Desperate Housewives – terza stagione

Dhiii Povere le mie disperate finite in seconda serata anche per colpa mia, dato che non so aspettare che arrivino in RAI e me le guardo dal satellite (a proposito: domani inizia la 4° serie su Foxlife.)
Resta comunque un peccato che “la retrocessione” in seconda serata avvenga proprio con questa terza serie che a mio parere e’ la migliore: colpi di scena tumultuosi (la settima puntata ambientata nel supermercato non va assolutamente persa, come l’incredibile epilogo finale) e il ritorno alla cattiveria familiare con l’ingresso della perfida famiglia di Orson, il nuovo ambiguo marito di Bree.
Novita’ anche per Gabrielle e Lynette, quest’ultima dovra vedersela con l’altra figlia di Tom e la di lei madre Nora, mentre Gabrielle pare trovare un nuovo amore che le fa dimenticare la tempestosa relazione con Carlos; resta costante la zuccherosa Susan Mayer, sempre alle prese con il suo Mike Delfino..

Desperate housewives – seconda stagione

Desperatehousewives Stasera ricomincia su Raidue la seconda stagione del serial di culto, Desperate housewives: io me la sono gia’ vista sul satellite e, promettendo di non fare nessuna rivelazione, devo pero’ dire che questa seconda serie non si e’ mostrata all’altezza delle aspettative: l’introduzione della nuova famiglia Applewhite rimane in secondo piano per molto tempo, i rovesciamenti di ruolo in casa Scavo (Lynette al lavoro e Tom in veste di mammo) a lungo andare portano agli esiti piu’ prevedibili, a casa Solis i colpi di scena non mancano ma non c’e’ il coraggio di andare fino in fondo ai possibili sviluppi che la loro vicenda offrirebbe (l’avvocato subito sparito) e soprattutto la mia amata Bree ha una sorte davvero infelice in questa stagione mentre continua ad esser protagonista assoluta la svampita Susan che non gode delle mie simpatie.
Gli episodi centrali della stagione segneranno una fase di stanca, ma fortunatamente ci saranno dei guizzi nelle ultime puntate con l’arrivo di Kyle MacLachlan nei panni del misterioso dentista Orson Hodge che lascia ben sperare per la terza stagione.

TransAmerica

Bree e’ un trans ormai prossimo all’operazione che la renderera’ definitivamente donna; manca solo una settimana all’intervento quando riceve una telefonata da una prigione di New York: dovrebbe pagare la cauzione per il figlio che non ha mai saputo di avere. Su consiglio della psicologa che la segue, Bree va ad incontrare il ragazzo, cercando di mantenere il segreto sulla propria idendita’…


Transamerica

Opera prima che affronta con leggerezza il tema spinoso della transessualita’ trasformandolo in un tema universale: e’ molto facile identificarsi con il bisogno di Bree di condurre una vita di menzogna per nascondere la propria vera natura. Come sempre succede nella vita, e’ un evento inaspettato e apparentemente catastrofico a permetterle di uscire dal guscio: la scoperta di quel figlio nato a sua insaputa; Toby e’ un ragazzo difficile: orfano della madre suicida, abusato dal patrigno, e’ diventato un ragazzo di strada dedito alla droga e alla prostituzione.
Il coprotagonsita pare una figura estremamente carica per un film che ha scelto i toni della commedia, ma il regista, Duncan Tucker, riesce a gestire la materia senza scadere mai nel patetico o nel ridicolo ed e’ interessare vedere una volta tanto un trans che, non solo non si droga ne’ si prostituisce, ma addirittura fa da contraltare a chi conduce questo tipo di vita.
L’incontro tra il Toby e Bree, che si presenta come una missionaria cristiana che deve redimere il ragazzo si trasforma in un viaggio, prima alla ricerca della radici di Toby, poi di quelle sempre negate di Bree che finalmente trova il coraggio di presentarsi a casa dei genitori che non hanno mai accettato la sua disforia sessuale.
TransAmerica non e’ solo un road-movie alla ricerca di se stessi, ma e’ anche un percorso tra figure genitoriali: la madre suicida di Toby, il patrigno pedofilo, la madre ossessiva di Bre, il padre assente sono le tappe attraverso le quali il padre e il figlio che non si conoscono dovranno muoversi per costruire il loro rapporto.
Felicity Huffman che ha vinto il Golden Globe per la sua interpretazione veramente notevole (anche se nel doppiaggio italiano si e’ perso il lavoro che l’attrice ha fatto sulla voce) e’ la Lynette del celeberrimo telefilm Desperate Housewives e mi fa molto sorridere il fatto che in questo ruolo che le apre una carriera cinematografica porti il nome di un’altra delle Casalinghe Disperate.

Desperate Housewives

Desperateh Temevo di poter esser delusa dall’aspettativa creata dall’eccezionale battage pubblicitario per l’arrivo su Rai2 di Desperate Housewives (sinceramente, anche se non avessero continuato a ribadire che Laura Bush ne e’ una fan scatenata, lo avrei guardato lo stesso!) e invece il telefilm si e’ dimostrato all’altezza della sua fama.
La suicida-voce narrante fa tanto Viale del tramonto, e tutto il serial e’ impregnato di un’atmofsera da commedia noir che mancava in televisione da troppo tempo.
Immancabile la vicina impicciona che e’ il trait d’union con il telefilm classico americano: ha lo stesso look, benche ‘ aggiornato, della vicina di Samantha e Darryl di Vita da strega e c’era un personaggio identico anche in SuperVicky, se non ricordo male.
Devo confessare che inizio a nutrire un principio di adorazione per Bree: ho trovato geniale come si e’ conquistata l’appoggio del consulente matrimoniale solamente attacandogli un bottone! Inoltre l’attrice che la interpreta, Marcia Cross mi piace dai tempi di Melrose Place, anche per il suo tipo di bellezza quasi innaturale.
Certo, c’e’ qualche piccola sbavatura, ad esempio in un mondo in cui tutti sanno tutti di tutto, come ha fatto il marito della donna suicidatasi a svuotare la piscina e a picconarme il fondo, di notte, senza che nessuno se ne accorgesse, ma la situazione e’ talmente intrigante che ci si passa sopra tranquillamente..
Appuntamento a stasera per la seconda puntata.