I piu’ cattivi della storia del cinema

Secondo un sondaggio online del quotidiano americano USA
Today
Darth Vader (nell’edizione italiana Darth Fenner) Comandante della
Morte Nera, Jedi passato dal lato oscuro della forza, non che padre di Luke
Skywalker e della Principessa Leila nella saga di Guerre Stellari e’ il
personaggio piu’ cattivo della storia del cinema con il 34,7% delle preferenze
degli oltre 8000 votanti.


Dartfener


Al secondo posto, con 25,9%
si piazza Hannibal Lecter, noto gourmant di carne umana ne Il silenzio degli
innocenti
e i vari sequel a lui dedicati.

Con la percentuale del 11,
si sono classificat i al terzo posto i contadini perversi di Un tranquillo
weekend di paura
di Boorman e in quarta posizione il folle Jack Torrance di
Shining interpretato da Jack Nicholson, con un misero 6,5%

Freddy
Kruger e’ solo quinto, col il 4,6% dei voti: direi che l’attesa per l’ultimo
capitolo
delle avventure di Star Wars esalta gli animi.

I Love arena estiva

Contraddizioni del cinema estivo: mentre l’Anec,
l’associazione degli esercenti cinematografici promuove un’iniziativa che
portera’ il costo del biglietto a soli 4 euro per i giovedi’ estivi a partire da
domani fino al 19 agosto, nello stesso periodo FilmTv manda in vacanza la
rubrica in cui recensisce le nuove uscite, per mancanza delle
stesse.

Personalmente questa idea di voler rendere l’estate
cinematografica italiana simile a quella americana, notoriamente campione di
incassi, non mi ha mai trovato favorevole.  La nostra estate e’ piena di
festival, rassegne, sagre, manifestazioni di ogni genere, che il cinema, tipico
svago natalizio, finisce nel dimenticatoio, per cui e’ altamente improbabile che
un esercente decida di puntare su film come Primavera, Estate, Autunno,
Inverno.. e ancora Primavera.
: dei quattro gatti che l’avrebbero visto in
inverno probabilmente la meta’ ora e’ in vacanza: vale davvero la pena di
restare aperti?

Per
i cinefili accaniti, l’occasione di vedere film non manca comunque grazie alle
arene estive all’aperto. Se nelle grandi citta’ i programmi sonno piu’
eterogenei e stuzzicanti, in provincia si ripropongono i titoli della passata
stagione e a volte diventa l’occasione per recuperare film che erano stati in
sala pochi giorni, subito scacciati da blockbuster piu’
remunerativi.

L’arena estiva rende anche il cinebano piu’ accanito piu’
disponibile alla convivenza con gli altri: ricordo Romeo+Giulietta
recuperato all’arena di Ovada: gia’ ero in compagnia di persone che "osavano"
lamentarsi perche’ il film era recitato in versi e io ho abbozzato, ma l’ultimo
quarto d’ora l’attenzione e’ stata monopolizzata da una ragazzina seduta nella
fila dietro che si e’ messa a piangere, disperata come una prefica: che la
tragedia di Romeo e Giulietta non finisca esattamente a tarallucci e vino credo
sia risaputo da tutti, per quel concerne Leonardo di Caprio ci aveva gia’
abituato a una romantica morte nel Titanic.. insomma ancora oggi quella
rimane una delle proiezioni piu’ stranite a cui abbia assistito , e se non si
fosse svolta sotto un cielo stellato probabilmente ora vi scriverei dal
manicomio criminale in cui dovrei passare il resto dei mie
giorni.

Saranno gli spazi aperti, sara’ l’intervallo per le bibite e il
gelato, ma nell’arena estiva si respira un’aria piu’ rilassata e amichevole:
ricordo una proiezione settembrina all’Ambra dove nell’intervallo il
protezionista si e’ affacciato e vedendoci tutti un po’ intirizziti ha proposto
di vedere il secondo tempo nella sala interna: a lui bastava solo girare il
proiettore, a noi un rapido giro di sguardi per entrare nel cinema
all’unanimita’.

Spesso l’arena estiva e’ ospitata in luoghi suggestivi,
e a volte arriva ad offrire degli effetti speciali piu’ veri del vero:
Analisi finale, discreto thriller con Richard Gere, Kim Basinger e Uma
Thurman, piazza il colpo di scena finale durante un terribile acquazzone, lo
stesso che colpi’ gli incauti spettatori di quella proiezione all’aperto
dell’estate 1993, se non fosse che la scena si svolgeva su un faro e noi stavamo
ad inzupparci in un cortile di ghiaia mai la sensazione di essere dentro al film
sarebbe stata cosi’ totale!

Courtney Love

Anche per Courtney Love sono arrivati gli “anta”.


Courneylove


La reginetta della
trasgressione grunge nasce infatti a San Francisco nel 1964. Dopo aver trascorso
parte dell’adolescenza viaggiando approda a Los Angeles. Gli esordi
cinematografici sono del 1986 con una particina in Sid e Nancy.

Il successo pare arriderle piu’ sul versante musicale dove dopo
alcuni tentativi forma il gruppo quasi tutto al femminile delle Hole, di
discreto successo. Nel frattempo nasce la burrascosa love story con Kurt Kobain,
leader dei Nirvana di cui oggi la Love si ritrova ad essere la vedova
sempre in conflitto per i diritti del gruppo (vedi anche il documentario Kurt
e Courtney
).
Le Hole si sciolgono dopo Celebrity Skin, il
loro disco piu’ commerciale del 1998 e Courtney sembra decisa a intraprendere la
carriera di attrice (piu’ che degna di nota la sua interpretazione in Larry
Flint
) ripulirsi l’immagine (e il sangue) anche se ancora di recente e’
stata processata per aver malmenato una persona del pubblico durante un
concerto.
Courtney Love e’ sicuramente un personaggio scomodo, spesso
insopportabile (ricordo la sua odiosa performance al Jamming del ‘99) che
pare piu’ giocare con l’immagine di “maudit” anziche’ esserlo veramente, in ogni
caso il suo nuovo album solista, mi pare interessante soprattutto il video di
Mono, dagli inquietanti risvolti psicanalitici con le bambine armate di
motoseghe che escono dalla gonna di Courtney-Binancaneve e la fuga attraverso il
divano.
Tutto sommato Courtney Love mi e’ simpatica, percio’ auguri.

Dans la nuit

Film del 1929, e’ l’unica prova registica di Charles Vanel,
grande attore francese.
Ha inaugurato ieri il TrafficTorinofreeFestival con
una proiezione musicata dal vivo da i Gatto Ciliegia e il Grande
Freddo
.


La storia narrata e’ quella
di un minatore, sposato da poco che, in seguito a un grave incidente rimane
orribilmente sfigurato. Nonostante egli si copra con una maschera, la moglie non
riesce ad accettarlo e ben presto si trova un amante con cui medita la fuga, ma
il ritorno imprevisto dal lavoro da parte del marito costringe l’amante a
indossare l’altra maschera dell’uomo per nascondere la propria identita’ e i due
uomini lotteranno fino al tragico epilogo, lasciando la donna nell’incertezza su
chi e’ sopravvissuto.

Restaurato di recente, il film si rivela una
vera perla della cinematografia muta.
Pochissime didascalie, la meta’ delle
quali forse, e’ riservata ai dialoghi e quando sono presenti, le scritte sono in
movimento o sovraimpresse sulle immagini perche’ questo film e’ una sinfonia
dell’immagine in movimento.
Soprattutto la parte iniziale con la vita della
miniera (illustrata con tratto quasi documentaristico, e del resto il padre di
Vanel era minatore per cui il regista conosceva bene questa realta’) la miniera,
dicevo, montata parallelamente al banchetto di nozze ha un ritmo vorticoso, che
ricorda certe riprese amatoriali in super8.
Oltre a riprendere scene molto
movimentate dove i personaggi risultano quasi sfocati, il montaggio e’
ulteriormente spezzato e a un senso di direzione si alterna una scena dove il
movimento scorre in senso inverso (i carrelli che escono dalla miniera in
direzione opposta la corteo nuziale, per esempio) dando una sensazione quasi di
vertigine. Poi il ritmo si fa improvvisamente lento e piu’ volte cambierà nel
corso del film ma rimane sempre constante il tema della dualita’: la vita diurna
della donna opposta a quella del marito sfregiato che lavora solo nei turni di
notte, la sterile vita matrimoniale in costrasto con le serene vite familiari
degli altri abitanti del villaggio, circondati da bambini, fino ad arrivare al
combattimento dei due uomini mascherati .
La maschera metallica e’ davvero
inquietante, purtroppo non ne ho trovato immagini su
internet.

Venendo al commento musicale proposto da i Gatto
Ciliegia e il Grande Freddo
, e’ stato di sicuro interesse perche’ ha creato
delle musiche che sottolineavano principalmente il tenore psicologico del film,
piuttosto che evocare i suoni mancanti: piu’ volte e’ stata inquadrata la sirena
della miniera, ma mai il gruppo e’ caduto nella tentazione di mettere un suono,
anche in sottofondo, che potesse ricordarne il fischio.

Recente
acquisizione del Museo del Cinema di Torino, Dans la nuit e’ un
film da non perdere assolutamente nelle poche occasioni che potra’ essere
trasmesso in sala.

traduzione simultanea al cinema

Nell’eterno dibattito su film doppiato o in versione sotto
titolata si inserisce un nuovo modo di ascoltare i film in lingua originale: la
traduzione simultanea.
E’ stato questo il metodo scelto dal
GenovaFilmFestival per proporre le pellicole.
Muniti di cuffette e un
marchingegno che riceve gli impulsi ad infrarossi, si ascolta in cuffia l’audio
originale piu’ la voce della traduttrice.
E’, sinceramente, un metodo un po’
bislacco: la voce anonima della traduttrice appiattisce i toni dei dialoghi, poi
spesso la si sente sospirare o comunicare alla regia i suoi problemi di audio.

La cosa divertente della traduzione simultanea de Le mura di Malapaga
e’ stato che essendo un film bilingue, dato che Gabin recita in francese mentre
tutto il resto del cast in italiano a parte Isa Miranda e la figlia, che sono le
uniche a conoscere anche il francese, la traduttrice continuava imperterrita a
tradurre in italiano le battute in italiano! Ragion per cui ben presto il
pubblico si e’ limitato a indossare le cuffiette solo quando compariva Gabin in
scena.

Le mura di Malapaga

Tra gli eventi piu’ significativi del
GenovaFilmFestival, appena concluso, che ha festeggiato il decennale
della fine dell’ apartheid dedicando un ampia sezione al cinema sudafricano,
ricordato Vittorio Mezzogiorno a 10 anni anni dalla morte e analizzato l’opera
di Peter Brook, e’ stata la proiezione di questo film, raramente
fruibile.
Au delà des grilles
1949 Francia/Italia
con Jean Gabin, Isa Miranda
regia di René Clément

Pierre, un francese fuggiasco
per aver ucciso la giovane amante, sbarca clandestinamente a Genova dove
incontra una donna con cui si illude di poter ricostruire una vita, ma la
cattura da parte della polizia mettera’ fine alla sua speranza.

Il film
doveva risollevare le sorti di Jean Gabin e Isa Miranda, diva italiana ormai al
tramonto, che con questa interpretazione vinse a Cannes come migliore attrice.
Girato con mano esperta da Rene’ Clement, (bella la scena dell’estrazione del
dente senza anestesia ripresa dal punto di vista della bambina e quella del
marito che inseguendo la coppia ne vede le ombre riflesse sui muri dai fari
delle auto) la pellicola si rivela un particolare connubio tra il realismo dei
film francesi d’anteguerra, ispirati dal Fronte Popolare di cui Jean Gabin era
stato il massimo rappresentante e il neorealismo italiano (la sceneggiatura e’
firmata da Zavattini e Suso Cecco d’Amico) che sta gia’ virando verso il
neorealismo rosa, forse oggi piu’ interessante come testimonianza della tragica
realta’ della Genova di allora, ancora devastata dalle macerie della
guerra.

Il film e’ stato presentato dal sempre geniale Claudio G. Fava,
che tra una battuta e l’altra ha raccontato un succulento aneddoto sull’attore
francese: Roberto Chiti, che era sul set per intervistarlo, in un momento in cui
Gabin si allontano’ riusci’ ad impossessarsi della sua giacca e vide che i
documenti portavano come data di nascita il 1894, anziche’ il 1904 come e’
scritto in tutte le biografie, questo spiegherebbe il repentino invecchiamento
dell’attore dopo i (presunti?) 40 anni

Marlon Brando

I media annunciando la sua morte non hanno evitato di
ricordarci la vita dissoluta, gli innumerevoli figli con annesse tragedia,
l’obesita’, la presunta bancarotta,come del resto era gia’ successo pochi mesi
fa in occasione del suo ottantesimo compleanno, mentre ben pochi film sono stati
trasmessi per ricordarne l’indiscusso talento recitativo, soprattutto pensando
alle scomparse celebri dello scorso anno: Gregory Peck e Katherine Hepburn,
quanto deve aver infastidito con suo modo istrionico di dire la verita’ il
vecchio Marlon!

Io lo ricordo cosi’, con un’immagine rubata
ieri dalla serata de Il cinema ritrorvato in Piazza Maggiore a Bologna,
dove veniva trasmessa una copia restaurata di Fronte del porto, con una
folla eterogenea attirata si’ dallo spettacolo all’aperto gratuito ma anche
dalla voglia di celebrare un genio.
Poi perche’ fra tutte le sue immense
prove attoriali io abbia proprio voglia di rivedere Sayonara rimane un
mistero anche per me.


La Casa Dei 1000 Corpi

Quattro ragazzi in giro per la provincia americana con l’intento di scrivere una guida delle stranezze locali vogliono approfondire la leggenda del Dottor Satana, un dottore pazzo che pensava di creare una razza di superuomini da folli trapianti chirurgici. Sotto la pioggia battente nella notte di Halloween caricheranno una bella autostoppista che li condurra’ tra le braccia dell’orrido personaggio.


Karenblackcasa1000corpi


Il plot e’ quello tipico dell’horror americano, debitore principalmente a Non aprite quella porta di Tobe Hooper, ma la regia di Rob Zombie, star del metal alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa, lo trasforma in una miscela psichedelica di tutti i topos del genere gotico, dal classici della Universal degli anni ‘30, a Roger Corman, agli Z-movie dove il gore si fonde col sexy e il trash, trasmessi nelle maratone della Tv via cavo americana. Non manca la citazione delle nocche tatuate del predicatore Harry Powell, l’oscuro protagonista de La morte corre sul fiume interpretato da Robert Mitchum nell’unica prova registica del grande Charles Laughton.
Il film, soprattutto all’inizio resta a lungo in bilico tra horror e commedia, spiazzando lo spettatore, per trasformarsi poi in una discesa negli inferi della perversione , sempre con un occhio all’ironia.
Un referente e’ sicuramente Alice nel paese della meraviglie, infatti l’unica ragazza che (forse) uscira viva dall’allucinante esperienza viene vestita come la protagonista del cartone della Disney e fugge lungo i cunicoli di un mondo sotterraneo fatto di raccapricciante follia.


Lacasadei1000corpi


Notevole anche l’uso di diversi tipi di fotografia, che sottolineano la continua alternanza tra gioco e splatter: dal bianco e nero ai colori acidi, dalle sovrimpressioni alle riprese in negativo.
Forse non un capolavoro assoluto, ma una sana sferzata a un genere che ultimamente stava languendo.

Il cinema Ritrovato

Da domani al 10 luglio, a Bologna il festival Il cinema
Ritrovato
, kermesse organizzata dalla prestigiosa Cineteca di
Bologna.


Il programma e’ estremamente
fitto, meritano attenzione le proiezioni gratuite in Piazza Maggiore che vanno
dalla versione restaurata di Fronte del porto (domenica 4) a 2001
Odissea nello spazio
a Fraulein Else di Paul Cnizer, ma la serata
piu’ interessante sara’ sicuramente quella di mercoledi’ 7 dedicata agli automi
con 2 film muti , l’estratto della bambola meccanica da Il Casanova di
Fellini
e per finire La bambola di carne di Ernst
Lubitsch.

Alcuni film verranno presentati nel formato
70mm come Vertigo e Playtime di Tati e lo stesso 2001.

Sezioni di approfondimento su Jean Durand, comico catastrofico francese
degli anni ‘10, Valdemar Psilander, star danese incostrastata dei tempi del
muto, morto a soli 32 anni, sui musical tedeschi degli anni ‘30, i film della
giovane Alida Valli, non ancora star internazionale, i documentari di Humphrey
Jennings.


Tra i dossier dedicati a DeMille, Dreyer, Hitchcock, Renoir e
Bergman spicca l’incontro di martedi’ 6 dove Bill Krohn presentera’ alcune scene
escluse dal montaggio de Il caso Paradine.
Il progettoChaplin prevede
la proiezione di City Lights e di Giorno di paga allapresenza dei
figli del grande artista, Victoria e Christopher e una mostra fotografica su
Luci della citta’ che durera’ tutto il mese.
Per ulteriori
informazioni: Cineteca di
Bologna

Gabin

Gabin

In questo libro che forse non e’ piu’ in
commercio, (la prima edizione e’ del 1988) la vita del grande attore francese e’
raccontata da Andre’ Brunelin, suo amico e segretario personale per circa 25
anni. Il ritratto che esce da questo volume dedicato al mito della
cinematografia francese e’ quella di un uomo schivo, estremamente pudico ed
infastidito dai risvolti sociali che il suo lavoro comportava. Lavoro a cui era
arrivato per caso: Jean Monconge’ nasce il 17 Maggio 1904 da una famiglia
di attori e sara’ proprio il padre che quasi con l’inganno lo costringera’ a
calcare i palcoscenici: Gabin (nome d’arte ereditato dal padre) per tutta la
vita si sentira’ provvisorio nei panni dell’attore e sognera’ di ritrarsi a
vivere in campagna, comprando anche una grande tenuta in cui investirà quasi
tutti i suoi averi.

Se
al teatro era arrivato senza una precisa volonta’ , altrettanto fu per il
cinema: il giovane Jean non pensava minimamente a una carriera in questo campo,
quando la Pathe’ lo cerca per in provino: siamo nel 1929, nel giro di dieci anni
Jean Gabin diventera’ l’eroe del cinema francese interpretando film come La
bella Brigata
, (1936) di Dudivier, e sempre con lo stesso regista e nello
stesso anno Il bandito della Casbah (Pepe’ le Moko), a quell’epoca
Gabin non era solo l’attore ma partecipava attivamente alla realizzazione di fim
che sono entrati di diritto nella storia del cinema, stando anche fermo per
lunghi periodi pur di aspettare di lavorare con Dudivier, Carne’ o "le Gros",
come affettuosamente chiamava Jean Renoir.


Nel 1937 gira La grande illusione di cui il libro svela un
gustoso retroscena raccontando come Erich Von Stroheim venisse assunto per un
ruolo marginale da un produttore che non ne conosceva minimamente la fama,
quando Jean Renoir si trovo’ davanti uno dei piu’ grandi registi del muto e suo
idolo personale per una particina secondaria fu imbarazzatissimo e non resto’
che sviluppare adeguatamente il personaggio di Von Rauffenstein. Nel 1938, sempre per Renoir, Gabin giro’ L’angelo del male e con Carne’ Il porto delle
nebbie
, ancora con Carne’ nel 939 girera’ Alba tragica.

Con
lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale la carriera di Gabin subisce una brusca
interruzione, si trasferisce prima in America dove gira alcuni film e inizia il
lungo rapporto con Marlene Dietrich, poi si arruola nelle forze di liberazione
francesi.

Lechat

Dopo la guerra Jean Gabin non sembra piu’ essere l’idolo
di Francia e inizia quello che lui definisce il suo “periodo grigio”. Ne esce
nel 1950 con Grisbi dove interpreta un vecchio gangster che progetta il
suo ultimo colpo; ritrovato il successo di pubblico, ormai sposato e con una
famiglia da mantenere, Gabin interpreta moltissimi film, alcuni non di
grandissima qualita’, ma ci regalera’ ancora uno strepitoso Commissario
Maigret
e tra gli ultimi lavori della sua carriera vanno ricordati Le
chat, l’implacabile uomo di Saint Germain
del 1971 e L’affare
Dominici
dell’anno seguente.
Jean gabin muore il 15 novembre
1976.