vezzi da collezionista

Baronedimunchausenjpg Sfogliando il nuovo numero di FilmTv uscito oggi, l’occhio mi e’ caduto su un trafiletto a pagina 43 della rubrica SpazioTV che pubblicizza un’imminente rassegna di StudioUniversal che partira’ domenica 8 aprile, con il nome, piuttosto squallidino se posso permettermi, di Fatti & Rifatti dove verranno mandati in onda uno dopo l’altro il film originale e il remake che ne e’ seguito nel corso degli anni. Il trafiletto, che molto probabilmente e’ un redazionale, esalta l’iniziativa, beh non per vantarmi ma io i film li catalogo cosi’ dal 1989, da quando ho iniziato a registrarmeli: basta un’ occhiata al Mereghetti che di queste informazioni non e’ mai avaro e se c’e’ un originale o un remake il film resta in sospeso ad aspettare il suo epigono o il suo antesignano.

Per la serie: un post che puo’ cambiarti la vita..

Il prescelto

Ilprescelto

Il poliziotto Edward Malus e’ a riposo, dopo lo shock subito assistendo a un terribile incidente in cui non era stato in grado di salvare la bambina coinvolta, quando riceve una lettera dalla donna che aveva amato in passato che gli chiede aiuto perche’ sua figlia e’ scomparsa, Malus si mette ad indagare su questo nuovo caso, ma tutto si svolge a Sommersville un’isola privata del Pacifico dove vive una bizzarra comunita’ di tipo matriarcale..

Remake di un famoso quanto poco visibile horror degli anni ‘70, il lavoro di LaBute riesce ad offrire un’ora e mezzo di svago, senza infamia e senza gloria; del resto le promesse del film sono gia’ poche, vista la presenza di Nicholas Cage, attore che non stimo molto e che qui da “il meglio” della sua espressione stolida, anche il titolo italiano rivela piu’ di quanto sarebbe giusto fare per questo mistery che, pur non riservando nessuna sorpresa, e’ meno noioso di quel che si potrebbe pensare.
Mi ha divertito soprattutto il gioco di rimandi a classici antichi e nuovi del genere sovrannaturale, dal camion nero del prologo che richiama Duel al viaggio in nave verso l’isola che mi ha fatto tornare in mente la versione americana di Ring alle bimbe bionde dall’occhio ceruleo che ricalcavano il modello dei bambini de Il villaggio dei dannati a una certa atmosfera alla The village nella costruzione della comunita’ chiusa.

La fabbrica di cioccolato

La fabbrica di cioccolato

Il remake di Tim Burton di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato firmato nel 1971 da Mel Stuart ed interpretato da Gene Wilder si distingue dal primo film gia’ dal titolo che diventa Charlie and the chocolate factory a sottolineare che se nella precedente pellicola Willy Wonka e’ la guida di un percorso iniziatico che insegna ai bambini ad esser migliori, nel lavoro di Tim Burton Charlie diventa l’elemento che permette a Willy Wonka di riconciliarsi con la sua parte infantile e con il suo vissuto familiare. Il cioccolatiere di Burton infatti e’ un creatore pazzo che da oltre un decennio vive recluso nella sua fabbrica in compagnia degli strampalati Ompa-Loompa. Quando decide di misurarsi nuovamente con il genere umano il suo imbarazzo e’ evidentissimo: per superare l’impasse deve leggere degli appunti. Il personaggio e’ reso benissimo da un Johnny Depp in stato di grazia che con le sue risatine nervose, gli atteggiamenti infantili a molti ha ricordato Michael Jackson, ma la presunta fonte d’ispirazione questa volta non e’ stata confermata.
Willy Wonka e’ una sorta di evoluzione di Edward Mani di Forbice, a cui rimanda la fabbrica misteriosa, incombente sulla citta’ come lo era il castello in cui Edward fu creato. Se allora il confronto era tra il freak e la comunita’, oggi Burton analizza la costruzione dei rapporti personali e a chiudere simbolicamente il cerchio c’e’ la rappacificazione con il vecchio padre: del resto Willy Wonka sta cercando un erede cioe’ sta passando dal ruolo di figlio a quello genitoriale e il superamento del conflitto con il padre e’ un passaggio obbligato. La figura paterna e’ interpretata ancora una volta da un grandissimo del cinema horror, Christopher Lee che sostituisce Vincent Price, il padre che in Edward Mani di Forbice moriva lasciando irrisolto il conflitto generazionale.


Lafabbbricadicioccolato

Spostando l’attenzione sul cioccolatiere il film guadagna un raro equilibrio tra gli aspetti comici e quelli orrorifici: anche in questa versione Willy Wonka sembra ben conoscere i difetti dei bambini che sta accompagnando in giro per la sua fabbrica e va ancora sottolineata la bravura di Depp che con semplici occhiate sa trasformare il suo personaggio da un insicuro nevrotico ad un saputo conoscitore delle debolezze infantili.
Un altro aspetto che ho amato molto di questa pellicola e’ stato il gioco con le citazioni cinematografiche: Tim Burton lo trasforma in un codice per iniziati per cui chi conosce il cinema capisce in cosa si trasfomera’ la tavoletta ben prima di vederlo sullo schermo e anche l’omaggio a Psyco sebbene in modo diverso, rispetta questo modulo.
Quindi dopo aver rivisto il film una seconda volta ribadisco il mio giudizio iniziale: capolavoro!

Gli ultracorpi di Nicole






Pare che Nicole Kidman sara’ la protagonista dell’ennesimo remake (siamo al numero quattro!) del capolavoro sci-fi di Don Siegel L’invasione degli ultracorpi firmato questa volta da Oliver Hirschbiegel (quello de La caduta, piu’ noto per aver diretto la serie televisiva del cane Rex).
Son perplessa perche’ Nicole Kidman ha certamente un grande talento per la commedia e credo che nella versione per il grande schermo del telefilm Vita da strega sara’ grandiosa, (se non altro il nasino e’ adatto all’uopo) pero’ non potrebbe mettersi in mano ad un agente serio e cercare dei copioni un po’ piu’ decenti?

Auguri ad Isabelle Adjani

HistorieAdeleH

Il 27 giugno 1955 nasce l’ultima grande star del cinema francese, Isabelle Yasmine Adjani, la cui fragile e luminosa bellezza e’ stata esaltata da Francois Truffaut in Adele H. Una storia d’amore (1975).

Nel 1978 e’ la donna che si sacrifica per fermare il vampiro, nel gelido remake che  Werner Herzog fa del Nosferatu di Murnau.
Nel 1988 veste ancora i panni di una donna divorata dalla passione amorosa in Camille Claudel
L’unica volta che  l’ho vista sul grande schermo e’ stato nel 1981 in Possession di Zulawski film che testimonia la folle vitalita’ dell’horror dei primi anni ‘80  (notevolissima anche la qualita’ delle locandine!) ed anche i gusti bizzarri di tre quindicenni.

Nosferatupossesion

la donna perfetta

Donna20perfettaMoulin Rouge!
mi aveva decisamente convinto della bravura di Nicole Kidman, quest’ultima
commedia ne conferma le capacita’.

Joanna Eberhart si occupa con successo della direzione di un network televisivo, fino a quando un uomo, vittima di uno dei suoi sadici reality show, non compie una carneficina. Licenziata, la donna cade in una profonda depressione e per tentare di salvare almeno il suo matrimonio, si trasferisce nel Conneticut, nella ridente cittadina di Stepford. Il paese sembra il luogo ideale dove far crescere i figli: tranquillita’ e assenza di violenza ma le donne della citta’ sono tutte incredibilmente perfette ed accondiscendenti; mentre Joanna cerca di adattarsi a questo modello, nota l’improvvisa trasformazione della sciatta Bobbie, famosa scrittrice anche lei arrivata di recente, in una curata casalinga maniaca della pulizia. La realta’ e’ che a Stepford le donne sono sono tutte condizionate tramite un microchip per essere delle mogli ideali. Joanna accetta la trasformazione per amore del marito, ma il doppio colpo di scena e’ alle porte.



Remake de La fabbrica delle mogli del 1975, il film e’ una scoppietante commedia che ha il suo punto di forza nei dialoghi scintillanti (alcune battute sono veramente fulminati) e in un cast femminile perfetto: Nicole Kidman riesce a trasformarsi da nevrotica donna di successo in una algida Barbie, Bette Midler e’ spumeggiante come al solito e Glenn Close e’ strepitosa nel ruolo della first lady di Stepford.
Mostra un po’ la corda l’ideale femminino di donna servizievole e casalinga perfetta, probabilmente non proprio adeguato ai nostri tempi.
Anche l’happy end finale e’ forse un po’ troppo mieloso, non avrebbe guastato un po’ piu’ di humor nero, ma nel complesso il film resta una commedia piacevole e divertente.

E’ gia’ ieri

Il remake italiano di Ricomincio da capo non va oltre il carino. Si ride soprattutto la prima mezz’ora, poi il giochino viene a noia, colpa anche di una regia anonima che punta tutto sulla verve comica di Albanese e De Luigi.

è già ieri

I due attori dimostrano una discreta capacita’ di creare personaggi indipendenti dal loro cote’ comico televisivo, soprattutto Albanese e’ credibilissimo nei panni del presentatore cinico, e quasi mai cade nei cliche’ di Alex Drastico o Pier Piero (solo il balletto da ubriaco richiama un po’ le mossette di Epifanio), ma del suo talento aveva gia’
dato prova ne La lingua del santo di Mazzacurati.
ègiàieriMi pare l’ennesima dimostrazione della pessima abitudine del cinema italiano di sfruttare i comici solo nei loro ruoli macchiettistici per fare cassetta (sara’ un caso che il produttore televisivo si chiami Perego come un’altro personaggio inventato da Albanese?): siamo talmente negati nella commedia che l’avevamo reinventata nell’amara commedia all’italiana, ora ci rimangono solo le Vacanze di Natale e se il comico ha qualche velleita’ piu’ alta non gli resta che dirigersi da solo con esiti spesso disastrosi (vedi Benigni).
Promemoria per gli aspiranti registi: Lubitsch ed il suo allievo Billy Wilder facevano ridere ma erano comunque Autori.