La squadra 8

Lasquadra8 Mi spiace rovinare l’attesa degli aficionados del migliore seriale italiano che ripartira’ stasera su Rai3 alle 21,05 con l’ottava serie , ma devo riportare un rumors piuttosto tristanzuolo: stamattina a Playwatch Fabio Canino e Francesca Zanni hanno intervistato telefonicamente Donatella Diamanti, capo sceneggiatura del poliziesco ambientato a Napoli, chiedendo conferma della probabile chiusura del telefilm dopo questa La Squadra 8; la Diamanti ha smentito la notizia ma ha parlato di modifiche del prodotto in particolare verra’ abbandonato il formato da 100 minuti per passare ad episodi da 50 minuti per conformare il serial ai modelli attuali di fiction televisiva: effettivamente gia’ nelle ultime puntate della passata stagione si poteva notare la presenza di due episodi di contorno all’indagine principale, speriamo quindi che il passaggio sia indolore e il cambio alla supervisione delle sceneggiature, Donatella Diamanti se ne andra’ a giorni, non faccia abbassare troppo la media del prodotto.

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La nuova quadra

Medium

Allisonjoedubois_1
“..allora meglio medium, che è chiaramente fantastico e non ha pretesa alcuna di realismo.” Cosi’ abteilung conclude il suo commento sul post che Manu dedica alla nuova serie di Dr. House.
Il discorso di abteilung era molto piu’ lungo e articolato ma mi son permessa di rubare questo stralcio perche’ paradossalmente io trovo che una parte del fascino di Medium stia proprio nel contrasto tra il cote’ fantastico del plot e l’estremo realismo della messa in scena: Patricia Arquette ha una presenza fortemente fisica (la suggerirei alla Melandri come ottimo esempio di bellezza over taglia 38) che àncora alla dimensione terrena le evanescenti storie di cui e’ protagonista Allison Dubois.
La famiglia Dubois e’ ben lontana dalla perfezione che aleggia nei signorili sobborghi di Wisteria Lane abitati dalle Casalinghe disperate: se Allison non e’ un’eterea figura inguainata in raffinati completini ton sur ton, anche il resto della famiglia non pare uscito da uno spot ma ha un’aria terribilmente normale e la casa non sembra il reportage fotografico di una rivista d’interni, ma ha l’aspetto disordinato e un po’ trasandato che realmente possono avere le abitazioni di famiglie con bambini piccoli e tanti impegni lavorativi, come saltava particolarmente all’occhio nell’episodio della seconda serie in cui si temeva che la suocera di Allison si trasferisse presso di loro.
Perche’ questo ulteriore panegirico del telefilm? ma perche’ stasera tornano i nuovi episodi! Sempre su Rai3, ore 21,00.

Perche’ ho abbandonato 24

244stagione E’ piuttosto normale cambiare parere su una serie televisiva che si sta seguendo, ad esempio le mie titubanze nei confronti di The L world o di Lost si son perse per strada e ormai sono un’assida seguace di questi telefilm anche se non posso dire di essere una loro fan scatenata. Quello che mi ha portato ad abbandonare la visione di 24 nonostante ne riconosca le inequivocabili qualita’ tecniche e’ che, nonostante si tratti di un semplice telefilm che magari guardo con un occhio solo le sere che non ho voglia di uscire, non riesco ad accettarne l’immonda logica del “patriot act” che questo serial propugna, come avevo detto in precedenza ho iniziato a seguirlo da quest’ultima serie e se all’inizio avevo accettato senza batter ciglio che l’unita’ antiterrorismo potesse torturare il figlio del Ministro della Difesa che era stato rapito, per sapere se l’incauto rampollo si era lasciato sfuggire qualche informazione, avevo trovato un po’ piu’ irritante che il ministro, una volta liberato, autorizzasse il proseguo delle torture sul frutto dei suoi lombi (e poi si lamentava che riusciva ad andarci d’accordo!) ma quello che mi ha veramente fatto decidere di smettere di seguire lo sceneggiato e’ stato quando la povera impiegata, incastrata dalla vera spia, e’ stata messa sotto tortura dai suoi stessi compagni (e con mano piu’ pesante rispetto all’isolamento sensoriale inflitto al figlio del Ministro). Mi si ribattera’ che e’ “solo” un telefilm, visto, come dicevo prima, con un occhio solo nelle serate di noia casalinga ma forse e’ proprio da questi prodotti che bisogna guardarsi, quelli che cercano di insinuarci la bonta’ di un messaggio che razionalmente rifiuteremmo, proprio nel momento in cui la nostra soglia di attenzione e’ piu’ bassa.

Desperate housewives – seconda stagione

Desperatehousewives Stasera ricomincia su Raidue la seconda stagione del serial di culto, Desperate housewives: io me la sono gia’ vista sul satellite e, promettendo di non fare nessuna rivelazione, devo pero’ dire che questa seconda serie non si e’ mostrata all’altezza delle aspettative: l’introduzione della nuova famiglia Applewhite rimane in secondo piano per molto tempo, i rovesciamenti di ruolo in casa Scavo (Lynette al lavoro e Tom in veste di mammo) a lungo andare portano agli esiti piu’ prevedibili, a casa Solis i colpi di scena non mancano ma non c’e’ il coraggio di andare fino in fondo ai possibili sviluppi che la loro vicenda offrirebbe (l’avvocato subito sparito) e soprattutto la mia amata Bree ha una sorte davvero infelice in questa stagione mentre continua ad esser protagonista assoluta la svampita Susan che non gode delle mie simpatie.
Gli episodi centrali della stagione segneranno una fase di stanca, ma fortunatamente ci saranno dei guizzi nelle ultime puntate con l’arrivo di Kyle MacLachlan nei panni del misterioso dentista Orson Hodge che lascia ben sperare per la terza stagione.

Mujeres

E’ sbarcata su un canale satellitare secondario, RaisatPremium come la risposta di Pedro Almodovar a Desperate housewives: donne meno costruite, piu’ popolane e piu’ vere, infatti stanno coricate su piu’ prosaici pomodori invece che peccaminose mele; in realta’ Almodovar si limita a produrre, con il fratello, la serie firmata da una coppia di registi, Dunia Ayaso e Félix Sabroso.



Mujeres

Il telefilm segue le vicende di una famiglia tutta la femminile: Irene vedova da un anno deve gestire la panetteria di famiglia (e sta per scadere il contratto ancora intestato al marito) oltre badare alla madre, Palmira, che comincia a perdere la memoria e viene seguita da Gabriel, un ragazzo extracomunitario con cui l’arzilla vecchietta si immagina una storia d’amore. A carico ci sono anche le due figlie, l’adolescente Magda con il problema del peso e Julia, la figlia maggiore tornata a vivere in famiglia dopo un’esperienza fallimentare di convivenza con un ragazzo che si e’ scoperto gay e Julia e’ ormai solita affogare i suoi dispiaceri nell’alcol.
Una saga divertente, per chi ama i temi cari all’immaginario almodovariano, che pero’ non e’ un tassello fondamentale della storia televisiva, soprattutto nello stile di ripresa : il quartiere e’ ricostruito in studio e si usano spesso quei pseudo-dolly che allargano su tutta la via tipiche di tante produzioni italiane, tipo Il bello delle donne.
Piu’ che reggere il confronto con il telefilm americano, mi piacerebbe che Mujeres diventasse un modello o almeno uno stimolo per gli autori della fiction italiana: vedere in prima serata un programma cosi’ ironico e poco rassicurante, dal linguaggio non particolarmente sboccato ma molto piu’ realista di quello usato nei nostri serial, sarebbe davvero un bel colpo di scena!

24

24kiefer Incuriosita da tanti giudizi positivi e dalla pioggia di Emmy e Golden Globe che puntualmente premiano la serie, ho iniziato a vedere 24 alla quarta stagione trasmessa su Fox e sono subito rimata folgorata dalle avventure di Jack Bauer.
Come probabilmente quasi tutti sanno la serie ha questo titolo perche’ e’ composta da 24 episodi che raccontano ognuno un’ora delle folli giornate di Bauer, agente speciale del CTU, l’unita’ antiterrismo americana e nell’arco delle ventiquattr’ore raccontate in una stagione, Bauer riuscira’ coi suoi metodi poco ortodossi a sgominare terribili attentati contro il popolo americano o contro eminenti figure politiche degli Stati uniti.
Questa quarta edizione offre un’ottima occasione per iniziare a seguire le avventure del nostro eroe, perche’ e’ stato licenziato da CTU quindi le dinamiche personali che si erano create nelle altre stagioni hanno perso interesse. Adesso Bauer si occupa della sicurezza del Ministro della Difesa e ha una relazione segreta con la di lui figlia, si trova casualmente al CTU quando scopre che un attentato al treno serve da depistaggio per il rapimento del Ministro di cui cura la sicurezza. Cerca di avvisare la figlia al telefono ma non potra’ evitare il rapimento che cerchera’ di sventare nelle restanti 23 ore.
Mi ha colpito molto la scena del rapimento perche’ cita un film di mediocre successo che Kiefer Sutherland interpreto’ nel 1995: La prossima vittima, li’ era uno stupratore che violentava una ragazzina mentre la madre imbottigliata nel traffico ascoltava sgomenta al telefono la sorte della figlia, nella prima puntata di 24 tocca a lui ascoltare per telefono le fasi concitate del rapimento.
Girato in maniera molto abile e adrenalinica, il telefilm ricorre molto spesso alla tecnica dello split screen per mostrare tutti gli sviluppi della storia che avvengono contemporaneamente. Sono quasi certa che si rispetti anche la coincidenza temporale tra il tempo del film e quello della realta’, ma non riesco mai a farci veramente caso, troppo presa dagli sviluppi della vicenda che, per una perditempo come me, risulta ancora piu’ sconvolgente nel mostrare quante cose possono accadere in una sola ora.

Desordre Telefilm Award 2006

Mentre inizia una nuova stagione televisiva, voglio ricordare i migliori serial della stagione passata, quella che ha ufficialmente sancito lo status “artistico” del telefilm, sdoganandolo dallo stato di semplice passatempo a cui gettare un occhio svagato durante le serate casalinghe.
I vincitori della mia personale classifica sono due, ex aequo: Brigada e Deadwood.

Photo_1Il primo e’ un prodotto russo andato in onda questa primavera su Canaljimmy, che narra l’ascesa ai vertici della mafia russa di quattro ragazzi della periferia moscovita, amici per la pelle. Lo stile, come dicevo gia’ nel post che gli avevo dedicato all’epoca, e’ molto diverso da quello sincopato dei serial americani, ha piu’ l’afflato de La Piovra; il regista ha un occhio sicuramente piu’ cinematografico che televisivo e a distanza di mesi ho ancora ben impressa in mente la scena della morte di Farkhad, l’amico di Sasha Belov; mitico anche l’incontro tra i due vecchi compagni d’armi sul punto di ingaggiare uno scontro tra bande rivali, Sasha e Farkhad si riconoscono, erano stati commilitoni in Cecenia e deposte le armi passeggiano rievocando i bei tempi andati mentre a passo d’uomo li segue il corteo di grosse berline guidate dei loro scagnozzi.
Non manca l’affondo contro la corrotta politica russa per cui la Brigada di Belov godra’ i favori del governo e dei servizi segreti finche’ non rifiutera’ di fare da paravento alle esportazioni di armi in Cecenia: il rifiuto causera’ la rovinosa caduta dei quattro amici con le ultime puntate sempre in crescendo: per come sono sviluppati i temi dell’amicizia e dell’onore, Brigada mi ha ricordato la saga di A better tomorrow.

DeadwoodalsethPari merito con il telefilm russo metto Deadwood, magnifico gioiello della solitamente asfittica programmazione estiva.
Le avventure nella nascente cittadina di frontiera, costruita in territorio indiano e fuori dai confini degli Stati confederati vanta una scrittura eccezionale e su tutti gli altri ottimi personaggi spiccano Al Swearengen e Doc, tra le migliori delineazioni psicologiche che abbia mai visto al cinema o in tv.
Il telefilm parte bene ma in maniera piuttosto normale: ci sono inaspettati colpi di scena, ma come al solito lo spettatore crede di poter distinguere chiaramente tra buoni e cattivi, invece nel corso di 15 puntate le cose si ribaltano e cosi’ negli ultimi episodi mi sono ritrovata ad inveire conto Seth Bullock, presunto rappresentante del buoni che si dimostra debole e talmente ipocrita da farselo dire pure dalla sua amante. Il crudele Swearengen invece si rivela un uomo con le palle: pur circondato da scagnozzi non disdegna di sporcarsi le mani uccidendo in prima persona chi rischierebbe di distruggere il fragile equilibrio della citta’ e nell’ultima puntata e’ in grado di un atto di morte di estrema umanita’, con la silente complicita di Doc, il medico avvinazzato e disilluso di Deadwood.
I due serial sono frutto di due scuole sicuramente agli antipodi negli stili ma di fondo trattano lo stesso argomento: la dura lotta per la sopravvivenza nei momenti di incerte situazioni sociopolitiche dove spesso la violenza e’ l’unica via per garantire la tranquillita’ personale, Sasha Belov e Al Swearengen riescono a trascendere la figura del gangster perche’ scelgono quella vita sicuramente per un interesse personale ma la loro visione del mondo e’ piu’ ampia e pur dibattendosi nella merda, come direbbero entrambi, cercano di plasmare il mondo che li circonda: tutte le civilta’ nascono cosi’, che ci piaccia o no.

L’ispettore Coliandro

Coliandro_2 Su Coliandro avrebbero gia’ detto tutto loro: lui annunciando per tempo la trasmissione del telefilm rimasto per anni a pigliar polvere nei magazzini Rai, lei commentando la prima puntata con la sua solita sagacia; qualche riga la voglio scrivere anche io, se non altro con l’intento di fungere da promemoria ricordando che stasera andra’ in onda la seconda puntata: il telefilm gode infatti du una doppia programmazione settimanale, e l’intento di sbrogliarselo al piu’ presto credo non dipenda tanto dalla “scomodita’” del personaggio, ma dal fatto che a breve inizieranno i pezzi forti dei palinsesti televisivi, cioe’ L’isola dei famosi.
Premesso che non ho letto i romanzi di Lucarelli che hanno per protagonista Coliandro, devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa da questo ritratto anomalo di poliziotto, anomalo per una fiction italiana (ed anche straniera, tutto sommato) perche’ Coliandro mi ricorda qualche esponente dell’Arma di mia conoscenza, non una persona in particolare ma una somma di caratteristiche di personaggi bizzarri che forse in provincia e’ piu’ facile incontrare, sara’ per questo che Coliandro mi ha fatto un po’ di tenerezza coi suoi sogni di grande carriera “all’americana” , vissuta all’ombra di un padre morto facendo la scorta ad un giudice. La collaborazione coi Manetti Bros esaspera le caratteristiche ironiche del telefilm per cui, almeno nella prima puntata, l’ispettore si trova coinvolto in un caso piu’ grosso di lui e di cui capisce poco. Un caso dove il caso (mi si conceda il gioco di parole) la fa da padrone, per cui una guerra di mafia scoppia per un ritardo nella consegna di un pacco, e penso che anche la casualita’ sia una componente fondamentale di tante male situazioni italiane che Lucarelli studia da tempo.

Deadwood

Deadwood

Ormai definitivamente “series addicted” non potevo farmi sfuggire questo telefilm consigliato dall’esimio spostato LG e la fiducia e’ stata ben riposta: una serie che riporta sugli schermi un genere dimenticato come il western, un linguaggio sboccato che ben sottolinea il mondo senza legge in cui agiscono i protagonisti, forse avrei preferito un’immagine un po’ piu’ sgranata, sullo stile di Carnivale .
Siamo nel 1876 e Deadwood e’ una citta’ che sorge fuori dai confini della confederazione americana, in territorio Sioux: un villaggio senza legge che attira cercatori d’oro e ogni possibile personaggio in cerca di fortuna: dal ricco figlio di papa’ che viene da New York e ben presto ci lascera’ la penne lasciando la sua vedova alle prese con il laudano e gli avvoltoi che puntano alla sua fortuna, al celebre pistolero Wild B. Hickock che arriva con Calamity Jane, la cui caratterizzazione mi ricorda per certi versi quella di Doris Day nell’omonimo film del ‘53 (in italiano intitolato Non sparare, baciami) anche se fisicamente si ispira alla Renée Zellweger di Ritorno a Cold Mountain.
Tra gli altri arriva anche Seth Bullock, un ex sceriffo che dopo aver amministrato per l’ultima volta la legge impiccando un uomo (e’ la tosta scena iniziale con cui si apre il pilot) si trasferisce a Deadwood con Sol, il suo socio ebreo, per aprire un emporio.
La cittadina e’ in mano ad Al Swearengen, che la dirige senza scrupoli dal suo saloon, non esitando a inviare i suoi scagnozzi a depredare le famiglie che lasciano la citta’, soprattutto se hanno guadagnato qualche dollaro.
Eppure Swearengen non e’ il peggio che si puo’ trovare a Deadwood: ben piu’ crudele si rivelera’ Tolliver, il vilain ripulito che costruisce un saloon piu’ raffinato in concorrenza con quello di Swearengen.
Altro personaggio fondamentale della comunita’ e’ Doc, dottore avvinazzato che deve cercare di non pestare troppi piedi per non finire in pasto ai maiali del cinese e si trovera’ anche a dover combattere contro un’epidemia di vaiolo.
Tra gli ideatori della serie, ovviamente prodotta dalla HBO, c’e’ Walter Hill che ha diretto il pilot della prima stagione ed in questo mondo senza legge dove si scontrano personaggi amorali ed immorali (per ricordare una distinzione manzoniana) rivive la teoretica dei suoi film, come I Guerrieri della notte o Undisputed.
L’abstract di presentazione su il sito de La 7 si conclude con questa frase Dal serial viene fuori il ritratto di un’epoca a tinte fosche, prigioniera di sentimenti come l’avidità e lo sfrenato individualismo. Un’epoca dove ogni cosa, di qualunque genere, ha un prezzo. ..il ritratto di un’epoca ormai lontana, no?

Invasion

Invasion Dopo un forte uragano a Homestead, Florida, iniziano a succedere cose misteriose: luci che nuotano sull’acqua, persone uccise o ferite in modo incomprensibile.. Il ranger Russell Varon inizia ad indagare sugli avvistamenti di bizzarre creature marine, mentre la sua compagna, la giornalista Larkin Groves e’ incuriosita dal misterioso comportamento dei militari.
Russel si deve preoccupare anche dei due figli, l’adolescente Jesse e la piccola Rose, avuti dal precedente matrimonio con la dottoressa Mariel Underlay, sopravvissuta in maniera inesplicabile all’uragano e sposata allo sceriffo Tom Underlay, da sempre poco amato in citta’..

Dopo averne visto le prime tre puntate ho l’impressione che Invasion sia un prodotto piu’ rozzo della media attuale dei serial americani: effetti speciali mediocri, trama senza mistero, chiaramente ispirata al classico della fantascienza L’invasione degli ultracorpi con il buon ranger Russell Varon che probabilmente dovra’ vedersela con la comunita’ aliena che si sta impossessando della sua citta’, certo, quando capira’ quello che che sta succedendo e di cui lo spettatore e’ a conoscenza fin dalla prima puntata.
Credo che gran parte del successo del telefilm sia da imputare alla concomitanza, presumo fortuita, con l’uragano Katrina che alla fine dell’agosto 2005 sconvolse la Florida: il telefilm ha debuttato in America il 21 settembre 2005, due giorni dopo l’inizio di un altra serie con cui condivide l’idea base degli esseri acquatici, alieni o meno, Surface , a mio parere molto piu’ raffinato, sia dal punto di vista dello script che degli effetti speciali; se poi vogliamo parlare del messaggio “politico”, possiamo notare che Invasion riprende in toto l’ideale sci-fi anni ‘50 del nemico che si infiltra nella cittadinanza, mentre Surface punta sul desiderio di scoperta e di contatto con il diverso (il rapporto tra Nim e Miles), il che forse lo rende un po’ troppo avanguardistico per questi anni neocon, a pensarci bene.
In ogni caso ambedue le serie probabilmente non andranno oltre la prima stagione.