Tuner – L’accordatore

Tuner
Canada, USA 2025
con Leo Woodall, Dustin Hoffman, Havana Rose Liu, Lior Raz, Tovah Feldshuh, Jean Reno
regia di Daniel Roher

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Niki White, ex bambino prodigio in campo musicale la cui carriera di pianista è stata rovinata dall’iperacusia, si ricicla come accordatore grazie al suo orecchio assoluto. Il lavoro gli farà trovare l’amore di una studentessa di composizione ma gli fa incontrare anche una banda di scassinatori di cassaforti che lo arruolano grazie al suo talento di “sentire” l’incastro degli ingranaggi…

Un’opera molto deludente per me che speravo che il film puntasse più sul lato crime della vicenda invece Tuner è soprattutto un melodramma sentimentale che trasuda melensaggine e perbenismo in una New York da cartolina con una splendida luce autunnale, interni da favola dove spiccano meravigliosi pianoforti a coda e un’elegante musica swing/jazz a far da colonna sonora in contrasto con la pessima techno che ascoltano i ladri slavi come dal più becero luogo comune sulla qualità della musica: il jazz è meglio della techno.

Niki lavora come accordatore col vecchio Harry Horowitz che lo tratta come un figlio, o meglio come un nipote. Quando Harry finisce in ospedale Niki inizia a lavorare con la banda di ladri per rilevare l’attività e pagare i costi dell’ospedale, insomma Niki non sarebbe mai sceso a compromessi con la malavita se non per cause di forza maggiore (giustificazione che non sopporto).

Il lato crime è anche costruito male: l’incontro tra Niki e la banda di Uri avviene in una villa dove a breve si terrà un evento, disturbato dal rumore al piano di sopra, Niki va a controllare e trova Uri e i suoi due accoliti che cercano di aprire una cassaforte con il trapano. Quale banda di ladri colta sul fatto non ti racconta delle fandonie che tu sgami e ti lascia anche tentare di aprire la cassaforte per tornartene ad accordare il tuo pianoforte, invece che fuggire o peggio malmenarti a morte?

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Finisce comunque che questi ladri così amichevoli non sono disposti a lasciare andare Niki e il suo talento per aprire le cassaforti (imparato da un tutorial su YouTube!) e lo coinvolgono in casi sempre più pericolosi con metodi sempre meno amichevoli ma la resa dei conti avverrà per l’unico gioiello che Niki ha rubato per sé, anzi per la sua ragazza. L’orologio con perle è stato trafugato al compositore di fama che sta per assumere Ruthie e riconosce l’oggetto al polso di lei; per non mettere nei guai l’amata Niki andrà a recuperare l’altro orologio rubato espiando così la sua esperienza con la malavita: finirà in ospedale e solo dopo un po’ potrà restituire il maltolto ma nel frattempo Ruthie è stata assunta e il compositore (interpretato da Jean Reno) non ha sporto denuncia perché nel jet set funziona così: ci si fida della parola di un ladruncolo che sparisce per settimane piuttosto che andare alla polizia!

La ragazza nella nebbia

Italia 2017
con Toni Servillo, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy, Galatea Ranzi, Michela Cescon, Lucrezia Guidone, Daniela Piazza, Thierry Toscan, Jacopo Olmo Antinori, Antonio Gerardi, Greta Scacchi, Jean Reno
regia di Donato Carrisi



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Il dottor Flores, psichiatra, viene svegliato di notte dalla polizia per un’urgenza: l’ispettore Vogel che aveva investigato su un recente fatto di cronaca accaduto in paese, è stato protagonista di un incidente in cui è morta la persona che aveva accusato e che poi è stata scagionata. L’ispettore dice di non ricordare nulla dell’accaduto e Flores inizia a farlo parlare del caso che lo ha portato ad Avechot: la scomparsa della sedicenne Anna Lou…



Laragazza nella nebbia


Non ho mai letto un romanzo di Donato Carrisi per cui sono stata piacevolmente sorpresa dalla profondità della trama: La ragazza nella nebbia non è il solito thriller che si conclude con la scoperta dell’assassino ma, ispirandosi a fatti di cronaca recente, il giallo diventa un pretesto per analizzare il coinvolgimento dei media nei casi di cronaca nera e il personaggio di Vogel è quello di un detective controverso che non esita a manipolare le prove per avvalorare la propria tesi accusatoria, già reduce da un clamoroso caso in cui la giustizia ha ordinato un cospicuo risarcimento alla persona che Vogel aveva portato in tribunale, l’ispettore non esita a ricorrere agli stessi mezzi per incastrare la persona che ritiene colpevole della scomparsa di Anna Lou e quando questa verrà scagionata arriverà ad ucciderla perché ha trovato una prova schiacciante della sua colpevolezza.
Teatrale e istrionico, come la recitazione di Tony Servillo, Vogel non esita a servirsi della stampa in particolare della spregiudicata giornalista Stella Honer che non si fa scrupoli nello scatenarsi contro l’ispettore quando i suoi impianti accusatori crollano.



Laragazza nellanebbia


Anna Lou è pochissimo presente in scena, come solitamente avviene sui social o nelle trasmissioni televisive dove il rispetto e la memoria della vittima passa in secondo piano per lasciare spazio agli umori della gente.
Se nessuno si salva, neppure chi rappresenta la giustizia, il cattivo dev’essere all’altezza di queste aspettative ed effettivamente le motivazioni che portano alla morte della ragazzina sono decisamente sconvolgenti nella assoluta “banalità del male”.



La ragazza nellanebbia


Purtroppo il romanzo ha una doppia trama e un doppio finale, che probabilmente nel libro funzionano ma nel film finiscono per appesantire una storia che aveva già molto da dire e lo diceva anche bene. Per cui certi personaggi, come quello della vecchia giornalista Beatrice Leman risultano posticci e il colpo di scena finale che svela l’identità del killer soprannominato l’uomo della nebbia, non aggiunge assolutamente nulla anzi risulta ridondante perché quell’aspetto della trama non è stato portato avanti nel corso del film.



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Per quanto riguarda la messa in scena sono rimasta un po’ sconcertata dal fatto che il film sia stato girato in Trentino e in località molto note come il lago di Carezza quando il nome del paese, e la scelta di Jean Reno e Thierry Toscan (il protagonista de Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti) lasciano presupporre che Avechot sia un paese al confine con la Francia e sinceramente, benché siano sempre Alpi, quelle valdostane differiscono molto da quelle trentine. Sorvolando sui misteri delle Film Commission, Carrisi dimostra un certo gusto internazionale nella messa in scena, è un classico che l’esordiente cerchi di omaggiare i suoi referenti ma sono errori veniali che si perdonano volentieri.