Beetlejuice – Spiritello porcello

Beetlejuice
USA 1988, Warner Bros
con Winona Ryder, Michael Keaton, Alec Baldwin, Geena Davis, Catherine O’Hara, Jeffrey Jones, Sylvia Sidney, Robert Goulet, Dick Cavett, Glenn Shadix, Annie McEnroe, Hugo Stanger, Maree Cheatham, Tony Cox, Susan Kellerman
regia di Tim Burton

Gli sposini Adam e Barbara Maitland,  rientrano in casa dopo un incidente d’auto e scoprono di essere morti mentre cercano di adeguarsi al nuovo status la loro casa viene comprata da una coppia di snob newyorkesi che intendono stravolgerla. Viste le lungaggini burocratiche dell’aldilà per seguire il loro caso, i Maitland decidono di rivolgersi a un bio esorcista che pure gli era stato sconsigliato. Beetlejuice si rivela infatti un essere sgradevole e maleducato ma quando, invece di spaventare i nuovi inquilini, i Maitland diventano oggetto di un loro business, l’unico che può salvarli è l’irriverente spirito che chiede in cambio la mano della giovane Lidia, la figlia adolescente dei Deetz in grado di vedere la coppia fantasma con cui lega uno stretto rapporto…

Secondo film di Tim Burton dopo il successo di Pee Wee, girato in attesa che la grande macchina produttiva di Batman si mettesse in moto.

Un helzapoppin di humor nero che rovescia gli stereotipi del genere horror:  abbiamo un esorcista di esseri umani che infestano le case dei morti, un aldilà con più lentezze burocratiche di tutti gli stati mai esistiti (del resto deve occuparsi di un’utenza sconfinata) e ovviamente, come ci ha insegnato la teoretica burtoniania, i viventi -adulti- con la loro mentalità tutta concentrata sul denaro, sono ben più terrificanti dei due novelli fantasmi .

È una curiosa coincidenza che veda Beetlejuice subito dopo The Others, ovviamente i due film non hanno praticamente nulla in comune da un punto di vista stilistico, però affrontano lo stesso tema: i fantasmi che si sentono invasi nella loro casa e fuori di essa c’è il nulla assoluto: la nebbia per Grace Stewart, un deserto vagamente daliniano abitato da vermi delle sabbie come in Dune (la versione di Lynch è del 1984) sandworm che avranno anche un ruolo risolutivo nella vicenda che si conclude con un happy end in cui vivi e morti imparano a convivere, a differenza di The Others

Beetlejuice mescola live action e stop motion e ha un’aria retrò a volte sembra di vedere i film Disney anni ’60 (un po’ Mary Poppins per intenderci: colori molto brillanti e fondali di cartapesta) ma anticipa tutte le opere migliori di Tim Burton: le riprese a volo d’uccello che caratterizzano Batman, le ordinate villette dei sobborghi di Edward Mani di Forbice, in un momento di sarabanda vediamo il pupazzo che diventerà Jack in Nightmare Before Christmas e Barbara, mentre invecchia durante la presunta seduta spiritica, si trasforma ne La sposa cadavere: motivazioni più che valide per rivedere il film indipendentemente dall’uscita del sequel.

Il mistero di Sleepy Hollow

Sleepy Hollow
USA 1999
con Johnny Depp, Christina Ricci, Miranda Richardson, Michael Gambon, Casper Van Dien, Jeffrey Jones, Richard Griffiths, Ian McDiarmid, Michael Gough, Christopher Walken, Marc Pickering, Lisa Marie, Steven Waddington, Claire Skinner, Christopher Lee, Mark Spalding, Martin Landau
regia di Tim Burton



Sleepy hollow

New York, 1799, l’agente Ichabod Crane, troppo incline a usare metodi scientifici, viene inviato nel paesino di Sleepy Hollow per indagare su una serie di morti misteriose. Giunto sul posto Crane scopre che la comunità pensa che i delitti siano da attribuire al leggendario Cavaliere Senza Testa, morto una ventina di anni prima; con l’aiuto della bella Katrina Van Tassel e del giovane Masbath, Ichabod riuscirà a risolvere l’intricato mistero e a venire a patti con i ricordi dolorosi che lo perseguitano


Sleepy hollow


Il film si apre su del sangue che gocciola, ma è solo apparenza, in realtà è la ceralacca con cui Peter Van Garrett sigilla il suo testamento, causa della sua morte e di tutte le altre decapitazioni che terrorizzano Sleepy Hollow.
Un film sull’inganno e l’apparenza quindi, come dimostra il giochino dell’uccellino e della gabbia, unico ricordo che Ichabod conserva della madre, un giallo che si ammanta di gotico ma Tim Burton non rinuncia all’elemento fantastico e l’assassino materiale è proprio il crudele cavaliere dell’Assia ma manovrato per prosaici fini economici.



Sleepy hollow

Confesso che quando vidi il film al cinema c’era qualcosa che mi stonava e solo ora ho capito che, da figlia della Vecchia Europa, ho fatto molta fatica a capire il passaggio tutto americano che un individuo morto da circa vent’anni fosse già un personaggio leggendario: per la mia (ingenua) mentalità per diventare leggenda ci vuole almeno un secolo di foschi racconti.



Il mistero di sleepy hollow

Tralasciando le mie balzane elucubrazioni, Tim Burton ci regala con Il Mistero di Sleepy Hollow, l’ennesimo protagonista “disagiato”: Ichabod Crane è un agente di polizia, progressista lo definiremmo oggi: appassionato ai più moderni metodi scientifici per condurre le indagini, ha una forte repulsione per la tortura e gli aspetti repressivi della giustizia del tempo per questo il tribunale lo spedisce a Sleepy Hollow con il compito di risolvere il mistero pena il licenziamento. La chiusa comunità del villaggio e l’efferatezza degli omicidi aumentano il fastidio di Ichabod perso la violenza ma oltre il disgusto affiorano anche i ricordi dell’infanzia: la madre “figlia della natura” in stretta connessione con essa e la magia bianca è stata torturata e uccisa dal rigido padre segnando anche fisicamente (le cicatrici sulla mano) il piccolo Ichabod.



Il mistero di sleepy hollow

Ricco di citazioni e autocitazioni, Il Mistero di Sleepy Hollow è il film degli easter egg con importanti personaggi non accreditati: non compaiono nei crediti il Cavaliere Senza Testa, interpretato da Christopher Walken e nemmeno Martin Landau, il Peter Van Garrett che stila il testamento da cui partono gli omicidi e a cui è dedicata tutta la sequenza d’apertura, è interpretato da Martin Landau.

Amadeus

Amadeusloc

USA 1984
con F. Murray Abraham, Tom Hulce, Elizabeth Berridge, Simon Callow, Roy Dotrice, Christine Ebersole, Jeffrey Jones, Charles Kay, Kenny Baker, Lisabeth Bartlett, Barbara Bryne, Cynthia Nixon
regia di Milos Forman

Il vecchio Antonio Salieri tenta il suicidio e viene internato in manicomio, al prete che va a confortarlo racconta il suo legame morboso con Mozart, il misto d’invidia e ammirazione ha condotto l’ormai dimenticato compositore alla convinzione di aver ucciso l’incomparabile rivale.

Tratto dall’omonima opera teatrale di Peter Shaffer  che s’ispira alla leggenda del tutto infondata dell’invidia di Salieri tanto da avvelenare il suo rivale, il racconto indiretto della vita del celebre musicista ha il merito di diventare una riflessione sulla creatività e i suoi molteplici aspetti: tanto Mozart ha facilità nel comporre musica limitandosi a trascrivere su carta, senza bisogno di correzioni, la musica già perfettamente formata nella sua testa, così la carriera di Salieri è frutto di sacrificio e fatica, anche solo per convincere il padre ad introdurlo allo studio della musica. Per realizzare il proprio desiderio Salieri scende a patti con Dio a cui offre la propria castità, per Mozart la musica è il linguaggio naturale per esprimersi: l’infanzia da “scimmia ammaestrata” di bambino prodigio il cui talento veniva esibito in tutte le corti d’Europa, lo hanno reso un uomo infantile, dalla risata isterica, legato da un rapporto conflittuale al padre e che trova nella volgarità uno sfogo alla perfezione formale dell’infanzia che il genitore gli ha imposto.



Amadeus


Quando Salieri incontra Mozart, il compositore che più ammira al mondo, rimane sconvolto che un essere così volgare possa essere toccato dalla grazia divina di appartenere totalmente alla musica, il compositore di corte è conscio della propria mediocrità musicale si ritiene però una figura più adatta a rappresentare la grandezza della musica che invece appartiene a una persona che non sembra curarsi della fortuna che ha avuto.



Amadeusfunerale


Il rapporto che Forman mette in scena è molto più complesso e conflittuale della semplice invidia tra due musicisti, infatti culmina con Salieri che aiuta Mozart nell’ultima notte della sua vita, a scrivere la Messa da Requiem che egli stesso gli aveva commissionato dopo la morte di Leopold Mozart giocando sul senso di colpa del figlio e fantasticando di uccidere Amadeus e di far passare la Messa da Requiem come opera propria.



Amadeus


Si è sempre detto che se Mozart fosse vissuto ai nostri tempi avrebbe fatto del rock e Forman ammanta la breve vita del compositore dell’aura maledetta del rocker: le sue parrucche esulano da quelle filologicamente corrette degli altri personaggi e hanno un misto di punk o di glam rock, Mozart suona il piano come avrebbe fatto Elton John o  Jerry Lee Lewis, è sguaiato come  Johnny Rotten e la sua parabola discendente nell’alcol e la povertà ricorda le discese negli inferi della droga di tanti cantanti rock.



Amadeus_jpg


Anche l’amore con Constanze è di quelli morbosi e malati di tante rockstar; nella versione director cut uscita nel 2002 viene aggiunta la scena in cui la donna va a perorare la causa di Mozart proprio da Salieri e questi la invita nuovamente facendole intendere che dovrà ricambiare con favori sessuali ma scacciandola freddamente quando Constanze gli si offre.



Amadeus1984


Nella cameriera che Salieri introduce come spia a casa Mozart si può riconoscere una giovanissima Cynthia Nixon, la Miranda di Sex and the city.