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I fratelli Grimm e l’incantevole strega
Inizi del XIX secolo: Will e Jack Grimm sono una coppia di farabutti che campano sulla superstizione popolare sconfiggendo streghe e altri personaggi fantastici creati da loro stessi grazie a macchinari di varia natura. Scoperti dalle forze napoleoniche che dominano la Germania, vengono costretti ad occuparsi delle continue e misteriose sparizioni di fanciulle in un paesino della Turingia, ma questa volta la strega che dovranno combattere esiste davvero.
Un film che ha diviso molto critica e pubblico, a me e’ servito poco per schierarmi dalla parte di chi ha apprezzato questa pellicola: mi sono bastate le scene iniziali in cui, dopo la sconfitta di una paurosa strega, vengono svelati tutti i trucchi usati dai due fratelli e dai loro aiutanti, per leggere il film come un bizzarro omaggio al mondo del cinema, fatto di trucchi e d’inganni. Mi hanno anche molto divertito le citazioni stravolte di film classici: l’ingresso dei soldati francesi nella bettola germanica costretta a suonare la Marsigliese e’ il perfetto rovesciamento della scena di Casablanca dove l’inno francese simboleggia la voglia di liberta’ contro i nazisti e l’entrata in scena del bislacco Mercurio Cavaldi (la cui fisionomia mi ricordava Vincent Price) avviene con la sua ombra che incombe sul letto dove dormono i Grimm, esattamente come quella del Nosferatu di Murnau si proietta nella camera di Ellen: Terry Gillian non si e’ divertito solo a giocare con le favole, ma anche con il cinema.
Certo, il film ha evidenti difetti di sceneggiatura soprattutto nella parte centrale che va un po’ per conto suo e lo stile grottesco tende a sfuggire di mano al regista, anche se nel finale si riprende con battute degne dei migliori Monty Python; pero’ il gioco e’ cosi’ scanzonato e le immagini talmente perfette nella loro citazione della pittura fiamminga (notevoli sugli sfondi delle scene di tortura) che molto si puo’ perdonare.