Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo

Parnassus

Altro capitolo rocambolesco delle opere di Terry Gillian portato fortunosamente a termine. Questa volta i problemi non sono di natura produttiva ma dovuti alla tragica e inaspettata scomparsa del protagonista, Heat Ledger, deceduto in maniera misteriosa durante la lavorazione del film che e’ stato terminato grazie alla collaborazione di Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrel, diventando un omaggio postumo alla giovane star scomparsa prematuramente. Tutto gira attorno ad uno specchio magico che si puo’ penetrare e la persona che lo attraversa ha modo di confrontarsi con le proprie fantasie e il proprio mondo interiore. Tony Shepherd, il protagonista interpretato da Heat Ledger, cambiera’ anche volto nei viaggi dentro lo specchio, assumendo le sembianze dei tre attori che concludono il film per l’amico scomparso. Per quanto immaginifico nel rappresentare i mondi interiori, la pellicola non mi ha colpito al cuore anche se tratta temi affascinanti come il potere dell’affabulazione e dell’immaginazione: forse Parnassus sconfigge davvero il diavolo quando il disincantato Mr. Nick, interpretato da Tom Waits, lo tenta per la prima volta, quando Parnassus e’ ancora un monaco, dimostrando che anche se il monastero smette di narrare la storia della creazione il mondo non finisce e Parnassus non vacilla, convinto che da qualche altra parte qualcuno stia comunque raccontando una storia. Per il resto il film e’ una scorribanda un po’ folle che pure ha una sua logica e un suo fascino che pero’ esulano dalla coesione narrativa della vicenda.

Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma

Piratideicaraibi2 Will ed Elizabeth stanno coronando il loro sogno d’amore quando vengono arrestati per aver aiutato Jack Sparrow, nel frattempo il pirata viene sollecitato a saldare il suo debito con il fantasma di Davy Jones..

Soddisfa poco anche le aspettative di chi va al cinema per vedere solo un blockbuster zeppo di effetti speciali, questo secondo episodio delle avventure di Jack Sparrow che per altro e’ solo introduttivo al prossimo capitolo, che probabilmente non sara’ neppure quello finale, visto che si vocifera di trasformare la trilogia in una saga di sei episodi.
Insoddisfacente per la lunghezza davvero eccessiva delle scene d’azione, sicuramente spettacolari ma che risultano innegabilmente noiose se protratte oltre i dieci minuti, finendo per accentuare la sensazione di gia’ visto: mostri e alcuni tipi di riprese a volo d’uccello mi hanno ricordato Il signore degli anelli e l’ironia nelle situazioni piu’ rocambolesche rimandava a Indiana Jones.
Ancor piu’ deludente la trama, oggettivamente troppo ingarbugliata: il legame tra Sparrow e il fantasma di Davy Jones offriva materiale piu’ che sufficiente per il film, senza la necessita’ di introdurre il misterioso personaggio di Cutler Beckett che rovina le nozze di Will ed Elizabeth e vanta a sua volta oscuri legami con Jack Sparrow: il risultato e’ quello di non capire perche’ Davy Jones abbia chiuso il suo cuore nel forziere, elemento che meritava sicuramente piu’ di un accenno, visto che dovrebbe essere il cuore del plot, ne’ si capisce perche’ Beckett abbia piu’ potere del Governatore e soprattutto perche’ sia cosi’ addentro alle vicende di Sparrow; tutti elementi che acuiscono la fastidiosa sensazione che si sia cucita alla bell’e meglio una trama giusto per sfruttare il successo del primo episodio.
Jdmff Di positivo nel film ci sono gli spettacolari effetti speciali (soprattutto la faccia da calamaro di Davi Jones e’ davvero rimarchevole) e il solito Johnny Depp che continua il lavoro di cesellatura sul personaggio di Sparrow costruito sull’imitazione di Keith Richards che nel terzo episodio vestira’ i panni del padre di Jack. Anche se il personaggio di Sparrow e’ meno complesso del precedente La maledizione della prima luna, essendo piu’ pusillanime, salvo poi riscattarsi con un colpo di scena finale, Depp lo interpreta alla perfezione, cosa che non si puo’ dire dei suoi comprimari: Keira Knightley ci prova a dare qualche sfumatura alla sua insopportabile Elizabeth, mentre Orlando Bloom pare impegnarsi ad essere piu’ inespressivo del solito.

The libertine

Thelibertine<<Non vi piacero’>> esordisce  un sensualissimo Johnny Depp mentre guarda dritto in macchina emergendo dalle ombre nere, nel prologo del film.
A non piacere e’  il risultato di questa pellicola che non si capisce dove voglia andare a parare rievocando l’esistenza di John Wilmot, secondo duca di Rochester, detrattore del potere reale appena restaurato dopo la parentesi cromwelliana che pero’ salva la Corona con un intervento fondamentale alla corte dei Lord, innamorato del teatro e beffato da una teatrante che ha aiutato ad emergere.
Sullo sfondo di una Londra grigia e fangosa le vicende di Wilmot scorrono in maniera piatta senza neppure dare il senso del genio votato all’autodistruzione.
Penso che gran parte dei demeriti vadano alla regia, Dunmore appena arrivato dal mondo dei videoclip si perde in sciocchi ed inutili  barocchismi: per esempio un dialogo piuttosto lungo tra Wilmot in primo piano e sua moglie dietro di lui (una banalissima profondita’ di campo)  viene risolto continuando a mettere a fuoco chi parla e fuori fuoco chi attende la battuta, annoiando a morte lo spettatore e rischiando anche di fargli venire il mal di testa.
Stupisce una volta di piu’ la voglia di sperimentare di Johnny Depp, non in una interpretazione memorabile ma sempre pronto a misurarsi con ruoli scomodi: piu’ che fare il verso al "Mick Jagger del XVII secolo", qui sembra volere omaggiare Lon Chaney deturpandosi nella sifilide.

La fabbrica di cioccolato

La fabbrica di cioccolato

Il remake di Tim Burton di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato firmato nel 1971 da Mel Stuart ed interpretato da Gene Wilder si distingue dal primo film gia’ dal titolo che diventa Charlie and the chocolate factory a sottolineare che se nella precedente pellicola Willy Wonka e’ la guida di un percorso iniziatico che insegna ai bambini ad esser migliori, nel lavoro di Tim Burton Charlie diventa l’elemento che permette a Willy Wonka di riconciliarsi con la sua parte infantile e con il suo vissuto familiare. Il cioccolatiere di Burton infatti e’ un creatore pazzo che da oltre un decennio vive recluso nella sua fabbrica in compagnia degli strampalati Ompa-Loompa. Quando decide di misurarsi nuovamente con il genere umano il suo imbarazzo e’ evidentissimo: per superare l’impasse deve leggere degli appunti. Il personaggio e’ reso benissimo da un Johnny Depp in stato di grazia che con le sue risatine nervose, gli atteggiamenti infantili a molti ha ricordato Michael Jackson, ma la presunta fonte d’ispirazione questa volta non e’ stata confermata.
Willy Wonka e’ una sorta di evoluzione di Edward Mani di Forbice, a cui rimanda la fabbrica misteriosa, incombente sulla citta’ come lo era il castello in cui Edward fu creato. Se allora il confronto era tra il freak e la comunita’, oggi Burton analizza la costruzione dei rapporti personali e a chiudere simbolicamente il cerchio c’e’ la rappacificazione con il vecchio padre: del resto Willy Wonka sta cercando un erede cioe’ sta passando dal ruolo di figlio a quello genitoriale e il superamento del conflitto con il padre e’ un passaggio obbligato. La figura paterna e’ interpretata ancora una volta da un grandissimo del cinema horror, Christopher Lee che sostituisce Vincent Price, il padre che in Edward Mani di Forbice moriva lasciando irrisolto il conflitto generazionale.


Lafabbbricadicioccolato

Spostando l’attenzione sul cioccolatiere il film guadagna un raro equilibrio tra gli aspetti comici e quelli orrorifici: anche in questa versione Willy Wonka sembra ben conoscere i difetti dei bambini che sta accompagnando in giro per la sua fabbrica e va ancora sottolineata la bravura di Depp che con semplici occhiate sa trasformare il suo personaggio da un insicuro nevrotico ad un saputo conoscitore delle debolezze infantili.
Un altro aspetto che ho amato molto di questa pellicola e’ stato il gioco con le citazioni cinematografiche: Tim Burton lo trasforma in un codice per iniziati per cui chi conosce il cinema capisce in cosa si trasfomera’ la tavoletta ben prima di vederlo sullo schermo e anche l’omaggio a Psyco sebbene in modo diverso, rispetta questo modulo.
Quindi dopo aver rivisto il film una seconda volta ribadisco il mio giudizio iniziale: capolavoro!

L’anteprima de La fabbrica di cioccolato

Fabbricacioccolato Gia’ e’ un evento che l’anteprima nazionale di un film si tenga in una citta’ di provincia come Alessandria, (l’impresa e’ riuscita in quanto manifestazione patrocinata dal FAI e come occasione per insignire della cittadinanza onoraria il presidente della Warner Bros Italia, Paolo Ferrari, natio di Solero) se poi la pellicola in questione e’ La fabbrica di cioccolato di Tim Burton l’evento e’ davvero epocale per la qualita’ del film: Burton e’ riuscito a superare se’ stesso, confermandosi uno dei piu’ grandi registi viventi.
Credo che questo sia il miglior Burton uscito sinora: stupefacente e fantasmagorico; Willy Wonka, interpretato da un bravissimo Johnny Depp entra di diritto nella galleria dei meravigliosi freaks che caratterizzano la filmografia burtoniana e la casa del padre, nera ed isolata in un deserto di neve e’ la perfetta immagine di un inconscio sofferente.
Burton supera se’ stesso cimentandosi nel musical e citando altri film, cosa che non aveva mai fatto nei suoi precedenti lavori, almeno non in maniera cosi’ evidente. Gioca da par suo con la storia del cinema e offre una divertentissima spiegazione di cosa sia in realta’ il monolite di 2001 Odissea nello spazio.
Saro’ lapidaria: correte tutti a vedere questo capolavoro, io di certo ci torno quanto prima!

I filmoni degli Oscar 2005: Neverland

Vabbe’ il centenario di Peter Pan.. vabbe’ che Johnny Depp e’ in debito almeno di un Oscar, ma inserire Neverland tra i migliori film dell’anno mi pare una scelta decisamente azzardata.

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Nel 1904 il commediografo James M. Barrie, reduce da un insuccesso teatrale, conosce nei giardini di Kensington la famiglia Llewelyn Davies, composta dalla giovane madre vedova e dai suoi quattro figli maschi. Lo scrittore instaurera’ uno stretto rapporto di amicizia con i ragazzi, prendendo a ben volere soprattutto Peter, il terzogenito, che non si e’ ancora ripreso dalla morte del padre. Questo legame, e l’ amore platonico per la madre, ispirera’ la celeberrima commedia Peter Pan.





Nel centenario della nascita del personaggio di Peter Pan, esce questa pellicola che romanza il periodo che porto’ alla genesi della famosa fiaba e che si aggiudica sette candidature agli Oscar 2005.
E’ sicuramente un progetto ambizioso, che pero’ non riesce ad andare al di la’ del prodotto ben confezionato, estremamente patinato, con una fedele ricostruzione storica che ha conquistato una meritatissima nomination per i costumi.
Benche’ il referente a cui il regista si ispiri sia chiaramente Tim Burton, richiamato anche dal suo attore feticcio Johnny Depp, la magia della fiaba non riesce mai a trasparire, l’unico momento un po’ piu’ sentito e’ quello della rappresentazione della commedia a casa Davies, quando Sylvia entra nella scenografia dell’isola che non c’e’ allestita nel giardino e la scena diventa la metafora della sua imminente scomparsa.
La vicenda non riesce mai a toccare in profondita’ i temi che sfiora: Sylvia madre sola di quattro figli e’ un personaggio estremamente moderno e anche nell’insofferenza ai rapporti di coppia precostituiti (la moglie di Barrie lo lascia per un altro uomo mentre lui passa sempre piu’ tempoa casa Davies, incurante delle malignita’ che gli vengono rivolte) c’e’ il sentore di una modernita’ che e’ ormai alle porte.
Il tema della finzione che diventa realta’, il teatro, la scrittura come elaborazione del lutto, avrebbero potuto portare a conclusioni molto interessanti, se tutto non fosse stato schiacciato da una messa in scena sfarzosa, ma banale, senza emozioni.
Johnny Depp e’ al solito un ottimo attore ma in questa pellicola non da certo una prova memorabile: a volte ricorda un Ed Wood meno esaltato e piu’ bamboleggiante, interessante invece l’interpretazione di Kate Winslet, misurata e dignitosa in un ruolo che facilmente poteva andare sopra le righe.
Nell’insieme un film discreto, con bambini che riescono ad accattivarsi le simpatie del pubblico e la tragedia sempre incombente: miscela perfetta per piacere all’Academy Awards.

Secret window

Mort Rainey e’ uno scrittore di successo che non sta
affrontando esattamente il periodo piu’ roseo della sua vita: nessuna idea per
il nuovo libro e in piu’ e’ in attesa di divorzio dalla moglie che ha beccato a
letto con un amico alcuni mesi prima.
Rifugiato nel suo chalet sul lago
Tashmore un giorno riceve la vista di uno strano individuo che lo accusa di aver
copiato un suo racconto..


Secretwindow

La pellicola, tratta dall’ennesimo racconto di Stephen King (ma solo King e Dick conoscono ad Hollywood?), avrebbe un plot interessante, con vaghi rimandi a Shining e Misery non deve morire, pero’ non trattandosi di un horror e nemmeno di un giallo, ma di un film di suspence e’ rovinato dalla regia anonima di David Koepp, soprattutto il finale, i cui ultimi minuti sono totalmente inutili e anche lo spettatore piu’ ingenuo capira’ dove andava finito il film.
Perfetto Turturro nel trasformarsi in un personaggio che pare uscire direttamente da un quadro del gotico americano. Per quanto riguarda Depp, credo che la sua interpretazione verra’ ritenuta un po’ sopra le righe, invece il gesto che
l’attore introduce a un certo punto, per sottolineare un cambio della
personalita’ del protagonista e’ indice ancore una volta della sua meticolosita’
nel prepararsi, sprecato dalla regia che non e’ in grado di sostenere la
tensione psicologica che e’ alla base del film.

Il coraggioso

The Brave
USA 1997
con Marlon Brando, Johnny Depp, Elpidia Carrillo
regia di Johnny Depp


TheBrave

Alla sua prima regia Johnny Depp sceglie di raccontare una storia molto particolare, quella di Raphael un’indiano che vive in una baraccopoli ai margini di una discarica. Nella disperata ricerca di un lavoro finisce per accettare di essere il protagonista di uno snuff-movie, da girarsi una settimana dopo aver percepito un anticipo. Il film racconta l’ultima settimana di vita di Raphael, ma si dilunga un po’ troppo in compiaciute descrizioni dei pittoreschi personaggi che abitano la discarica, tra questi c’e’ anche un cameo di Iggy Pop, che del film firma le musiche. Le storie dei looser dal cuore d’oro, a cavallo tra Zavattini e Kusturica trovano riscontro in un calligrafismo paesaggistico, dove la natura prorompe nella sua magnificenza a pochi metri dalla discarica.
Un film interessante, soprattutto nella prima parte ma che poi si perde in inutili e lunghe melensaggini.

Giudizio del dvd

Solitamente rifuggo
dalle schede sugli interpreti e registi (che di questo film rappresentano l’unico extra) ma questa volta le ho voluto leggere, scoprendo delle notizie di gossip che neppure Novella 2000!
Di Depp ora so che quando aveva 15 anni i suoi genitori divorziarono e la sua posizione nella classifica degli uomini piu’ sexy stilata da un giornale.
Molto piu’ interessanti le note su Marlon Brando, di cui il curatore non si e’ neppure peritato di dare la data di nascita, preferendo metterci a conoscenza del suo stato civile, con l’elenco delle mogli di Brando piu’ i rispettivi i figli, inoltre ha ritenuto di vitale importanza far sapere come e’ cambiato il cachet dell’attore da Uomini di Zinnemana Superman, da 50.000 a 4 milioni di dollari.
Meno male che questo dvd
l’ho comprato in offerta.

Cartoline dall’inferno veneziano

C’est Venice pour l’eternite’
Venice qu’il meurt jamais

Toto Cotugno

Mi ero ripromessa di non scrivere nulla della sessantesima mostra del cinema, ma subbissata dalle varie cartoline da Venezia che ogni rete televisiva, con notevole sfoggio di fantasia, ci ha propinato, non posso esimermi dal dire la mia.
Iniziamo da giovedi’ scorso quando nei palinsensti notturni di rai3 mi sono imbattuta in Pascal Vicedomini (pessimo pseudonimo, ma se e’ un nome vero.. pessimi genitori) che commentava la giornata di apertura informandoci dell’arrivo di Johnny Depp, attor giovane che (a suo parere) ha finalmente raggiunto la fama internazionale con La maledizione della prima luna (lo avevate notato in Edward mani di forbice? siete dei veggenti! Vi eravate innamorate di lui in Chocolat o La vera storia di Jack lo squartatore? vi attende senza ombra di dubbio una proficua carriera di talent scout!).
Il nostro solerte cronista ha voluto dirci la sua sulla bagarre riguardante le migliorie strutturali da apportare al palazzo della mostra riuscendo a intervistare al volo il ministro Lunardi la scenetta a cui hanno dato vita mi e’ rimasta impressa quasi alla lettera: -Ministro, che ne pensa del palazzo costruito durante il trentennio.. QUEL trentennio, dovrebbe essere ristrutturato?
Sguardo basito di Lunardi che come ministro di un governo di destra ha ripassato e sa che Mussolini e’ stato al potere solo 20 anni, ma si riprende con scatto felino e abile mossa ribattendo: – Ma no.. basta una rinfrescata! E’ bello quel sapore di VECCHIO!
Lunardi batte Vicedomini 1 a 0: una ripassata al linguaggio tecnico (oltre alle pareti di casa a cui stava evidentemente pensando) farebbe di lui un governante quasi credibile e meno nostalgico.

Venezia2003

Terzo ed ultimo (deo gratia) servizio: uno stralcio di intervista a Woody Allen in cui gli chiede se conosceva Alberto Sordi, una domanda al volo a Rutelli per chiedergli se Sordi e’ stato degnamente ricordato alla mostra.. Ora con tutto l’affetto e la stima per l’Albertone nazionale, oltre a Raf Vallone di cui miracolosamente si sono ricordati, personalmente avrei di molto gradito che qualcuno spendesse una parola di commemorazione per il grandissimo Massimo Girotti!
Gli altri spazi televisivi dedicati alla mostra sono stati condotti da giornalisti impacciati (qui si’ che ci voleva il Sordi dentone!) Rai2 costume e societa’ e’ arrivata a dedicare una puntata ai prezzi esorbitanti di Venezia, notizia talmente ovvia da far rigirare nella tomba anche il povero Lapalisse, per finire con un mini spot su una trattoria dove niente popo di meno che Paolo Villaggio e’ solito bere ombre e pasteggiare a sarde in saor (servizio vincitore del e chissenefrega lagunare).
Ho visto anche Marzullo che vedo con orrore tentare di specializzarsi in conduzioni di eventi cinematografici (vedi lo speciale sulla morte di Gregory Peck), oltre alla sua reiterata ossessione per vento e zanzare posso solo segnalare che da lui ho appreso la ferale notizia che Alberoni e’ il direttore del Centro di Cinematografia.
Salvo solo le cartoline di Barlozzetti che con leggerezza commentavano gli eventi; peccato che il piu’ delle volte i suoi quiz della memoria cinematografica si stemperavano su un primo piano di Sonia Grey!
Fortunatamente c’era Blob ed Enrico Ghezzi, ultimo eroico baluardo della critica cinematografica televisiva, che ieri da dato mostra di tutto il suo genio terminando il suo intervento precisando che lui non andra’ da Marzullo perche’ teme, come in un contatto tra materia e antimateria di essere inghiottito dal nulla: allora Dio c’e’!