Lo sbarco sulla Luna

Levoyage danslalune

Gli appunti in bella copia del mio intervento su Cinema e Luna a Finalmente è sabato di sabato 18 luglio.

Quarantesimo anniversario dello Sbarco sulla Luna, “quel piccolo passo per l’uomo ma un grande passo per l’umanita’” che avvenne il 20 luglio 1969 alle ore 16.17, EDT. 

Ovviamente il cinema ama le ricorrenze ed infatti la pellicola piu’ attesa della nuova stagione e’ Moon, lungometraggio di esordio di Duncan Jones, noto anche come Zowie Bowie, essendo il figlio del celeberrimo David Bowie. La pellicola narra di un astronauta solo sulla Luna dove gestisce un giacimento minerario e allo scadere del suo mandato l’uomo fara’ delle scoperte sconvolgenti sul suo destino. La pellicola dalle reminiscenze kubrikiane di 2001 Odissea nello spazio ha vinto, tra gli altri premi, l’ultimo Sundance. 

Il piu’ celebre film degli ultimi tempi che ha per protagonista la luna e’ sicuramente Apollo 13, campione di incassi e statuette firmato dalla coppia Ron Howard&Tom Hanks prima di cadere nel gorgo della fascinazione di Dan Brown. Apollo 13 e‘ anche la consacrazione definitiva di Ed Harris, non nuovo alle avventure spaziali infatti nel 1983 era tra i protagonisti di Uomini Veri il film di Philip Kaufmann che racconta la nascita della conquista allo spazio partendo dall’ottobre 1947 quando Chuck Yeager sull’ X15 supero’ la barriera del suono. 

Sullo sbarco sulla Luna grava anche la teoria di un complotto che il cinema seppe prontamente sfruttare nel 1978 con Capricorn One, dove si racconta la mega truffa della Nasa ordita perche’ l’ente spaziale era insicuro della riuscita su una missione su Marte: le immagini dello sbarco marziano vengono quindi girate in studio. Basta sostituire la Luna a Marte ed ecco narrato il complotto che vorrebbe 600 milioni di spettatori nel mondo truffati da un filmato girato sulla terra  e trasmesso in mondovisione in quella sera di luglio del ‘69. Il film si ricorda anche come il tentativo di lanciare la ex stella del football O.J. Simpson come star hollywoodiana ma l’uomo trovera’ una ben piu’ triste fama grazie al clamoroso processo per l’omicidio della moglie. 

Nei primi anni ‘70 sull’onda dell’emozionante missione anche la televisione si dedica alla Luna, soprattutto i telefilm inglesi firmati dalla premiata ditta Gerry&Sylvia Anderson: in U.F.O. la moon base (base luna) era il primo baluardo per cercare di respingere gli attacchi degli alieni, mentre in Spazio 1999 si ipotizza che il nostro satellite sia diventato, a trent’anni dalla sua conquista, la discarica delle scorie nucleari del pianeta Terra e il 13 settembre 1999 un’esplosione nucleare fa schizzare la Luna fuori dall’orbita terrestre lanciandola nello spazio profondo. 

Anche prima della conquista del suolo lunare, il pallido astro aveva ispirato il cinema, basta pensare al capolavoro del 1902 Le voyage dans la Lune firmato da Georges Melies. La pellicola e’ entrata cosiì tanto nell’immaginario collettivo che nel 1996 una band alternativa come gli Smashing Pumpkins decide di omaggiare il film di Melies girando un video che e’ praticamente il suo remake: Tonight, tonight



Momix: Bothanica

Momixbothanica

Venerdi’ sera sono andata a vedere, per la prima volta in vita mia, i Momix; un’esperienza esaltante che raccontero’ attraverso le due espressioni facciali che hanno monopolizzato il mio viso.
Fortunatamente era una sera ventosa e quindi le zanzare erano assenti altrimenti la prima parte dello spettacolo sarebbe sta abbastanza complicata per me visto che sono stata quasi tutto il tempo a bocca aperta per lo stupore delle meraviglie inventate da questi geniali ballerini illusionisti: l’elegante assolo sullo specchio che permetteva a una sola ballerina di inventare figure fantasmagoriche con il suo corpo, la visione fantastica dell’eta’ primitiva con l’incredibile triceratopo ma soprattutto il gioioso gioco con guanti e gambali fosforescenti che ha ripercorso la storia della vita sulla terra dagli organismi unicellulari fino alle intelligenze artificiali con i simpaticissimi emoticon che facevano la faccina triste per strappare l’applauso e poi strizzavano l’occhio.
Momix.bothanica

Nel secondo tempo la mia faccia sfoggiava un sorriso completamente beota perche’  nel segmento dedicato agli eventi atmosferici mi era  diventata lampante  la filiazione diretta del genere di danza dei Momix dalle  danze serpentine o luminose della mia adorata Loie Fuller , danzatrice americana che porto’ la danza fuori dai canoni classici e con le sue movenze sinuose contribui’ alla creazione dello stile Art Nouveau.
Ero cosi’ felice che quando la mia insopportabile vicina, che fino a  quel momento aveva passato la maggior parte del tempo a far illuminare il display del suo cellulare, e’ esplosa in un "brava!" durante l’esibizione della pioggia volevo quasi chiederle se conosceva la Fuller, tanto era insopprimibile il mio desiderio di condividere la gioia della mia scoperta.

Loiefuller




Loie Fuller, Danse Serpentine



Loiefullerfiume




Altra esibizione della Fuller che richiama l'inizio di Bothanica

La risintonizzazione di Rai1

Pare che ci siano ottime possibilita’ che chi riceve il segnale televisivo dal Monte Penice non debba risintonizzare RAI1: lo storico ed altissimo traliccione copre un ventaglio di utenti troppo vasto che va dal Basso Piemonte fino al varesotto, per correre il rischio di perdere altri spettatori oltre quelli persi da RAI2 in questa fase di swich over del primo passaggio al digitale terrestre. 
Cosi’ pare che la folla batta Berlusconi.. gia’ perche’ la bizzarra necessita’ di risintonizzare RAI1 a un passo dalla digitalizzazione dei canali terrestri, nasce dall’esigenza si lasciare delle frequenze libere per Europa7 che ha vinto tutti gradi della battaglia legale contro l’abusiva Rete4, ovviamente a lasciar libere le frequenze non e’ il canale colpevole ma nientemeno che l’ammiraglia della tv pubblica nazionale..

La diva

The star, 
USA 1952 
con Bette Davis, Sterling Hayden, Natalie Wood
regia di Stuart Heisler 
 

Ladiva


Margaret Elliot e’ stata una diva di prima grandezza ma ormai e’ in declino e ridotta sul lastrico. Finisce per essere arrestata per guida in stato di ubriachezza e a pagarle la cauzione e’ un ex attore che Margaret aveva lanciato e che ora si e’ ritirato dal cinema per dedicarsi alla falegnameria navale, l’uomo tenera’ di distogliere Margaret dall’ossessione per la sua carriera.. 
 
Si tratta di un film a basso costo, interamente costruito sulle doti di Bette Davis, che tanto per cambiare si guadagno’ una nomination agli Oscar; Sterling Hayden anche recitativamente e’ monolitico come il carattere del suo personaggio mentre la quattordicenne Natalie Wood interpreta la figlia che la diva ha avuto dal suo primo marito. 
Il personaggio di Margaret Elliot (per cui la Davis disse di essersi ispirata a Joan Crowford) descrive l’amaro declino di un’artista che non vuole arrendersi al tempo che passa e neppure puo’ farlo, visto che dalla sua carriera dipendono le sorti economiche dei parenti sanguisuga e il prestigio della figlia, cosi’ l’artista continua a scendere la china fino alla patetica scena del provino per il ruolo della donna quarantenne recitata in maniera ammiccante con la speranza di arrivare al ruolo principale di una ragazza ventenne; provino che rivisto sullo schermo mettera’ finalmente di fronte Margaret alla realta’, in una scena madre che solo la Davis sa rendere credibile. 
Forse si mettono in scena un po’ troppi cliche’ sul mondo hollywoodiano, ma la prima parte ha un che di claustrofobico ed ossessivo che puo’ valere la visione, mentre l’happy end e’ decisamente posticcio.

Addio a Karl Malden

Kmalden

Ieri a Los Angeles si e’ spento nel sonno il famoso caratterista, comprimario di tanti celebri film. 
il vero nome dell’attore era Mladen George Sekulovich, nato a Chicago nel 1912 da genitori dell’Est europeo. Nel 1937, dopo gli studi teatrali, Malden arriva a New York e viene presto notato da Elia Kazan con cui spesso collaborera’ sul grande schermo. 
Il debutto cinematografico e’ del 1940 con una breve comparsata nella commedia romantica Non desiderare la donna d’altri diretta da Garson Kanin. Nel 1951 arriva l’oscar per la parte di Harold ‘Mitch’ Mitchell ne Un tram che si chiama desiderio diretto appunto da Kazan e interpretato da Marlon Brando, colleghi che Malden ritrova nel 1954 in Fronte del porto. Intanto nel ‘52 era stato Jim Gentry, il ricco possidente che sposa Jennifer Jones in Ruby fiore selvaggio di King Vidor e nel 1953 interpreta il poliziotto che conduce le indagini in Io confesso di Alfred Hitchcock.

 

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Nel ‘56 uno dei suoi rari ruoli da protagonista in Baby Doll sempre diretto da Elia Kazan: e’ il marito della sposa bambina interpretata da Carroll Baker corteggiata da Ely Wallach. Dal film prese il nome il celebre indumento di lingerie.
Nel 1957 Malden si cimenta con la regia firmando Il fronte del silenzio, unico film da lui diretto, un discreto film processuale incentrato su un caso di tradimento riguardante alcuni militari impegnati nella guerra di Corea.
Nel 1961 e’ Brando a cimentarsi con la regia e sceglie Karl Malden come suo antagonista per I due volti della vendetta: Malden e’ lo sceriffo Dad Longworth, ex compagno di rapine di Rio (Brando) che non aveva esistato a lasciar catturare pur di salvarsi ed e’ ora oggetto della vendetta di Rio. 
Tra gli altri film di Malden vanno ricordati L’uomo di Alcatraz del ‘62, La donna che inventò lo strip-tease (1962) musical di Melvin Le Roy con una grande Natalie Wood.

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Del 1964 sono Chi giace nella mia bara? accanto a Bette Davis e Il grande sentiero, diretto da John Ford.
Nel ‘70 e’ tra i comprimari di Patton generale d’acciaio e l’anno seguente e’ il protagonista del debutto del nostro Dario Argento, Il gatto a nove code.
Dal ‘72 al ‘77 per 120 episodi sara’ il Detective Lt. Mike Stone nel serial Le strade di San Francisco accanto a Michael Douglas, il famigerato poliziesco rende l’attore uno dei volti piu’ noti del piccolo schermo tanto che partecipera’ anche ad altre serie meno note qui in Italia.

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Torna al cinema sul finire degli anni’ 80 con un ruolo in Pazza diretto da Martin Ritt ed interpretato da Barbra Streisand.
Vietnam morte Orange e’ l’ultimo film interpretato dall’attore nel 1988.

Coraline e la porta magica ***3D***

Coraline

Coraline, si trasferisce in una nuova casa dove si annoia molto perche’ gli amici sono lontani e i genitori troppo presi dal loro lavoro. Un giorno la ragazzina scopre una porticina che conduce in un mondo parallelo dove i genitori sono perfetti, sempre allegri e disponibili, a parte il fastidioso dettaglio di avere per occhi un paio di bottoni.. 
Non sono particolarmente entusiasta di questo film cosi’ acclamato e quel che pare essere il suo punto di forza, l’animazione in 3D, e’ per me il suo punto debole. Intendiamoci il film e’ particolarissimo, una favola nera che costruisce con fantasia un mondo parallelo, un incubo spaventosamente accogliente che gioca direttamente con il mondo degli archetipi, in particolare bambole, pupazzi e situazioni circensi che spesso terrorizzano i bambini, invece di divertirli e la parte finale in cui la casa si sgretola a me ha ricordato addirittura alcune pagine de La casa sull’abisso di Hodgson. 
Detto questo ho trovato limitante la necessita' di costruire le scene a favore di 3D, quindi con un certo taglio o tipo di inquadratura, ad esempio ci deve sempre essere qualcosa in primo piano per dare l’idea di profondita’: il mezzo tecnico a mio parere e’ diventata una gabbia che ha bloccato la poesia che il mondo fantastico descritto in Coraline avrebbe potuto ulteriormente raggiungere.

Thriller – Tributo a Michael Jackson

Thriller

Non abbiamo fatto in tempo a dispiacerci per la morte di Farrah Fawcett, i capelli piu’ belli del XX secolo, che dobbiamo piangere la scomparsa di una delle piu’ grandi icone pop a livello mondiale, Michael Jackson. Bene fa MTV a dedicargli l’intera programmazione della giornata mandando a rotazione solo i suoi video: se esistotono canali musicali il merito e’ soprattutto di personaggi come Michael Jackson che hanno saputo trasformare il loro genio musicale in video che hanno lasciato un segno nell’immanginario collettivo. 
Io non sono mai stata una fan di Michael Jackson, non ho mai comprato un suo disco, ma nel cuore porto le piastrelle che si illuminano di Billie Jean, il morphing di Black and white le grate divelte di Bad (diretto da Martin Scorsese), le pariodie di "Weird Al" Yankovic (Eat it e Fat) lo sfoggio di star di Liberian girl e poi c’e quel capolavoro assoluto di Thriller firmato da John Landis, pietra miliare del videoclip che ha dato un significato a questa forma d’arte mostrandone tutte le potenzialita’ che oggi sono di nuovo in altomare. 
In Thriller un cortometraggio di 13 minuti, troviamo il divertimento di giocare con i topos dell’horror, tipico di Landis, la perfezione degli effetti speciali: Michael Jackson si trasforma tre volte, in lupo mannaro nel film a cui assistono Michael e la sua ragazza, nello zombie del balletto e alla fine quando si rivela tutto un sogno, gli occhi e il ghigno del cantante sono ancora quelli del mostro, un triplo gioco di specchi che a posteriori, vista la vita complicata dell’artista sembra assumere valenze premonitrici. 
Rivista oggi, l'opera conserva ancora tutto il suo spirito innovativo: sono pochissime le parti cantate, la maggior parte del video e’ dedicata al balletto sul ritmo ossessivo del ritornello quasi un’anticipazione dell’house music, molta importanza hanno anche  i dialoghi, come in un film, e' dunque   un perfetto piccolo musical che conferma le innegabili doti di ballerino di Michael Jackson.
Se ricordiamo che in America gli artisti producono i videoclip direttamente con i loro guadagni e che Thriller e' del 1982, girato cioe' agli albori della moda del videoclip, e' chiaro perche' a Michael Jackson spetti un posto nell'olimpo delle icone mediatiche.

Il video integrale

Tulpan – la ragazza che non c’era

Tulpan

Tornato dalla leva nella Marina russa, Asa torna a vivere nella steppa kazaka, trovando ospitalita’ nella yurta della sorella e del cognato, come aiuto pastore. Asa ha fretta di sposarsi per poter avere un gregge tutto suo e arricchirsi, ma Tulpan l’unica ragazza dei dintorni, lo rifiuta perche’ ha le orecchie a sventola.. 
 
Un film molto particolare che racconta la dura vita dei pastori kazaki che conducono un’esistenza nomade per poter seguire le loro greggi. Diretto da Sergey Dvortsevoy, che viene dal  documentario e firma con il suo debutto nel lungometraggio una pellicola che rimane nell’anima dello spettatore per colori, suoni, paesaggi completamente sconosciuti a noi occidentali: la steppa sconfinata e brulla che e’ una sinfonia di marroni, il vento che ulula costantemente, il berciare spesso dolente delle pecore e dei cammelli. 
Un mondo lontanissimo ed arcaico contaminato dalle icone e dai miti occidentali: le tette che decorano il trattore dell’amico di Asa, il sogno di avere una fattoria di stampo occidentale, (per l’esattezza un ranch americano) con parabola e pannelli solari per l’elettricita’, una vecchia foto del matrimonio tra Carlo d’Inghilterra e Lady D per dimostrare che anche i principi americani (sic) hanno le orecchie a sventola. 
Miraggi che attirano inesorabilmente i giovani illudendoli che sia facile conquistarsi benessere e ricchezza, cosi’ Asa pensa che sia sufficiente avere una moglie per iniziare una vita da ricco pastore, senza mai sporcarsi le mani con la fatica del viver umano e animale, fino al giorno in cui si trova da solo a dover aiutare una pecora a partorire. Il riuscire a salvare l’agnellino in un momento in cui le pecore gravide partoriscono solo animali morti per la mancanza di cibo, aiutera’ Asa a capire il suo destino, correndo a raccontarlo a Tulpan, figura di sogno che infatti lo spettatore non vedra’ mai nel corso del film, se non di sfuggita, apparizione fugace come i sogni della giovinezza.

4 mosche di velluto grigio

4moschedivellutogrigio

Italia 1971
con Michael Brandon, Mimsy Farmer, Bud Spencer, Oreste Lionello, Jean-Pierre Marielle, Stefano Satta Flores, Laura Troschel
regia di Dario Argento
 
Probabilmente son giunte alla fine le traversie per i diritti del film, visto che venerdi’ 26 giugno Sky cinemania trasmettera’ alle ore 21 la pellicola, dopo 18 anni di latitanza dal piccolo schermo. 
4 mosche di velluto grigio e’ il terzo capitolo della trilogia degli animali cosi’ definita perche’ i primi tre lungometraggi di Dario Argento hanno sempre un animale nel titolo.
Il film narra le vicende di un giovane batterista, Roberto Tobias, che uccide senza volerlo un uomo che lo pedinava da giorni. Da quel momento una spirale di morti violente si abbatte sulle persone che lo circondano fino alla scoperta dell’assassino.
La trama e’ indubbiamente esile e un po’ contorta, ma la pellicola ha una certa energia che deriva dalla disinvolta sicurezza con cui Argento costruisce le immagini, penso a tutta la sessione musicale iniziale, in particolare all’uso del mascherino che fa supporre che la ripresa avvenga dall’interno della cassa armonica della chitarra.



4 mosche di velluto grigio


Interessanti anche gli omaggi cinefili: l’inseguimento della cameriera vicino al muro del giardino pubblico cita L’uomo leopardo di Tourneur, mentre la scelta di avere per protagonista un batterista mi fa ricordare Giovane e innocente di Hitchcock.
In questo lavoro Argento non e’ ancora arrivato all’uso deciso dello splatter che caratterizzera’ le sue produzioni seguenti, come nelle  due opere precedenti predilige giocare sui toni del thriller d’atmosfera non mettendo mai in scena il delitto.



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Ancora più inusuale è l’uso massiccio del registro comico: le caratterizzazioni del detective gay e del colto barbone (Oreste Lionello) per tacere della presenza di Bud Spencer nel classico ruolo alla Bud Spencer, tutto sganassoni e cibo, infingardo: un losco figuro chiamato Dio in quanto diminutivo di Diomede e che avra’ anche il ruolo di deus ex machina.

I love radio rock

IloveRadioRock

Inghilterra, 1966: nel pieno boom del rock l’altera radio BBC trasmette solo 45 minuti al giorno di musica rock o pop, fortunatamente ci sono delle radio pirata che trasmettono quella musica indiavolata tutto il giorno per la gioia dei giovani e il disdoro delle compassate cariche pubbliche inglesi. La piu’ famosa delle radio pirata e’ Radio Rock e trasmette da una vecchia nave ancorata nel Mare del Nord. Il giovane Carl, dopo essere stato cacciato da scuola viene spedito dalla madre sulla nave di Radio Rock, certo un luogo molto improbabile dove ritrovare la retta via.. 
Come al solito, tra i fondi di magazzino della fine di una stagione cinematografica si trovano adorabili gioiellini come questa effervescente commedia inglese che racconta in toni goliardici il primo periodo delle radio libere inglesi ispirandosi alla storia di Radio Caroline, che veramente trasmetteva da una nave. 
La vicenda del giovane Carl, spedito a bordo con lo scopo recondito di ritrovare il padre che non ha mai conosciuto, e’ la scusa per farci conoscere la sgangherata ciurma di dj pirati votati a sesso droga e rock’n’roll. Le situazioni sono divertentissime con tratti quasi surreali e la caratterizzazione degli interpreti e’ eccellente, aiutata anche dalle fantasmagoriche mise dei tardi anni ’60. 
Fa da contraltare alla debosciata vita sulla nave il severo ministro Dormandy che ha come unico scopo quello di oscurare le radio pirata; interpretato magistralmente da Kenneth Branagh che veste di una vena grottesca il politico bacchettone dandogli un aspetto vagamente hitleriano e ricordando anche qualcuno di piu’ contemporaneo quando il ministro sostiene che la cosa bella di stare al governo e’ la possibilita’ di mettere fuorilegge tutto cio’ che non piace. 
Il ruolo fondamentale che la musica ha nell’economia filmica non puo’ essere liquidato definendolo solo una colonna sonora di prim’ordine, la musica e’ praticamente coprotagonista del film, divinita’ a cui la ciurma bislacca di Radio Rock dedica (letteralmente) la vita.