Good night, and good luck.

Goodnight&goodluck Di certo a George Clooney sta molto a cuore la situazione televisiva se nel suo film d’esordio come regista, Confessioni di una mente pericolosa analizza una figura controversa come quella del (pessimo, a mio parere) produttore televisivo Chuck Barris che si proclamo’ anche agente della CIA ed in questa sua acclamata opera seconda racconta uno dei momenti piu’ alti della televisione americana che si erge contro la prevaricazione dei diritti civili operata dal maccartismo ma che coincide anche con il declino dell’informazione televisiva a cui si preferiscono programmi d’intrattenimento meno costosi. Il nucleo del film non sta tanto nella battaglia vinta da Murrow contro McCarthy ma nella totale disfatta del medium che non ha saputo tenere fede a questa missione piu’ alta ed ha ripiegato sul facile guadagno e l’ancor piu’ facile intrattenimento e a far male non e’ tanto il clima di sospetto della caccia alle streghe ricreato dalla pellicola, ma sono le parole profetiche sul futuro televisivo che Murrow dice qualche anno dopo quei gloriosi eventi, nel 1958.
Il film e’ sicuramente molto bello, anche se c’e’ qualche sbavatura nella regia di Clooney che, forse nell’intento di dimostrare di essere un buon regista, si lascia andare a qualche virtuosismo di troppo: carrelli e campi lunghi dalle costruzioni un po’ sghembe che poco hanno a che fare con il ritmo scarno e conciso del film.
Da menzionare l’ottima prova del protagonista, David Strathairn giustamente premiata a Venezia con la Coppa Volpi, mentre il povero Ray “Leland” Wise qui nelle vesti del giornalista suicida Don Hollenbeck e’ ancora schiavo del personaggio di Linch: c’e’ stato un momento in cui avrei giurato che si sarebbe trasformato nel perfido Bob!

Un Re a NewYork

A King in New York
Gran Bretagna 1957
con Charlie Chaplin, Dawn Addams
regia di Charlie Chaplin

La7 ha appena finito di trasmettere Un re a New York
(1957), penultima regia di Charlie Chaplin e sua ultima apparizione sullo
schermo come protagonista.
Il film viene considerato un’opera minore del
grande regista, ma pur non raggiungendo i vertici di perfezione del precedente
Luci della ribalta o altri capolavori chapliniani, ha comunque molto da
dire.

Unreanewyork

La vicenda e’ quella di re Shadow, sovrano di una fantomatica nazione europea,
deposto dalla rivoluzione e costretto a rifugiarsi in America. I suoi beni sono
stati tutti trafugati dall’ex primo ministro e il povero re e’ costretto a
guadagnarsi da vivere con la pubblicita’. Durante la visita di rappresentanza in
una scuola conosce un ragazzino saputello che lo mette in difficolta’ con il suo
fervore politico, lo rincontrera’ tempo dopo fuori dall’hotel in cui vive, dopo
che il bambino e’ fuggito da scuola perche’ i suoi genitori sono stati inquisiti
dalla commissione contro le attivita’ comuniste, Shadow se ne prende cura
finendo a sua volta per essere indagato. Il finale e’ amaro con il re che torna
in Europa, mentre il fanciullo e’ stato costretto alla delazione per salvare dal
carcere i genitori.

Che il film sia un pamphlet contro la follia maccartista che percorse l’America negli anni ‘50 e’ risaputo: Chaplin stesso fu costretto a riparare in Europa nel 1952 per non dover comparire davanti alla commissione d’inchiesta: le accuse a sue carico vertevano principalmente sul fatto che Chaplin non avesse mai fatto richiesta di cittadinanza americana.
Nel 1957, quando ancora la “caccia alle streghe” del senatore McCarthy lasciava ancora degli strascichi, Chaplin gira questo film in Inghilterra, con lo stesso coraggio con cui nel 1940 aveva fatto la parodia di Hitler ne Il grande Dittatore: l’assurdita’ del maccartismo e’ resa gia’ dal titolo: sono nell’America di quegli anni un re poteva esser tacciato di comunismo. Il film venne presentato negli Usa solo nel 1973, (come anche Luci della ribalta) dopo che nell’anno precedente al grande maestro venne assegnato un Oscar alla carriera.

Quello che mi ha colpito durante questa visione sono alcune posizioni satiriche dei costumi americani, che sono di attualita’ ancora oggi. Il sovrano entra nel mondo della pubblicita’ perche’ ripreso e mandato in onda a sua insaputa durante una cena a cui e’ invitato, ed e’ sorprendente l’assonanza con i tanti reality show che hanno imperversato ultimamente, dove basta la familiarita’ creata dallo schermo per fare di un perfetto sconosciuto (o un vip in declino come nel caso del re deposto) una
star. Per non parlare della ragazza che interrompe la conversazione nei momenti
stabiliti per declamare uno spot lasciando basito il povero Chaplin: un primo
esempio di pubblicita’ occulta?