The voice of Italy

Thevoice Il nuovo talent musicale di Rai2 mi ha divertito molto e credo presenti delle innovazioni che possono far parlare di un talent 2.0.
Nell’anno che ha decretato il successo di Master Chef in cui i giudici portano all’apoteosi la severità dei diversi talent fino a trasformala in cattiveria (almeno a vedere la geniale parodia di Crozza e qualche estratto di Blob) arriva un programma in cui sono i giudici a dover “pregare” il concorrente ad entrare nella loro squadra, un rovesciamento di ruoli non da poco!
Da quanto si è visto in questa prima puntata The voice abbandona anche del tutto la ricerca dei personaggi bizzarri e ridicoli, senza arrivare alle punte da Corrida di Italia’s Got Talent confesserò che vedendo i provini di XFactor qualche volta mi è passato per la testa di propormi ai provini pur sapendo di essere stonatissima, ieri sera la bravura e il talento dei cantanti incuteva rispetto e ridefiniva la musica come una cosa seria non come un espediente da provare in questi tempi di crisi che XFactor un po’ conserva.
Anche la presenza del caso umano della storia strappalacrime appare più contenuta, rappresentata con un minimo di pudore senza la ricerca insistita della lacrima facile.
Sembra quindi che un programma leggero di puro intrattenimento possa mantenere una linea più che decorosa ma se proprio devo innalzare il solito laio ai tristi tempi che stiamo vivendo devo dire che un po’ mi spiace vedere un attore bravo come Fabio Troiano (Dopo mezzanotte, Tutta colpa di Giuda, Passannante) costretto al ruolo dell’inviato dietro le quinte.

Quel che non si e’ capito

Mariomonicelli Si e’ chiuso con una lieve flessione negli ascolti l’evento televisivo Vieni via con me. Il programma ha dimostrato con i suoi ascolti straordinari che la gente e’ stufa, non solo di paillettes come sottolineano i giornali ma anche di dibattiti urlati: io ad esempio, per quanto mi ci metta di buona volonta’ non riesco praticamente mai a vedere per intero una puntata di Ballaro’ o Anno zero, per quanto il tema possa essere interessante, proprio perche’ lo starnazzo mi annoia mortalmente.
Come ha detto Roberto Saviano nel suo monologo conclusivo il potere sta nel narrare storie, raccontare un punto di vista da cui si puo’ dissentire o su cui si puo’ riflettere.
E proprio ieri sera abbiamo perduto un grande narratore di storie, Mario Monicelli, il cui annuncio della scomparsa e’ stato dato in diretta durante Vieni via con me.
Quello che la trasmissione di Fazio e Saviano ha dimostrato e cioe’ che il grande pubblico e’ affamato di storie intelligenti non e’ stato recepito dai dirigenti televisivi altrimenti oggi i palinsesti televisivi sarebbero stravolti per far spazio all’omaggio al maestro della commedia all’italiana. Solo rete4 conferma la sua dimensione cinematografica e nel pomeriggio ha sostituito il film previsto con La mortadella. Siamo al banco di prova dei canali dedicati del digitale terrestre ma Rai movie continua con la sua programmazione asfittica. Stasera alle 21,00 su Rai2 e’ previsto il primo capitolo de Le cronache di Narnia, tanto per riempire il vuoto lasciato da XFactor. Credo che stasera ci sarebbe potuto essere un altro record di ascolti se si fosse osato trasmettere in prima serata I soliti ignoti o La grande guerra o meglio ancora L’armata Brancaleone pellicola prediletta dal regista e di cui non ricordo l’ultimo passaggio sulla tv generalista, tanto e’ remoto; certo il cambio di programma avrebbe dovuto essere annunciato gia’ dai TG del mezzogiorno, son convinta che in quel caso molta gente avrebbe cambiato i programmi serali per starsene a casa a ricordare come si deve Mario Monicelli.

I sopravvissuti – Survivors

Survivors

Per arrivare preparata all’appuntamento con il remake che Rai3 trasmettera’ da stasera in prima visione, ieri mi sono vista la prima puntata della serie originale del 1975 accorgendomi di non ricordare praticamente nulla. Non mi era rimasta impressa l’inquientante sigla che sunteggia il corso della pandemia con la caduta di una provetta di virus e i timbri d’ingresso nelle varie nazioni che ne simboleggiano la diffusione globale. Pur essendo stato un appuntamento fisso, mi ricordavo solo Jenny, la moretta con i capelli a caschetto, geneticamente immune alla malattia e poi quelle lunghe strade deserte sotto il cielo grigio, ma credo sia un ricordo piu’ legato alla seconda o terza stagione. 
Ho trovato questa prima puntata davvero inquietante e drammaticamente premonitrice con le lunghe file di persone in coda per il vaccino antinfluenzale che ha sono lo scopo di evitare il panico tra la folla ma che nulla puo’ contro il temibile morbo che stronca la vita delle sue vittime in meno di una settimana, insomma un pensierino all’imminente arrivo dell’influenza A ce l’ho fatto e mi domando se mettere in onda il remake della serie in questo periodo sia stata una scelta oculata, ma tanto mammarai ha gia’ intenzione di affondare questa scomoda creatura dalla prossima settimana, mandandola contro la corazzata Xfactor
La serie del ‘75 si contraddistingue per una messinscena e una composizione delle immagini molto raffinata che rendono il prodotto insensibile alle ingiurie del tempo, poi va ricordato che l’intento delle tre stagioni dell’opera originale non era quello di puntare sugli aspetti catastrofici del contagio ma piuttosto fare un’analisi di tipo filosofico su quello che aspetta i pochi sopravvissuti: saranno ancora in grado di servirsi della tecnologia a cui sono abituati o le ingenti perdite di vite umane si riflettera’ anche sulla perdita di conoscenze che servono per costruire, ad esempio, una semplice candela di cera, diventata fondamentale dopo il blackout elettrico che paralizza l’intera Inghilterra e il mondo intero? Domanda che si rivela ancora piu’ scomoda 33 anni dopo, quando il mondo e’ sempre piu’ informatizzato e sembra agire per capacita’ proprie.. vedremo se il remake continuera’ a metterci di fronte a questo delicato problema o scegliera’ una via piu’ superficiale.
Le citta’ sono come bambine viziate: hanno bisogno di migliaia di persone che le nutrano le puliscano per potere funzionare,  si chiude con la citazione forse non letterale della magnifica battuta di Abby Grant, la ricca signora dell’elegante sobborgo londinese che sopravvive alla febbre e alla fine del primo episodio si vede costretta a bruciare la casa con il cadavere del marito e mettersi alla ricerca del figlio, forse scampato al contagio.