Su Coliandro avrebbero gia’ detto tutto loro: lui annunciando per tempo la trasmissione del telefilm rimasto per anni a pigliar polvere nei magazzini Rai, lei commentando la prima puntata con la sua solita sagacia; qualche riga la voglio scrivere anche io, se non altro con l’intento di fungere da promemoria ricordando che stasera andra’ in onda la seconda puntata: il telefilm gode infatti du una doppia programmazione settimanale, e l’intento di sbrogliarselo al piu’ presto credo non dipenda tanto dalla “scomodita’” del personaggio, ma dal fatto che a breve inizieranno i pezzi forti dei palinsesti televisivi, cioe’ L’isola dei famosi.
Premesso che non ho letto i romanzi di Lucarelli che hanno per protagonista Coliandro, devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa da questo ritratto anomalo di poliziotto, anomalo per una fiction italiana (ed anche straniera, tutto sommato) perche’ Coliandro mi ricorda qualche esponente dell’Arma di mia conoscenza, non una persona in particolare ma una somma di caratteristiche di personaggi bizzarri che forse in provincia e’ piu’ facile incontrare, sara’ per questo che Coliandro mi ha fatto un po’ di tenerezza coi suoi sogni di grande carriera “all’americana” , vissuta all’ombra di un padre morto facendo la scorta ad un giudice. La collaborazione coi Manetti Bros esaspera le caratteristiche ironiche del telefilm per cui, almeno nella prima puntata, l’ispettore si trova coinvolto in un caso piu’ grosso di lui e di cui capisce poco. Un caso dove il caso (mi si conceda il gioco di parole) la fa da padrone, per cui una guerra di mafia scoppia per un ritardo nella consegna di un pacco, e penso che anche la casualita’ sia una componente fondamentale di tante male situazioni italiane che Lucarelli studia da tempo.