2046

2046


Devo ammettere che sono rimasta colpita dal fascino malato dell’ultimo
film di Kar-Wai, forse dipende dal rapporto che ho con la memoria e il
peso che questa ha nella mia vita..

Anyway, la  recensione era su ImpattoSonoro ora e’ qui

Collateral

Collateral

Max fa il tassista a Los Angeles, e’ molto scrupoloso nel suo lavoro:
maniaco della pulizia e con un progetto per il futuro in testa. Una
sera incontra Vincent che colpito dalla sua precisione lo assume per
tutta la notte in cui deve compiere cinque incontri prima di lasciare
L.A. all’alba. Ben presto Max capira’ che l’uomo che sta accompagnando
e’ un killer spietato.

La storia che il film racconta e’ collaterale alla vera
protagonista della pellicola: la smisurata metropoli di Los Angeles che
Mann ci mostra sempre incombente in ogni inquadratura. E’ quasi un
organismo vivente a se’ stante fatta di luci, macchine, metropolitane e
scale mobili che sembrano animate da una propria volonta’. Al suo
interno l’incontro-scontro tra il cinico Vincent e il buon Max che da
dodici anni culla il proprio sogno di cambiar vita. Non si puo’ neppure
parlare di scontro tra Bene e Male perche’ l’anima pia di Max si
sveglia realmente solo quando viene toccato direttamente, altrimenti e’
disposto ad assecondare il killer giustificandosi col fatto di non
avere scelta. Molto piu’ interessante la figura di Vincent, per cui
parteggia il pubblico e lo stesso regista. Questo killer non e’ malato
di mente o particolarmente bisognoso di soldi, e’ un animale che si
adatta a quella natura meccanica, ma sempre matrigna, che e’ la
metropoli dove una persona puo’ morire in metropolitana senza che
nessuno se ne accorga per ore ed il momento piu’ bello del film e’
quello in cui il taxi si ferma per far passare il coyote che li fissa e
poco dopo nella scena della discoteca, che e’ indubbiamente una gran
bella scena d’azione, Tom Cruise sapra’ replicare quello sguardo
distaccato di predatore.

Auguri a Leonaro Di Caprio

30 anni anche per Leonardo di Caprio,  ultimo vero divo made in Hollywood.

Dimostrata la sua bravura in film come Buoncompleanno Mr. Grape o Romeo+Giulietta, il giovane attore e’ passato indenne attraverso il folle successo mediatico del Titanic e si e’ posto sotto l’ala di registi come Scorsese (Gangs of New York, The Departed – Il bene e il male) e Spielberg (Prova a prendermi).

Si attende nelle sale la sua ultima fatica, sempre diretta da Martin Scorsese, The Aviator,
sulla controversa figura del magnate Howard Hughes, mentre e’
definitivamente naufragato il progetto di Baz Luhrman in cui Di Caprio
avrebbe vestito i panni di Alessandro il Grande.

 

Anna and the king

Annaandtheking

Per quella legge del sincretismo dei palinsesti che io trovo sempre
affascinante nella sua casualita’, stasera andra’ in onda in prima
serata su Canale5 Anna and the king polpettone storico del 1999 con
Jodie Foster e Chow Yun-Fat che pero’ pare esser molto gradito dagli
spettatori, data la frequenza con cui viene replicato.
Per chi volesse approfondire  l’argomento  Rete4  verso le 2.30 di notte trasmettera’ Anna e il re del Siam,
prima versione di questa storia ispirata a una vicenda reale che ha
portato anche alla creazione di uno dei musical piu’ famosi King and I, il film e’ datato 1946 e interpretato dalla mai abbastanza osannata Irene Dunne e Rex Harrington.



Il re ed io si intitola anche la seconda versione
cinematografica, prodotta nel 1956 ed interpretata da Deborah Kerr e
uno stizzoso ma divertentissimo Yul Brynner. Stranamente questa
versione che e’ anche la piu’ riuscita passa in televisione assai di
rado (ed e’ difficile reperirne anche le foto su internet!)




CartoonthekingandI

Esiste anche un cartoon della Warner sempre del 1999 chiamato The king and I, che ebbe scarso successo in Italia.

Nessuna delle tre versioni si puo’ ritenere un capolavoro della
cinematografia ma e’ interessante notare come i primi due si segnalino
come discreti prodotti di genere da commedia americana, premiati
entrambi con l’Oscar ai costumi e alla scenografia che pure non avevano
nessun riscontro con la realta’ del Siam del XIX secolo e ne rifacevano
una ricostruzione alquanto fantasiosa, mentre il terzo remake del 1999
che e’ una fedele riproduzione dello stile e della moda dell’epoca con
il re Mongkut finalmente interpretato da un orientale, perde tutta la
sua verve brillante, proprio per la scelta di mantenersi il piu’ fedele
possibile ai diari di Anne Leonowen: nelle precedenti versioni manca
l’episodio crudo della concubina condannata. Centrera’ anche il fatto
che il primo regista e’ John Cromwell, il secondo e’ Walter Lang e il
terzo Andy Tennant?

In ogni caso le versioni del 1999 e del 1946 sono attualmente
ancora proibite in Thailandia per il reato di lesa maesta’, non ho
trovato notizie di un’enventuale censura sulla versione con Yul Brynner.

La foglia sul cuscino

Lafogliasulcuscino Daun di atas bantal
Indonesia (1998)
Regia di Garin Nugroho

Le vicende di tre ragazzini di strada nei bassi fondi di Jakarta
raccontate nella loro cruda quotidianita’ fatta di furti, sesso e fumi
di colla fino alle morti assurde: Kancil non vede una galleria mentre
e’ seduto sul tetto del treno, troppo intento a rimirare il cuscino che
vorrebbe portare alla famiglia nel suo villaggio natale, Heru
assassinato dal miraggio di soldi facili, mettendosi nelle mani di
mafiosi che gli forniscono una falsa identita’ (i ragazzi di strada non
sono iscritti all’anagrafe, ovviamente) per poi eliminarlo e prendersi
i soldi dell’assicurazione. Sugeng ucciso per errore e a cui viene
rifiutata la sepoltura sempre per la mancanza di un’identita’
riconosciuta.

Come dice la didascalia iniziale il film si ispira, purtroppo a
storie vere e il regista mantiene un taglio documentaristico, anche se
pudico e delicato, con la cinepresa che ci mostra la vita dei
protagonisti sempre da un punto di vista oggettivo: ragazzini che si
muovono sulla sfondo di una citta’ indifferente e rumorosa, simile a
tutte le altre bidonville del mondo e anche il look di Heru non e’ poi
diverso da quello di un ragazzino nero del ghetto americano.

Anche questa e’ globalizzazione…

Michael Moore al pesto

Basilico Ieri sera, vedendo Bowling a Columbine, non ho potuto fare a meno di notare come  anche in questo film Moore insista, al pari di Fahrenheit 9/11,
sul tema del terrore mediatico che manipola la popolazione americana.
Un tema un po’ noioso, o meglio fastidioso, perche’ inconsciamente
vorremmo tutti essere in grado di scorgere da lontano i vari trucchetti
mediatici.

Poi mi e’ venuto in mente il basilico.

Una notiziola che saltellava ieri da un tiggi’ all’altro e che
parrebbe piu’ che altro una curiosita’ se non sfruttasse lo stesso
principo di incutere paura.

Pare che il pesto genovese Doc sia cancerogeno perche’ utilizza
piantine di balisico molto giovani dove c’e’ un’alta concentrazione di
non so quale sostanza pericolosa per la nostra salute. Che la
popolazione ligure vada avanti da centinaia d’anni a mangiarlo senza
avere un’alta incidenza di mortalita’, ma essendo anzi, una delle
regioni piu’ longeve questo non importa. Cio’ che interessa e’
inculcare il piccolo tarlo del dubbio che fara’ in modo di renderci
bendisposti verso i cibi geneticamente modificati.

Les Choristes – I ragazzi del coro


Francia 1949, al collegio per ragazzi
difficili “Le fond de l’etang” (Il fondo dello stagno) arriva, per
lavorare come sorvegliante il musicista fallito Clement Mathieu. Con la
sua umanita’ e l’aiuto della musica sapra’ conquistare i ragazzi del
collegio resi diffidenti dalle maniere autoritarie del perfido
direttore.


Leschoristes

La classica pellicola in cui tutto e’ prevedibile dopo i primi
cinque minuti. Lezioso e furbetto, il film si regge tutto sulla bonomia
arguta del sorvegliante e le espressioni buffe e carine dei piccoli
protagonisti. Racconto oleografico della dura vita di un collegio (se
fosse possibile Les choristes perderebbe ulteriormente punti confrontato con il pur imperfetto La mala educacion
ancora nelle sale), la vicenda non esce mai dal bozzetto tanto che il
cattivo della scuola e’ interpretato dal piu’ banale “rosso malpelo”, e
non riesce mai ad appassionare l’annoiato spettatore che non si
commuove davanti alla storia a lieto fine dell’orfanello Pepinot ne’ a
trovare poetica la scena d’addio tra svolazzanti aeroplanini di carta.

In film che non esito a definire brutto per la mancanza di coraggio e inventiva dimostrata.

Mi lascia stupita l’enorme successo avuto in patria che ha spinto
la Francia a selezionarlo per la corsa agli Oscar. Incredibile anche il
successo della colonna sonora: innegabili le qualita’ del coro di voci
bianche, ma le canzoni sono ancora una volta manieristicamente banali e
leziose.

ecchepallepero’!

Ho l’influenza.

Sono 15 giorni che non vado al cinema.

In piu rieleggono lo scimmione come Presidente degli Usa
costringendomi a prorogare il mio personale embargo turistico agli
States di altri 4 anni..

Eventi cinematografici

Stasera alle 18.30. alla Casa
dell’Architettura di Roma si terra’ un interessante dibattito tra il
regista Mario Monicelli, gli architetti Alessandro Anselmi e Bruno
Darò, Francesco Barilli pittore e regista sull’architettura delle sale
cinematografiche. L’eventa promuovera’ la presentazione di una ricerca
storica sulle sale cinematografiche di Roma che sarà allegata al numero
di D La Repubblica delle donne di sabato 6 novembre 2004 e la mostra Cinematografo di Francesco Barilli

 

Fino al 15 dicembre 2004 l’istituto francese di Firenze dedica una mostra fotografica ai Fratelli Taviani: L’odore del cinema – I Fratelli Taviani: tra Toscana e Francia
Si tratta principalmente di foto di scena scattate da Umberto
Montiroli, e una larga sezione e’ dedicata agli attori francesi che
hanno lavorato per i Taviani.