Una donna alla Casa bianca

Unadonnalacasabianca_2 La presa di potere da parte di una donna, prima vicepresidente “di comodo” per attirare l’elettorato femminile, poi invitata senza mezzi termini a togliersi di torno perche’ non reputata in grado di seguire il progetto neocon del morente presidente repubblicano.
Mackenzie Allen, detta Mac (ovviamente non poteva chiamarsi con un nome tipicamente femminile!) e’ sul punto di dare le dimissioni ma le parole antifemministe del perfido senatore Nathan Templeton a cui dovrebbe lasciare il posto la convincono a tenersi la Presidenza.

Commander in chief non andra’ oltre la prima stagione, a causa del vertiginoso calo di ascolti negli States, nonostante gli ottimi attori, soprattutto Geena Davis, coproduttrice della serie e il suo antagonista interpretato da Donald Sutherland; per un pubblico europeo il prodotto si rivelera’ presumibilmente ancora piu’ ostico perche’ se e’ interessante vedere come funziona un grande apparato organizzativo come la Casa Bianca e quali meccanismi si celano dietro la politica americana, il telefilm pecca un po’ di ingenuita’ nell’innescare certe dinamiche, a partire dalle odiose frasi contro le donne dette dal senatore Templeton e soprattutto dalla figura del First Gentleman: qualora dovesse mai accadere dubito che il consorte della Presidentessa si occuperebbe dell’andamento della cucina, probabilmente gli si trovebbe un ruolo un po’ svagato alla maniera britannica del Principe Filippo.
Il telefilm focalizza l’attenzione sulle dinamiche famigliari: il marito prima capo dello staff ora relegato in ruoli di rappresentanza, i tre figli, di cui la maggiore ha un rapporto conflittuale con la madre anche nelle idee politiche (e’ repubblicana, cosa credevate!) sotto questo aspetto il film ha qualche vaga similitudine con Medium: si tratta sempre di una donna con un compito eccezionale supportata da un marito amoroso che riesce a starle a fianco.
Quello che mi inquieta un po’ e’ la visione della politica: nei primi tre episodi la nuova Presidentessa, acutamente immaginata come indipendente per non tirare in ballo nessuna area politica e lasciare piu’ liberta’ all’evoluzione del serial, agisce con il pragmatico buonsenso di una massaia, anche furbetta, di fondo resta il fastidio del corrente ideale americano di democrazia per cui loro sono i paladini della liberta’ e si prendono la briga di andarla a difendere altrove, anche quando non richiesto, come si vede nel terzo episodio dove degli agenti antidroga americani vengono uccisi in un fantomatico stato sudamericano in mano a un dittatore, colluso con i narcotrafficanti, che ha deposto il Presidente regolarmente eletto: la brava Presidentessa riuscira’ a riportare al suo posto il rappresentante della democrazia senza colpo ferire, giusto qualche razzo sulle raffinerie di coca.

Il segreto di Grande Ourse

GrandeourseHo visto le prime due puntate del serial canadese Il segreto di Grande Ourse e non mi e’ piaciuto per nulla, a conferma che anche sul satellite l’estate diventa l’occasione per raschiare il fondo del barile, soprattutto in concomitanza con grossi eventi sportivi.
Nonostante il chiaro rimando, anche iconografico, a Twin Peaks la trama si segue a fatica risultando molto confusa: siamo di fronte alla classica, pittoresca cittadina spersa tra le foreste dove accadono sconvolgenti fatti sovrannaturali, nello specifico ad improvvisi scompensi nella ricezione televisiva iniziano a seguire fatti sanguinosi; probabilmente gli intrecci troveranno un loro equilibrio nei prossimi episodi, ma sono stata infastidita anche dalla pessima delineazione dei personaggi, tutti estremamente sopra le righe, caricaturali, a cui si mettono in bocca di tanto in tanto delle battute sceme per cercare di smorzare la tensione (che per altro non si crea mai).
Come se non bastasse anche la scenografia lascia a desiderare: tra macchine d’antan e abbigliamenti bizzarri non si riesce a capire in quale periodo la vicenda sia ambientata: se 10, 20 anni fa oppure al giorno d’oggi.

Avanti Savoia!

Premetto che non mi interessa esprimere giudizi o condanne sulla vicenda che vede coinvolto Vittorio Emanuele, pero’ e’ certamente interessante notare le differenze con cui sono state stilate le schede biografiche dell’ultimo erede di casa Savoia dai diversi telegiornali Rai nelle piu’ importanti edizioni pomeridiane: per il TG2 il figlio del Re di Maggio fu uno sventurato fanciullo che rischio’ di ereditare l’Italia ed invece si vide costretto ad iniziare a lavorare a soli nove anni, diventando nel tempo un esponente dell’alta finanza, al limite un po’ spregiudicato, ma che si e’ sempre adoperato per creare ponti tra l’Europa e l’Oriente; in questa scheda non si menziona nemmeno lo scandalo piu’ famoso che ebbe per protagonista Vittorio Emanuele, l’incidente di Cavallo del 1978.
Il TG1 dipinge il principe come un personaggio non proprio limpido, si sottolinea la rottura con le sorelle che non condividono i suoi modi di gestire il patrimonio di famiglia, si menziona di sfuggita l’episodio di Cavallo e si ricorda l’iscrizione di Vittorio Emanuele alle liste della P2.
TGRPiemonte chiede lumi all’aristocrazia torinese, ma non nasconde il passato dell’esponente di Casa Savoia, mentre il TG3 apre con l’immagine di Vittorio Emanuele in manette per la sparatoria di Cavallo, riassumendo brevemente l’episodio che porto’ alla morte del giovane tedesco ma omette di menzionare i legami con la P2.

Sul Codice Da Vinci

Codicedavinciloc Questa settimana pare impossibile non parlare de Il Codice Da Vinci; la mia attenzione si e’ fermata sull’incredibile battage pubblicitario negativo che gli ha riservato la televisione italiana: spero che si sia trattato di una geniale trovata foraggiata dalla Sony, visti i mastodontici risultati al botteghino dei primi giorni di programmazione e non una pietosa sottomissione a Santa Romana Chiesa.
Giovedi’ 18 apre le danze Porta a porta: capito sul programma mentre va in onda un documentario in inglese (non so se quello che in Australia introduce il film per spiegare che si tratta solo di un’opera di fantasia) dove Buttiglione senza mezzi termini spiega che se un’opera del genere fosse stata indirizzata contro la religione musulmana le conseguenze sarebbero state molto piu’ cruente, mentre ci si approfitta della bonta’ di quei bonaccioni di cattolici (e meno male che questo film aveva almeno il merito di unire cristiani e musulmani nel contestare la blasfemia: al solito basta un politico italiano per mandare tutto a monte!)
Si continua venerdi’ 19 con Otto e mezzo dove Ferrara conclude il programma con una conta: vincono per un voto quelli che hanno deciso di perdersi il film ergo si ordina agli spettatori di stare a casa, ma la vera perla e’ stata la puntata di ieri sera di Voyager: il buon Giacobbo per anni ha tratto spunti dal romanzo di Dan Brown per il suo programma e ieri, utilizzando materiali di repertorio di vecchie puntate ha smontato le teorie sostenute nell’opera in questione: per dirla brutalmente ha sputato nel piatto dove ha mangiato per anni.
Ma davvero dobbiamo credere che una delle religioni piu’ seguite nel mondo ha paura di un mediocre filmetto ? Non avrebbe fatto meglio a stroncare la popolarita’ del romanzo sul nascere, magari riprendendo la suggestiva abitudine di mettere il libro all’indice e bruciarlo su pubblica piazza?

Prison break

PrisonbreakE’ iniziata ieri in seconda serata su Italia1 una nuova serie televisiva prodotta dalla Fox, che era molto attesa per il successo riscosso negli States e perche’ costruita sul modello imperante di Lost.
Prison Break racconta di due fratelli molto legati tra loro, Michael Scofield e Lincoln Burrows: Lincoln e’ sempre stato ai margini della legge fino a quando non finisce in un carcere di massima sicurezza in attesa della pena di morte per aver ucciso il fratello del vicepresidente. Michael, ingegnere edile non esita a tatuarsi la planimetria del carcere su tutto il corpo e a simulare una rapina pur di raggiungere il fratello in prigione e cercare di farlo evadere.
Il primo episodio mi e’ parso abbastanza interessante a parte qualche forzatura di troppo nel plot: se e’ credibile che i due fratelli si ritrovino nello stesso carcere, lo e’ molto meno il rapporto di Michael con il direttore della prigione: prima rifiuta di aiutarlo nella costruzione del modellino dei Taj Mahal poi offrendo il suo aiuto riesce a salvarsi da 90 giorni di cella d’isolamento; diciamo che la prigione di Fox River e’ piuttosto diversa da quella del precedente telefilm carcerario, OZ.
Di maggior interesse le dinamiche personali: il figlio adolescente di Lincoln che viene beccato con un chilo d’erba da spacciare, l’avvocatessa ex fidanzata di Lincoln minacciata dai servizi segreti che molto probabilmente hanno incastrato Lincoln Burrows, il rapporto tra i due fratelli che lascia intuire un’infanzia difficile: tutto questo verra’ raccontato attraverso i numerosi flashback che seguono lo stile di Lost.
Insomma io ho impostato i dati per registrare (pure) questo serial, anche se la seconda serata di Italia1 e’ sempre foriera di orari ballerini..

Report vs 3

ReportlogoGrande puntata di Report quella di ierisera! E’ possibile rivederla stasera in replica su Raisatextra e scoprire come in pochi passaggi la Gabanelli abbia risolto il problema dell’evasione fiscale (geniale chiamare la finanziaria che aiuta a ribassare i profitti annuali Taxcontrol) che tanti problemi ha creato alla sinistra nelle ultime elezioni, ribadendo sottilmente il concetto nelle Goodnews che raccontavano l’esperienza dei GAS i gruppi d’acquisto che riescono a comprare a prezzi bassi perche’ si rivolgono direttamente al produttore.
Con eleganza il programma ha anche sputtanato il presidente di 3 che nell’ufficio tiene le foto dell’udienza privata con Giovanni Paolo II, forte della sua fede cattolica e poi vanta come sua la creazione della sezione dei video personali del videotelefonino. Ovviamente i filmini in questione sono ose’ ed e’ sconvolgente apprendere che piu’ il video hard e’ scaricato, piu’ ricarica arriva al numero del (o della) protagonista, inutile sottolineare che il target di persone che ha perennemente il cellulare scarico e’ quello dei giovani e dei giovanissimi, che senza grosse difficolta’ possono accedere a quest’area riservata.
Milena Gabanelli ha commentato questo passaggio rimarcando anche le colpe dei genitori: pero’ se io avessi un figlio di 12/13 anni che mi stressa per avere il videotelefonino glielo comprerei senza nessuna cognizione di causa perche’ queste cose non sono risapute, e una volta che il ragazzino ha in mano il suo cellulare come glielo controlli? Quando io avevo 12/13 anni mia mamma non si permetteva di aprire le lettere dei miei amici di penna, potrei io, mettermi a smanettare con videofonino di un ragazzino? che poi, al massimo mi verrebbe in mente di leggergli gli sms..
C’e’ solo un punto della trasmissione che mi ha deluso, il riferire che il testimonial di 3 e’ Andreotti, quando e’ noto che il buon Giulio ha fatto solo una comparsata mentre protagonista indefesso della campagna 3 e’ da anni Claudio Amendola.
Non vorrei che questo particolare, seppure irrilevante ai fini del programma, fosse stato taciuto perche’ l’attore e’ manifestamente di sinistra: per anni ha condotto il Concerto del 1° maggio e se non sbaglio una volta Lella Costa, al programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, ha sottolineato quanto costasse al buon Claudio dover dire nell’ambito dello spot 3 che Giulio Andreotti era un gran presidente.
Probabilmente e’ una mia fisima personale ma sono molto puntigliosa sul come personaggi celebri leghino la propria immagine a grandi aziende: trovo immorale che una persona agiata che vanta una coscienza civile, si leghi poi a un marchio che sfrutta il lavoro nero o infierisca sugli animali e sarebbe molto squallido se Claudio Amendola e le sue figlie si prestassero per molto denaro, di cui peraltro non hanno cosi’ necessita’, a sponsorizzare un’azienda che sotto sotto induce alla pornografia.

David di Donatello 2006

Il_caimano Il caimano e’ il miglior film dell’anno e si porta a casa anche la statuetta per la miglior regia e il miglior attore protagonista, mentre Romanzo criminale riceve ben 8 statuette e la Golino si conferma la miglior interprete femminile per La guerra di Mario: sembrerebbe un buon risultato che testimonia il lieve miglioramento dello stato del cinema italiano che nel 2005 si e’ dimostrato in ripresa, almeno a livelli di botteghino, ma la triste cerimonia di premiazione conferma che nulla si muove nelle stagnanti acque del nostro cinema.
Collocata in seconda serata, la cerimonia ha avuto inizio alle 00.45 per terminare alle 02,20, presentata da una Veronica Pivetti in versione vigile urbano: ha passato la maggior parte del tempo a indirizzare i premiati verso l’uscita o a chiamarli sul palco cercando di stringere al massimo i tempi; la affiancava Fabio Volo, latitante per tre quarti di spettacolo, non che se ne sentisse la mancanza (scusate, ma personalmente non capisco il senso dell’esistenza di quell’uomo) soprattutto quando ha “allietato” gli ultimi venti minuti di premiazione con il suo repertorio di battute da ragazzo normale che si trova li’ per caso.
L’ospite straniero era uno stranito Dolph Lundgren, ormai ridotto a un terzo del colossale Ivan Drago, che ha detto la battuta che l’ha consegnato alla storia del cinema, “Ti spiezzo in due” e se n’e’ andato; a parte questo, era inquietante assistere all’ingresso delle varie star premianti accompagnate da celebri colonne sonore: per un po’ ho cercato di cogliere il nesso tra il personaggio e la musica ma quando e’ entrata la Martinez sulle note di Fratello sole, sorella luna, ho desistito.
RomanzocriminaleL’omaggio ai tre grandi registi di cui nel 2006 cade il centenario (Rossellini, Soldati, Visconti) e’ stato altrettanto pietoso: spezzoni scelti a caso senza nemmeno una didascalia che ne identificasse il titolo: per Rossellini e’ stato scelto Germania anno zero e la Pivetti e’ riuscita a parlarne per qualche minuto con Lizzani senza che ne venisse mai pronunciato il titolo; ma il peggio del peggio si e’ toccato con i David del cinquantenario essendo giunti alla cinquantesima edizione del piu’ prestigioso premio del cinema italiano sono stati premiati illustri rappresentanti delle varie categorie cinematografiche: sono saliti sul palco personaggi del calibro di Ennio Morricone, Peppino Rotunno, Francesco Rosi, glorie del nostro cinema che sono state premiate da illustri figli d’arte (te pareva..): Jacopo Gassman presentato come attore (?) e regista (???) non e’ neppure arrivato a premiare Suso Cecchi d’ Amico per cui Silvio Orlando ha fatto partire una standing ovation (cosa che l’ha reso ancor piu’ meritevole del premio ricevuto).
Vabbe’, ma di che mi stupisco? nella manifestazione che consegna otto statuette a Romanzo Criminale, tra i premiatori c’era pure Giulio Andreotti!

Tutti i vincitori

Surface

SurfaceMisteriosi fenomeni colpiscono gli oceani che circondano l’America: un sottomarino scomparso dai radar viene ritrovato a chilometri di distanza integro ma completamente privo d’equipaggio, strane piogge di meteoriti illuminano le notti sul mare, ma e’ il ritrovamento di un immenso vertebrato marino spiaggiato sulle coste della Louisiana ad attirare l’attenzione della biologa marina Laura Daugherty che in un immersione per studiare una fonte geotermica sottomarina aveva assistito a strani fenomeni luminosi ed ascensionali ed ad interessare un sub, Richard, che aveva perso il fratello, trascinato nelle profondita’ degli abissi da un enorme pesce arpionato durante una battuta di pesca subacquea; nel frattempo Miles, un ragazzino che ha visto strane creature mentre faceva sci nautico di notte nella baia vicino casa, torna sul luogo e si porta a casa un bizzarro uovo che si schiudera’ in maniera devastante nell’acquario del salotto..
Questi sono alcuni degli elementi della prima puntata del nuovo serial di genere fantascientifico/sovrannaturale che e’ iniziato martedi’ 11 aprile su Fox, forte del grande seguito avuto in America durante l’inverno appena trascorso.
Prodotto dalla NBC il telefilm ha come referente l’immaginario spilberghiano: il ragazzino instaurera’ un rapporto alla E.T. con l’ospite alieno (?) che si e’ portato in casa e la scena di Miles e il fido amico che in notturna vanno in bici a setacciare la baia e’ costruita come la mitica fuga in bici del suddetto capolavoro di Spielberg; anche le piogge di meteoriti che generano fulmini sul mare ripropone il modello visivo dell’ultima Guerra dei mondi.
Surface, si propone come un buon prodotto medio televisivo che si installa sulla scia di serial di successo come Lost o 4400: io mi sono molto divertita con questa prima puntata, perche’ gli autori hanno avuto l’accortezza di ripescare un topos dimenticato ma molto in voga negli anni ‘70, quello dello studio delle profondita’ degli abissi con i loro misteri e le potenzialita’ di sviluppare una civilta’ sottomarina.

Questione di numeri

Da stasera la seconda stagione di 4400 sostituisce Numb3rs

Numb3rs

La prassi per le improvvise sostituzioni di telefilm in programmazione e’ sempre la stessa: come avvenne per Medium si inizia mandando in onda un evento sportivo (domenica scorsa i Mondiali di pattinaggio anziche’ Numb3rs) e poi il telefilm sparisce nel nulla.
Non mi spiace il ritorno della serie fantascientifica prodotta da Francis Ford Coppola, che tra l’altro suffraga una delle mie teorie (io ho sempre almeno una teoria per tutto!) sugli UFO e cioe’ che gli oggetti volanti che noi vediamo siano velivoli spaziali umani che in futuro viaggeranno attraverso il tempo, ma mi spiace il rinvio a data da destinarsi del telefilm prodotto da Ridley e Tony Scott che si stava rivelando piuttosto interessante, (l’episodio del grattacielo era decisamente carino ed omaggiava indirettamente Inferno di cristallo) soprattutto perche’ le dinamiche umane al centro del serial non erano quelle della squadra investigativa, come avviene di solito, ma piuttosto la famiglia Eppes formata dal genio matematico, Charlie il fratello investigatore Don ed il padre pensionato: i tre sono uniti nel ricordo della madre poco da poco piu’ di un anno per tumore.
Avrei seguito con interesse lo sviluppo delle dinamiche famigliari perche’ nei quattro episodi andati in onda non mi era ancora chiaro se il nucleo famigliare era davvero il tema portante del serial o un retaggio da sit-com.

Update la sostituzione del telefilm e’ stata cosi’ repentina che la registrazione su dvd porta ancora il nome di Numb3rs

Roma

RomaL’attesissimo colossal non mi entusiasmato piu’ di tanto, almeno per ora.
Colpa anche dello shock iniziale di vedere Roberto Giacobbo introdurre l’opera cercando di giustificare la scelta della Rai di mandare in onda una versione piu’ soft del serial (non si tratta di tagli, ma di scene rigirate appositamente in maniera piu’ edulcorata).
Non apprezzo particolarmente la scelta “estrema” di mostrare esplicitamente la violenza della vita dei romani del I secolo A.C., che mi pare arrivare diritta dritta dal successo di The Passion di Mel Gibson, non certo per pruderie ma perche’ ritengo da sempre l’allusione piu’ efficace dell’immagine mostrata: per esemplificare, nella versione italiana si intravede per un attimo uno schiavo marchiato a fuoco sul volto, presumo che nella versione integrale si sia indugiato molto su questo gesto che pero’ non avra’ mai la portata emotiva dell’evocazione dell’accecamento di Michele Strogoff nell’omonimo sceneggiato Rai della fine degli anni’70, dove ci si fermava su un angosciante primo piano della lama incandescente della spada.
Non posso certo essere d’accordo con la versione censurata della Rai, che oltre alla violenza limita le scene di sesso, (che faranno mai vedere, quei bacchettoni americani, l’hard-core in prima serata?) la motivazione allude alla morale cristiana che non vedo proprio cosa centri dato che l’azione si svolge un secolo primo della nascita di Cristo; credo che il vero motivo per cui in Italia certe cose non possano essere mostrate e’ che ancora vige l’ideale storico fascista (senza nessuna implicazione politica) della grandezza romana.


Rome

Altra delusione e’ stato nel finale dell’episodio: Cesare attraversa il Rubicone senza pronunciare la mitica frase Il dado e’ tratto, non so se sia stata scartata perche’ non suffragata da prove storiche, ma il fanciullo pescatore che guarda attonito il passaggio delle truppe senza spostarsi di un millimetro appartiene a un ideale romantico, ma scarsamente veritiero, per cui c’e’ sempre un ignaro spettatore mentre si fa la Storia.
Non voglio nemmen pensare che nell’ultimo episodio mi pugnalino Cesare sui gradini del Senato senza fargli pronunciare il Tu quoque Brute filii mii!
Altra cosa che mi ha disturbato sono state i volti scelti per impersonare gli antichi romani: Lucio Voreno sembra il sosia di Putin, sua moglie Niobe e’ un’attrice indiana, certamente bellissima, ma che ha poco a che spartire con l’iconografia della donna romana; Marco Antonio, poi, ha la faccia da tontolone, dopo che decenni di cinema ce l’hanno mostrato con il volto altero di Richard Burton o Marlon Brando.
La cosa veramente mirabile di Roma in realta’ sono i titoli di testa: non sono ancora riuscita a scoprire il nome del genio che li ha realizzati, ma mi pare di vedere la stessa mano che ha creato i titoli di Carnivale e Desperate Housewives: il tratto distintivo di questo artista e’ l’animazione di opere d’arte inerenti al tema del telefilm: se in Carnivale tutto partiva da un mazzo di tarocchi, in Desperate Housewives si ironizza con celeberrimi quadri che rappresentano delle coppie, da Adamo ed Eva ai Coniugi Arnolfini, mentre in Roma tutto nasce dai graffiti e dalle pitture parietali di Pompei: stupenda la Medusa a cui i capelli serpentini si staccano dal muro per agitarsi.