Chi ha paura di Virginia Woolf?

Who’s Afraid of Virginia Woolf?
USA 1966 Warner Bros
con Elizabeth Taylor, Richard Burton, George Segal, Sandy Dennis
regia di Mike Nichols



Whosafraidofvirginiawoolf


Dopo una cena formale in un campus universitario, l’attempata coppia formata da Martha, figlia del rettore e il professore di storia George invitano a casa il nuovo professore di biologia Nick con la giovane moglie Honey. L’alcol fa emergere tutte le frustrazioni matrimoniali della vecchia coppia che trascina in un gioco al massacro quella più giovane.


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Il debutto alla regia di Mike Nichols è la trasposizione cinematografica dell’omonima opera teatrale di Edward Albee del 1962, scandalosa per il linguaggio fortemente scurrile e il disvelamento degli orrori che si celavano dietro la facciata perbenista della famiglia americana.
Il rapporto tra Martha e George è incrinata dalle delusioni: lei, figlia del rettore si aspettava una brillante carriera da parte del marito che invece è rimasto un semplice professore le cui ambizioni letterarie sono state soffocate dall’ingombrante presenza del suocero. Le incomprensioni sono esacerbate dal fatto di non avere avuto figli e questa giustificazione spinge i coniugi a immaginare l’esistenza di un figlio che motivi il loro rimanere insieme al di là delle insofferenze.
Nonostante le raccomandazioni di George prima dell’incontro con l’altra coppia, Martha si lascia sfuggire dell’esistenza del figlio e quando il gioco al massacro raggiunge l’apice George racconta di un telegramma che avvisa della morte del figlio. Il coraggio di affrontare la realtà forse renderà più accettabile la convivenza tra Martha e George.



Chi ha paura di virginia Wolf

Se è comprensibile che una coppia sposata da decenni abbia una buone dose di incomprensioni e scheletri nell’armadio, nemmeno i giovani Nick e Honey sono l’esempio dei perfetti innamorati: Nick confida a George che ha sposato la moglie in seguito a una gravidanza isterica ma l’ha fatto di buon grado visto che la ragazza è ricca e si dice disposto a tutto pur di far carriera e infatti nella notte va a letto con Martha, cosa che scatena in George l’idea di uccidere il figlio immaginario.



Chihapauradivirginiawolf

Anche se il film è invecchiato piuttosto male e risulta piuttosto verboso, l’esordiente Nichols ci mette del suo, per non cadere nel rischio del teatro filmato: gli attori in scena sono solo quattro e l’azione si svolge quasi tutta nella casa di Martha e George. Gli esiti sono più che buoni e il film ha fatto incetta di premi.
Liz Taylor s’imbruttì per la parte che le valse un oscar che però non ritirò per protestare per quello mancato del marito Richard Burton, magnificamente doppiato, nella versione italiana, da Gigi Proietti.

Anime in delirio

Possessed
USA 1947 Warner Bros
con Joan Crawford, Van Helfin, Raymond Massey, Geraldine Brooks, Moroni Olsen, John Ridgely, Stanley Ridges
regia di Curtis Bernhardt



ANIME IN DELIRIO


A Los Angeles una donna in evidente stato confusionale vaga per le strade, internata in un reparto psichiatrico ricostruisce la sua storia: si tratta di Louise Howell infermiera privata di un magnate del petrolio innamorata di un ingegnere David Sutton, che però la lascia quando vede che per Louise la relazione è troppo seria. Alla morte della moglie, Mr. Graham chiede a Louise di sposarlo e la donna accetta nonostante non lo ami. Il matrimonio sarebbe piuttosto sereno se non fosse che David è un impiegato di Graham e ogni incontro destabilizza Louise che non è mai riuscita a dimenticarlo. Quando Sutton è in procinto di sposare Carol, la primogenta di Graham, Louise lo uccide.



POSSESSED


Ottima commistione tra melò e noir che valse a Joan Crawford una seconda nomination agli Oscar dopo quello vinto l’anno precedente per Il Romanzo di Mildred.
Di certo i film a fondo psichiatrico sono stati un ottimo traino per lo sviluppo delle cure psichiatriche nel ceto medio alto americano: dopo aver confessato l’omicidio dell’amato, Louise giace come la Bella Addormentata mentre lo psichiatra che l’ha presa in cura giustifica il suo gesto con un pistolotto sulle malattie mentali che hanno ottime speranze di esser curate e prevede le buone probabilità che il delitto le venga condonato per l’incapacità d’intendere e di volere.



Anime indelirio


E’ molto interessante la prima parte del film dove la moglie di Graham, che non viene mai mostrata, sviluppa una gelosia patologica verso il marito che le fa pensare che abbia una relazione con la sua infermiera, anche Louise, lasciata per noia dal cinico David, sviluppa la stessa gelosia furiosa per giustificare l’abbandono: siamo ancora all’inizio della pellicola e questa sottile similitudine tra le due donne anticipa il destino infausto di Louise che cadrà nel delirio convincendosi anche di aver ucciso la prima signora Graham e immaginando di uccidere Carol, la figliastra corteggiata da David.
Il cambio di passo nel film avviene proprio con il litigio e la caduta dalle scale di Carol: se fino a quel momento lo spettatore ha vissuto le confessioni di Louise allo psichiatra come un dramma amoroso, un melodramma appunto, quando assiste al vero rientro di Carol senza bacio con David, capisce lo slittamento verso la malattia mentale, la schizofrenia in cui è caduta Louise per colpa del suo amore malato per David Sutton.



Animeindelirio


Ovviamente il personaggio di Sutton doveva essere odioso per permettere allo spettatore di identificarsi con Louise e accettare che l’omicidio le venisse scontato in vista del complesso percorso di riabilitazione, ma quella di David è risultata un’insolita caratterizzazione maschile, definita giustamente homme fatale: come il corrispettivo femminile è pericoloso e indifferente al destino delle vittime della sua seduzione, nasconde il suo cinismo dietro la più assoluta sincerità: il disinteresse per il matrimonio parlando con Louise, l’interesse per il patrimonio riferendosi a Carol.

The Untouchables – Gli intoccabili

USA 1987 Warner Bros
con Kevin Costner, Sean Connery, Robert De Niro, Andy Garcia, Charles Martin Smith, Richard Bradford, Jack Kehoe, Brad Sullivan, Billy Drago, Patricia Clarkson, Steven Goldstein, Peter Aylward, Don Harvey
regia di Brian De Palma


Gliintoccabili


Nella Chicago del proibizionismo Al Capone gestisce il suo impero quasi alla luce del sole, ostentando la sua ricchezza e rilasciando interviste. L’integerrimo agente del Tesoro Eliot Ness viene incaricato di catturare il boss ma il suo primo tentativo fallisce e Ness si ritrova sbeffeggiato dalla stampa. Incontra casualmente un vecchio poliziotto di origine irlandese, Jimmy Malone e lo coinvolge nell’impresa di catturare Capone. Malone mette in guardia Ness dalla corruzione che serpeggia anche nel dipartimento di polizia e lo aiuta a creare una squadra speciale “Gli intoccabili” composta da loro due, una recluta di origini italiane e un contabile che ha l’idea di accusare il mafioso per frode fiscale. L’impresa riesce ma costa il dimezzamento della squadra…



Gliintoccabili


Ispirato all’autobiografia di Eliot Ness e all’omonima serie tv dei primi anni ’60, The Untouchables è una grandiosa produzione hollywoodiana dei secondi anni ’80 con un grandioso cast (di belloni tra l’altro) e un reparto tecnico e creativo di tutto rispetto: la sceneggiatura è di David Mamet, la musica di Morricone i costumi di Armani e alla regia c’è Brian de Palma che fa sfoggio di tutta la sua abilità tecnica e il suo citazionismo: il film è noto per aver riproposto la scena della carrozzina de La corazzata Potëmkin, ma oltre all’immancabile Hitchcock il regista cita anche altri capolavori del cinema: nello scontro a fuoco nella casupola al confine con il Canada, dopo che Ness ha ucciso un mafioso che non ha abbassato l’arma, Malone lo raggiunge mentre Ness è ripreso di spalle sulla veranda come John Wayne nella famosissima inquadratura di Sentieri Selvaggi.



Theuntouchables


I virtuosismi tecnici si sprecano: l’inquadratura iniziale è un carrello che scende dall’alto su Al Capone che si sta facendo fare la barba mentre concede un’intervista, il set da barbiere è quello realmente appartenuto al boss.
La ricostruzione del periodo storico è del resto ineccepibile, colpiscono gli interni: archi e cupole dominano la stazione, il palazzo di giustizia, il teatro, riportandoci al cinema di Orson Welles con cui De Palma ha collaborato a inizio carriera.
La fotografia riporta invece ai tardi anni ’50, la serie tv inizia del 1959 e i colori sottolineano le atmosfere hitchcockiane: l’insistenza sulla valigia che costa la vita alla bambina nel pub, il letto vuoto della figlia di Ness che fa sospettare il rapimento mentre la bambina sta giocando tranquilla di fianco al lettino vuoto…



Gliintoccabili


I bambini hanno una valenza simbolica, l’innocenza: l’omicidio della piccola dilaniata dalla bomba nel bar, scatena l’opinione pubblica contro la guerra della birra, Ness è l’unico ad avere una famiglia, una figlia e un bambino in arrivo: è per loro che deve costruire un mondo migliore osservando rigidamente le leggi ma quando ci si trova davanti al male assoluto bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani, come insegna il vecchio Malone e così nel celebre sottofinale alla stazione, Ness non esita di mettere a rischio la vita di un bambino innocente pur di catturare il contabile, da qui la famosa citazione della carrozzina con atletico lieto fine dell’aitante recluta Andy Garcia.
Lo scontro senza esclusione di colpi tra i quattro incorruttibili e Al Capone assume una dimensione epica che spiega l’atmosfera western nella sequenza al confine del Canada tra John Ford, Kurosawa e Peckinpah.

Lo strano mondo di Daisy Clover

Inside Daisy Clover
USA 1965, Warner Bros
con Natalie Wood, Christopher Plummer, Robert Redford, Roddy McDowall, Ruth Gordon, Katharine Bard, Peter Helm, Betty Harford, John Hale
regia di Robert Mulligan



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Anni ’30: la quindicenne Daisy Clover proviene da una famiglia disastrata dalla Grande Depressione, tenta un concorso canoro e viene scelta da un grande produttore hollywoodiano per diventare la nuova fidanzatina d’America. Il prezzo sarà far internare la madre un po’ svanita facendola passare per morta ma Daisy sembra trovare l’amore con un giovane attore che nasconde la sua omosessualità, cosa che la ragazza scopre dopo il matrimonio. La relazione con il tycoon e la morte della madre scuotono ulteriormente la ragazza che cade vittima di una profonda depressione sfiorando il suicidio.



Lo strano mondodi DaisyClover


Mentre l’epoca d’oro delle major è ormai al tramonto, la Warner, una delle più grandi e famose case di produzione, tenta questa critica dall’interno ma il film non fu successo né di critica né al botteghino causa anche dei pesanti tagli di produzione.
CJhUIl film è diventato un cult con il tempo anche per le vicissitudini della protagonista: Natalie Wood che iniziò la carriera cinematografica da bambina e morì misteriosamente cadendo da uno yacht, quindi è difficile guardare le scene di Daysy e Wade che si rifugiano sulla barca senza pensare al triste destino che sarebbe toccato all’attrice.
Un’altra attrice adolescente a cui sembra ispirarsi il film è Judy Garland: Daisy truccata da clown con la parrucca di lana gialla con le trecce richiama la Dorothy de Il Mago di Oz.



Lo stranomondodi daisyclover


Natalie Wood interpretò il film a 27 anni e quindi come quindicenne è poco credibile ma la sua bravura fa dimenticare questo dettaglio, molto bravo anche Robert Redford nei panni del fascinoso attore seduttore per nascondere la propria omosessualità: sa essere seducente e malinconico, conscio di inseguire amori che non potranno mai soddisfarlo. Milena (in originale Malora), la materna moglie del produttore è stata una delle sue amanti che per lui ha tentato il suicidio, Christopher Plummer è luciferino nei panni di produttore, glaciale e fintamente accondiscendente salvo accorciare sempre più “il guinzaglio” della sua stella.



Insidedaisyclover


Un ritratto torbido dei retroscena del mondo hollywoodiano nel periodo di suo massimo splendore costruito anche con filmati d’epoca. La costrizione in cui si cade Daisy è rappresentata dalle scene in stradine strette oppresse da edifici incombenti che siano quelli il vecchio luna park dove vive Daisy o i capannoni degli studios. Molti campi lunghi a sottolineare la solitudine della protagonista; notevole la scena della crisi di nervi nel camerino di doppiaggio con alternanza di silenzi, suoni tecnici e urla; lieto fine un po’ posticcio ma liberatorio.

La rabbia giovane

Badlands
USA 1973 Warner Bros
con Martin Sheen, Sissy Spacek, Warren Oates, Ramon Bieri, Alan Vint, Gary Littlejohn, John Carter, Bryan Montgomery, Gail Threlkeld, Terrence Malick
regia di Terrence Malick



La rabbia giovane


La quindicenne Holly Sargis accetta la corte del giovane spiantato Kit Carruthers che ha dieci anni più di lei. Il padre della ragazza si dimostra contrario alla relazione e viene ucciso da Kit durante un alterco. Holly aiuta il ragazzo a dar fuoco alla casa inscenando anche il loro suicidio poi fugge con lui. I due si rifugiano in una foresta lontani da tutto ma quando la polizia li rintraccia inizia una fuga costellata di omicidi. Holly e Kit decidono di rifugiarsi in Canada ma con la stessa indifferenza con cui ha accettato la fuga, la ragazza decide di abbandonare Kit che si lascia catturare a pochi chilometri dal confine. A lui toccherà la sedia elettrica a lei una pena lieve con la condizionale e il matrimonio con il figlio del suo avvocato.



Badlands


Il film d’esordio del regista Terrence Malick è un piccolo gioiello della cinematografia anni ’70, ispirato alla storia vera di Charles Starkweather e Caril Ann Fugate. Malick realizza un road movie, genere molto in voga nel periodo, ma lo caratterizza con quelli che diventeranno tratti distintivi del suo cinema: il lirismo nato dalla grande attenzione per la natura e la voce off in questo caso è quella di Holly e più che un flusso di coscienza, la voce sembra leggere il diario di una quindicenne superficiale come è la protagonista.
E’ sicuramente la figura della ragazza l’elemento più straniante del film: l’indifferente mansuetudine con cui accetta il suo destino di Kit, indifferente all’omicidio del padre e alle altre morti che seguiranno fanno di Holly una sorta di Lolita inconsapevole e allucinata, ben conscia però che quella con Kit sarà solo una parentesi: mentre vivono ancora il loro idillio nella foresta lei pensa già a chi sarà il suo compagno di vita e come farà ad incontrarlo. Il suo allontanamento da Kit non nasce dal raccapriccio per la vita che stanno conducendo ma per la noia che questa le provoca.



Larabbiagiovane


Il personaggio di Kit assume una certa logica nel finale quando il “nemico pubblico n°1” viene condotto nella base militare e ti sovviene all’improvviso che l’alternativa alla vita rocambolesca scelta da Kit è quella da carne da macello nella Guerra di Corea: nella sua follia violenta Kit sta cercando un’alternativa al destino segnato della white trash.
Il paesaggio è il terzo protagonista della pellicola come suggerisce anche il titolo originale, Badlands e l’evoluzione del paesaggio segue quella dello stato d’animo dei protagonisti: prima una natura lussureggiante dove rifugiarsi e illudersi di poter vivere lontani da tutti poi la piattezza monotona delle praterie che rispecchia la noia durante la fuga, quando l’idea di una vita sempre in viaggio ha perso ogni fascino. Le montagne in lontananza del Canada, evanescenti come il sogno irraggiungibile che rappresentano.



Badlands


Da menzionare i due protagonisti del film: Martin Sheen e Sissy Spacek, sempre in scena in un film che anticipa di pochi anni i film che li renderanno icone cinematografiche: Carrie per lei nel 1976 e per lui Apocalypse Now del 1979.
Piccolo cameo del regista: è l’uomo che va a bussare alla villa del riccone in cui si sono rifugiati i due ricercati e viene allontanato da Kit.
Il film è stato d’ispirazione per Bruce Springsteen per la canzone Nebraska del 1982 contenuta nell’omonimo album,

I ruggenti anni Venti

The Roaring Twenties
USA 1939 Warner Bros
con James Cagney, Priscilla Lane, Humphrey Bogart, Gladys George, Jeffrey Lynn, Frank McHugh, Abner Biberman, Paul Kelly, Elisabeth Risdon
regia di Raoul Walsh



The roaring20s


Eddie Bartlett, George Hally e Lloyd Hart si conoscono in Francia durante la Prima Guerra Mondiale. Il ritorno alla vita normale non è facile: Eddie fa il tassista e finisce senza saperlo a fare una consegna di alcolici illegali, venendo arrestato e finisce in galera nonostante Lloyd, ora avvocato, patrocini la sua causa. A tirarlo fuori di galera ci pensa Panama Smith, la cantante a cui doveva fare la consegna. Eddie non ci mette molto a capire come funziona il racket degli alcolici e in breve diventa un boss. Intanto ritrova Jean Sherman, una ragazzina che gli scriveva quando era in guerra ora è una bella ragazza che vuole fare la cantante e il gangster le spiana la strada. Eddie ritrova George quando decide di scalzare un boss che gestisce la compravendita di liquori pregiati, insieme i due dominano la città ma George è troppo violento e uccide una guardia che era un loro superiore durante la guerra. E’anche il primo ad informare Eddie che Jean in realtà è innamorata di Lloyd. La delusione amorosa porta Eddie all’alcolismo nel frattempo arriva il crollo di Wall Street e George rileva la compagnia di taxi di Eddie per una somma di denaro ridicola lasciandogli un unico taxi con cui Eddie cerca di sopravvivere dopo aver perso tutto. Dopo qualche anno il tassista carica Jean che lo riconosce e lo invita a casa: Lloyd ha fatto carriera e hanno un bimbo. L’incontro sprofonda nuovamente Eddie nell’alcol ma quando Jean viene a chiedergli aiuto perché George minaccia il marito, Eddie non si tira indietro…



Theroaringtwenties


L’ultimo gangster movie con l’ambizione di raccontare il decennio più folle della storia americana: il proibizionismo, la malavita organizzata, il crollo del ’29 e di come tutto sia legato, a partire dalla disoccupazione che colpisce i reduci della Grande Guerra.
Il film è ispirato a un racconto di  Mark Hellinger The World Moves On è introdotto da una didascalia e i salti temporali sono raccontati da una voce off sulle belle dissolvenze simboliche di Walsh: i grattacieli che si squagliano come neve al sole per raccontare il crollo della Borsa sono indimenticabili.



Theroaring twenties


I tre protagonisti sono emblematici: Eddie, gangster dal cuore d’oro costretto a darsi alla malavita perché non trova altro lavoro e che investe tutti i suoi risparmi in una compagnia di taxi spazzata via dalla crisi e dal cinismo di George, il vero cattivo della storia -Humprey Bogart all’ultimo ruolo da comprimario- la cui natura crudele viene mostrata nella trincea francese: Lloyd rifiuta di sparare a un tedesco perché poco più che adolescente, George lo uccide commentando che non arriverà a diciassette anni. Subito dopo viene proclamato l’armistizio, quindi su George da subito pesa una morte inutile.



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Lloyd fa da prestanome a Eddie negli anni d’oro del racket ma poi diventa assistente del procuratore generale pronto a testimoniare contro George che ha continuato a prosperare con altri intrighi. Rappresenta il nuovo corso impresso da Roosevelt, l’impegno e la conciliazione necessari per uscire dalla Grande Depressione.
Walsh rispetta gli stilemi principali dei gangster movie anni ’30, ad esempio la paura del gangster quando si trova di fronte alla morte e anche il duro Bogart supplica Eddie quando questi tira fuori la pistola.



I ruggenti anni venti


Anche per il tassista c’è la morte ma anche la redenzione: si trascinerà ferito sui gradini di una chiesa, bianchi di neve, al suo fianco sempre Panama Smith la donna che lo ha sempre amato in silenzio e non lo ha mai abbandonato.

Il signore resta a pranzo

The Man Who Came to Dinner
USA 1942, Warner Bros
con Monty Wooley, Bette Davis, Ann Sheridan, Richard Travis, Jimmy Durante, Billie Burke, Reginald Gardiner, Elisabeth Fraser, Grant Mitchell, George Barbier, Mary Wickes, Charles Drake, John Ridgely, Edwin Stanley, Russell Arms, Ruth Vivian
regia di William Keighley



Man Who Came to Dinner


Lo scorbutico divo della radio Sheridan Whiteside si trova a Mesalia in Ohio per una conferenza, ospite di un importante famiglia della città, quando cade sui gradini d’ingresso ed è costretto a restare confinato nella casa dei signori  Stanley. Whiteside s’impossessa della casa ospitando i suoi strambi amici e convince i figli dei padroni di casa a lasciare la città per realizzare i loro sogni. Nel frattempo la sua insostituibile segretaria, Maggie Cutler, s’innamora di un giornalista di Mesalia, Bert Jefferson, e avverte Whiteside che sta per lasciare il lavoro. Pur di non perdere la collaboratrice, il conferenziere getta Bert tra le braccia di  Lorraine Sheldon, un’attrice senza scrupoli ma quando capisce che Maggie è davvero innamorata fa di tutto per allontanare Lorraine.



Ilsignorerestaapranzo


Trasposizione cinematografica dell’omonima commedia teatrale del 1939 che aveva per protagonista lo stesso Monty Woolley. Il regista William Keighley fa ben poco per nascondere l’impianto teatrale dell’opera quasi tutta ambientata nel grande salone di casa Stanley, anche se la macchina da presa si muove in questo ambiente con una certa ariosità data dai brevi piani sequenza per seguire ingressi ed uscite.
A sorreggere il film la grande verve degli attori, Bette Davis ottima nel recitare sottotono il ruolo della paziente segretaria che pure non ha paura di tener testa all’impossibile Whiteside, Billie Burke, la Glinda, strega buona de Il mago di Oz è adorabile nel ruolo della signora Stanley, la cui vita viene stravolta dalla presenza dell’ingombrante celebrità che era così felice di avere a cena.



TheManWhoCameToDinner


Jimmy Durante arriva sul finale come un deus ex machina e risolve il problema di Lorraine Sheldon tra una canzone e una battuta, notevole il cast secondario, soprattutto Mary Wickes che i più ricordano come Suor Maria Lazzara di Sister Act, qui è una segaligna Miss Preen, l’infermiera vittima prediletta delle angherie di Whiteside.



Il signore resta a pranzo


La commedia resta comunque molto godibile ancora oggi anche se, prendendo di mira il mondo teatrale e cinematografico del periodo, alcune allusioni vanno perse: il personaggio a cui è ispirato il divo radiofonico potrebbe essere addittura Orson Welles visto che chiama affettuosamente Lorraine bocciolo di rosa, ovvero rosebud: da vedere possibilmente in versione originale sottotitolata per apprezzare il ritmo delle battute.

Le 5 schiave

Marked Woman
USA 1937 Warner Bros
con Bette Davis, Humphrey Bogart, Lola Lane, Isabel Jewell, Jane Bryan, Eduardo Ciannelli, Mayo Methot, Rosalind Marquis, John Litel, Raymond Hatton
regia di Lloyd Bacon



Markedwoman


Prendendo possesso del Club Intime, il boss Johnny Vanning ha in mano l’intero racket dei locali notturni e anche alle cinque entraîneuse del locale non resta che accettare la protezione del boss. Una notte Mary viene riaccompagnata a casa da un cliente che le confida di aver pagato con un assegno scoperto i debiti di gioco, la ragazza lo consiglia di lasciare in fretta la città ma l’uomo viene ritrovato morto con in tasca il numero di telefono di Mary. Per sbugiardare il giovane procuratore  David Graham, l’avvocato di Vanning convince Mary a indicare come killer due membri della gang che in quei giorni erano in galera. A pagare lo scotto del falso processo sarà Betty, sorella minore di Mary arrivata in città a sorpresa proprio il giorno in cui la sorella è stata arrestata, scandalizzata dalla sua vita equivoca rifiuta di tornare all’Università e una sera finisce per partecipare a una festa organizzata da Vanning ma quando il suo accompagnatore allunga le mani oppone resistenza e Vanning la butta giù dalle scale impedendo che vengano chiamati i soccorsi. Mary denuncia la scomparsa della sorella e Vanning la fa picchiare e sfregiare ma la donna non si lascia intimidire e convince anche le sue colleghe a testimoniare contro il boss.


Marked


Duro melodramma della Warner liberamente ispirato alle vicende di Lucky Luciano che mette in campo le due star di punta: Bette Davis e l’emergente Humphrey Bogart ed è interessante confrontare la recitazione drammatica della Davis con quella trattenuta di Bogey, ricordando che per questo film Bette Davis vinse la Coppa Volpi a Venezia.


Le cinque schiave

La tematica del film sarebbe stata ottima per un film pre-code dove la violenza e i riferimenti sessuali erano espliciti, il Codice Hayes entrato in vigore nel 1934 porta invece una forte censura così le cinque prostitute diventano “hostess” e anche la scena dello stupro di Betty venne tagliata. Il film punta quindi sul realismo tanto che uno dei gangster di Vanning faceva veramente parte della gang di Lucky Luciano; il boss viene interpretato dall’attore e baritono italiano Eduardo Ciannelli, scelto proprio per una vaga somiglianza



Le5schiave

Nonostante la mancata esplicitazione il tema risulta ben chiaro e il film regge bene salvo smorzarsi nella retorica dell’arringa finale di Graham che pur ammettendo la dubbia moralità delle donne riconosce loro il merito di essere le uniche ad avere avuto il coraggio di schierarsi contro Vanning ben consce dei rischi che correvano. Finito il processo le cinque ragazze spariscono nella nebbia della città.


Le5schiave

Sul set nasce l’amore tra Bogart e Mayo Methot l’attrice che diventerà la sua prima moglie.

Viale Flamingo

Flamingo Road
USA 1949 Warner Bors
con Joan Crawford, Zachary Scott, Sydney Greenstreet, David Brian, Gladys George, Virginia Huston, Fred Clark, Gertrude Michael, Alice White
regia di Michael Curtiz



Vialeflamingo


Il vice sceriffo Carlisle, incaricato del sequestro d un luna park insolvente, trova solo la ballerina Lane Bellamy che, stanca della vita raminga del circo, ha deciso di di restare nella cittadina di Bolton. Il vice sceriffo aiuta la donna a trovare lavoro e tra i due scatta la scintilla ma questo ostacola i piani dello sceriffo Semple che vuole che il suo aiutante faccia un buon matrimonio per poi dargli un seggio da senatore e trasformarlo nel suo uomo di paglia. Semple fa di tutto per scacciare Lane da Bolton, anche spedirla in galera ma la donna non cede e si sposa con Dan Reynolds un altro ricco intrallazzatore politico. Carlisle, infelice del matrimonio e capita la sua inutilità politica, si da all’alcol e finisce per suicidarsi a casa Reynolds quando capisce che Lane non si è sposata solo per interesse. Semple intanto ha deciso di diventare governatore ma la cricca che tira i fili della politica non lo appoggia nonostante lui li ricatti; per salvare il marito dalla prigione Lane non esita a minacciare con una pistola il suo acerrimo nemico.



Vialeflamingo


Un viale che rappresenta l’ascensore sociale: dai bassifondi della tavola calda e della taverna equivoca di Mrs.Sanders alle ville dell’alta società in un melodramma dalle venature noir su un inusuale sfondo politico dipinto con estremo cinismo e profondamente attuale: pochi uomini decidono i seggi da distribuire al senato perché, spiega Dan Reynolds, il giorno delle elezioni coincide con il giorno della partita e l’elettore medio mal tollera l’interferenza con lo svago preferito ritrovandosi poi la classe politica corrotta che si merita. Pur essendo un cinico che si è dovuto interessare alla politica per tutelare i propri affari, Reynolds in fondo ha una sua morale che riscopre proprio nell’amore per Lane, altra figura in cerca di redenzione.
Fielding Carlisle invece è solo un debole: figlio di uno stimato giudice non ha terminato gli studi e si è messo nelle mani del laido Titus Semple a cui non trova il coraggio di ribellarsi neppure per amore di Lane.



Flamingoroad


Il film colpisce per la scelta degli attori: la quarantacinquenne Joan Crawford non si fa scrupoli nell’amoreggiare con attori di dieci anni più giovani che fanno un po’ parte del suo entourage: il pavido Carlisle è interpretato da Zachary Scott, che aveva già recitato con l’attrice ne Il romanzo di Mildred nel ruolo di Monty Beragon mentre David Brian è al suo debutto con il ruolo di Reynolds e in seguito interpreterà altri due ruoli accanto alla maliarda Joan.



Flamingoroad


Il punto di forza del film è però lo scontro tra lo sceriffo Semple e Lane Bellamy una lotta anche fisica: prima Lane schiaffeggia lo sceriffo poi la colluttazione finale per il possesso della pistola, incarnata da due “bitches” per eccellenza del cinema hollywoodiano, la Crawford e il corpulento Sydney Greenstreet da sempre destinato ai ruoli di cattivo ma mai così crudelmente determinato.

Smarrimento

Nora Prentiss
USA 1947 Warner Bros
con Ann Sheridan, Kent Smith, Bruce Bennett, Robert Alda, Rosemary DeCamp, John Ridgely, Robert Arthur, Wanda Hendrix
regia di Vincent Sherman


Noraprentiss


Richard Talbot, medico irreprensibile, soccorre una donna investita da un’auto, la disinibita Nora Prentiss, cantante di nightclub e ben presto l’uomo intreccia una relazione con la donna trascurando la famiglia al punto di dimenticarsi il compleanno della figlia prediletta. Nora vorrebbe una relazione più stabile ma Richard fatica a trovare il coraggio di lasciare la famiglia e quando un paziente cardiopatico muore nel suo studio, il dottore usa il suo cadavere per inscenare la propria morte e lasciare la città con Nora ma i movimenti bancari per provvedere alla famiglia fanno sospettare che il dottor Talbot sia stato ucciso da un ricattatore, ad esser accusato dell’omicidio sarà lo stesso Talbot nella sua nuova identità di Robert Thompson…



Smarrimento


Un incrocio tra noir e melodramma amoroso cupo e senza speranza dove le colpe dei protagonisti sono poche e tutto è gestito da un destino cinico e baro che crea una perenne frustrazione dei desideri di felicità dei personaggi coinvolti.
Il medico è davvero un uomo irreprensibile e l’incontro con Nora riaccende in lui desideri che la vita famigliare ha sopito da anni, Richard cerca un nuovo contatto con la moglie che però è presa dai suoi impegni di madre e moglie che deve gestire la vita sociale del marito.



Nora Prentiss


Anche Nora non è una femme fatale senza cuore, gioca più a fare la cinica visto gli ambienti che frequenta e anche per lei è molto facile innamorarsi di Talbot.
L’unica colpa di Talbot è l’indecisione nel chiedere il divorzio, la notte che finalmente si decide a scrive la lettera d’addio alla moglie, nello studio arriva il paziente morente e Talbot ha l’assurda idea di trovare una scappatoia nello scambio d’identità con il paziente che ha la corporatura uguale alla sua: saranno proprio i frammenti della lettera d’addio a far sospettare che Talbot fosse vittima di un ricatto che ne ha causato l’omicidio.



Smarrimento


Lasciata San Francisco per New York, convinto di poter iniziare una nuova vita con Nora, il medico scopre da un giornale delle indagini sulla sua morte e inizia a diventare paranoico; quando si confida con Nora la donna è comprensiva e ricomincia a cantare nel night del suo vecchio datore di lavoro, da sempre innamorato di lei. Ormai dedito all’alcol Talbot è geloso di Phil Dinardo al punto di malmenarlo fin quasi ad ucciderlo, se non fosse per l’intervento di Nora. Dopo la rissa Richard ha l’incidente che lo sfigura e dopo esser stato dimesso dall’ospedale arrivano i federali ad arrestarlo; durante il processo la moglie non riconosce nell’uomo sfigurato l’ex marito e Richard chiede a Nora di tacere e lasciare che la giustizia faccia il suo corso pagando con la vita il suo crimine.



Smarrimento


La colpa non sembra tanto essere l’occultamento e il vilipendio di cadavere quanto la fuga dal ruolo sociale, la colpa verso l’istituzione famigliare. Come in molti noir il film inizia con l’arresto del protagonista che poi racconta tutto in un flash back, all’inizio non vediamo il volto del protagonista: Richard Talbot entra in scena con la sua bella faccia di membro stimato della società che via via si trasforma in una maschera fino all’irriconoscibile volto deturpato: la ribellione alle regole sociali corrisponde alla perdita dell’identità.