Barocco ligure e piemontese

Baroccoloc Mentre a Roma si svolge la grande mostra sul barocco, anche Alessandria, nel suo piccolo propone un viaggio di venti opere nel medesimo stile artistico che hanno la peculiarità di provenire tutte da collezioni private quindi di essere in gran parte inedite.
SinobaldoscorzaCome dice il titolo stesso dell’esposizione gli autori hanno lavorato tutti in ambito ligure o piemontese ma non è detto che queste siano le loro origini infatti in mostra troviamo tre autori fiammnghi che operarono per lungo tempo nei domini genovesi: Cornelis De Wael e Jan Roos (entrambi nati ad Anversa) e il francese Vincenzo Malò allievo di Rubens di cui ripropone le floride forme e la composizione movimentata nell’inedito Baccanale esposto.
A colpirmi particolarmente oltre alla magnifica Natura morta con fiori e falena (Vanitas) di Roos, sono stati i due quadri di Sinibaldo Scorza: in Paese nella campagna innevata mi sembra di riconoscere la pieve di Parodi Ligure, confortata dal fatto che il pittore ammantasse di fantasia i dintorni natii mentre nell’Albero con grande pavone intravedo qualcosa di cui il mio amato liberty si riappropierà due secoli dopo.

Baroccoall. Menzione per il volto più bello all’Allegoria della Vittoria di Paolo Gerolamo Piola, il quadro a destra nella foto che testimonia come l’esposizione si sposi perfettamente con il gusto del salone delle feste di Palazzo Cuttica.

Barocco ligure e piemontese.
Opere scelte dalle collezioni private
8 maggio 26 luglio 2015
Palazzo Cuttica
via Parma 1
Alessandria

Chinese Contemporary Art from Shandong

IMG-20120722-00102 C’è tempo fino a domenica 29 luglio per visitare la mostra che getta uno sguardo su sei artisti contemporanei cinesi che hanno in comune il luogo di provenienza, la provincia dello Shandong, regione dal grande fermento culturale e non a caso patria di numerosi artisti.
Il percorso espositivo si apre con una sala dedicata a Huang Keha, la veterana degli artisti presenti, classe 1943 il cui lavoro fotografico è di grande suggestione, come dice nell’introduzione del catalogo il curatore della mostra Vincenzo Sanfo le sue immagini rubate alla natura riescono a rievocare la storia dell’arte moderna e debbo dire che in una sua opera in cui le case riflettono nell’acqua ho ritrovato il luccichìo dorato e la frammentazione mosaicata dei quadri di Klimt.
La seconda sala è dedicata a Xu De Qi, celebre per i suoi quadri pop dove campeggia Mao circondato da simboli del capitalismo occidentale, di solito riflessi in un paio di Ray-Ban indossati dal padre della rivoluzione culturale cinese. Avevo già visto le opere di Xu de Qi alla biennale di Sabbioneta nel 2010 e mi ha sorpreso vedere l’evoluzione della sua opera: l’onnipresente Mao non flirta più con gli States ma si circonda dell’arte della vecchia Europa in particolare di Magritte; il ciclo di opere in mostra si chiama infatto Maogritte e non è presente nel catalogo della mostra che presenta invece opere del ciclo China Girl.
La terza sala è dedicata all’artista più promettente Zhang Hong Mei che il professor Sanfo definisce la Sonia Delaunay cinese per il lavoro sui tessuti compiuti dalla giovane artista nata nel 1973. Il suo lavoro è interessante perchè sta introducendo lentamente il concetto di arte astratta nella pittura cinese che è sempre stata fortemente figurativa. Zhang Hong Mei ha iniziato dipingendo tratti geometrici su antiche stoffe che rappresentano ritratti familiari, il suo lavoro ora si evolve verso un astrattismo puro colorato e dinamico che ricorda Mondrian. Anche lei aveva una sala dedicata alla Biennale di Sabbioneta e ha disegnato il logo per il Premio Tenco del 2010.
Degno di menzione è anche l’ultimo artista in mostra, il fotografo Zheng Hi le cui opere indagano una Cina tradizionale che va scomparendo: sono fotogrammi che sanno rinchiudere intere esistenze di persone anziane che vivono in povere abitazioni ben lontane dal confort delle moderne metropoli cinesi, narrando una dignitosa povertà e arretratezza con grande pathos.
Quello che emerge dalla mostra è una situazione artistica molto vivace che sembra conoscere bene la cultura occidentale tanto da trarne ispirazione pur restando fedele alla propria tradizione, l’ennesima apparente contraddizione di quel rompicapo cinese con cui dobbiamo inesorabilmente confrontarci.

Chinese Contemprary Art from Shandong
Palazzo Monferrato
via San Lorenzo 21
Alessandria
18 Giugno 2012 – 29 Luglio 2012

Barbarossa

Barbarossa

Vivendo in una zona coinvolta nelle vicende narrate dal film non potevo perdermi questa pellicola perche’, quasi mille anni dopo, il ricordo del Barbarossa e’ ancora fortissimo: la distruzione di diversi castelli viene attribuita a torto o a ragione all’irato imperatore tedesco, per non parlare di Alessandria e alla leggenda arcinota di Gagliaudo.
Non mi potevo perdere la pellicola quando hanno cominciato a comparire le locandine e si e’ visto che il film-proclama politico della Lega era girato in gran parte in Est Europa in completa assenza di protagonisti, non dico lombardi (ma vedi un po’ cosa ha fatto Tornatore con Baaria), ma nemmeno italiani. Raz Degan almeno ha il viatico della compagna piemunteisa Paola Barale, che certo poteva insegnargli a scandire liberta’, dato che si vede benissimo che il nostro eroe grida freedom recitando evidentemente in inglese, ma che vogliamo dire di Kasia Smutniak, polacca e pure maritata con terrone Taricone? Per la precisione a me Taricone sta simpatico e trovo la Smutniak piu’ che decente come interprete, ma sto cercando di leggere il cast da un punto di vista leghista. L’attrice nei panni della compagna strega di Alberto da Giussano non e’ neppure doppiata (ma dei problemi di Martinelli con il doppiaggio parlai gia’ a a suo tempo) e l’accento straniero ahime’ si sente, speriamo non si risenta la nostra unica star da esportazione Monica Bellucci di cui si invoca sempre il doppiaggio!
La scelta che pero’ piu’ denota il fallimento dell’intento politico e’ quella di Rutger Hauer: in realta’, anche se in un ruolo alimentare, l’attore olandese e’ l’unico a poter contare su una notevole presenza scenica, ma il buon Rutger nell’immaginario collettivo e’ al 60% Roy Batty e al 40% il bel capitano Etienne Navarre di Ladyhawke favola medievale che, guarda caso, era girata in Italia nei castelli dell’Appennino, per cui il fatto che non ci sia un panorama italiano in Barbarossa ma sia tutto ricostruito al computer, mi riporta alla mente l’ultima campagna della Lega, quella sulle riserve indiane e noto con estrema desolazione cha da un punto paesaggistico abbiamo gia’ fatto la fine paventata dai manifesti leghisti, rinunciando in toto al nostro paesaggio e dovendo ricorrere a quello dei paesi dell’Est che stanno diventando ambiti set cinematografici prendendo il posto che una volta era dell’Italia con conseguente perdita economica.
A fallimento politico segue fallimento artistico: se Martinelli si era distinto per la bonta’ degli effetti speciali in Vajont, qui ha lavorato davvero con la mano sinistra: la scena in cui l’acqua affluisce nel canale con cui i milanesi cercano di difendersi dall’attacco del Barbarossa e’ tristissima per la scarsita’ realistica. Manca totalmente il pathos, sia nella scena dei fratelli di Alberto inchiodati alle torri che nell suicidio di Tessa (u sara’ mia un num lumbard, cus chi’!) Il regista insiste nel mostarci le scene da vari punti di vista ma si assiste con indifferenza e una punta di noia tanto si sa gia’ come va a finire.
Che il film non abbia credibilita’ storica e’ stato detto da persone ben piu’ autorevoli della sottoscritta ma gli errori sono cosi’ macroscopici che non serve essere un medievalista per notarli: il profluvio di candele che illumina tanto la tenda dell’impratore che la cascina (mica la casupola ma gia cascina lombarda in nuce) dove vive la famiglia di Eleonora e pure la cella dove e’ rinchiusa la ragazza ad Alessandria, citta’ che nel 1174 era un neonato villaggio mentre nella panoramica che le dedica Martinelli ha un profilo piu’ ampio di quello attuale! Per concludere non convince la vastita’ del piatto panorama ricercato appunto in Romania che ricorda la Pianura Padana com’e’ ora che trattori da cento cavalli e passa la arano, ma quasi mille anni fa, quando a fatica si poteva lavorare la campagna con l’ausilio di un bove, la Pianura Padana era per buona parte boscaglia e foresta.

Sapevatelo!

Inlandempire Casigliani! Concittadini! Co-provinciali!
Da domani fino a lunedi’ ci sara’ INLAND EMPIRE al Macalle’ di Castelceriolo, siccome prevedo che sia l’unica occasione per vedere il controverso lavoro di David Lynch in provincia , organizzatevi!
UPDATE il film e’ proiettato anche in Sala Zandrino al Comunale di Alessandria, che dopo piu’ un mese dall’uscita del film e’ diventata la citta’ con ben due copie in programmazione, cosa che non era accaduta ne’ a Torino ne’ a Milano..

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Dopo l’appello alla cittadinanza mi rivolgo aigli amici cineblogger che hanno gia’ visto il film: sono molto nervosa per l’ampio spettro di voti della Connection , poi Manu che paragona quest’esperienza al pellegrinaggio a Santiago di Compostela..
Insomma consigli per prepararsi alla visione? Entro in sala fischiettando, facendo finta di nulla come se fosse un film qualsiasi? Mi astraggo preventivamente ad ogni connessione logica?
Che faccio, che faccio?

Turandot

Turandot E cosi’, nella settimana piu’ complessa per la lirica italiana, anche Alessandria ha dato il suo contributo portando in scena venerdi’ scorso, la Turandot con un allestimento sponsorizzato dagli enti cittadini.
Questa e’ stata la seconda opera lirica a cui ho assistito in vita mia e mi sono divertita moltissimo anche perche’ grazie a lui ormai sono una assidua ascoltatrice de La barcaccia quindi e’ stato divertentissimo fare la melomane criticando la bella voce della soprano che pero’ aveva una pessima dizione, infatti non si capiva nulla, la star indiscussa della serata e’ stata la cantante Rim Sae Kyung nella parte di Liu’, mentre il tenore spagnolo Ignacio Encinas deve aver preso spunto dall’Alagna Gate perche’ per i due primi atti ha risparmiato la voce e all’inizio del terzo atto eravamo tutti molto preoccupati per il Nessun dorma ascoltato in reverenziale silenzio e magistralmente interpretato dal cantante che si e’ preso qualche minuto buono di applausi a scena aperta.
Notevolissima la scenografia fatta di macchine teatrali mobili che hanno davvero incantato il pubblico, anche se alcune scelte si sono rivelate incomprensibili: perche’ in un perfetto allestimento in costume i tre ministri Ping Pong e Pang erano vestiti in frac e ghette?
Da viscontiana convinta devo muovere le mie critiche alla regia: quando all’inizio del primo atto Turandot si sporge dalle mura del Palazzo e lascia cadere il fazzoletto per negare la grazia al principe che non ha risolto gli enigmi apparendo per la prima volta a Calaf che si innamora a prima vista, il tenore canta l’aria in cui celebra la sua bellezza non verso la finestra ma girato dall’altra parte per cantare a favore di pubblico! Dico, e’ da Senso del 1954 che il grande Maestro stigmatizzava questo vezzo di cantare per il pubblico invece che recitare l’opera (inizio del film, a teatro: il tenore intona di quella pira l’orrendo foco abbandonando i compagni per andare a cantare dal limitare del proscenio) e proprio nell’anno del centenario viscontiano si ripropone questo stile operistico???

Hamelin

Macallelocset2006_1 Ieri sera sono andata alla prima teatrale dello spettacolo che ha vinto la seconda edizione del concorso In scena, indetto dalla compagnia teatrale alessandrina MaxAub con lo scopo di far conoscere autori e testi inediti della drammaturgia italiana.
Hamelin di Fabrizio Bonci e’ stato scelto come vincitore tra gli 82 testi pervenuti.
Si tratta di un atto unico che racconta di un avamposto militare di soldati italiani impegnati in una delle tante missioni di pace di questi tempi.
Con reminiscenze de Il deserto dei tartari la vita dei militari scorre nell’attesa di un fantomatico nemico che non si vede, il campo e’ accerchiato solo da ratti sempre piu’ grossi e numerosi. L’attesa e la tensione sfogati con stupidi e crudeli scherzi, avranno un esito molto drammatico..
Bonci descrive molto bene i toni assurdi della guerra con le battute e gli episodi di crudele e stupida spavalderia e la regia di Laura Bombonato ha saputo cogliere l’atmosfera claustrofobica del campo militare con una scenografia scarna e la scelta di far circondare la scena dal pubblico avvicinandolo ancor piu’ al grottesco dramma con l’abbattimento della “quarta parete”
Il titolo dell’opera e i ratti rimandano chiaramente alla fiaba del Pifferaio di Hamelin e dopo lo spettacolo c’e’ stato un incontro con l’autore che ha raccontato che questa fiaba nera trova molto probabilmente origine nelle misconosciute Crociate dei bambini avvenute a cavallo del XII e XIII sec quando migliaia di bambini furono fatti prigionieri e venduti come schiavi per combattere in Terra Santa; personalmente non sapevo di questo triste episodio che fa accapponare la pelle, visto l’inquietante parallelismo con i bambini soldati di tante guerre moderne.
Lo spettacolo sara’ rappresentato al teatro Macalle’ di Castelceriolo (AL) fino a domenica prossima: se amate il teatro spingetevi fino a qua: ne vale davvero la pena

L’anteprima de La fabbrica di cioccolato

Fabbricacioccolato Gia’ e’ un evento che l’anteprima nazionale di un film si tenga in una citta’ di provincia come Alessandria, (l’impresa e’ riuscita in quanto manifestazione patrocinata dal FAI e come occasione per insignire della cittadinanza onoraria il presidente della Warner Bros Italia, Paolo Ferrari, natio di Solero) se poi la pellicola in questione e’ La fabbrica di cioccolato di Tim Burton l’evento e’ davvero epocale per la qualita’ del film: Burton e’ riuscito a superare se’ stesso, confermandosi uno dei piu’ grandi registi viventi.
Credo che questo sia il miglior Burton uscito sinora: stupefacente e fantasmagorico; Willy Wonka, interpretato da un bravissimo Johnny Depp entra di diritto nella galleria dei meravigliosi freaks che caratterizzano la filmografia burtoniana e la casa del padre, nera ed isolata in un deserto di neve e’ la perfetta immagine di un inconscio sofferente.
Burton supera se’ stesso cimentandosi nel musical e citando altri film, cosa che non aveva mai fatto nei suoi precedenti lavori, almeno non in maniera cosi’ evidente. Gioca da par suo con la storia del cinema e offre una divertentissima spiegazione di cosa sia in realta’ il monolite di 2001 Odissea nello spazio.
Saro’ lapidaria: correte tutti a vedere questo capolavoro, io di certo ci torno quanto prima!

A lezione di cinema da Carlo Leva

Carlo leva Che in una cittadina come Alessandria si tenga un corso di cinema e’ gia’ un grosso evento, che questo sia tenuto da un professionista come Carlo Leva, scenografo ed amico personale di Sergio Leone rende l’evento piu’ unico che raro.
Ieri sera, alla serata introduttiva al corso, siamo rimasti ammaliati dalla personalita’ del Maestro che in due ore ci ha travolti con gustosi aneddoti sulla lavorazione di film come Il buono, il brutto e il cattivo o C’era una volta il west che ci ha dipinto in poche battute produttori del calibro di David O. Selznick o raccontato le sue esperienze dirette della famigerata tirchieria di Alberto Sordi, mischiandole con ricordi personali dell’occupazione nazista di queste zone.
Ragione del corso e’ quella di riqualificare il nostro territorio da un punto di vista cinematografico, del resto uno dei padri della cinematografia mondiale, quel Giovanni Pastrone che con il suo Cabiria ispiro’ nientemeno che D. W. Griffith era in realta’ alessandrino, gli astigiani ne ereditarono la paternita’ solo dopo la creazione della loro provincia ad opera del regime fascista.

Ancora su Napoleon

Non sempre, purtroppo le proiezioni di Napoleon,sono cosi’ emozionanti.
Qui ad Alessandria per il memoriale della Battaglia di Marengo gira una pessima copia tagliata, soggetta ad ulteriori modifiche.
Se nel giugno 2000, in occasione del duecentenario dalla battaglia il film fu proiettato in un ambiente suggestivo come la Cittadella con un degno accompagnamento musicale, la mia delusione si limito’ al fatto che la copia era in pessimo stato e mancante della prima parte dedicata alla formazione militare del piccolo Napoleone (interpretato da Wladimir Roudenko) a Brienne, con la celebre scena della battaglia nella neve, oltre al fatto che i militari non permettevano di gironzolare per la Cittadella, ma questa e’ un’altra storia.

Wladimir Roudenko

Nel 2003 la medesima copia divenne oggetto degli esperimenti di un maestro alessandrino suscitando la mia ira piu’ belluina, che sfogai su un articolo per il Jolly Rogers, non essendo possibile linkare le pagine del foglio internettico, riporto il resoconto della serata.

Napoleon

Le celebrazioni del 203° anniversario della battaglia di Marengo, decimate dal caldo inusitato e non piu’ degne di essere menzionate nel TG regionale, si sono chiuse con la proiezione del film Napoleon del 1927 di Abel Gance, sonorizzato dal Conservatorio cittadino.
L’evento si e’ svolto nella Corte dell’antico seminario, ora nuova sede della Camera di Commercio, luogo meno adatto (vedere una pellicola su uno schermo dietro al quale si accendono le finestre del palazzo che sta di fronte, non e’ esattamente l’optimum) e forse meno consono di quello della precedente proiezione del 2000 : un’ambiente della Cittadella di Alessandria.
Come in quel caso non e’ stato trasmesso tutto il film (235 minuti circa) ma solo una parte, saltando bellamente la prima bobina, operazione che compromette la comprensione del film che narra le vicende napoleoniche dalla infanzia al 1796. Cio’ nonostante ci sono stati momenti in cui i numerosi spettatori (piu’ di un centinaio) sono stati rapiti dalle vicende che scorrevano sullo schermo.
Le coup de theatre c’e’ stato sul finire della proiezione: mentre per 2 ore circa il commento musicale e’ stato al servizio delle immagini, commentandole degnamente, il finale si e’ discostato completamente. Il film di Abel Gance e’ un’esaltazione della figura napoleonica, che racconta i duri anni in collegio, la fuga dalla Corsica che negli anni della Rivoluzione vuol passare all’Inghilterra, i difficili momenti del Terrore, per chiudersi con l’ apoetosi del genio bonapartista durante la prima campagna d’Italia, mentre il commento musicale sulle scene della discesa di Napoleone in Italia prima si e’ trasformato in una nenia, perdendo il carattere marziale che ha contraddistinto tutta l’opera, seguito da un commento parlato ispirato a La guerra di Piero (citati gli immancabili papaveri rossi) ed e’ finito con un De Profundis, mentre il film si chiudeva improvvisamente, a pochi minuti dalla fine semplicemente andando fuori fuoco.
Ora, la nostra condanna alla guerra e’ chiara e netta, ma trovo inammissibile che si stravolga in questo modo un’opera filmica, per altro tra le piu’ importanti di tutti i tempi: non voglio neppure paragonare le qualita’ artistiche di Gance e del Maestro Federico Ermirio, dicendo che il secondo non deve permettersi di manipolare l’opera del primo, ma vorrei criticare la definizione del lavoro: fare una sonorizzazione o un commento musicale a un film significa mettersi
al servizio delle immagini: ispirarsi a un film che si e’ molto amato per creare un’opera musicale e scegliere di prioettare alcuni immagini
a commento della musica e’ operazione ben diversa, che andrebbe indicata su manifesti e volantini, in modo che lo spettatore sappia a cosa va incontro.
Un’altra cosa che mi lascia alquanto perplessa e’ che Alessandria e’ citta’ sede di un importante concorso di critica cinematografica, e una sinergia tra il passato storico, le qualita’ musicali e il commento critico sarebbe stato molto apprezzato dal pubblico che si era rivelato molto attento e avrebbe messo in luce il substrato culturale cittadino e tutte quelle cose tanto care ai discorsi d’apertura degli assessori.