Raf Vallone

Rafvallone Il 17 febbraio 1916 nasceva a Tropea Raffaele Vallone, noto al grande pubblico come Raf Vallone.
E’ stato oltre che un grande attore, un calciatore, un giornalista e partigiano.
Trasferitosi a Torino da bambino, si laurea in lettere e in giurisprudenza, alternando gli studi alla passione per il calcio che lo porta a giocare nel Torino, squadra con cui esordisce in serie A nel 1934.
La sua attività di giornalista è legata alle pagine culturali de L’Unità e all’attività di critico cinematografico per La Stampa.
La prima apparizione sul grande schermo risale al 1942 con un piccolo ruolo in Noi Vivi, il successo arriva nel 1949 con Riso amaro, dove interpreta il poliziotto Marco Galli, il buono opposto alla canaglia Walter Granata, a cui presta il volto Vittorio Gassman.
Seguono altri due grandi film, ultime pagine della stagione neorelista: nel 1950 Non c’è pace tra gli ulivi, ancora per la regia di Giuseppe De Santis, e Il cammino della speranza  girato nel 1951 da Pietro Germi.

Vallone

E’ l’inizio di una carriera che vanta circa un centinaio di pellicole, molte delle quali girate all’estero per registi del calibro di Marcel Carné, Jules Dassin, Henry Hathaway, Otto Preminger, Francis Ford Coppola.
Vallone fu protagonista anche della prima stagione televisiva italiana e sono rimaste nella storia della televisione le sue interpretazioni in  Jane Eyre (1957) di Anton Giulio Maiano con Ilaria Occhini e ne Il mulino del Po (1963) di Sandro Bolchi del 1963.
Sguardodalponte All’attività cinematografica Raf Vallone alterna la grande passione per il teatro dove è regista, oltre che interprete di molte rappresentazioni dedicandosi anche alla regia di opere liriche.
Un rapporto molto speciale lega Raf Vallone all’opera di Arthur Miller, Uno sguardo dal ponte, che l’attore interpretò a teatro in italia e all’estero e fu anche il protagonista della bellissima versione cinematografica diretta nel 1962 da Sidney Lumet.
La pellicola è praticamente invisibile ma stasera la proiezione del film alla Casa del Cinema di Roma aprirà le celebrazioni del centenario dell’attore curate dalle figlie Eleonora e Arabella.
La proiezione sarà preceduta dalla presentazione, in anteprima assoluta, del frammento inedito di una recente intervista con Peter Brook, che diresse Vallone nella storica versione teatrale di Uno sguardo dal ponte (580 repliche solo al Théâtre Antoine di Parigi, 1958/60)

Mar Nero

La scorbutica Gemma, appena rimasta vedova si vede costretta ad affidarsi alle cure di una badante rumena, a meno di non lasciare la sua casa fiorentina e seguire il figlio a Trieste. Il legame tra le due donne si fara’ cosi’ stretto che Gemma accompagnerà Angela in patria quando questa decidera’ di tornare per scoprire cosa e’ successo al fidanzato di cui non ha notizie da tempo..




Marnero
Un film umanissimo che indaga il rapporto “normale” che si instaura tra un’anziana resa insofferente dalla necessita’ di mettersi un’estranea in casa per non finire al ricovero e la giovane rumena che la accudisce. Lo sguardo del regista, Federico Bondi, sulla comunita’ rumena e’ molto limpido e nella loro  voglia di darsi da fare c’e’ quasi l’eco di un certo gusto del neorealismo rosa, di un  ottimismo italiano anni ‘50 che affascina Gemma.
Si oscilla tra atmosfere sospese e un sanguigno gusto toscano per la battuta (anche Ugo Chiti ha messo mano alla sceneggiatura), si apprezza la prova della brava Occhini, Pardo d’Oro a Locarno per questo film, ma quello che al solito non si regge e’ il finale aperto, qui liquido ed evanescente come l’estuario del grande fiume su cui si svolge la parte rumena dell’azione