Artaud. Volti / Labirinti

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Il Pac di Milano dedica una mostra ad Antonin Artaud nel centodecimo anniversario della sua nascita, mostra che intende indagare i vari aspetti della vita dell’artista che fu pittore, poeta, scrittore teatrale e attore cinematografico, mettendo in mostra  foto, scritti,  disegni, lettere e spezzoni dei film a cui partecipo’; pur ritenendo il cinema un mestiere orribile Artaud vanta ventidue partecipazioni ad opere cinematografiche in un periodo che va dal 1924 al 1935, lavorando per autori come Pabst  e Lang ma da menzionare sono soprattutto il ruolo di Marat nel Napoleon di Abel Gance (regista con cui collaboro’ sovente) e quello di Massieu ne La passione di Giovanna D’Arco di Dreyer.

CameraelettroshockPurtroppo la vita di Artaud fu segnata dalla pazzia e lo spazio dell’esposizione e’ pervaso dalla voce urlante dell’artista che recita in un provino per la Fin du mond di Abel Gance, un suono che lungo tutto il percorso ci rammenta la condizione di sofferenza ed alienazione di Artaud che culmina nell’intenamento in case di cura psichiatriche nel decennio ’37/48; dal 1943, anno in cui la tecnica fu introdotta in Francia, Artaud fu sottoposto a durissimi trattamenti di elettroshock che gli causarono gravi lesioni alla colonna vertebrale: la ricostruzione  della camera ddell’artista nella  clinica di Rodez dove veniva messa  in atto questa cura, scuote profondamente il pubblico.
Pazzo o profeta?  Facendo riferimento alle teorie sulla schizofrenia di Deleuze che ritiene il malato mentale prodotto della societa’  in cui vive e non  tanto di debolezze  psicologiche personali e trasmettendo  nell’ultima sala   un brano tratto da Per farla finita con il giudizio di dio, ultima piece radiofonica dell’autore, censurata fino al 1968 che   non e’ altro che una lucida e spietata profezia del mondo attuale dove la guerra serve ad incentivare la produzione e il prodotto di sintesi vuole sostituire la bellezza e la verita’ della natura, l’allestimento prende una posizione ben precisa verso la vita di un genio del XX secolo.

Artaud. Volti / Labirinti
Pac Padiglione d’arte contemporanea
Via Palestro 14, Milano
Fino al 12 febbraio 2006

Una lunga domenica di passioni

1920: Mathilde sta ancora aspettando il ritorno di Manech, il suo fidanzato
disperso in guerra, di cui non ha piu’ notizie dal 1917. Con la sua caparbieta’
riuscira’ a ricostruire la storia del suo amato: dichiarato colpevole di
automutilazione, assieme ad altri quattro compagni e’ stato condannato a morte.
La pena consiste nell’esser gettato fuori dalla trincea dell’avamposto francese
di Bingo Crepuscule per finire nella terra di nessuno davanti alla postazione
nemica ed attendere di essere colpito senza aver nessun riparo o modo di
difendersi. Mathilde spinta dalla sua incrollabile speranza cerca di ricostruire
anche le storie degli altri commilitoni..


Una lunga domenica di passioni

Le peculiarita’ di questo film sono quelle che lo fanno amare
incondizionatamente oppure lo rendono insopportabile. Io ho trovato perfetto il
meccanismo di ricomposizione di questa vicenda corale attraverso l’analisi delle
varie tessere del mosaico, con episodi che rimangono apparentemente sospesi per
riannodarsi poi alla storia principale. Sono stata affascinata
dall’affabulazione di Jeunet, e dalla sua fotografia surreale che pone l’ampio
respiro del film quasi ad un livello mitologico. Un surrealismo che rimanda piu’
a Delicatessen che ad Amelie, senza pero’ assumere toni troppo
grotteschi ma ben evidenziando gli orrori e l’assurdita’ della guerra.
Molti
i rimandi cinefili: il postino ripropone fedelmente le gag di Giorno di
festa
di Tati, e l’apparizione di Pina Lombardi, la prostituta corsa, al
colloquio in prigione con Mathilde ricorda La passione di Giovanna d’Arco
di Dreyer.
E’ uno dei film piu’ hitchcockiani degli ultimi anni: quando
Mathilde si alza dalla sedia a rotelle come non pensare all’apparizione di Hitch
in Topaz che fa la stessa cosa dopo esser stato spinto da un’infermiera
per tutto un corridoio e a Marnie, al famoso momento di suspense della
scarpa, rimanda il montaggio della sedia a rotelle mentre la ragazza cerca di
trafugare alcuni documenti secretati dal ministero della guerra.
Il sogno di
Mathilde bambina che rischia di cadere dal faro, trattenuta dalla mano di Manech
ha la stessa costruzione del prefinale di Intrigo internazionale con Eve
Marie Saint che pencola nel vuoto dal monte Rushmore, ma soprattutto Jeunet si
ispira alla migliore tradizione hitchcockiana quando nell’inquadratura
d’apertura del film racchiude la chiave che risolvera’ la vicenda.

Pluripremiata ai Cesar, la pellicola non ha potuto rappresentare la Francia
agli Oscar per una assurda questione burocratica: essendo stata prodotta con i
soldi della Warner, ha perso la paternita’ francese.
In ogni caso, a me il
film e’ piaciuto talmente che mi voglio comprare pure il romanzo di Sebastien
Japrisot da cui e’ stato tratto