Il pellegrino

The pilgrim
USA 1923, First National
con Charlie Chaplin, Edna Purviance, Kitty Bradbury, Mack Swain, Henry Bergman, Dean Riesner, Sydney Chaplin
regia di Charlie Chaplin

randomchaplinfacts:  The Pilgrim (1923)
make decades GIFs like this at MakeaGif

Charlot evade di prigione e ruba i vestiti a un prete. In stazione sceglie una destinazione a caso e scende in un paese dove attendono l’arrivo di un nuovo pastore, l’omino viene scambiato per il nuovo parroco e per fortuna il diacono sprovvisto di occhiali gli fa leggere un telegramma appena ricevuto dove il vero prete notifica il suo arrivo per la settimana seguente. Dopo la funzione il pastore viene portato a vedere la sua stanza presso una vedova e la sua avvenente figliola. Ma lungo il tragitto un ex compagno di cella riconosce Charlot e va a trovarlo finendo per farsi ospitare quando scopre che in casa ci sono molti contanti per pagare una rata. Nonostante l’omino faccia di tutto per evitare il furto, il malintenzionato riesce a fuggire con il denaro. Nel frattempo lo sceriffo scopre la vera identità del finto pastore e rimane molto sorpreso quando lo vede tornare per restituire il maltolto alla ragazza, così invece di condurlo in prigione lo porta al confine con il Messico.

Screenshot

The pilgrim è l’ultimo corto che Chaplin ha girato per la First National e anche l’ultima commedia che ha per protagonista femminile Edna Purviance.
Frettoloso di liberarsi del contratto con la First National per approdare alla United Artist (che aveva fondato nel 1919 con Douglas Fairbanks , Mary Pickford e D.W. Griffith) il regista gira un corto un po’ più lungo riuscendo a chiudere il contratto con quest’opera che vale per due corti standard.

La peculiarità del film è che Charlot non compare mai con i suoi soliti abiti ma sono nella divisa da carcerato o nel travestimento da pastore.
L’opera è un crescendo creativo e di comicità: la prima parte è segnata dalle gag in cui l’evaso teme di essere riconosciuto quindi è sempre sospettoso e basta un nonnulla per farlo sobbalzare soprattutto se si tratta di un poliziotto, il punto centrale della pellicola con la pantomima sul sermone di Davide e Golia è considerata una delle vette del comico, molto divertente anche la visita della famigliola con il bambino pestifero, perfetta rappresentazione del moccioso viziato opposto al dolce Monello del 1921.

Screenshot

Esilaranti i tentativi di Charlot di evitare i vari furti che il vecchio compagno di galera cerca di mettere a frutto nella casa che ospita il finto prete, il furto riuscito fa pensare allo sceriffo che l’evaso fosse d’accordo con l’ex galeotto e rimane molto sorpreso nel vederlo tornare così decide di regalargli la libertà portandolo al confine con il Messico. L’ingenuo omino non comprende subito il valore del gesto dello sceriffo costretto a buttarlo a calci oltre confine cosa che sarebbe realmente avvenuta 30 anni dopo, quando nel 1952 gli fu negato il permesso di rientrare negli USA dopo la prima londinese di Luci della ribalta.

Singolare anche l’effetto “candid camera” del bambino che entra nell’ inquadratura guardando in camera, sembra quasi un’errore, un’intrusione della realtà nella finzione ma l’intento è quello di mostrare il morso alla banana la cui buccia lanciata davanti al diacono e a Charlot darà vita alla più classica caduta. 

Screenshot

Ancora un’altra peculiarità nel finale del film: Charlot non ha ancora iniziato a gioire della ritrovata libertà che finisce in una sparatoria così il classico finale del vagabondo che si allontana di spalle camminando al centro strada si trasforma nel vagabondo che saltella a cavallo del confine tra i due stati.

Il film si apre sulle note di  una canzone western  che punteggia tutta la pellicola: scritta dallo stesso Chaplin e aggiunta nel 1959 per Chaplin review una rivisitazione degli ultimi tre corti girati per la First National 

Rosita

USA 1923 United Artist
con Mary Pickford, Holbrook Blinn, Irene Rich, George Walsh, Charles Belcher, Frank Leigh, Mathilde Comont, George Periolat, Philippe De Lacy
regia di Ernst Lubitsch



_rosita

Il lussurioso re di Spagna, informato dei toni lascivi del Carnevale di Siviglia, decide di recarsi nella città non certo per moderare gli animi ma per partecipare alla festa. L’arrivo del sovrano interrompe lo spettacolo di Rosita, una cantante di strada che così perde ogni compenso; tornata a casa trova anche il gabelliere che le chiede di pagare le tasse, irritata la fanciulla scrive una canzone di ribellione. Viene arrestata e l’unica persona che si schiera in sua difesa è Don Diego, un ufficiale che per difendere la cantante uccide una delle guardie e viene condannato a morte. Rosita invece viene trasferita dalla prigione al palazzo reale dove il re tenta di sedurla, solo l’arrivo provvidenziale della regina salva la ragazza. Per riconquistarla, il re le offre una villa e un appannaggio che Rosita rifiuta sdegnata ma i suoi genitori, che vivono alle sue spalle con altri tre figlioletti, la inducono a cambiare idea. La madre ricatta il re pretendendo che la figlia sposi un nobile e il re la fa sposare proprio a Don Diego per renderla subito vedova. Il matrimonio si svolge con i promessi bendati ma Rosita vuole conoscere il suo sposo e scopre che è l’uomo che l’ha difesa. Chiede quindi al re di salvare Don Diego dalla morte e il re le promette una fucilazione fittizia ma poi invia un secondo ordine per fare giustiziare Don Diego; la regina, interviene per sventare i piani del marito. Il primo ministro rivela a Rosita che la finta esecuzione era una bugia e la donna distrutta si reca al convegno amoroso con il re con l’intento di ucciderlo ma alla villa trova Don Diego vivo. Il re stupito lascia la villa e ad attenderlo in carrozza trova la regina che gli svela il suo duplice inganno.



Rosita


Rosita è il primo film americano di Lubitsch, invitato negli Usa da Mary Pickford, “la fidanzatina d’America” moglie di Douglas Fairbanks e fondatrice con il marito e Chaplin della casa di produzione United Artist. Il progetto scelto fu un compromesso: l’attrice propose al regista un trito melodramma americano, il regista rispose con una versione del Faust, alla fine ci si accordò su questo progetto ispirato all’opera comica Don César de Bazan of Adolphe d’Ennery et Philippe Dumanoir.
Il film fu a lungo considerato perduto, ritrovato negli anni ’60 venne restaurato nel 2016 e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2017.
E’ un’opera importante nel percorso del regista berlinese che rappresenta la transizione tra i film in costume girati in Germania e i musical tratti da operette che avrebbero portato alle grani commedie sofisticate degli anni ’30.



Rosita specchio


Il Lubitsch’ touch emerge in dettagli divertenti: la famiglia di Rosita che vive da stracciona anche nella grande villa, con i panni stesi in salone, i continui tentativi di furto di oggetti preziosi. Lo sguardo ironico verso le donne: anche nel momento in cui il suo destino è più incerto Rosita non sa resistere a un cabaret di pasticcini. Donne vincenti come la regina, innamorata del suo vanesio marito che la tradisce con quasi tutte le dame di corte, ma quando la situazione con Rosita gli sta scappando di mano interviene prontamente e ristabilisce i ruoli con grande scorno del sovrano.



Loc_Rosita


La produzione è sontuosa e resa magnificamente dal regista che, pur lavorando con la macchina da presa fissa, sa giostrare meravigliosamente gli spazi dei lussuosi palazzi con campi lunghi o ravvicinati, secondo l’esigenza interpretativa. C’è solo un piccolo movimento di macchina, quando la regina esce nel porticato e si accorge che nella stanza accanto il re sta illudendo Rosita con la falsa fucilazione, la macchina da presa di sposta leggermente per sottolineare che l’azione si svolge nella stanza attigua, poi c’è la raffinata scena dello specchio in cui la regina vede riflesso quel che avviene tra il re e la cantante.
E’ il primo film che vedo con Mary Pickford, ho trovato un’attrice con molta verve (la caliente ambientazione spagnola la richiede) che sa essere seducente ma anche buffa con molte mossette e smorfie, un ideale femminile che ne tempo è andato perso in favore di una donna più algida che può esprimere sentimenti legati solo all’amore o al sesso.

When the Clouds Roll By

USA 1919 United Artists
con Douglas Fairbanks, Kathleen Clifford, Albert MacQuarrie, Ralph Lewis, Herbert Grimwood
regia di Victor Fleming e Theodore Reed




When the clouds roll by

Il giovanotto Daniel Boone Brown viene utilizzato a sua insaputa come cavia da uno scienziato pazzo che vuole dimostrare come sia facile manipolare la mente di una persona fino ad indurla al suicidio. Grazie all’aiuto di una serie di persone vicine al giovane dal cameriere personale al factotum del palazzo, lo scienziato riesce quasi a fiaccare l’animo del giovane, per altro piuttosto superstizioso ma Daniel avrà la forza di reagire agli stimoli negativi e diventerà anche un eroe salvando e riconquistando promessa sposa che lo aveva lasciato.




Whenthecloudsrollby

A quasi cento anni dalla realizzazione, When the clouds roll by è un film che si fa ricordare se non altro per la scena memorabile del pasto pesante servito a mezzanotte che farà venire gli incubi al protagonista: vediamo la cipolla, l’aragosta e la torta farcita saltellare e percuotere le pareti dello stomaco del malcapitato.
Il travestimento da alimento degli attori è risibile, ricorda certe tristi pubblicità ma l’effetto è surreale e il film ha in realtà uno stile molto raffinato.




Didascalia

Innanzitutto le didascalie introduttive si differenziano da quelle dei dialoghi per l’uso di una fotografia pittorialista (lo stile fotografico d’inizio secolo che voleva imitare la pittura).
Se la scena degli alimenti che aggrediscono lo stomaco è divertente, molto più drammatico è il viaggio nella testa del protagonista ormai ridotto allo stremo anche per l’abbandono dell’amata: la ragione vacilla sul suo trono da cui viene strappata dai sentimenti negativi che la vogliono uccidere ma il senso dell’umorismo riuscirà a riportare il governo del buonsenso: la scena è costruita come un film storico, con le emozioni e la ragione vestiti in abiti di foggia antica, come se si trattasse di un dipinto allegorico.




Whenthe clouds roll by

L’energumeno che appare nell’incubo di Daniel è alterato nelle proporzioni grazie all’uso di lenti deformanti, l’allagamento del paese per la frana della diga è rappresentato in vari modi, dal modellino del paese spazzato via dalla furia delle acque, ai realistici getti d’acqua violenta che si portano via attori e animali: la mano del virile e raffinato Victor Fleming, qui al suo esordio, si fa riconoscere pienamente.




Whenthecloudsrollby

La storia è scritta, prodotta e interpretata da Douglas Fairbanks, uno dei più popolari divi del cinema muto americano, sposato alla star Mary Pickford, fondatore con la moglie e l’amico Charlie Chaplin della casa di produzione  United Artists.




Whenthecloudsrollby

Douglas Fairbanks era un popolare interprete di film di avventura dove ostentava in una serie di prodezze ginniche e anche in When the clouds roll by l’attore non manca di esibirsi in salti, corse e quant’altro possa sottolineare la sua abilità fisica.
Il film è anche con il titolo italiano Douglas superstizioso