La main du diable
Francia 1942
con Pierre Fresnay, Josseline Gaël, Noël Roquevert, Guillaume de Sax, Palau, Pierre Larquey, André Gabriello, Antoine Balpêtré, Marcelle Rexiane, André Varennes, Georges Chamarat, Jean Davy, Jean Despeaux, André Bacqué, René Blancard, Jean Coquelin, Georges Douking, Charlotte Ecard, Gabrielle Fontan, Garzoni, Henry Gerrar, Albert MalbertPaul Marcel, Roland Milès
Regia di Maurice Tourneur
In un albergo di montagna, costruito vicino ai ruderi di un antico monastero, arriva trafelato uno strano personaggio dalla mano sinistra monca che costudisce gelosamente uno scrigno. Poco dopo arriva la polizia che cerca un piccolo uomo vestito di nero, la descrizione inquieta molto l’avventore appena arrivato che, durante un black out viene derubato dello scrigno. I fatti strani attirano l’attenzione degli altri ospiti e così l’uomo deve raccontare la sua storia. Si tratta di Roland Brissot, pittore dalle idee geniali ma dagli esiti mediocri, tanto che anche Irene la compagna e modella decide di lasciarlo. L’addio si svolge in un ristorante e il cuoco, dopo aver assistito alla lite propone al pittore di comprare per un soldo un talismano portentoso che gli porterà fama, amore e ricchezza. Benché avvisato che in gioco ci sia la sua anima, Brissot accetta lo scambio e torna a casa. Il giorno dopo torna anche Irene e trova una serie di nuovi quadri inquietanti ma di ottima fattura. Al culmine del successo si presenta dal pittore un pacioso omino che si presenta come il diavolo ed è venuto a riscuotere la sua anima, Brissot preferisce restituirgli lo scrigno ma quando vede che Irene è stufa di lui è colto dai dubbi, il diavolo gli lascia altro tempo per scegliere raddoppiando però il prezzo per ricomprare il talismano. La cifra da restituire diventa per presto molto ingente e Brissot è ormai sull’orlo della pazzia quando gli viene consigliato di recarsi a Nizza ed alloggiare in un preciso albergo. Qui incontra i precedenti possessori della mano diabolica che decidono di aiutarlo. Brissot intuisce che la mano inizialmente apparteneva a Maximus Leo, lo pseudonimo con cui ha iniziato a firmare le sue opere di successo. Maximus Leo era un monaco dotato da Dio di straordinari poteri che attirarono l’attenzione del diavolo al punto di mozzargli la mano dopo la sua morte. L’unico modo per mettere fine alla maledizione è quella di riportare la mano nella tomba del frate, per questo motivo il pittore si è recato nell’albergo di Allevard. Nell’ultimo scontro con il diavolo Il pittore cade e muore proprio accanto alla tomba del frate portando così a termine la sua missione
Mentre il figlio Jacques dirigeva negli USA i celebri horror della RKO di Val Lewton, il padre in patria firmava questo film ormai dimenticato nel classico stile francese caratterizzato più dal tocco fantastico che quello orrorifico. Il diavolo stesso è un omino dall’aspetto innocuo anche se non esita a usare i suoi trucchi, come mandare avanti le lancette dell’orologio per saltare al giorno dopo e raddoppiare la cifra che Brissart gli deve per riscattarsi.
Tratto da un racconto di Gérard de Nerval, La Main enchantée, il film è una variazione sul tema di Fust dove il protagonista, dopo aver goduto dei successi garantiti dal patto con il diavolo, cerca in ogni modo di salvarsi l’anima. La mano del diavolo però è forse l’unico film dove si mostra la difficoltà di rinunciare al successo guadagnati col favore del maligno: al pittore basta solo che Irene gli mostri un po’ d’insofferenza per riprendersi la mano e decidere di riflettere ancora qualche giorno sulla scelta di restituire il talismano, cosa che lo infilerà nella spirale di debito economico col diavolo che rischia di portarlo alla pazzia.
Viene salvato da Angelo, lo sguattero del cuoco che l’aveva messo sull’avviso di non comprare il talismano e ora gli consiglia il sud della Francia dove Brissot incontrerà i precedenti possessori della mano del diavolo e riusciranno a capire a chi appartiene. L’incontro con i suoi compagni di sventura mascherati e le rapide scene stilizzate in cui rievocano le loro storie, sono tr i momenti più intriganti del film, una scena fantastica che supera l’opulenza surreale dello studio del pittore e l’ombra dell’artiglio diabolico che incombe sul cuoco e il pittore mentre effettuano lo scambio.