Il ladro

The Wrong Man
USA 1956, Warner Bros
con Henry Fonda,Vera Miles, Anthony Quayle:, Harold J. Stone, Nehemiah Persoff, Lola D’Annunzio, Ester Minciotti, Charles Cooper, Dayton Lummis, Richard Robbins
regia di Alfred Hitchcock

Manny Balestrero è un onest’uomo della middle class, sempre in lotta per far quadrare i conti. Quando la moglie deve affrontare un’imprevista cura odontoiatrica, Manny pensa di chiedere un prestito sull’assicurazione di famiglia ma all’ufficio assicurativo iniziano i guai: le impiegate sono convinte di riconoscere in lui il ladro che ha rapinato una di loro pochi giorni prima e denunciano Manny. La polizia riscontra che anche altri commercianti della zona riconoscono in Manny l’autore di diverse rapine, inizia così il processo che solo per un cavillo viene annullato. In attesa del nuovo processo Manny e la moglie tentano di ricostruire l’alibi per la rapina all’assicurazione ma non ci riescono e la moglie, finisce in clinica per esaurimento nervoso. La vecchia madre consiglia al figlio di pregare perché non gli resta altro da fare e il miracolo avviene…

Il ladro è un unicum nella produzione del regista britannico e lo capiamo dall’introduzione: è lo stesso Hitchcock, in una posa che non ha nulla di ironico se confrontata con quella della serie tv Alfred Hitchcock presenta, iniziata nel 1955, lo stesso regista dicevo, tiene a precisare che quella a cui stiamo per assistere è una storia vera.

La vicenda di Manny Balestrero era stato un caso di cronaca che aveva tenuto banco nel ’53 quando un bassista di music hall venne scambiato per un rapinatore.

Non è difficile capire perché il caso colpì così tanto Hitchcock, basta pensare al famoso aneddoto della sua infanzia quando il padre per punirlo lo lasciò alcune ore in custodia alla polizia.

L’orrore di Manny, innocente stritolato senza speranza dai meccanismi della giustizia, Hitch lo aveva sperimentato in prima persona da bambino quindi anche la risoluzione del caso affidata alla fede al deus ex machina è totalmente accettabile non solo perché accaduta in realtà ma perché rimanda, ancora una volta, all’esperienza personale del regista recluso e liberato senza processo.

Il Ladro è il film più intimo del regista e per certi versi il più terrorifico: se è raro incontrare un Norman Bates sulla propria strada, finire vittima di un errore giudiziario è esperienza più probabile e una delle più grandi paure piccoli borghesi e il film scandaglia la caduta nell’impotenza della vittima giudiziaria.

Come sottolinea Truffaut nella sua critica del film, Hitchcock fa sì che lo spettatore accompagni Manny nel suo incubo kafkiano ma non spinge sull’identificazione e questo è sottolineato anche da alcune riprese ad esempio quando Manny e la moglie incontrano l’avvocato sembra che ci sia l’uso di un trasparente creando una situazione onirica e surreale ma anche distante dalla realtà. 

Se la novelle vague ha sempre amato Hitchcock, da inossidabile sperimentatore quale è stato il maestro del brivido, questo film sembra essere il film nouvelle vague dí Hitchcock, stringato, girato in esterni e curiosamente vicino a un film coevo  di Bresson,  Un condannato a morte è fuggito girato in pieno stile nouvelle vague.

Fino all’ultimo respiro

À bout de souffle
Francia 1960
con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Daniel Boulanger, Jean-Pierre Melville, Henri-Jacques Huet, Van Doude, Claude Mansard
regia di Jean-Luc Godard




Finoallultimorespiro


Dopo un colpo a Marsiglia il piccolo delinquente Michel Poiccard ruba un auto per andare a
Parigi a chiedere a una ragazza americana di cui è innamorato, Patricia, di seguirlo in Italia ma durante il viaggio viene inseguito dalla polizia per eccesso di velocità e uccide un poliziotto nel conflitto a fuoco. Raggiunta fortunosamente Parigi, Michel cerca di convincere Patricia a seguirlo in Italia ma la ragazza che non è convinta di amarlo, finisce per denunciarlo alla polizia e assistere alla sua morte.




Melvillefinoallultimorespiro


Il film manifesto della Nouvelle Vague, opera prima di Jean Luc Godard, da un soggetto di François Truffaut, le scenografie di Claude Chabrol e il regista Jean-Pierre Melville che interpreta il personaggio dello scrittore Parvulesco, insomma tutto il gotha della rivoluzionaria corrente francese partecipa alla realizzazione del film.
Opera di rottura per lo stile registico molto libero, il montaggio sconnesso dello jump cut, le riprese in mezzo alla folla con la gente che si volta per vedere l’azione cinematografica in cui è capitata e non a caso Godard si ritaglia il ruolo del guardone che insegue Patricia anche nella toilette: un cinema che esce dai teatri di posa e non teme di rovistare tra la gente.
Fino all’ultimo respiro ribadisce l’amore per il b movie e il noir americano con espliciti omaggi a Bogart e in fondo anche l’amore non ricambiato del francese per l’americanina un po’ svagata potrebbe essere letto in chiave cinematografica, visto che l’ambito critico dei Cahiers du cinéma da cui nasce la Nouvelle Vague ha rivalutato molto cinema americano, a partire dal caso emblematico di Alfred Hitchcock.




À bout de souffle


I due protagonisti del film diventano a loro volta due icone cinematografiche: ho sempre amato molto l’inquadratura iniziale il giornale aperto su un’illustrazione sexy di una ragazza in bikini, lascia posto al primo piano di Belmondo con il capello abbassato sugli occhi e il dito che segue il contorno delle labbra carnose, una rappresentazione piuttosto insolita del maschile, che sottolinea l’antieroicità del protagonista che rischia la vita per amore, peculiarità tipicamente femminile; il gesto torna nel finale ripetuto dall’algida Patricia dopo la morte di Michel, forse l’unica eredità dell’uomo che non era sicura di amare.

Auguri ad Isabelle Adjani

HistorieAdeleH

Il 27 giugno 1955 nasce l’ultima grande star del cinema francese, Isabelle Yasmine Adjani, la cui fragile e luminosa bellezza e’ stata esaltata da Francois Truffaut in Adele H. Una storia d’amore (1975).

Nel 1978 e’ la donna che si sacrifica per fermare il vampiro, nel gelido remake che  Werner Herzog fa del Nosferatu di Murnau.
Nel 1988 veste ancora i panni di una donna divorata dalla passione amorosa in Camille Claudel
L’unica volta che  l’ho vista sul grande schermo e’ stato nel 1981 in Possession di Zulawski film che testimonia la folle vitalita’ dell’horror dei primi anni ‘80  (notevolissima anche la qualita’ delle locandine!) ed anche i gusti bizzarri di tre quindicenni.

Nosferatupossesion

Cose mai viste. Una serata con i Fratelli Lumière

FratelliLumiere

Evento specialissimo quello della prima serata di Ring! Festival della critica cinematografica, giunto alla sua terza edizione (finalmente sono comparsi anche i programmi). Se nel pomeriggio c’estato un sentito omaggio al regista Francois Truffaut, nel ventennale della scomparsa, la sera e’ stata dedicata ai Fratelli Lumière.
Thierry Fremaux, direttore del Festival del Cinema di Cannes e del prestiogioso Istituto Lumiere di Lione, ha mostrato una selezione degli oltre 1500 film che i Lumière
hanno girato o prodotto, mandando i loro operatori in giro per il mondo, nei primi 5 anni della storia del cinema.



Thearrivalofatrain

Non solo inventori, ma anche veri padroni del mezzo, i loro film di 52 secondi posseggono un senso della composizione dell’immagine perfetto e la capacita’ di drammatizzare gli eventi in pochi secondi.
Il cinema dei fratelli Lumière tocca molti dei generi che si svilupperanno nel corso degli anni, dal documentario al reportage, alla commedia al primo horror, cosi’ simpaticamente Fremaux ha definto L’arrivo del treno alla stazione di Ciotat e devo confessare che grazie alla geniale angolazione della ripresa, ancora oggi il treno, visto sul grande schermo, da’ qualche leggero brivido.



Uscitadalafabbrica

Come primo film della storia del cinema viene comunemente indicato L’uscita degli operai dalla fabbrica, ma di questa ripresa esistono tre diverse versioni, la piu’ conosciuta e’ forse la piu’ tarda, dato che i vestiti sono gia’ molto leggeri per risalire al marzo del 1895 e quasi nessuna delle persone riprese guarda in macchina, quindi c’e’ sicuramente un lavoro di regia a monte, le altre due versioni mostrano gli operai con abiti piu’ pesanti e dal portone della fabbrica Lumiere esce un calesse, in una versione tirato da un cavallo, nell’altra da due. Esiste poi un filmato del 1995 dove dalla fabbrica esce una rappresentativa di cineasti a simboleggiare come l’apertura di quel portone spalanchi al mondo le porte del cinema.
ThierryFremauxOltre alla qualita’del materiale mostrato, non poteva non colpire la personalita’ di Thierry Fremaux, una delle figure piu’ eminenti del cinema europeo che ha dimostrato tutta la sua passione per il mondo dei Fratelli Lumière, passando quasi due ore a commentare (tradotto da Alberto Barbera, direttore del Museo del Cinema Di Torino) ogni singolo film ad un piccolo pubblico di provincia e dimostrandosi sinceramente soddisfatto di esser riuscito a far apprezzare anche a noi l’arte dei
Lumière, lui che solitamente mostra questi montaggi a personaggi del calibro di Martin Scorsese.

Jean Pierre Leaud

Jean Pierre Leaud

Il 28 maggio 1944 nasce a Parigi Jean-Pierre Léaud, storico alter-ego di molti film di François Truffaut.
Il regista lo sceglie nel 1959 per interpretare il ruolo di Antoine Doinel ne I quattrocento colpi e il quattordicenne Jean Pierre non e’ poi molto diverso dal ragazzo difficile che porta sullo schermo. Il legame instauratosi sul set fa si che Truffaut si prenda cura del giovane anche negli anni successivi. Nel 1962 ritorna ad interpretare Doinel per Truffaut nell’episodio francese de L’amore a vent’anni. Inizia la sua collaborazione con Jean-Luc Godard: Agente Lemmy Caution, missione Alphaville, Il bandito delle ore undici girati nel 1965, Il maschio e la femmina, Una storia americana entrambi del 1966, La cinese e Un weekend, un uomo una donna nel 1967, e La gaia scienza del 1968.
Torna ad essere Antoine Doinel in Baci rubati (1968) sempre per Truffaut. Dopo aver lavorato con Pasolini in Porcile nel ‘69, riveste i panni di Doinel nel 1970 con Non drammatizziamo e’ solo questione di corna. Lavora ancora con Truffaut ne Le due inglesi e in Effetto notte, rispettivamente nel 1971 e nel 1973, e conclude il ciclo di Doinel nel 1979 con L’amore fugge.
Dopo essere stato il protagonista della nouvelle vague per quasi vent’anni, l’attore cade in una forte depressione che si acutizza quando nel 1984 muore il padre elettivo François Truffaut.
Convinto da Godard a non abbandonare la carriera di attore, e’ tornato negli anni ‘90 ad ottimi lavori come Ho affittato un killer (1990) di Kaurismaki ed Irma Vep del ‘96.


Ledepart

Questa seconda foto e’ tratta da Le depart del 1967 per la regia di Jerzy Skolimowski, che oggi compie 66 anni.