Film e telefilm

Ho visto il mediocre Timeline, se non avete voglia di trascinarvi
fino alla recensione,
posso sunteggiare il tutto in un: ma mille volte meglio La Freccia Nera,
sceneggiato del 1968 che lancio’ l’allora giovanissima Loretta Goggi, replicato
in questo periodo il sabato e la domenica mattina alle ore 7 su
Rai1.

Vi lascio con la sua
trascinante sigla

Sibila il vento la notte si appresta
e la nera foresta minacciosa
si fa
passa ma trema se senti un fruscio
perché è il segno d’addio
che
la vita ti dà
lascia la spada se il cuor non ti regge
perché questa è la
strada
che da noi fuorilegge
ti porterà

lala lalala la

la
freccia nera fischiando si scaglia
è la sporca canaglia che il saluto di

vieni fratello è questa la gente
che val meno di niente perché niente
non ha
ma se il destino rovescia il suo gioco
nascerà nel mattino una
freccia di fuoco
la libertà

la la lalalala
lala


E tu dove vai in vacanza?

Domenica sera casalinga, tra tivù’ e litigi con le zanzare in
giardino.
Ho visto Velisti per caso che raccontava la realta’ di Bali
e verso mezzanotte sono incappata in una di quelle speci di reportage di
Italia1, asterisco mi pare che si chiami, che raccontava il turismo
sessuale declinato al femminile lungo le spiagge della Giamaica.
Depressione
da globalizzazione: per lungo tempo ho creduto che questo mondo avrei voluto
(forse dovuto?) vederlo tutto, ora ne sono sempre meno convinta, anche se
viaggiare mi piace molto.
Forse e’ meglio stare a casa e sognare come
Salgari, piuttosto che intrupparsi lungo le vie del turismo occidentale ed e’
inutile illudersi di essere viaggiatori e non turisti: non esistono piu’ luoghi
dove fare il viaggiatore: arriva pure alle Galapagos su un cargo di darwiniana
memoria, ma troverari sempre Les Encantadas sporche ed inquinate.
Ci vorrebbe
un’educazione al viaggio, invece anche solo a vedere gli esodi che incombono in
questo periodo, il modello di turismo imperante e’ simile ad un’invasione di
cavallette che arriva consuma e divora tutto quanto per poi lasciare il nulla
dietro di se’.

Motivetto che continua a ronzarmi in testa:

Le invasioni coi cannoni
hanno aperto la via
voli charter,
prezzi buoni

Mau Mau

Tu quoque Kabir!

Kabir Bedi, alias Sandokan fara’ parte del cast del
reality L’isola dei famosi 2.


Sandokan

La notizia e’ di quelle che
fanno accapponare la pelle, che colpisce duramente al cuore una generazione gia’
di suo povera di miti.
Prendete il caso della sottoscritta: se mi piacciono
gli uomini con la barba, se prediligo il capello scuro con l’occhio chiaro, di
chi credete che sia la colpa? ma sua, SUA ovviamente! E’ per la sua sorte che
fremetti una settimana dopo che la prima puntata dello sceneggiato si chiuse
sulla sua mano riaffiorante dal mare del Borneo (ero ancora infante ed ingenua:
potevo ben credere che il protagonista venisse eliminato all’inizio della
vicenda!)
E quando uccise la tigre? Fu l’unica volta che la rappresentazione
della morte di un animale non mi disgusto’: del resto si trattava quasi di un
equo duello!

Ah ma stavolta , caro Kabir, non ti seguo: non ho pieta’
per la tua prossima sorte che ti costringera’ a prove il cui solo pensiero mi fa
inorridire: avere davanti agli occhi per tre mesi Rosanna Cancellieri (che gli
dei ti e ci risparmino il suo topless!) e convivere con DJ Francesco, un cretino
che ti salutera’ quotidianamente con un “Bella padella!” che per giunta e’ pure
figlio di uno dei Pooh!

Kabir, perche’.. perche’ lo fai?
Sei un
idolo in tre continenti, un divo di Bollywood, l’unico e solo Sandokan (ti
perdono anche la versione Mediaset accanto a Romina Power, guarda!) hai fatto la
guest star in Beautiful negli States, vuoi davvero convivere anche un
giorno solo con Tina Cipollari?!? Chi e’? Ah saperlo, io mi sono limitata al
copia-incolla…

Timeline

Timeline Gli studi archeologici di una remota zona della Dordogna vengono sovvenzionati da una holding americana che pare conoscere molto bene, forse troppo, il sito di Castelgard, luogo di una battaglia cruciale tra inglesi e francesi durante la Guerra dei Cent’anni. Il professore che dirige gli scavi vuole approfondire lo strano interesse che la compagnia ha per il luogo e si trovera’ catapultato nel medioevo, grazie alla macchina che la ITC ha involontariamente inventato e che ha aperto un varco temporale con la Francia del XIV secolo. Tocchera’ a suo figlio e ai suoi assistenti andare a recuperarlo.

Tratto dal romanzo di Michael Crichton, che segue pedissequamente, il film ha una regia piuttosto anonima e televisiva, anche la prova attoriale non va mai al dila’ della sufficienza; nonostante questo, la storia, che nel libro risultava piu’ emozionante, riesce, in qualche modo, a tener desta l’attenzione dello spettatore: sara’ il fascino del medioevo, sara’ il clangore della battaglia o il romanticismo dell’amore che supera il tempo (temi tutti appena accennati e mai approfonditi) ma l’operina riesce nel suo intento d’intrattenere lo spettatore, almeno per una sera d’estate.

pubblicato su ImpattoSonoro

la donna perfetta

Donna20perfettaMoulin Rouge!
mi aveva decisamente convinto della bravura di Nicole Kidman, quest’ultima
commedia ne conferma le capacita’.

Joanna Eberhart si occupa con successo della direzione di un network televisivo, fino a quando un uomo, vittima di uno dei suoi sadici reality show, non compie una carneficina. Licenziata, la donna cade in una profonda depressione e per tentare di salvare almeno il suo matrimonio, si trasferisce nel Conneticut, nella ridente cittadina di Stepford. Il paese sembra il luogo ideale dove far crescere i figli: tranquillita’ e assenza di violenza ma le donne della citta’ sono tutte incredibilmente perfette ed accondiscendenti; mentre Joanna cerca di adattarsi a questo modello, nota l’improvvisa trasformazione della sciatta Bobbie, famosa scrittrice anche lei arrivata di recente, in una curata casalinga maniaca della pulizia. La realta’ e’ che a Stepford le donne sono sono tutte condizionate tramite un microchip per essere delle mogli ideali. Joanna accetta la trasformazione per amore del marito, ma il doppio colpo di scena e’ alle porte.



Remake de La fabbrica delle mogli del 1975, il film e’ una scoppietante commedia che ha il suo punto di forza nei dialoghi scintillanti (alcune battute sono veramente fulminati) e in un cast femminile perfetto: Nicole Kidman riesce a trasformarsi da nevrotica donna di successo in una algida Barbie, Bette Midler e’ spumeggiante come al solito e Glenn Close e’ strepitosa nel ruolo della first lady di Stepford.
Mostra un po’ la corda l’ideale femminino di donna servizievole e casalinga perfetta, probabilmente non proprio adeguato ai nostri tempi.
Anche l’happy end finale e’ forse un po’ troppo mieloso, non avrebbe guastato un po’ piu’ di humor nero, ma nel complesso il film resta una commedia piacevole e divertente.

Suso Cecchi d’Amico

Susocecchidamico.jpg

Il 21 luglio 1914 è nata Suso Cecchi d’Amico, “la madre” del cinema italiano: sue sono le sceneggiature piu’ belle degli ultimi
sessant’anni che hanno fatto grande il nostro cinema (il suo primo lavoro e’ del 1946 Mio figlio professore con Aldo Fabrizi).

Figlia del critico e scrittore Emilio Cecchi, sposata con il musicologo Fedele d’Amico, ha avuto i piu’ importanti sodalizi lavorativi con Visconti e Monicelli.

E’ inoltre il prototipo dell’intellettuale e della donna lavoratrice italiana, forse l’unica per lunghi anni a fare questo mestiere; mi e’ sempre rimasta impressa l’immagine con cui lei racconto’ la sua attivita’ in un’intervista: una grande casa romana, i bambini che giocano e poco piu in la’ un tavolo di discussione a cui potevano sedere indifferentemente Flaiano, De Sica, Antonioni o Zeffirelli (solo per citarne alcuni): non le parva nemmeno di lavorare! La leggerezza e l’intelligenza al servizio del
cinema.

Suso Cecchi d’Amico è scomparsa il 31 luglio 2010

L’elenco delle sceneggiature
a cui ha collaborato.

L’uomo lupo

The Wolf Man

USA 1941, Universal
con Lon Chaney Jr, Claude Rains, Ralph Bellamy
regia di George Waggner



Luomolupo


Larry Talbot, secondogenito di una nobile famiglia torna nel villaggio natio dopo lungo tempo, in seguito alla morte del fratello maggiore, conosce la bella figlia dell’antiquario e per corteggiarla compra un bastone il cui pomo rappresenta una testa di lupo in argento. Una sera, dopo l’arrivo degli zingari in citta’, va con Gwen e un’ altra ragazza a farsi leggere le carte, ma quest’ultima viene aggredita e sbranata da un lupo feroce, Talbot interviene e lo uccide con il bastone, ma il lupo riesce comunque a morderlo. Chiamati rinforzi e tornati sul luogo dell’aggressione accanto alla ragazza si trovera’
il cadavere non di un lupo, ma dello zingaro Bela (interpretato da Bela Lugosi). Incredulo di aver potuto scambiare un lupo per un essere umano, Larry interviene al funerale di Bela e la madre dello zingaro gli svelera’ il mistero della licantropia: chi viene morso da un lupo mannaro senza restare ucciso verra’ colpito dalla stessa maledizione!
Ben presto nuovi omicidi sconvolgono il paese, e Talbot chiede aiuto al padre che lo convince che la sua sia solo suggestione, ma quando il licantropo sta per sbranare Gwen, e’ proprio il padre a doverlo uccidere con il medesimo bastone dal pomo d’argento.



Thewolfman


Giudizio del
film

L’ultimo grande horror classico della Universal è datato
1941 e sinceramente è di gran lunga minore ai grandi film di mostri degli anni ’30. La storia e’ parecchio confusa, probabilmente per grosse modifiche alla sceneggiatura apportate poche settimane prima dell’inizio delle riprese. Al copione lavorò principalmente Curt Siodmak, che riesce a costruire un impianto degno di una tragedia greca, dove il destino avverso profetizzato non puo’ che compiersi in maniera ineluttabile. Essendo girato nel 1941, e opera di un fuoriuscito ebreo di origine tedesca, nel film non possono mancare riferimenti latenti alla seconda guerra mondiale: il segno che contraddistingue la stirpe
dei licantropi e che appare sulle loro prossime vittime e’ un pentacolo che ricorda la stella di David che i nazisti imponevano sui vestiti degli ebrei.
Il film viene finito nel novembre del ‘41 quando gli Stati Uniti erano ancora neutrali al conflitto, quindi la parte della pellicola che rappresenta l’incredulita’ del padre nei confronti della condizione del figlio, ma che messo di fronte alla sua inumanita’ e’ costretto ad ucciderlo puo’ essere letta come un monito all’America.

Ankers_Evelyn_05_Wolfman

Giudizio sul DVD

Questa edizione, facente parte di una collezione dedicata ai monster classici della Universal, e’ molto interessante.
Oltre ad un buon riversamento della pellicola, troviamo un documentario intitolato Mostri al chiaro di luna, presentato da John Landis che ci racconta l’evoluzione dell’uomo lupo nella filmografia Universal: il licantropo figura gia’ in Dracula, almeno con isuo terribile ululato, dopo il successo di Frankenstein e lo sviluppo di make up sempre piu’ complessi, viene stesa da Robert Florey la sceneggiatura di un film sull’uomo lupo che doveva essere interpretata da Boris Karloff: la vicenda era ambientata nelle alpi bavaresi e raccontava di un ragazzo che si trasforma di un lupo mannaro, dopo esser stato allevato da un branco di lupi che gli avevano sbranato la famiglia. Il progetto viene accantonato per timore della censura.
Ne Il segreto del Tibet del 1935 la storia e’ incentrata sulla licantropia, ma il film non ebbe successo, probabilmente perche’ il trucco del werewolf non era troppo accurato, sempre per timore di non creare qualcosa di troppo spaventoso, solo nel 1941 Lon Chaney Jr. diede finalmente vita all’uomo lupo che e’ entrato nella storia del cinema.
Il commento del film condotto da Tom Weaver, e‘ ricco di informazioni anche sugli attori minori e illustra i pezzi di set che provenivano da altri film dell’Universal o che entreranno poi in altre scenografie.
E’ molto interessante il parallelo con l’horror psicologico che Val Lewton introdusse l’anno seguente alla RKO con Il bacio della Pantera: di certo tra un uomo lupo e una donna pantera qualche attinenza c’e’ gia’ nel tema, ma la cosa piu’ interessante e’ che nella stesura originale e modificata all’ultimo minuto, non ci sarebbe dovuta essere nessuna trasformazione visibile in lupo: veniva lasciata allo spettatore la possibilita’ di decidere se Larry Talbot fosse stato veramente colpito da licantropia o solo da una turba psichica, anticipando in questo modo lo stile l’horror che salvo’ la RKO dal fallimento, ma produttori poco disposti a rischiare preferirono restare legati alla tradizione degli anni ‘30 fatta di
spettacolari make up, segnando cosi’ il declino della grande tradizione horror della Universal.

Un Re a NewYork

A King in New York
Gran Bretagna 1957
con Charlie Chaplin, Dawn Addams
regia di Charlie Chaplin

La7 ha appena finito di trasmettere Un re a New York
(1957), penultima regia di Charlie Chaplin e sua ultima apparizione sullo
schermo come protagonista.
Il film viene considerato un’opera minore del
grande regista, ma pur non raggiungendo i vertici di perfezione del precedente
Luci della ribalta o altri capolavori chapliniani, ha comunque molto da
dire.

Unreanewyork

La vicenda e’ quella di re Shadow, sovrano di una fantomatica nazione europea,
deposto dalla rivoluzione e costretto a rifugiarsi in America. I suoi beni sono
stati tutti trafugati dall’ex primo ministro e il povero re e’ costretto a
guadagnarsi da vivere con la pubblicita’. Durante la visita di rappresentanza in
una scuola conosce un ragazzino saputello che lo mette in difficolta’ con il suo
fervore politico, lo rincontrera’ tempo dopo fuori dall’hotel in cui vive, dopo
che il bambino e’ fuggito da scuola perche’ i suoi genitori sono stati inquisiti
dalla commissione contro le attivita’ comuniste, Shadow se ne prende cura
finendo a sua volta per essere indagato. Il finale e’ amaro con il re che torna
in Europa, mentre il fanciullo e’ stato costretto alla delazione per salvare dal
carcere i genitori.

Che il film sia un pamphlet contro la follia maccartista che percorse l’America negli anni ‘50 e’ risaputo: Chaplin stesso fu costretto a riparare in Europa nel 1952 per non dover comparire davanti alla commissione d’inchiesta: le accuse a sue carico vertevano principalmente sul fatto che Chaplin non avesse mai fatto richiesta di cittadinanza americana.
Nel 1957, quando ancora la “caccia alle streghe” del senatore McCarthy lasciava ancora degli strascichi, Chaplin gira questo film in Inghilterra, con lo stesso coraggio con cui nel 1940 aveva fatto la parodia di Hitler ne Il grande Dittatore: l’assurdita’ del maccartismo e’ resa gia’ dal titolo: sono nell’America di quegli anni un re poteva esser tacciato di comunismo. Il film venne presentato negli Usa solo nel 1973, (come anche Luci della ribalta) dopo che nell’anno precedente al grande maestro venne assegnato un Oscar alla carriera.

Quello che mi ha colpito durante questa visione sono alcune posizioni satiriche dei costumi americani, che sono di attualita’ ancora oggi. Il sovrano entra nel mondo della pubblicita’ perche’ ripreso e mandato in onda a sua insaputa durante una cena a cui e’ invitato, ed e’ sorprendente l’assonanza con i tanti reality show che hanno imperversato ultimamente, dove basta la familiarita’ creata dallo schermo per fare di un perfetto sconosciuto (o un vip in declino come nel caso del re deposto) una
star. Per non parlare della ragazza che interrompe la conversazione nei momenti
stabiliti per declamare uno spot lasciando basito il povero Chaplin: un primo
esempio di pubblicita’ occulta?