Sono piuttosto concorde con la scelta fatta dall’ Academy Awards per gli Oscar 2005: sicuramente l’opera di Eastwood meritava i riconoscimenti ricevuti e Scorsese e’ degno di entrare a far parte di quella cerchia di grandissimi registi che verranno premiati solo con unoscar alla carriera (l’esempio piu’ eclatante e’ sempre quello di Sir Alfred Hitchcock).
La nota stonata e’ stata quella di Sideways, un film che mi ha letteralmente disgustata e che e’ riuscito a portare a casa la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale.
Il film racconta la storia di due sfigati, un cazzone belloccio, attore mediocre, che pensa solo alle donne e il suo amico bruttino ergo ancor piu’ sfigato: scrittore fallito con annessa depressione per un rapporto d’amore finito da anni. Prima del viaggio di nozze dell’attorucolo si concedono una settimana all’insegna dell’enoturismo tra i vigneti della California e ovviamente troveranno l’amore, cioe’ solo il supersfigato lo trovera’ (e il lieto fine e’ lampante almeno mezz’ora prima del finale, stupidamente lasciato aperto) perche’ accettera’ le proprie paure e non si nascondera’ piu’ dietro le bugie: credo che una storia piu’ banale e politically-correct non si possatrovare! Ma il film e’ piaciuto perche’ probabilmente scatta un processo di identificazione con uno dei due personaggi oppure si e’ colti da un sentimento nostalgico: chi non ha vissuto una vacanzarocambolesca ma che lo ha segnato, soprattutto quando aveva 20 anni? purtroppo questi ne hanno 40, ma che fa..
Difetto principale del film e’ la mancanza di ritmo, fondamentale in una commedia: non basta qualche gag gettata a caso (l’unica veramente divertente e’ quella della macchina che non centra l’albero) in un mare di momenti depressi e deprimenti per far ridere.
A Payne va il merito (?) di aver inventato un nuovo genere: l’ on the road turistico, sponsorizzato ai piu’ famosi vigneti della California e del mondo che dopo il film hanno visto salire notevolmente il loro utile, non per nulla l’unico vino italiano citato e’ il Sassicaia, la “marca” piu’ elaborata ma piu’ cool del nostro mercato vinicolo.
Un film totalmente inutile, a meno che non siate nel business enologico americano.
Tag: politically-correct
Spartan
Una ragazza viene rapita, per lei si mettono in moto le forze speciali della polizia, ma la fanciulla viene uccisa, anche se alcune labili prove sembrano dimostrare il contrario..
Mi pare inutile ribadire quanto il cinema di Mamet sia fedele all’impianto teatrale: anche nelle prime scene di pure azione ambientate in un campo addestramento per forze speciali la peculiarità mametiana salta all’occhio.
Siamo di fronte a una pellicola piuttosto strana: il rapimento di Laura Newton ha il potere di mettere in subbuglio i reparti speciali americani, ma chi e’ questa ragazza che crea tanto scompiglio e chi sono gli uomini chiamati a salvarla d ogni costo?
Non ci sono nomi ne’ sigle ad etichettarli e solo a metà pellicola scopriremo chi e’ veramente la ragazza, per tutta la prima parte del film si crea uno stato di tensione dovuto alla storia e alla curiosità dello spettatore (cercate di fare attenzione ai ritagli appesi alle pareti, forse riuscirete a scoprire qualche indizio!)
Quando viene inscenata la falsa uccisione della ragazza, l’agente segreto che ha in carico le indagini preferisce seguire le tracce che smentiscono la morte e da soldato fedele si trasforma in cane sciolto che, pur di salvarla, arriva a mettersi contro la potente organizzazione statale per cui ha lavorato finora: a questo punto il film perde parte del suo fascino per trasformarsi in un onesto (ed amaro) thriller.
Ma tornando a riflettere sulla prima parte del film, mi domando se il fatto di non identificare meglio l’agenzia che gestisce
l’operazione, sia semplicemente un escamotage drammaturgico, che funziona perfettamente o conceda maggiore liberta’ al regista di mostraci una forza dell’ordine che agisce in maniera non esattamente “politically correct” o non nasconda invece una lettura più profonda dove in quell’essere non identificati si celi una metafora molto attuale della manipolazione della realtà in cui viviamo da parte dei media e l’affermazione che nel momento in cui si attua una presa di coscienza si imponga sempre una scelta che spesso porta ad uscire dai binari precostituiti ed infatti il film si chiude con il protagonista, ormai transfuga, che ascolta dalla TV l’happy end costruito a tavolino per il miracoloso ritrovamento della ragazza creduta morta.
Credo che questo sia anche una delle prime pellicole in cui i cattivi di turno siano dichiaratamente arabi, non ancora terroristi, “solamente” dediti alla tratta delle bianche.