The Newsroom

Dopo un periodo di vacanze forzate per un’uscita poco felice durante una conferenza universitaria, Will McAvoy, anchorman di punta del canale ACN, torna al lavoro e vede rivoluzionato il suo staff: il suo nuovo produttore esecutivo è MacKenzie McHale, ex fidanzata che ha trascorso gli ultimi anni nei luoghi di guerra con qualche strascico post traumatico. Tra Will e Mackenzie saranno scintille (non solo?) verbali ma fin dalla puntata di prova mettono a segno un colpaccio: sono i primi a raccontare la vera portata dell’incendio della piattaforma della BP nel Golfo del Messico con il conseguente disastro ambientale.

TheNewsroom

Dopo aver trasmesso il pilot in pompa magna con il direttore di Rai3, Andrea Vianello, ad introdurre la serie dalla vera newsroom di RaiNews24, la serie ha già avuto un brusco declino: il doppio appuntamento di venerdì 18 è slittato senza alcuna spiegazione e la seconda puntata andrà in onda stasera in seconda serata, sperando nel traino del più piccante Scandal, già trasmesso da Sky.
Sono tempi davvero difficili per la serialità in prima visione sulle reti generaliste: Vegas, Hannibal, Bates Motel non sembrano avere lo stesso appeal sul pubblico delle serie di pari livello (medio alto) trasmesse dal satellite: comincio a sospettare un certo snobismo nello spettatore.
The Newsroom non brilla per modernità del taglio seriale, ha un tono che definirei classico, molto parlato, con battute anche taglienti, macchina da presa molto nervosa che segue i protagonisti all’interno della redazione rendendo bene il clima concitato che sta dietro la costruzione della notizia e l’aspetto più interessante della serie sta proprio nel mostrare come anche una notizia, un fatto, sia in realtà un prodotto costruito, in certo modo manipolato anche se il sogno di Mackenzie e Will sotto la guida sorniona di Charlie Skinner, capo della sezione news della ACN, è quello di ritornare a un notiziario d’impegno.
La serie sembra ben equilibrare la rappresentazione della vita di redazione e gli inevitabili legami che nascono tra i colleghi alleggerendo il tema impegnato con il coté sentimentale, insomma una serie che potrebbe avere buone chance di intercettare un pubblico piuttosto vasto se non si perderà in una programmazione troppo ballerina.

The bridge

Thebridge Ricomincia stasera, dopo un’inopinata pausa ferragostana, la serie più interessante dell’estate 2013, stagione asfittica come ogni tradizionale palinsesto estivo che si rispetti. Per questo motivo ho apprezzato la decisione di fermare la programmazione da parte di Sky: per non bruciare un prodotto che si sta rivelando molto interessante. Il contrario di quanto sta facendo Raidue con Vegas, altra serie degna di nota buttata allo sbaraglio questa primavera e ritirata dopo il flop del pilot e trasformata ora in riempitivo dei vuoti della programmazione estiva con orari molto ballerini (poi chiedetevi perché la gente scarica..)
Tornando a The Bridge va ricordato che la serie è la trasposizione americana di un prodotto scandinavo Bron: mentre il ponte nord europeo divide la Danimarca dalla Svezia quello americano è sul confine ben più scottante tra Stati Uniti e Messico scenario del giornaliero passaggio di clandestini e droga a cui si aggiunge l’opera di un serial killer dagli intenti moralistici: con i suoi delitti vuol dimostrare l’indifferenza verso la sorte dei messicani, soprattutto le ragazze vittime di abusi che finiscono molto spesso con l’omicidio.
Il killer debutta con un clamoroso duplice assassinio sul ponte unendo il tronco di una donna giudice texana alle gambe di una giovane prostituta messicana; il caso viene affidato a una “strana coppia” la detective americana, affetta da Sindrome di Asperger, Sonya Cross e il pacioso poliziotto messicano Marco Ruiz.
Il complesso carattere della detective sembra dovuto o accentuato da qualche trauma infantile o adolescenziale che spero emerga nel corso dei prossimi episodi dato che incuriosisce quanto la soluzione del caso.
A interpretare il personaggio di Sonya c’è Diane Kruger al suo debutto nel seriale televisivo, più che esaltarne l’innegabile bravura una domanda: a quando un biopic su Carole Lombard? La Kruger è praticamente identica!