Emotivi anonimi

Les Émotifs anonymes
Francia 2010
con Isabelle Carré, Benoît Poelvoorde, Lorella Cravotta, Lise Lametrie, Swann Arlaud, Pierre Niney, Stéphan Wojtowicz, Jacques Boudet
regia di Jean-Pierre Améris


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Angélique Delange è una cioccolataia di grande talento la cui carriera è inficiata dalla timidezza patologica che l’affligge. Trova lavoro in una fabbrica di cioccolato sull’orlo del fallimento diretta da Jean-René Van Den Hugde anche lui impossibilitato a gestire i rapporti con gli altri per l’ansia.
Tra i due scoppia l’amore ma sarà più facile salvare la fabbrica dal fallimento che riuscire a gestire i propri sentimenti.



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Una commedia sentimentale carina, più divertente che profonda: si ha l’ìmpressione che il regista, frequentatore a sua volta di gruppi di supporto per Emotivi Anonimi, si identifichi più con il personaggio maschile che con Angélique prendiamo ad esempio la scena la ristorante, forse la più esilarante del film con i continui cambi di camicia di Jean-René per porre rimedio a una sudorazione eccessiva, quando si accorge di aver indossato una camicia con le rouches l’uomo scappa per l’imbarazzo, la scena è molto divertente e proviamo anche tenerezza per il disagio dell’uomo che lo porta a fuggire calandosi dalla grondaia del ristorante. Se ci sta che il giorno dopo Angélique torni al lavoro fingendo indifferenza, resta l’incompiutezza data dal non sapere come la ragazza abbia reagito quando ha capito di essere stata abbandonata al ristorante alla mercè del sussiegoso maitre.



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Anche il finale per quanto dolce è piuttosto prevedibile; un’opera che punta più a una dimensione favolistica nonostante i disturbi legati all’ansia siano attualissimi; anche l’idea di ambientare la vicenda nel mondo del cioccolato ha precedenti illustri da Chocolat a La fabbrica di cioccolato, guarda caso nome dell’azienda di Van Den Hugde.
Nonostante tutto il film si guarda piacevolmente grazie a un ottimo cast, sia per quanto riguarda i protagonisti che i personaggi di contorno.

Addio a Christopher Lee

ChristopherLee Solo oggi si è saputo che domenica 7 giugno è scomparso Christopher Lee, al secolo Christopher Frank Carandini Lee nato a Londra il 27 maggio 1922 ma con ascendenze italiane essendo figlio della nobildonna  Estelle Marie Carandini dei marchesi di Sarzano, e come si evince dal cognome l’attore vanta una parentela con l’archeologo Andrea Carandini.
E’ stato un attore completamente dedito al lavoro tanto da essere comparso in quasi trecento film, dando vita a bizzarri incroci tra i personaggi interpretati, ad esempio aver vestito i panni sia di Sharlock Holmes che del fratello Mycroft Holmes e del Lord di Baskerville e altre amenità cinefile che potrete trovare nei trivia della sua pagina imdb.
L’attività recitativa di Lee iniza dopo il secondo conflitto mondiale e il debutto sul grande schermo avviene nel 1948 nell’ottimo mistery/horror Il mistero degli specchi di Terence Young. Un esordio che sembra anticipare il destino dell’attore che dopo otto anni di gavetta approda alla Hammer per interpretare “la creatura” ne  La maschera di Frankenstein, insieme all’amico Peter Cushing che interpreta Frankenstein.

Hammer1

La maschera di Frankenstein sbanca i botteghini e la Hammer prosegue nel suo lavoro di rivisitazione dei mostri Universal degli anni’30 puntando sulla coppia di antagonisti Cushing /Lee.
Nel 1958 i due interpretano per la prima volta Van Helsin e Dracula in Dracula il vampiro: il vampiro di Lee è memorabile quanto quello di Bela Lugosi e l’attore rivestirà i panni del principe della notte ben 12 volte tra il 1958 e il 1976, sette volte solo per la Hammer che lo utilizza anche in altri ruoli ad esempio la serie di cinque film dedicata alla maschera del perfido Fu Manciù.

Dracula

LamummiaIl film della serie di mostri Hammer che preferisco, però, è certamente La mummia del 1959, remake della versione del 1932 con Boris Karloff, anche se viene considerata migliore la pellicola di Karl Freund, io adoro la versione del 1959 perché è uno dei primi ricordi cinematografici della mia infanzia e la trovo molto più romantica della prima.
Per quanto Sir Christopher non amasse la definizione di star dei film del terrore, Lee fu sicuramente un’icona del genere per tutti gli anni ’60 lavorando anche in Italia con Mario Bava nel notevole La frusta e il corpo, La vergine di Norinberga di Antonio Margheriti entrambi del 1963 e ne La cripta e l’incubo, per la regia di Camillo Mastrocinque nel 1964.
Nel 1973 è protagonista dell’interessante horror The Wicker Man, di Robin Hardy, il film è poco visibile molto più conosciuto à il remake del 2006, Il prescelto con Nicholas Cage che pur non essendo all’altezza dell’antecedente, riesce a far intuire l’atmosfera dei riti pagani studiati da Hardy per trasporli nella sua pellicola.
Dookusarumancharlemagne Nel 2011 il regista ha ripreso le tematiche pagane in The Wicker Tree e ovviamente anche in questo film c’è un ruolo per Lee.
Sul finire degli anni ’70 è pronta una nuova leva di registi cresciuti con i film dell’attore che sono ben lieti di affidargli un ruolo nelle loro opere: Spielberg in 1941: Allarme a Hollywood, Joe Dante in Gremlins 2 – La nuova stirpe e poi la collaborazione con Tim Burton, che lo annovera tra i suoi attori feticcio insieme a Lugosi e Vincent Price e lo sceglie per Il mistero di Sleepy Hollow, La fabbrica di cioccolato, come voce de La sposa cadavere e per Dark Shadows.
George Lucas gli riserva il ruolo del Conte Dooku nella seconda trilogia di Guerre Stellari (episodi II e III)
Il ruolo che forse lo svincola, almeno presso le nuove generazioni, dalla figura di Dracula è quello di Saruman nella doppia trilogia che Peter Jackson ha dedicato al ciclo de Il signore degli anelli e Lo Hobbit tra l’altro Christopher Lee aveva anche avuto modo di conoscere l’autore della saga, J.R.R. Tolkien.
Christopher Lee è stato un artista poliedrico la cui iperattività non si limita solo al mondo del cinema: da sempre dotato di una bella voce, ben oltre gli 80 anni si avvicina alla musica metal e nel 2010 compone addirittura Charlemagne: By the Sword and the Cross un’opera sinfonica metallara dedicata a Carlo Magno di cui Lee è discendente, ovviamente dal ramo italiano della famiglia.

Cinderella man

Cinderellaman Questo film e’ l’esatto prototipo del cinema che non amo: buoni sentimenti in una confezione leccata.
Non so se si possa neppure parlare di veridicità storica e verosimiglianza dato che dubito che gia’ nei primi anni ‘30 l’Everlast ponesse il suo bel marchione sui guanti e i pantaloncini dei boxeur, e mi sembra alquanto strano che un pugile se ne torni regolarmente a casa dopo incontri massacranti con appena due punti sopra l’occhio.
Ma il difetto peggiore che imputo alla regia di Ron Howard e’ quello di ragionare per topos: la stamberga dove vive la famiglia Braddock non e’ per nulla dissimile da quella in cui vive la famiglia del Charlie de La fabbrica di cioccolato: sostituite tre pargoletti al quartetto di nonni e il gioco e’ fatto, le stesse atmosfere, le stesse brodaglie allungate con l’acqua, peccato che il film di Burton sia una fiaba e questo la biografia di un eroe della Grande Depressione!
Il film procede cosi’, in maniera del tutto olografica, per luoghi comuni: esempi di estrema onesta’ e dedizione alla famiglia che pero’ non riescono a far amare i protagonisti di questa vicenda.
La boxe e’ lo sport del riscatto per antonomasia, fatto di sudore e polvere ma in questa pellicola il sudore e il sangue mancano, addirittura Russel Crowe, attore molto fisico e sanguigno viene quasi sublimato nella sua aureola di sacrificio.
Le scene di pugilato sono poi il peggio che si sia mai visto sugli schermi per questo sport: gia’ in partenza si sa che Braddock vince (altrimenti non si sarebbe fatto il film) quindi manca la suspance, se poi ogni pugno viene fermato in un rallenti, in una radiografia del colpo subito, la noia regna sovrana grazie anche al peggior esempio di montaggio parallelo mai visto: mezza scena sul ring, stacco sulla moglie fremente, o sulla chiesa orante o sul pubblico esultante.. da rimpiangere il quindicesimo sequel di Rocky!

La fabbrica di cioccolato

La fabbrica di cioccolato

Il remake di Tim Burton di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato firmato nel 1971 da Mel Stuart ed interpretato da Gene Wilder si distingue dal primo film gia’ dal titolo che diventa Charlie and the chocolate factory a sottolineare che se nella precedente pellicola Willy Wonka e’ la guida di un percorso iniziatico che insegna ai bambini ad esser migliori, nel lavoro di Tim Burton Charlie diventa l’elemento che permette a Willy Wonka di riconciliarsi con la sua parte infantile e con il suo vissuto familiare. Il cioccolatiere di Burton infatti e’ un creatore pazzo che da oltre un decennio vive recluso nella sua fabbrica in compagnia degli strampalati Ompa-Loompa. Quando decide di misurarsi nuovamente con il genere umano il suo imbarazzo e’ evidentissimo: per superare l’impasse deve leggere degli appunti. Il personaggio e’ reso benissimo da un Johnny Depp in stato di grazia che con le sue risatine nervose, gli atteggiamenti infantili a molti ha ricordato Michael Jackson, ma la presunta fonte d’ispirazione questa volta non e’ stata confermata.
Willy Wonka e’ una sorta di evoluzione di Edward Mani di Forbice, a cui rimanda la fabbrica misteriosa, incombente sulla citta’ come lo era il castello in cui Edward fu creato. Se allora il confronto era tra il freak e la comunita’, oggi Burton analizza la costruzione dei rapporti personali e a chiudere simbolicamente il cerchio c’e’ la rappacificazione con il vecchio padre: del resto Willy Wonka sta cercando un erede cioe’ sta passando dal ruolo di figlio a quello genitoriale e il superamento del conflitto con il padre e’ un passaggio obbligato. La figura paterna e’ interpretata ancora una volta da un grandissimo del cinema horror, Christopher Lee che sostituisce Vincent Price, il padre che in Edward Mani di Forbice moriva lasciando irrisolto il conflitto generazionale.


Lafabbbricadicioccolato

Spostando l’attenzione sul cioccolatiere il film guadagna un raro equilibrio tra gli aspetti comici e quelli orrorifici: anche in questa versione Willy Wonka sembra ben conoscere i difetti dei bambini che sta accompagnando in giro per la sua fabbrica e va ancora sottolineata la bravura di Depp che con semplici occhiate sa trasformare il suo personaggio da un insicuro nevrotico ad un saputo conoscitore delle debolezze infantili.
Un altro aspetto che ho amato molto di questa pellicola e’ stato il gioco con le citazioni cinematografiche: Tim Burton lo trasforma in un codice per iniziati per cui chi conosce il cinema capisce in cosa si trasfomera’ la tavoletta ben prima di vederlo sullo schermo e anche l’omaggio a Psyco sebbene in modo diverso, rispetta questo modulo.
Quindi dopo aver rivisto il film una seconda volta ribadisco il mio giudizio iniziale: capolavoro!

L’anteprima de La fabbrica di cioccolato

Fabbricacioccolato Gia’ e’ un evento che l’anteprima nazionale di un film si tenga in una citta’ di provincia come Alessandria, (l’impresa e’ riuscita in quanto manifestazione patrocinata dal FAI e come occasione per insignire della cittadinanza onoraria il presidente della Warner Bros Italia, Paolo Ferrari, natio di Solero) se poi la pellicola in questione e’ La fabbrica di cioccolato di Tim Burton l’evento e’ davvero epocale per la qualita’ del film: Burton e’ riuscito a superare se’ stesso, confermandosi uno dei piu’ grandi registi viventi.
Credo che questo sia il miglior Burton uscito sinora: stupefacente e fantasmagorico; Willy Wonka, interpretato da un bravissimo Johnny Depp entra di diritto nella galleria dei meravigliosi freaks che caratterizzano la filmografia burtoniana e la casa del padre, nera ed isolata in un deserto di neve e’ la perfetta immagine di un inconscio sofferente.
Burton supera se’ stesso cimentandosi nel musical e citando altri film, cosa che non aveva mai fatto nei suoi precedenti lavori, almeno non in maniera cosi’ evidente. Gioca da par suo con la storia del cinema e offre una divertentissima spiegazione di cosa sia in realta’ il monolite di 2001 Odissea nello spazio.
Saro’ lapidaria: correte tutti a vedere questo capolavoro, io di certo ci torno quanto prima!