da Chaplin e secondo non interpretato dopo appunto La donna di Parigi.



La donna di parigi


l film fu un flop perché il pubblico voleva ridere alle gag del celebre comico e non si aspettava certo un melodramma amoroso soprattutto molto caustico con la morale corrente, la tesi del film è che la colpa del destino avverso dei due fidanzati è tutta dei genitori: Marie vive con il patrigno che quando si accorge che la ragazza è uscita con il fidanzato la caccia di casa, la notizia arriva subito a casa dei Millett che non sono disposti ad accogliere la fanciulla per la notte prima che i due giovani partano per Parigi, Marie deve aspettare in stazione ma mentre Jean è a casa per prendere i bagagli il padre ha un malore e muore. Marie crede che i genitori abbiano convinto il fidanzato a lasciarla e va incontro al suo destino di donna perduta, quando potrebbe riscattarsi è ancora la madre di Jean a opporsi alle nozze e per quieto vivere il figlio le dice che non sposerebbe mai una donna equivoca, proprio nel momento in cui Marie entra nel suo studio.



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Anche la recitazione doveva risultare ostica al pubblico dell’epoca, Chaplin punta su uno stile molto naturale, lontano dalle pose melodrammatiche dei drammi del cinema muto.
Interessante anche il lavoro sulla composizione dell’immagine: il regista usa molto la profondità di campo e la scelta stilistica sottolinea sempre un distacco tra chi è in primo piano e gli altri attori, accentuato da elementi decorativi, una barriera fisica per evidenziare la distanza emotiva.



La donna di parigi


Il film era un tributo a Edna Purviance, all’epoca la sua prima donna in questo modo Chaplin voleva regalarle una carriera indipendente ma il flop del film e uno scandalo che coinvolse l’attrice poco dopo l’uscita dei film segnarono la fine della sua carriera che non recitò più se non in piccoli ruoli nelle pellicole del vecchio mentore Monsieur Verdoux  e Luci della ribalta.
Il film fu invece la consacrazione definitiva per la carriera di Adolphe Menjou: il suo personaggio del raffinato uomo di mondo fu un cliché con cui l’attore dovette spesso confrontarsi nella sua lunga carriera.

Smarrimento

Nora Prentiss
USA 1947 Warner Bros
con Ann Sheridan, Kent Smith, Bruce Bennett, Robert Alda, Rosemary DeCamp, John Ridgely, Robert Arthur, Wanda Hendrix
regia di Vincent Sherman


Noraprentiss


Richard Talbot, medico irreprensibile, soccorre una donna investita da un’auto, la disinibita Nora Prentiss, cantante di nightclub e ben presto l’uomo intreccia una relazione con la donna trascurando la famiglia al punto di dimenticarsi il compleanno della figlia prediletta. Nora vorrebbe una relazione più stabile ma Richard fatica a trovare il coraggio di lasciare la famiglia e quando un paziente cardiopatico muore nel suo studio, il dottore usa il suo cadavere per inscenare la propria morte e lasciare la città con Nora ma i movimenti bancari per provvedere alla famiglia fanno sospettare che il dottor Talbot sia stato ucciso da un ricattatore, ad esser accusato dell’omicidio sarà lo stesso Talbot nella sua nuova identità di Robert Thompson…



Smarrimento


Un incrocio tra noir e melodramma amoroso cupo e senza speranza dove le colpe dei protagonisti sono poche e tutto è gestito da un destino cinico e baro che crea una perenne frustrazione dei desideri di felicità dei personaggi coinvolti.
Il medico è davvero un uomo irreprensibile e l’incontro con Nora riaccende in lui desideri che la vita famigliare ha sopito da anni, Richard cerca un nuovo contatto con la moglie che però è presa dai suoi impegni di madre e moglie che deve gestire la vita sociale del marito.



Nora Prentiss


Anche Nora non è una femme fatale senza cuore, gioca più a fare la cinica visto gli ambienti che frequenta e anche per lei è molto facile innamorarsi di Talbot.
L’unica colpa di Talbot è l’indecisione nel chiedere il divorzio, la notte che finalmente si decide a scrive la lettera d’addio alla moglie, nello studio arriva il paziente morente e Talbot ha l’assurda idea di trovare una scappatoia nello scambio d’identità con il paziente che ha la corporatura uguale alla sua: saranno proprio i frammenti della lettera d’addio a far sospettare che Talbot fosse vittima di un ricatto che ne ha causato l’omicidio.



Smarrimento


Lasciata San Francisco per New York, convinto di poter iniziare una nuova vita con Nora, il medico scopre da un giornale delle indagini sulla sua morte e inizia a diventare paranoico; quando si confida con Nora la donna è comprensiva e ricomincia a cantare nel night del suo vecchio datore di lavoro, da sempre innamorato di lei. Ormai dedito all’alcol Talbot è geloso di Phil Dinardo al punto di malmenarlo fin quasi ad ucciderlo, se non fosse per l’intervento di Nora. Dopo la rissa Richard ha l’incidente che lo sfigura e dopo esser stato dimesso dall’ospedale arrivano i federali ad arrestarlo; durante il processo la moglie non riconosce nell’uomo sfigurato l’ex marito e Richard chiede a Nora di tacere e lasciare che la giustizia faccia il suo corso pagando con la vita il suo crimine.



Smarrimento


La colpa non sembra tanto essere l’occultamento e il vilipendio di cadavere quanto la fuga dal ruolo sociale, la colpa verso l’istituzione famigliare. Come in molti noir il film inizia con l’arresto del protagonista che poi racconta tutto in un flash back, all’inizio non vediamo il volto del protagonista: Richard Talbot entra in scena con la sua bella faccia di membro stimato della società che via via si trasforma in una maschera fino all’irriconoscibile volto deturpato: la ribellione alle regole sociali corrisponde alla perdita dell’identità.

L’ombra del dubbio

Shadow of a Doubt
USA 1943 Universal
con Joseph Cotten, Teresa Wright, Macdonald Carey, Patricia Collinge, Henry Travers, Charles Bates, Hume Cronyn, Wallace Ford, Eily Malyon, Edna May Wonacott, Janet Shaw, Irving Bacon, Estelle Jewell, Clarence Muse, Ethel Griffies, Frances Carson
regia di Alfred Hitchcock



L'ombradeldubbio


Charlie Oakley decide di fare visita alla sorella e alla sua famiglia nella cittadina di Santa Rosa in California, suscitando l’entusiasmo della nipote maggiore che porta il suo nome. Ben presto la ragazza si accorge di alcune ambiguità dell’amato zio che è sospettato di essere un serial killer che uccide ricche vedove. Quando si vede scoperto il killer cerca in ogni modo di eliminare la nipote che dal canto suo lo scongiura di andarsene per non turbare la pace famigliare, l’epilogo non potrà che essere tragico.



Shadow of a Doubt


Film molto amato dal regista che spesso lo definì la sua opera migliore, L’ombra del dubbio non brilla per maestria tecnica ma di sicuro introduce alcuni dei temi che diventeranno fondamentali nella teoretica hitchcockiana.



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La storia è l’ennesima variazione sul tema di Barbablù: una giovane donna affascinata da un uomo misterioso di cui cerca di scoprire i segreti scoprendo orrori che mettono in pericolo la sua stessa vita; è però il tema del doppio che Hitchcock analizza con sottigliezza: i due protagonisti hanno lo stesso nome, Charley (Carlo e Carla nella versione italiana) e la nipote si chiama così proprio in onore dello zio che si fa passare per un affarista di successo. Il legame è sottolineato dal gioco iniziale del telegramma quasi telepatico: la giovane Charley annoiata dalla piatta vita di provincia pensa di scrivere allo zio ed invitarlo a casa e proprio in quel mentre arriva il telegramma che annuncia l’imminente visita dello zio. L’entusiasmo iniziale è però spento da improvvisi scatti d’ira dell’uomo e quando i due poliziotti che si fingono intervistatori per uno studio sulla famiglia tipo americana spiegano a Charley il motivo delle indagini, i sospetti sullo zio aumentano e diventano certezza proprio nel momento in cui l’altro sospettato muore senza che ci sia possibilità di riconoscere il cadavere.
Lo scontro tra le due facce della stessa medaglia è inevitabile: alla ragazza iniziano a succedere una serie di strani incidenti e per salvarsi non le resta che procurarsi l’anello con le iniziali di una delle vittime inducendo così lo zio a lasciare la casa dei Newton ma anche sul treno il killer cercherà di uccidere la nipote che riesce a spingere Oakley giù dal treno.



L'ombradeldubbio


Non mancano i tocchi ironici a partire dal signor Newton e il suo amico che hanno come unico passatempo quello di realizzare il delitto perfetto, fino al tentativo di uccidere la ragazza con i gas di scarico dell’auto: quando Charley entra in garage per spegnere il motore si accorge che manca la chiave e allora come può continuare a restare acceso il motore? Non so se esistevano auto che rimanevano accese anche senza chiave ma so che Hitchcock ama lasciare dettagli anche insensati nei momenti in cui la tensione è alle stelle perché lo spettatore non viene comunque distratto.
Il regista compare di spalle sul treno durante il viaggio che porta Oakley a Santa Rosa e sfodera una scala di picche, elemento che introduce la natura malefica del protagonista sottolineata anche dallo sbuffo di vapore del treno che arriva in stazione.



L'ombra del dubbio


Ottimi gli attori, assurdo il doppiaggio italiano: è una versione spagnola del 1947 e soprattutto i bambini hanno un chiaro accento spagnolo che ogni tanto sfugge anche agli altri doppiatori, l’effetto è così fastidioso da penalizzare anche la colonna sonora, una versione distorta del valzer della Vedova Allegra che punteggia in varie forme tutto il film.

La favolosa storia di Pelle d’Asino

Peau d'Âne

Peau d’âne
Francia 1970
con Catherine Deneuve, Jean Marais, Jacques Perrin, Delphine Seyrig, Micheline Presle, Fernand Ledoux, Sacha Pitoëff, Pierre Repp, Henri Cremieux, Louise Chevalier
regia di Jacques Demy

In punto di morte la Regina Blu chiede al marito di sposare solo una donna più bella e più gentile di lei, l’unica con questi requisiti è la figlia che, chiesto consiglio alla Fata Madrina mette in atto degli stratagemmi per scoraggiare il padre che risulta irremovibile anche quando la figlia chiede la pelle dell’amato asino che caca oro e garantisce le ricchezze del regno. Alla principessa non resta che fuggire con addosso la ripugnante pelle e fingersi sguattera ma il principe delle terre dove si è rifugiata su consiglio di una fata, la sorprende in abiti principeschi nella baracca in cui vive e cade malato d’amore per lei. Chiede che Pelle d’Asino gli faccia una torta e la fanciulla nasconde il suo anello all’interno del dolce, il principe proclama che sposerà solo chi indosserà l’anello e così la sguattera si rivela nel suo splendore e convola a nozze con il Principe Rosso mentre il padre si sposa con la Fata Madrina.



Pelle d'asino

La trasposizione della fiaba di Charles Perrault è un divertente miscuglio di referenti sia di carattere visivo che tematici.
I costumi dell’italiano Agostino Pace  riprendono molto dello stile delle fiabe disneyane (Demy era appena tornato da un soggiorno di alcuni anni in America) ma la fonte d’ispirazione più importante è certamente La Bella e La Bestia di Jean Cocteau, come testimonia la presenza di Jean Marais nel ruolo del Re Blu.



Peau d'Âne

Perfetta mescolanza dello spirito dell’epoca e della connaturata dimensione fantastica del cinema francese, La favolosa storia di Pelle d’Asino riesce a mantenere una parvenza fiabesca pur affrontando un tema delicatissimo come quello dell’incesto: sia il re che la principessa non sono scioccati dall’idea che certo li coglie di sorpresa e il mago a cui il re chiede consiglio risponde che in fondo tutte le bambine rispondono che vogliono sposare il loro papà, mentre la Fata Madrina che induce Pelle d’Asino alla ribellione lo fa per un tornaconto personale: sposare il re.
Gli aspetti surreali della vicenda sono molti: servitori e cavalli dei due regni sono dipinti come il regno d’appartenenza, e i due colori primari, blu e e rosso hanno valenze molto simboliche. Il trono del Re Blu è un grosso gatto di peluche nello stile della pittrice surrealista Lenor Fini.



Pelled'asino

Gli anacronismi sono molti per sottolineare la dimensione senza tempo della fiaba: la biblioteca dei libri futuri permette di leggere versi di Cocteau e Apollinaire, la Madrina e il Re Blu arrivano alle nozze a bordo di un elicottero mentre nel loro sogno d’amore il principe e Pelle d’asino se ne vanno su un motoscafo inghirlandato come una gondola è un’estetica che non si fa scrupolo di mischiare il basso e l’alto, il gusto pop anni ’60 e il rigore storico: i castelli in cui vivono i sovrani sono tra i noti della Loira e l’elenco delle nobildonne che si presentano per provare l’anello è una lista delle più celebri dame di Francia tra il XVI e il XVIII secolo.



Pelledasino

Senza essere un musical, La favolosa storia di Pelle d’Asino, ha una colonna sonora cantata molto importante e presente e il motivo più celebre è giustamente quello della ricetta della torta cantato da Catherine Deneuve nelle doppie vesti di principessa e sguattera.

La ronde

Francia 1950
con Simone Signoret, Serge Reggiani, Simone Simon, Daniel Gélin, Danielle Darrieux, Fernand Gravey, Odette Joyeux, Jean-Louis Barrault, Isa Miranda, Gérard Philipe
regia di Max Ophüls



Laronde


Un “maestro di cerimonie” introduce e indirizza la giostra dell’amore: una prostituta si concede gratuitamente a un soldato che la lascia in tutta fretta per rientrare in caserma, il soldato il sabato dopo, su suggerimento del trombettiere (primo travestimento del maestro di cerimonie) va a ballare e seduce una servetta, dopo essersi appartato con lei la lascia frettolosamente per tornare a ballare con un altra ragazza, Marie, che era uscita senza permesso, perde il lavoro ma dopo qualche mese ne trova uno migliore e mentre Franz le scrive tardive lettere d’amore lei si lascia sedurre dal giovane figlio dei padroni che però è innamorato di una rispettabile donna sposata. Alla fine Emma cede ma il ragazzo ha una defaillance, la sera a letto con il marito, Emma chiede se la sua educazione sentimentale sia avvenuta tra le braccia di una donna sposata, l’uomo piuttosto scandalizzato non nega ma si lancia in un discorso moralistico sull’onestà delle donne sposate, intanto seduce una giovinetta e la mantiene, ma la ragazza s’invaghisce di un poeta che vorrebbe partire con l’attrice che interpreta la sua opera ma saputo che la fanciulla lo ha atteso tutta la notte torna da lei, intanto l’attrice seduce un nobile conte per fare dispetto a un’altra attrice di cui l’uomo è l’amante, il giorno dopo però il conte non rispetta l’appuntamento e dopo una notte di bagordi si ritrova nella camera della prostituta con cui si era aperta la ronde.



La ronde


Dalla piece omonima di  Arthur Schnitzler, Max Ophüls trae quello che viene considerato il suo capolavoro: stilisticamente il barocchismo che caratterizza il suo stile trova uno squisito equilibrio nei movimenti di macchina sempre arditi ma mai pesanti e sempre al servizio della rappresentazione. La messa in scena molto teatrale si rivela molto moderna permettendo al regista salti temporali come il bellissimo viaggio nel tempo del maestro di cerimonie che accompagna Marie dalla delusione dell’abbandono di Franz al pomeriggio d’amore con il giovane Alfred qualche mese dopo.



Laronde


Un’escamotage che non solo permette di saltare tempi morti ma mantiene il tono soavemente leggero ed ironico del film, una leggerezza perfetta per narrare gli approcci amorosi: Ophüls vuole raccontare solo la casualità dell’incontro e la facilità con cui tutti cadono nella tentazione amorosa. Dopo l’amore gli uomini sono quasi sempre frettolosi di andarsene mentre le donne supplicano per un altro incontro o un altro po’ di tenerezza ma il regista non racconta mai il lato drammatico in cui può scadere questa situazione preferisce concentrarsi sull’urgenza di risalire sulla giostra dell’amore dove chi una volta è stato vittima può improvvisamente ritrovarsi carnefice.



La ronde


Se l’amplesso non può essere mostrato per ovvi motivi, La ronde non evita di alludere a situazioni scabrose come da defaillance che furono considerate molto scandalose all’uscita del film: non solo Alfred non riesce ad avere un rapporto con Emma, giustificandosi con la troppa passione, ma probabilmente anche il Conte non ha fatto nulla o almeno nulla ricorda della notte passata con la prostituta Leocadie, mentre la notte precedente passata con l’attrice era stata così infuocata che per colpa di quello specchio sopra il letto che il maestro di cerimonie era dovuto intervenire e fare un taglio censorio alla pellicola, una soluzione molto ironica e graffiante.



LaRonde


Se non si può resistere alla pulsione amorosa e allora tanto vale viverla con leggerezza, il film, come l’opera di Schnitzler, si rivela profondamente caustico verso la società fondata sulla famiglia, vertice di questo girotondo amoroso ed Emma e Charles sono i due personaggi più ipocriti messi in scena: lei, modello di pubblica virtù coniugale, arriva all’appuntamento con due velette per evitare di esser riconosciuta, si finge ritrosa al punto che Alfred crede se ne sia andata ma la donna è già in camera da letto, il moralista Charles che tiene alla virtù della moglie al punto di imporle di rompere l’amicizia con altre signore nel caso Emma venisse a conoscenza di qualche loro infedeltà, ha ovviamente un’amante a cui vorrebbe far credere di non abitare a Vienna perché salvaguarda più la propria onorabilità che il sentimento.


La ronde


L’episodio più complesso è il triangolo tra il poeta, l’attrice e il conte: forse perché abituati alla falsità della rappresentazione la passione tra Robert e l’attrice finisce prima di cominciare e anche l’opera di seduzione nei confronti del conte è più arzigogolata anche come messa in scena cinematografica. I sentimenti sono più schietti nei ceti più bassi sia nella rudezza di Franz sia nella naturale seduzione di Leocadie o Marie.

Argento Vivo

Bombshell
USA 1933 MGM
con Jean Harlow, Lee Tracy, Frank Morgan, Pat O’Brien, Franchot Tone, Una Merkel, Louise Beavers, Leonard Carey, Mary Forbes, C. Aubrey Smith, Ted Healy, Ivan Lebedeff, Isabel Jewell
regia di Victor Fleming
rieditato come
Blonde Bombshell


Argentovivo


Lola Burns è la star più desiderata dallo star-system ma la sua vita non è tutta rosa e fiori: sveglia all’alba per prepararsi alle scene del giorno, suscettibili di essere modificate all’ultimo minuto, un entourage di scrocconi, dai parenti all’assistente fino agli amanti e come se non bastasse un press agent disposto a tutto pur far comparire la diva su tutti i giornali; quando le macchinazioni di Space Hanlon mandano a monte il tentativo di adozione di Lola, l’attrice decide di abbandonare le scene e incontra un facoltoso rampollo bostoniano che la chiede in moglie salvo poi lasciarla quando i genitori rifiutano di far entrare un ex attrice in famiglia: ancora una volta era tutta una macchinazione dell’agente per far tornare Lola sullo schermo.

BombshellScrewball comedy profondamente metacinematografica al punto che il regista Jim Brogan (Pat O’Brien) è lo stesso Victor Fleming visto che la scena che la Harlow deve girare è quella famosa del bagno nella tinozza del film Lo schiaffo girato l’anno precedente dallo stesso regista con la Harlow e Clark Gable che viene citatonella lettura dello script
Alla berlina vengono messi tutti i vizi e i vezzi della Hollywood dell’epoca a partire dalla vita della stessa Jean Harlow che manteneva un codazzo di parenti nullafacenti, mentre altre dive n avevano relazioni con nobili europei spesso decaduti nel film parodiati da Ivan Lebedeff, nei panni del marchese pisano.



Bombshell


Se nel pieno della Grande Depressione il cinema rappresentava il sogno d’evasione più a buon mercato e la speranza di ogni bella ragazza di cambiare vita, Argento vivo mette in scena le difficoltà dietro l’attività cinematografica: Jean Harlow appare bianca e scarmigliata tra le lenzuola di satin, un sogno ma sono le sei del mattino e la stessa diva si lamenta con la cameriera di non aver voluto far l’attrice per alzarsi alla stessa ora di un lattaio.



Bombshell


Fleming si diverte a smontare tutto il circo mediatico attorno al divismo hollywoodiano: le spiate ai fotografi, le storie costruite a tavolino e Space Hanlon è davvero un maestro nel suo campo non solo arriva ad assoldare tre attori generici perché impersonino la ricca e snob famiglia bostoniana ma quando finalmente le baruffe continue tra Space e Lola sembrano finire e lasciar spazio all’amore l’attrice scopre che il pazzoide che la stalkerizza da mesi dicendo di essere suo marito è in realtà l’ennesimo personaggio sul libro paga di Hanlon per tenere alta l’attenzione su di lei.


Argento vivo


Brillante e corrosivo, il film si avvale di una recitazione molto energica e come sempre, quando mi capita di rivedere un film con Jean Harlow,resto colpita più sua verve comica che dalla sua innegabile sensualità che è restata nelle foto, se non fosse scomparsa prematuramente l’attrice ci avrebbe potuto deliziare a lungo con il suo talento.

Le streghe

Italia 1967
con Silvana Mangano

La strega bruciata viva Annie Girardot, Francisco Rabal, Massimo Girotti, Véronique Vendell, Elsa Albani, Clara Calamai, Marilù Tolo, Nora Ricci, Dino Mele, Helmut Berger, Bruno Filippini, Leslie French,
Senso civico Alberto Sordi
La Terra vista dalla Luna Totò, Ninetto Davoli, Mario Cipriani, Laura Betti,
La siciliana Luigi Leoni, Pietro Tordi
Una sera come le altre Clint Eastwood, Valentino Macchi, Armando Bottin, Gianni Gori, Paolo Gozlino, Franco Moruzzi, Angelo Santi, Pietro Torrisi, Cesarino Miceli Picardi, Marcella Rovena, Poldo Bendandi, Corinne Fontaine
regia di Luchino Visconti, Mauro Bolognini, Pier Paolo Pasolini, Franco Rossi, Vittorio De Sica

Film a episodi con protagonista Silvana Mangano in una produzione del marito Dino de Laurentiis che esalta il talento e la duttilità dell’attrice.



Lestreghe

Il primo episodio, La strega bruciata viva, è un esercizio di gelida crudeltà di Visconti, visto anche le attinenze con le vicende personali della Mangano; una diva raggiunge degli amici in montagna: uomini sedotti, donne ingelosite dal suo fascino ma quando Gloria (nomen omen) ha un malore la spogliazione per farla respirare si trasforma in un rito denigratorio: via i tiranti, le ciglia di visone.. Quando Valeria, l’amica della diva, sospetta che i malori siano causati da una gravidanza, l’attrice informa il marito, manager della sua attività e dalla telefonata si capisce che, nonostante le rimostranze della donna, la maternità sarà rimandata per non rinunciare a impegni lavorativi già presi, la mattina la diva si fa rivestire e riparte.



Le_streghe

Il secondo episodio, Senso civico, diretto da Mauro Bolognini, è brevissimo, quasi uno sketch: una donna elegante si offre di portare all’ospedale un uomo che ha appena avuto un’incidente ma è solo una scusa per poter attraversare in fretta tutta la città e raggiungere l’amante, lasciando il ferito al proprio destino in periferia.



La terra vista dalla luna

L’episodio più noto è La Terra vista dalla luna di Pier Paolo Pasolini dove Ciancicato Miao rimasto vedovo di Crisantema con il figlio Baciù si mette alla ricerca di una nuova moglie che possa occuparsi della famiglia, dopo un anno di ricerche infruttuose i due incontrano una ragazza sordomuta, Assurdina che accetta di sposare Ciancicato. La donna trasforma il tugurio in cui vivono Ciancicato e Baciù in una casa dignitosa ma sogna di vivere in una casa più bella che sorge lì accanto e quando l’immobile viene messo in vendita Ciancicato suggerisce alla moglie di fingersi disperata e di voler buttarsi giù dal Colosseo per raccogliere un po’ di soldi ma purtroppo Assurdina scivola sulla buccia di banana gettata da due turisti e cade davvero salvo tornare ad occuparsi dei due uomini come fantasma.
L’episodio è il più scanzonato e colorato tra i cinque, la morale è che vivi o morti non cambia nulla dice il cartello finale e lo sottolinea anche la risata del popolino alla caduta di Assurdina, lo stesso popolino che un attimo prima partecipava al dolore della donna facendo la colletta.
L’omaggio di Pasolini è chiaramente al mondo delle comiche, nella comicità fisica, le corse e soprattutto il poster di Chaplin che Assurdina accarezza con amore e mette al posto d’onore nella casa ripulita.



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Altro breve intermezzo con La siciliana di Franco Rossi, giocato sugli stereotipi dell’onore siciliano: una figlia confessa al padre di essere stata sedotta agli sguardi di un uomo, inizia una faida raccontata con uno stile western che porta alla morte di tutti gli uomini delle due famiglie, scena madre di Nunzia al funerale: non capisce cosa abbia potuto scatenare la mattanza.



Lestreghe

L’ultimo episodio è diretto da Vittorio De Sica, Una sera come le altre racconta le insicurezze e i desideri di rivalsa di una moglie che si sente trascurata dal marito interpretato da un inaspettato Clint Eastwood. Giocando con le atmosfere felliniane De Sica mette in scena i sogni della casalinga: molto glamour negli abiti di Piero Tosi, fantasiose le scenografie ma il risultato a tratti è un po’ noioso.

La seconda signora Carroll

The Two Mrs. Carrolls
USA 1947 Warner Bros
con Humphrey Bogart, Barbara Stanwyck, Alexis Smith, Nigel Bruce, Ann Carter, Patrick O’Moore, Isobel Elsom, Anita Sharp-Bolster
regia di Peter Godfrey



Lasecondasignoracaroll


Sally Morton scopre che  Geoffrey Carroll, un pittore con cui ha una relazione, è sposato con una figlia e lo lascia; quando l’uomo rimane vedovo i due si sposano ma ben presto il pittore tradisce la moglie con una ricca ragazza, amica di famiglia. Improvvisamente Sally inizia a sentirsi debole e scopre di avere gli stessi malesseri della prima signora Carroll…



Lasecondasignoracarroll


Film non perfettamente riuscito a causa di una regia piuttosto anonima schiacciata dal confronto con due classici del genere: Angoscia e Il Sospetto (per giunta  Geoffrey avvelena le mogli versando la droga nel loro quotidiano bicchiere di latte!).



Thetwomrscarrolls


A reggere il film è il valido cast che supporta due protagonisti di grido: se Barbara Stanwyck conferma la naturalezza della sua recitazione in un ruolo, quella della moglie sospettosa delle intenzioni omicide del marito che svilupperà meglio ne Il terrore corre sul filo, Humphrey Bogart veste dei panni molto lontani da quelli che gli hanno dato la fama, un pittore e per giunta pazzo.
ThetwomrscarrollsSe per il guardaroba Bogart fece pressioni per mantenere un look che non scalfisse la sua mascolinità, il film dimostra che l’attore avrebbe avuto anche buone chances di diventare una star dell’horror (ed era già stato uno zombie vampiro per Vincent Sherman nel 1939): la sua recitazione che si concentra soprattutto nell’intensità dello sguardo gli permette di mantenere un certo aplomb mentre lancia sguardi inquietanti e quando entra dalla finestra nella camera della moglie ha tutta l’attitudine di un vampiro, mi diverte sempre il finale sopra le righe quando cerca di offrire un bicchiere di latte ai poliziotti che lo stanno arrestando e fa un gesto di rassegnazione al rifiuto delle guardie.



La seconda signora carroll


Altro elemento interessante del cast è la presenza dell’attrice bambina più inquietante di Hollywood, Ann Carter, protagonista de Il giardino delle streghe, sequel de Il Bacio della pantera. Anche ne La seconda signora Carrol, lo sguardo angelico e l’aria compita (da piccola adulta viene notato spesso nel film) lasciano il dubbio se la sagace bambina intuisca le decisioni del padre che quando sta per portare a termine l’uxoricidio la spedisce in collegio, resta il fatto che è la chiacchierata con la bambina a far comprendere a Sally il pericolo che corre.



Thetwomrscarrolls


La follia di Carroll nasce dalla perdita di ispirazione quando la vita familiare è serena, i suoi
capolavori mettono su tela i suoi istinti omicidi, come ne L’angelo della morte, ritratto allegorico realizzato mentre avvelenava lentamente la prima moglie. Peccato che il tema resti sullo sfondo, il conflitto arte/felicità è sempre un tema interessante trattato già nel film muto The dragon painter, molti film degli anni 40 ruotano attorno a ritratti femminili, basti pensare a Vertigine di Otto Preminger, qui si poteva lavorare sulle pulsioni psicanalitiche dietro le opere inquietanti di Carroll.