Correte, o popolo bloggante sul roboante blog di Bibi bella gnocca romana (ho visto le foto) simpatica e che sa pure di informatica: infatti per la prima volta potreste pure passare da un mio post! 🙂
Eterna lode alla gloria dell’urbe!
Anno: 2003
Hulk: verdi di noia
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Premesso che non ho mai letto un fumetto della Marvel, ne’ tantomeno visto il telefilm interpretato da Lou Ferrigno, ieri sera al cinema sono stata colta piu’ volte da calamenti di palpebra, il che e’ tutto dire, dato che soffro regolarmente di insonnia.
Il film era lento, cosa che non ti aspetti in un blockbuster d’azione e effetti speciali, i personaggi neppure abbozati, era come essere coricati in un prato e guardare le nuvole: puoi vederci quello che vuoi.
La casa di produzione e’ la Universal, madre di tutto l’immaginario di mostri filmici che da questo Hulk sono tutti richiamati: guarda con tenerezza la sua amata come King Kong e viene attaccato dagli aerei quando si trova su una guglia del Golden Gate a San Francisco, ha un padre naturale e genetico che prima lo rinnega e con cui si dovra’ scontrare in un implosione di energia che causera’ un immenso ghiacciaio come Frankestein. La sua mutazione corre nel sangue, con gran profusione di immagini di globuli e piastrine che non puo’ richamare alla mente Dracula, sicuramente ci sara’ qualche rimando anche all’Uomo Lupo ma con mio grande rammarico non ho visto nulla di questa saga; ma quel che e’ peggio questo mostro non suscita ne’ odio ne’ tantomeno simpatia: ti auguri solo che quei 137 minuti passino in fretta.
Vivamente sconsigliato.
Leni Reifenstahl
Di nuovo la storia ci mette di fronte a sentimenti profondi: Riefenstahl nazista o regista nonostante tutto? Non e’ la Dietrich che ebbe la dignita’ di lasciare il suo paese, ma i processi la ritennero poco coinvolta nelle imprese nazista: non e’ mai risultata iscritta al partito., ma forse ebbe una liason con Hitler: spesso la Storia ci propone enigmi simili, io mi limitero’ a giudicarla per i suoi film: sono quello che le sopravvivera’.
Buongiorno, notte
PROVOCAZIONE
Ho notato che ieri nella blogosfera l’anniversario dell’armistizio e’ passato praticamante sotto silenzio: nessuno si e’ chiesto dove fosse il capo del governo e soprattutto il suo vice in un giorno estremamente adatto a quella pacificazione da tutti auspicata.
Io sono andata di proposito a vedere Buongiorno, notte di Bellocchio :giusto per commemorare in una volta sola due esempi di latitanza da parte del potere e al suo interno ho trovato rimandi, neppure tanto latenti all’ 8 settembre 1943: se la storia di quei giorni non fosse cosi’ misconosciuta la figlia di un partigiano avrebbe potuto far parte delle BR.
Se dovessi inserire il discusso film di Bellocchio in un genere cinematografico, lo definirei un horror d’introspezione come lo Spider di Cronemberg.
L’incipit e’ gia’ un pugno nello stomaco: l’agente immobiliare mostra ai brigatisti l’appartamento e tu ti chiedi con sgomento come una tragedia simile sia potuta avvenire in una tranquilla palazzina romana di 6 appartamenti, oggi che i terroristi arrivano da lontano. La scena seguente mostra la coppia che attende il capodanno davanti alla televisione e sorridi un po’ sbigottito perche’ mai avresti immaginato che le BR guardassero la tv, soprattutto programmi d’intrattenimento che oggi non guarderesti neppure sotto tortura.Ricordi con fastidio quegli anni bui, cupi dai vestiti con i colori spenti, gli elettrodomestici ingombranti, le pessime scenografie televisive; osservi la rappresentazione della lucida follia di una rivoluzione che aspetta un riconoscimento dalla citazione televisiva, supportandosi con mantra ossessivi come se fosse una setta.
Il finale, pudico nei confronti della sorte dello statista, raggiunge il suo apice d’orrore nelle immagini di repertorio dei funerali di Moro, con la carrellata sui volti dei politici presenti alle esequie: facce impassibili, occhi spenti, vuoti che richiamano quelli dei bambini alieni de Il villaggio dei dannati e ti accorgi come in quella tragedia di venticinque anni fa ci sia gia’ in nuce tutto lo sfacelo della realta’ contemporanea: l’indifferenza, sia essa delle istituzioni che del vicino di casa.
La scelta di incentrare tutto il film sulla ragazza brigatista che inizia a dubitare delle sue scelte, non riuscendo ad accettare la dicotomia della sua duplice esistenza, e’ fondamentale per rendere la spaccatura tra le esigenze della vita e le regole deliranti del potere, istituzionale o rivoluzionario che sia. L’unica scelta registica che ho trovato pesante e’ l’introduzione di elementi simbolici: il gatto nero nella scena della vista all’appartamento, i canarini in gabbia che a un certo punto fuggono: la tragica notorieta’ della storia li rende pleonastici. Nell’insieme un film onesto, ricco di umanita’, meritevole del successo di pubblico che sta avendo.
Chiudo con la segnalazione di un bloopers storico: durante la scena del sogno in cui Aldo Moro se ne va libero viene inquadrata un’ Alfa Romeo 164, che all’epoca non era ancora in produzione.
WOW!
Festeggai a suo tempo il primo commento, (fu quell’anima buona di Ibrab) mi sembra giusto festeggiare anche il primo insulto, collettivo, anche per questo ve lo comunico di un fans dei gazosa.. scendere fino al post ho visto cose che..
poi se qualcuno mi spiega come si fanno i link giuro eterna riconoscenza
PALAST ORCHESTER: la gloria dei radio days
La serata d’apertura della venticinquesima stagione teatrale del Teatro comunale di Alessandria ha offerto agli spettatori arrivati un po’ alla spicciolata uno spettacolo veramente affascinante: si e’ esibita l’orchestra tedesca salita alla ribalta lo scorso anno per la riedizione di SexBomb, colonna sonora dello spot della Y10.
Lo spettacolo che questo gruppo di tredici elementi, caratterizzato dalla voce e dall’ aplomb inconfondibile del cantante Max Raabe, porta in giro per i teatri italiani in questo momento si basa su canzoni degli anni 20/30 negli arrangiamenti originali, rappresentate con garbo ed ironia.
Il fascino delle note di Gershwin, Porter e altri maestri tedeschi o italiani si e’sprigionato dalle note morbide dei fiati, e per una cinefila come la sottoscritta non e’ stato difficile vedere Ginger e Fred volteggiare, Lupe Velez cantare una rumba, la Loren rifare il suo famoso spogliarello sulle note di Abajour e Marlene cantare con la sua voce roca: del resto la presenza di un’orchestra e’ caratteristica di tanti film degli anni trenta: ho rivisto il quinto fratello Marx dirigerla e, lo ammetto, ho scrutato il batterista qualche minuto per vedere se aveva un tic agli occhi come nel film di Hitchcock.
spudorato campanilismo
Premesso che auspicavo anche prima la vittoria di Bellocchio a Venezia, il mio tifo e’ salito quando ho scoperto che il regista e’ nato a Bobbio, alta Val Trebbia, provincia di Piacenza.
Essendo la mia famiglia originaria di 2 vallate piu’ in la’,avendo dei parenti a Bobbio che e’ il luogo dove tradizionalmente trascorro il ferragosto, lasciatemi sfoderare tutto il mio orgoglio campanilistico e consigliarvi questo ameno luogo di villeggiatura dove il nostro tiene anche interessanti sessioni di cinema, sia in inverno che in estate.
Per la mia personale teoria secondo la quale la bellezza del luogo dove si vive influenza la formazione personale,(questione lunga da disquisire) vi propino anche la foto del Ponte gobbo, una delle meraviglie romaniche di Bobbio.

Cartoline dall’inferno veneziano
Venice qu’il meurt jamais
Toto Cotugno
Mi ero ripromessa di non scrivere nulla della sessantesima mostra del cinema, ma subbissata dalle varie cartoline da Venezia che ogni rete televisiva, con notevole sfoggio di fantasia, ci ha propinato, non posso esimermi dal dire la mia.
Iniziamo da giovedi’ scorso quando nei palinsensti notturni di rai3 mi sono imbattuta in Pascal Vicedomini (pessimo pseudonimo, ma se e’ un nome vero.. pessimi genitori) che commentava la giornata di apertura informandoci dell’arrivo di Johnny Depp, attor giovane che (a suo parere) ha finalmente raggiunto la fama internazionale con La maledizione della prima luna (lo avevate notato in Edward mani di forbice? siete dei veggenti! Vi eravate innamorate di lui in Chocolat o La vera storia di Jack lo squartatore? vi attende senza ombra di dubbio una proficua carriera di talent scout!).
Il nostro solerte cronista ha voluto dirci la sua sulla bagarre riguardante le migliorie strutturali da apportare al palazzo della mostra riuscendo a intervistare al volo il ministro Lunardi la scenetta a cui hanno dato vita mi e’ rimasta impressa quasi alla lettera: -Ministro, che ne pensa del palazzo costruito durante il trentennio.. QUEL trentennio, dovrebbe essere ristrutturato?
Sguardo basito di Lunardi che come ministro di un governo di destra ha ripassato e sa che Mussolini e’ stato al potere solo 20 anni, ma si riprende con scatto felino e abile mossa ribattendo: – Ma no.. basta una rinfrescata! E’ bello quel sapore di VECCHIO!
Lunardi batte Vicedomini 1 a 0: una ripassata al linguaggio tecnico (oltre alle pareti di casa a cui stava evidentemente pensando) farebbe di lui un governante quasi credibile e meno nostalgico.
Terzo ed ultimo (deo gratia) servizio: uno stralcio di intervista a Woody Allen in cui gli chiede se conosceva Alberto Sordi, una domanda al volo a Rutelli per chiedergli se Sordi e’ stato degnamente ricordato alla mostra.. Ora con tutto l’affetto e la stima per l’Albertone nazionale, oltre a Raf Vallone di cui miracolosamente si sono ricordati, personalmente avrei di molto gradito che qualcuno spendesse una parola di commemorazione per il grandissimo Massimo Girotti!
Gli altri spazi televisivi dedicati alla mostra sono stati condotti da giornalisti impacciati (qui si’ che ci voleva il Sordi dentone!) Rai2 costume e societa’ e’ arrivata a dedicare una puntata ai prezzi esorbitanti di Venezia, notizia talmente ovvia da far rigirare nella tomba anche il povero Lapalisse, per finire con un mini spot su una trattoria dove niente popo di meno che Paolo Villaggio e’ solito bere ombre e pasteggiare a sarde in saor (servizio vincitore del e chissenefrega lagunare).
Ho visto anche Marzullo che vedo con orrore tentare di specializzarsi in conduzioni di eventi cinematografici (vedi lo speciale sulla morte di Gregory Peck), oltre alla sua reiterata ossessione per vento e zanzare posso solo segnalare che da lui ho appreso la ferale notizia che Alberoni e’ il direttore del Centro di Cinematografia.
Salvo solo le cartoline di Barlozzetti che con leggerezza commentavano gli eventi; peccato che il piu’ delle volte i suoi quiz della memoria cinematografica si stemperavano su un primo piano di Sonia Grey!
Fortunatamente c’era Blob ed Enrico Ghezzi, ultimo eroico baluardo della critica cinematografica televisiva, che ieri da dato mostra di tutto il suo genio terminando il suo intervento precisando che lui non andra’ da Marzullo perche’ teme, come in un contatto tra materia e antimateria di essere inghiottito dal nulla: allora Dio c’e’!
Il tesoro del castello senza nome
Presa dall’ondata di infantilismo che ci ha travolti, come non ricordare il tesoro del castello senza nome? Le avventure di Jean Loup e gli altri sono un ricordo indelebile nella mente di tutti noi, benche’ questo sceneggiato per ragazzi non sia mai piu’ passato in tv (quasi quasi scrivo a canaljimmy.. ); nessuna immagine a suffragare la memoria degli occhioni di Jean Loup, nessun dato tecnico o critico sui siti web, solo un ricordo che aleggia su tutti noi, infanti degli anni anni 70: e’ cosi’ che nascono i miti?
UPDATE: qui la recensione del dvd
E’ scomparso Rand Brooks
Il nome non vi dira’ nulla, infatti fu piu’ che altro un’attore televisivo, ma passa alla storia del cinema come l’uomo che per primo bacio’ Marylin nel film del ’49 Orchidea bionda, (non l’ho visto neppure io!) ma il suo viso e’ noto a tutti per aver interpretato il povero Carlo Hamilton, fratello di Melania,sposato da Rossella per ripicca all’incombere della guerra civile e morto di rosolia senza neppure vedere il campo di battaglia.
La carriera cinematografica, se non di successo, gli fu dolce, che gli sia lieve la terra.