Il condominio dei cuori infranti

 Condominiocuoriinfranti

Nello sgangherato casermone di una banlieue francese non meglio identificata, l’avaro inquilino del primo piano rifiuta di partecipare alle spese per cambiare l’ascensore: finirà temporaneamente sulla sedia a rotelle costretto a infrangere la regola di non usare mai l’ascensore che non ha voluto pagare uscendo solo di notte e incontrando così un’infermiera che gli farà battere il cuore; intanto un adolescente troppo solo fa amicizia con la nuova vicina di casa che scopre essere un’attrice in declino e un bel giorno sul tetto del palazzo atterra per sbaglio una capsula della Nasa con a bordo un astronauta di ritorno da un amissione spaziale che trova ospitalità presso una vedova algerina il cui figlio è in prigione..


Tratto dai racconti autobiografici del regista Samuel Benchetrit, Il condominio dei cuori infranti è un film dolceamaro dove la solitudine di sei vite s’incontrano in un crescendo di surrealtà che culmina nell’arrivo dell’astronauta John McKenzie costretto a restare presso la signora Hamida perché la Nasa non può rivelare di aver perso il suo astronauta pena il taglio dei fondi. Anche gli altri incontri nascono da costrizioni: il giovane Charly aiuta la vicina a rientare in casa dopo che lei si è chiusa fuori e resta affascinato dalla sua attività, Sternkowitz ,costretto a nutrirsi ai distributori automatici del vicino ospedale perché impossibilitato ad uscire di giorno, incontra l’infermiera che cerca di sedurre imitando goffamente Clint Eastwood ne I ponti di Madison County, ancora il cinema è l’elemento che salda il legame tra Charly e Jeanne che vedono insieme “La donna senza braccia” con questo titolo vengono spaciati alcuni frammenti de La Merlettaia interpretato nel 1978 sempre da Isabelle Huppert. Il legame tra John e Hamida è rinsaldato invece dalla soap opera Beautiful: come in Caro Diario di Nanni Moretti, l’americano ha già visto gli episodi e svela i colpi di scena.
Filo conduttore delle tre vicende il tema della caduta, fisica per Sternkowitz, lavorativa per Jeanne e letteralmente dal cielo per John, tre cadute che però portano a una rinascita, a un nuovo legame umano che segna la vita dei protagonisti donando loro un senso di speranza, messaggio che investe totalmente anche lo spettatore.

Un gatto a Parigi

UngattoaParigi La doppia vita di Dino, gatto parigino che di notte accompagna Nico, ladro dal cuore d’oro nelle sue scorribande e di giorno è il fedele compagno di Zoe, una bambina che ha smesso di parlare dopo la morte del padre. Quando la ragazzina viene rapita saranno il gatto e il ladro a correre in suo aiuto..

Arriva anche in Italia, con quattro anni di ritardo l’acclamato cartone animato di Jean-Loup Felicioli e Alain Gagnol, Une vie de chat, che nel 2010 era stato anche in lizza per gli Oscar tra i film d’animazione.
La storia è molto delicata, incentrata sul difficile rapporto che si è venuto a creare dopo la morte del padre, tra Zoe e la madre Jeanne, commissario di polizia divisa tra i doveri materni e la ricerca del feroce Victor Costa, l’assasino del marito.
Il tratto del disegno è originale, soprattutto rispetto agli standard contemporanei, io ci ho visto qualcosa dello stile di Folon.
Il gioco di sottili richiami è quello che può intrigare maggiormente lo spettatore adulto, non si tratta di citazioni smaccate ma il ladro acrobata fa ricordare che Cary Grant in Caccia al ladro era soprannominato Il gatto per le fughe sui tetti, il rifugiarsi a Notre Dame e le acrobazie tra i gargoyles richiama Il Gobbo di Notre Dame mentre è quasi una citazione di King Kong, l’onirica visione del “Colosso di Nairobi” che attraversa Parigi: la pellicola sa infatti coniugare una trama dai risvolti gialli a sequenze surreali.

Tomboy

Tomboy
Laure, dieci anni si trasferisce in una nuova città con i genitori e la sorellina Jeanne. E’ estate, la mamma e’ al termine della sua terza gravidanza e Laure inizia a fare conoscenza con i bambini del nuovo quartiere, ma si presenta come Michael, spacciandosi per un maschio..

Il film che ha trionfato all’ultima edizione del Torino GLBT Film Festival racconta l’atmosfera sospesa di un’estate tra bambini di nove, dieci anni quell’eta’ prepuberale in cui a tutti e’ capitato di essere scambiati per appartenenti all’altro sesso. Laure approfitta del suo essere esile e dei suoi capelli corti per provare ad essere un maschio. E’ l‘urgenza sessuale di una persona che non si rispecchia nel proprio corpo o e’ solo curiosita’? Lo spettatore e’ libero di trarre le proprie conclusioni in forza del finale stemperato e della scena iniziale in cui Laure impara a guidare in braccio al padre: la ragazzina non sa qual’e’ la destra e la sinistra e pare confonderle apposta, metafora di una confusione rispetto al genere sessuale ma anche di curiosita’ e ribellione. In fondo non e’ poi importante sapere quale sara’ il futuro di Laure, sembra dirci la regista Cèline Sciamma nelle sue riprese che spesso inquadrano i corpi tagliando la testa e mostrando solo gli aspetti che caratterizzano tutte le persone aldila’ della loro identita’ sessuale: quando vedi un bambino abbracciato al genitore è importante sapere se si tratta di un maschio o una femmina per avvertire l’affetto che scorre tra i due? La tenerezza che suscita la caparbieta’ con cui Laure si impunta a passare per maschio (la geniale e divertente soluzione al problema comportato dal pomeriggio passato a fare il bagno con i compagni di giochi) offre uno sguardo completamente diverso sulla transessualita’ di cui viene proposta una riflessione che esula dal rapporto con la sessualità’ praticata il che permette anche a chi ha remore con la situazione di potersi rapportare al tema senza (troppi) pregiudizi.