In seguito ad un incidente stradale, Tyler si ritrova sbalzato nel 1973: il poliziotto riuscirà a fermare il serial killer prima che diventi tale ma resterà bloccato in un tempo che non è il suo..
Ovviamente sono molto curiosa di vedere, praticamente in contemporanea, le differenze tra le due serie. Si vocifera anche di una versione italiana del progetto, il che fa molto pensare sul desiderio di puntare lo sguardo sul passato, forse per troppa paura verso il futuro.
Nella versione americana il coté fantascientifico relativo al viaggio nel tempo è lasciato un po’ in secondo piano, quello che funziona è l’attenzione ironica (ma affettuosa) con cui si ricostruisce il distretto di polizia del 1973: Sam Tyler, poliziotto indefessamente politically correct, fa molta fatica a confrontarsi con i suoi nuovi colleghi, maschilisti razzisti e omofobi, pronti a manipolare le prove pur di incastrare il colpevole e la completa mancanza di attenzione per la scena del crimine a volte sembra essere una presa in giro di famosissimi serial dove tutta l’indagine poliziesca è delegata al mezzo scientifico.
Sul distretto e sul quartiere impera il tenente Gene Hunt, burbero, forse corrotto ma in fondo dal cuore d’oro, magnificamente interpretato da Harvey Keitel.
La serie punta su altri camei famosi, Maya la fidanzata di Tyler è Lisa Bonet (la Denise Robinson de I Robinson) e nel quinto episodio Woopy Goldberg interpreta una leader dei movimento per i diritti civili dei neri che “predica” da una radio parlando con voce maschile per riuscire ad avere più credito.
Grandi mostre
Le avventure del topino Despereaux
Questione di cuore
Alberto e’ uno sceneggiatore di successo (?) con contatti nel bel mondo dello spettacolo italiano che da vita a un gustoso siparietto quando di un manipolo di celebri registi (a voi il piacere di scoprire quali) lo va a trovare in ospedale, tra tutti spicca Verdone grandioso nel prendersi in giro a proposito della sua celeberrima ipocondria e meticolosa conoscenza di medicine e dottori.
Tutta colpa di Giuda
E’ tutto un gioco di scatole cinesi quest’ultimo film di Ferrario dove l’apparente semplicità e leggerezza della vicenda apre spunti di riflessione sempre nuovi, un esempio e’ il linguaggio verbale: si va dal semplice paradosso di un direttore di carcere che si chiama Libero ai giochi di parole inerenti alla condizione carceraria << che parte vuoi fare?>> <<la parte lesa>> fino al fatto che nessuno vuole interpretare il ruolo di Giuda ma qualcuno si comporterà da Giuda e metterà la protagonista nelle condizioni di fare una scelta o un sacrificio, che dir si voglia.
Ispirato all’esperienza di volontariato del regista nei penitenziari italiani, il film non è esattamente una pellicola sul mondo del carcere che sicuramente è più duro e crudo di quello che ci racconta Tutta colpa di Giuda di certo quello che chiaramente emerge dalla pellicola è l’umanità e la creatività (la meravigliosa scena della “musicazione” di ogni oggetto che serve ad allestire il palco) che neppure le sbarre della prigione riescono a contenere pur essendo un luogo di frustrazione e negazione per i suoi ospiti e per chi in queste strutture ci opera (Libero e Irene seduti sconsolati al termine de “l’ultima cena”).
Tema principale della pellicola è la riflessione religiosa, argomento sicuramente molto sentito nella realtà carceraria, e il personaggio di Irene Mirkovic, giovane regista serba trasferitasi in Italia dopo la guerra dei Balcani è l’ideale, data la formazione culturale meno impregnata di cattolicesimo, per compiere un percorso di avvicinamento al Cristo più utopico e idealista descritto dai Vangeli, riflettendo sui valori di libertà ed espiazione.
Ferrario si conferma ancora una volta autore innamorato di Torino nonché interessato alle nuove tecnologie: se in Dopo mezzanotte aveva descritto il lato romantico e notturno della capitale sabauda girando uno dei primi film italiani in alta definizione, le inquadrature sghembe di Tutta colpa di Giuda ce ne raccontano il degrado urbano utilizzando per la prima volta in Italia la stessa mdp sperimentata da Mel Gibson in Apocalypto.
Mar Nero
Romanzo Criminale – La serie
Nemico pubblico n°1 – L’istinto di morte
Ponyo sulla scogliera
L’orribile verita’